Posts Tagged: Brad Pitt


8
ott 11

The Tree of Life

The Tree of Life

di Terrence Malick (USA 2011)
con Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain,
Will Wallace, Joanna Going, Hunter McCracken,
Tye Sheridan, Crystal Mantecon, Fiona Shaw

Ok. Superiamo la polemica film lento/non lento. Andiamo oltre.
Chiediamoci piuttosto: “Cosa vuole dirci Malick con questo film?” Non lo so. Non si capisce – o almeno io non l’ho capito. Ci racconta il “suo” senso della vita. Bene. E quindi? Quale sarebbe questo “senso della vita”? Mi pare che lui lo intenda come qualcosa di molto mistico – quasi sacro – panteistico e sofferente. Una sofferenza, per altro, da accettare senza porvi la minima resistenza. Una passione da esperire necessariamente in maniera fideistica – mi verrebbe da dire quasi “ultra-cattolica”.
Il problema, comunque, non è solo “cosa” vuol dirci Malick ma anche “come” ce lo dice. Per più di 20 minuti ho davvero avuto difficoltà a capire quale fosse la premessa (o l’antefatto). Per i restanti ho continuato a chiedermi: “Dov’è la trama?” Poi mi sono anche addormentato (negli ultimi 10 minuti) ma questo non conta.
Nelle prime battute del film si vede una famiglia felice. Tanti piccoli frammenti, lentissimi, scollegati tra loro. Poi arriva la notizia di una morte, una morte che porta tanta sofferenza, quella del figlio della coppia sullo schermo: i signori O’Brien (interpretati da Brad Pitt e Jessica Chastain). Poi stacco.
A seguire partono circa 20 minuti di documentario sull’origine dell’universo, sul creato, sullo spazio integalattico profondo, sugli animali, sulla Natura, sugli elementi che compongono la Terra. Sembra di assistere a una puntata di Quark per il grande schermo. Giuro. Qualcuno in sala l’ha anche detto, sottovoce, e subito dopo è partito un ghigno, una risatina soffocata dalla vergogna di aver detto una verità che non andava detta. In questa parte di pellicola si ha la sensazione che Malick abbia voluto citare il Kubrick di “2001: Odissea nello spazio”. Volontariamente? Involontariamente? L’ha dichiarato? Mah. Chissà. Non che sia importante. La noia vince su tutto. Anche sulla terza parte, quella in cui vediamo uno dei tre figli della coppia, ormai adulto (una specie di broker che vive in una metropoli americana – New York?), affrontare con disperazione una vita frenetica, triste, solitaria, fatta di silenzi e di imbarazzi. Una vita che solo il Signore può aiutare a superare.
Voi non potete nemmeno immaginare quante volte le voci fuori campo si rivolgono disperate a Dio con la loro preghiera in cerca di conforto alle loro paure, incertezze e sofferenze.
Il racconto segue con la vita dei figli di O’Brien o meglio con quella di uno di essi in particolare (probabilmente quello che poi morirà): un ragazzino che viene vessato dalla estrema severità di suo padre e che vede sua madre sopperire all’aggressiva ignoranza di suo marito.
Che altro aggiungere? Questo film ha vinto la Palma d’oro alla 64^ edizione del Festival del Cinema di Cannes. Spero che i giurati abbiano voluto premiare solo ed esclusivamente la splendida fotografia di Emmanuel Lubezki.
Voto globare per la pellicola: è meglio non dirlo. Inqualificabile.

Nota: se la locandina Italiana dovesse sembrarvi ruffiana (con quel bel padre quarantenne che gioca con i piedini di un neonato – probabilmente suo figlio), allora guardate quella originale americana. Ve lo consiglio, perché rende bene quanto sia confusionaria l’idea alla base di questo film. Probabilmente il regista (che è anche sceneggiatore e autore del soggetto) voleva comunicare così tante cose con questa pellicola da non essere riuscito nemmmeno a scegliere una sola immagine per rappresentarla. O almeno questo è quello che mi comunica quel collage di fotogrammi.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


6
mag 10

Confessioni di una mente pericolosa

Confessioni di una mente pericolosa
(Confessions of a Dangerous Mind)

di George Clooney

(Usa, 2002)
con Sam Rockwell, George Clooney, Julia Roberts,

Drew Barrymore, Rutger Hauer, Linda Tomassone,
Matt Damon, Brad Pitt, Maggie Gyllenhaal, Fred Savage,

