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22
apr 10

Vi consiglio un brunch da Sweety Rome

Dico sul serio. Sinceramente. Domenica scorsa all’ora di pranzo sono stato da per un brunch. Il mio primo brunch. Non ne avevo mai fatto uno. Può sembrare strano: ho 32 anni (quasi) e vivo in una metropoli che si percepisce come città cosmopolita. Eppure non avevo mai fatto un brunch. Mancanza mia o questa usanza non è (ancora) molto diffusa nella capitale? Poco importa. Ad ogni modo, essendo io esordiente, prendete questo parere con le molle (pinze). Se mi credete, comunque, posso assicurarvi che in questo posto si mangia benissimo.
Da Sweety Rome si mangia il vero brunch all’americana (o comunque di origine anglosassone). I cibi sono cotti esattamente come nella ricetta originale e sono buonissimi. Almeno, io credo che fossero buoni. Facciamo che vi fidate del gusto di chi scrive – nonostante non abbia una lunga esperienza in piatti tipici d’oltreoceano.
Non c’è servizio al tavolo. Il pasto si consuma in modalità buffet. Il cibo a disposizione, che viene posato sul lungo bancone del bar, è tantissimo e cotto a modo.

Adesso io non ricordo con precisione tutto quello che (io e gli amici che mi hanno accompagnato) ci siamo “scofanati”, però di sicuro c’erano pancakes – da abbinare a sciroppo d’acero o topping al cioccolato, uova strapazzate con pancetta (i commensali più esperti hanno cercato di spiegarmi che non si trattava di vero bacon), mini muffin salati alle zucchine ed erbette varie, radicchio (simil indivia) lesso condito con aceto e olio, torta salata aperta (dicesi quiche) alle verdure, tre diverse insalate a base di majonnaise in stile insalata russa, micropomodori glassati, pane biscottato, maxi-panino al seme di papavero farcito e diviso in piccoli pezzi, ecc.

Il pasto – che come ben saprete è a metà strada tra una colazione e un pranzo – ha un prezzo fisso. Costa 18 Euro e comprende: una ricca colazione salata e un dolce a scelta tra brownies, cupcakes o una fetta di torta. Avete presente quelle torte così grandi, rigide e glassate che sembrano finte, quelle che si vedono nei film americani? Beh, proprio quelle! Come bevande si ha diritto ad un bottiglia di acqua minerale da mezzo litro più un caffe americano (o un espresso o un succo d’arancia). Io ho preso il succo d’arancia e dell’acqua gassata. Come dolce ho preso una fettona di torta con vaniglia e fragole. Fragole vere a pezzettoni! Un’idea del cibo salato che ho ingurgitato potete farvela, invece, guardando la foto qui sopra.
Piccola nota sui pancakes: qualcuno ha fatto notare che non erano sufficientemente alti. Ma non credo che un lievissimo difetto di lievitazione possa minimamente macchiare l’ottima impressione che mi ha fatto questo posto. Voto al cibo: 8 e mezzo.
Il brunch di domenica si può fare in due turni. La prenotazione è più che consigliata perché il posto non è immenso ed è parecchio frequentato. Noi siamo stati al primo turno, quello che parte dalle 12.00. Il secondo invece inizia alle 15.30. Quando il nostro turno è finito ci hanno ricordato che era nostro dovere lasciare i posti a tavola ma devo ammettere che la cosa è stata fatta con tale garbo e gentilezza che non ci ha dato alcun fastidio. Inoltre eravamo perfettamente al corrente di questo ineluttabile avvicendamento. E comunque poi abbiamo avuto tutto il tempo di rimanere fuori a chiacchierare da buoni vecchi amici. Voto all’organizzazione: 10.

Il servizio di Sweety Rome è praticamente impeccabile. Siamo stati serviti da una cameriera gentilissima, giovane e carina. Ha ascoltato tutte le nostre richieste senza essere scostante, né mostrare segni di noia; in più si è dimostrata pronta ad ogni necessità. Come gesto di grande cortesia e magnanimità ha anche stornato il prezzo di un tè ad un commensale che aveva mangiato pochissimo – nonostante questa fosse un’ordinazione fuori dal menù brunch domenicale. A me è sembrato un atteggiamento meraviglioso. Sarò che sono abituato a camerieri antipatici, scontrosi e cafoni, ma devo ammettere che non me l’aspettavo. Anche il titolare del locale mi è sembrato una gran brava persona. Non è stato affatto invadente, né si è dimenticato della nostra presenza. Per tutto il tempo del pasto, invece, ha vigilato su di noi, mantenendo la sua posizione di comando al bancone e si è dimostrato rapidissimo nel preparare i caffè e le altre bevande che abbiamo chiesto. Le due cuoche invece erano un po’ “ciacione”. Entravano spesso in sala per servire altre portate con grembiuli sporchi e andatura ciondolante. Ma poco importa perché hanno continuato a servire piatti ricolmi di cibo per tutta la durata del brunch. Voto al servizio: 9.

Sweety Rome è anche un bel posto dove soggiornare. Mi spiego: l’arredamento non fa schifo. Anzi: sembra di stare in un ristorantino tipico di un’altra città. In un angolo del nord europa. Il colore dominante è il bianco. Sedie e tavoli sono in ferro battuto verniciato di bianco. Stile liberty? Art nouveau? Art deco? Non saprei dirlo. Su ogni tavolo c’è un vaso in vetro con dei fiori freschi, tovagliette porpora, posate e grossi bicchieri di vetro liscio trasparente in stile Ikea. Voto agli interni: 9.

