
Quella che vedete qua sopra è l’immagine per la campagna pubblicitaria della nuova Nikon S60. Nonostante io non apprezzi affatto la funzione di riconoscimento facciale – che tutte le compagnie produttrici di macchine fotografiche digitali si stanno affrettando ad inserire nei loro modelli – bisogna ammettere che l’idea in questo caso è buona, anche e soprattutto perché ha centrato pienamente il focus, il ‘selling point’ di questo prodotto. Sì, lo so: “Selling point” è un termine brutto e di cui vergognarsi, ma ci siamo capiti. Fate finta di aver capito ed andiamo avanti.
Anche il monitor LCD touch screen da 3,5 pollici è una caratteristica fondamentale di questo modello ma la compagnia e l’agenzia hanno deciso di puntare tutto – o quasi – sulla capacità della S60 di scovare e mettere a fuoco nell’immagine fino a 12 facce differenti.
La scelta, poi, di usare un tono ironico, di ammiccare ai voyeur e di adottare stilemi lesbo-chic mi sembra davvero valida.
Nella costruzione dell’immagine ci ho visto una specie di crescendo: ragazzina carina > ragazzina carina poco vestita > due ragazzine carine poco vestite > due ragazzine carine poco vestite su di un letto > due ragazzine carine poco vestite su di un letto in atteggiamenti equivoci.
Parallelamente si sviluppa anche il discorso della rappresentazione dello stesso fruitore nel soggetto, ossia chi guarda la pubblicità ci si ritrova. Lo spettatore/potenziale acquirente ha un simulacro nell’immagine. Siamo di fronte quindi ad una specie di meta-testo iconico. Roba con cui gli appassionati di semiotica dell’immagine ci potrebbero andare a nozze.
Fonte: Design You Trust.