Sweety Rome si trova in via Milano, 48 – zona Monti (una traversa di via Nazionale). Credo che non sia aperto solo di domenica. Anzi. Fa servizio di caffetteria, colazione e pranzo ed è anche una pasticceria. Dolce tipico: le torte dalle forme bizzarre. Ma per questo tipo di informazioni fareste meglio a consultare il .


6
apr 09

Di venerdì cockail(s) alla GGD

Venerdì scorso – 3 Aprile – sono stato alla seconda (GGD) romana. Ci sono potuto andare in quanto Miss StrongAle è stata così gentile da lasciare che l’accompagnassi. Sì perché dovete sapere che in questi incontri per she-geek funziona così. Possono parteciparvi solo donne. Solo signore e ragazze previa iscrizione online. Gli uomini vi accedono ma in misura minore, molto minore, e solo in qualità di accompagnatori. Comunque sia, questa regola fortunatamente è solo una formalità. Nel senso che io sono arrivato al locale – al Caffè Emporio in piazza dell’Emporio, 2 – da solo, verso le 19.00. Alessandra è arrivata un’oretta dopo. Ci siamo salutati e ci siamo quasi ignorati – ma senza cattiveria. Ognuno dei due ha preferito intrattenersi con altra gente. Nessun problema. Per noi andava bene così. E fortunatamente nessuno dell’organizzazione ha fatto problemi di sorta. Ci mancherebbe!
Bene, cosa dire dunque di questa serata mondana? Intato vi posso assicurare che le GGD non sono dei pollai per galline – checché se ne dica. Le malelingue perciò tacciano. Il rapporto donne/uomini era all’incirca del 50% -  così, a naso. Nessuna snobberia. Non ho notato atteggiamenti di presunta superiorità o porcherie del genere. C’era una bella atmosfera insomma. Molta goliardia da parte dei blogger – o presunti tali, come è giusto che sia.

Bel locale. Un po’ fighetto ma per occasioni del genere è l’ideale. Grande e luminoso. Alcuni l’hanno ritenuto un po’ dispersivo. Io invece ritengo che sia valido.
Il cibo era davvero molto buono ed abbondante. Sappiate che oltre il cocktail di benvenuto c’era anche una consumazione compresa nell’invito. Ho bevuto un ottimo intruglio fragola e acqua tonica. Complimenti al bartender.  Al di là al buffet composto da vol au vent e mini sandwich, i camerieri ci hanno servito un sacco di pietanze: insalata di mare mista (surimi + polpi + sedano) lasagnette vegetariane, cous cous misto, pesce (merluzzo?) in crosta di patate, spiedini di manzo e dolce al cioccolato.

Io mi sono divertito abbastanza. Forse, anzi soprattutto perché ho incontrato diverse persone con cui mi ha fatto piacere chiacchierare. Provo ad elencarne alcune ma so che dimenticherò diversi nomi, per cui perdonatemi di già. Ho scambiato più di una battuta con Akille, ho dato di gomito a Stefigno, ho riso con Bastet e Ezekiel, ho conversato di lavoro con Vincos e Andrea Colaianni. Ho riabbracciato con gioia WonderPaolastra e il suo maritino Marco. Ho conosciuto Davide Bennato. Ho chiacchierato con Pierpa, Robie con Giulia Blasi. Ho preso in giro le abitudini alcooliche di Laura “Fujiko”. Ho discusso amichevolmente di vecchie storiacce di recruiting con Chiara “Candy”.
Uniche note dolenti sono state la presentazione del main sponsor (Ford) e il discorso di Luisa Carrada.
Le parole dell’addetta comunicazione Ford sono state molto poco “2.0″, se mi passate il termine. Ho ascoltato le solite 4 frasi di presentazione aziendale orientata al prodotto, ringraziamenti standard, tutto l’atteggiamento era quello tipico delle P.R. tradizionali. Vi dico chi siamo, cosa facciamo, perchè vi abbiamo invitato, ecc. Va beh, poco male: ci sta. D’altronde i soldi per l’evento li hanno tirati fuori. Non gli vuoi concedere 2 minuti 2 della ta noia? Molti, invece, hanno storto il naso per la riffa – riservata alle sole donne. Il premio era la possibilità di utilizzare la nuova Ford Fiesta per due settimane. Come? Per soli 15 giorni? A me sinceramente non interessava. Ho fatto spallucce. Un bel “chissene” e via che si torna a farsi gli affari propri.
Per quanto riguarda il monologo della titolare del blog Il Mestiere di scrivere

posso solo dire che secondo me è stato troppo lungo e troppo solipsistico. Hanno fatto una piccola introduzione, poi hanno passato il microfono e lei ha inziato con un discorso fiume che sembrava non finire più. Lo ammetto: ho seguito per meno di 20 secondi ma proprio non ne avevo voglia. Non mi sembrava il caso di dilungarsi tanto sulla propria vita di blogger – dagli inizi pionieristici ai giorni nostri. Massimo rispetto per le blogstar della prima ora ma la maggior parte di noi era lì per chiacchierare, per fare un po’ di sana socialità, lontati dagli schermi del pc. Non per sentire parlare qualcuno del ‘come eravamo’.
Ad ogni modo mi sono dilungato troppo. In poche parole, riassumendo: bella serata. Spero che entro il 2009 ne facciano un’altra.