Krista Allen, Michael Cera, Steve Adams, David Julian Hirsh

Seconda visione. Ho visto questo film per la prima volta al cinema nel 2003. .
Comunque è sempre un piacere vedere recitare Sam Rockwell. Qui veste i panni di un trentenne arrivista, un tipo affetto da una specie di disturbo psichico (se così possiamo chiamarlo) in base al quale prova un grosso bisogno di affetto e attenzione. Un po’ come tutti gli esseri umani, d’altronde. Ma forse lui un po’ di più. Chuck Barris è disposto a tutto pur di avere fama, denaro e successo. Il suo campo è la televisione. Sin da giovane la sua passione è inventare giochi e quiz per il piccolo schermo. Frutto del suo estro sono programmi celeberrimi come “Il gioco delle coppie”, “Tra moglie e marito” e “La corrida” (Sì, lo so: la leggenda italiana vuole che sia stato Corrado Mantoni a inventarsi in radio questo spettacolo). Ad ogmi modo, il nostro non si tira indietro di fronte a nulla, nemmeno quando, durante un periodo di crisi finanziaria, creativa e professionale, gli arriva una proposta dalla CIA. Chuck accetta e inzia a fare l’agente segreto, quasi per caso. In un primo momento, trovando delle difficoltà, medita di ritirarsi ma la cosa ben presto inizia a piacergli, soprattutto dopo aver ucciso la prima vittima indicatagli dai servizi. Siamo in periodo di Guerra Fredda e tra i due blocchi, sapete, non si va molto per il sottile. Insomma, lo stress lavorativo, i giochi da inventare e da trasformare in successi televisivi, i viaggi nell’Europa dell’est per compiere degli omicidi, la scoperta di provare godimento nell’uccidere esseri umani, il rischio che un doppiogiochista possa attentare alla propria vita portano il nostro al collasso psichico. L’unica soluzione possibile sarà rinchiudersi in una stanza d’hotel a New York per riflettere e buttare giù il racconto della sua vita, in modo che nessuno da quel punto in avanti potesse compiere gli stessi errori. Ecco il perché “Confessioni di una mente pericolosa” è da considerarsi una biografia non autorizzata della vita di Chuck Barris.
Sam Rockwell è buffo. Buffissimo. Mi sta più che simpatico. Lo adoro. Indescrivibile la sensazione che può dare la sua faccia da schiaffi nelle scene più drammatiche.

George Clooney, oltre a dirigere la pellicola, qui intrerpreta l’agente segreto baffuto e misterioso che recluta Chuck e che gli consegna abitualmente le indicazioni per le missioni da killer. Buffo anche lui.
Strabufissimi anche Matt Damon e Brad Pitt, che fanno uno striminzito cameo nelle vesti di concorrenti al quiz “Il gioco delle coppie”. Sono aggindati come due tamarri di periferia. Memorabili.
Maggie Gyllenhall ha un paio di scene come scipita assistente di studio alla NBC che si fa sedurre dal protagonista.

Julia Roberts è una bella donna. Siamo d’accordo. Ma assegnarle il ruolo della femme fatale mi sembra un tantinello esagerato. Poi, certo, la recitazione non si discute. Però, ecco, la prossima volta pensiamoci meglio. Grazie.

Spiace che Ruther Hauer si sia ridotto a fare queste particine. In questa pellicola, pur non essendo il suo un ruolo centrale, riesce comunque a portare a casa una dignitosissima intepretazione. Attore di mestiere con la A maiuscola.
Drew Barrimore è dolcissima e caruccia. A lei hanno assegnato il ruolo di fidanzatina schietta e briosa ma anche leale e paziente. Le sue caratteristiche mi pare che siano perfetta per quello che questo ruolo richiedeva.
Eccellente la ricostruzione degli studi d’epoca degli anni ’60 e ’70.

Il soggetto è preso dallo stesso libro autobiografico di Barris mentre la sceneggiatura è affidata a quel geniaccio di Charlie Kauffman.

Voto globale al film: 8. Da rivedere ancora.

La scheda di , quella di e quella di .


15
ott 09

Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria
(Inglourious Basterds)

di Quentin Tarantino

(Usa e Germania, 2009)

con Brad Pitt, Mélanie Laurent, Eli Roth,
Diane Kruger, Daniel Brühl, Michael Fassbender,

Christoph Waltz, Til Schweiger, Jacky Ido, Denis Menochet,
Gedeon Burkhard, Sylvester Groth, Mike Myers,
Julie Dreyfus, Martin Wuttke, Anne-Sophie Franck

Voglio essere abbasta preciso per questa scheda, per cui procederò per punti.

1. Questo è un film bellissimo, ben fatto.
2. Non è il migliore di Quentin Tarantino.

3. Io sono un fan del cinema tarantiniano, per cui nell’esprimere opioni su questa pellicola sarò ovviamente influenzato.
4. Non apprezzo particolarmente i film di guerra.
5. Questo è un film di guerra, seppur non nel senso stretto del termine. Ossia: non ci sono scene di battaglia, se non qualche sparatoria, qualche imboscata, un rastrellamento. Più che di altro, “Bastardi senza gloria” è fatto da diverse scene che raccontano azioni di spionaggio, piani, tattiche, strategie, sotterfugi, azioni di propaganda, rappresaglie, ecc.
6. Il primo dei capitoli in cui il film è diviso è forse uno dei migliori. Un omaggio a Sergio Leone, a quanto pare. Un modo di fare cinema che ormai si fa difficoltà a vedere sui grandi schermi: dialoghi al limite della perfezione, senza sbavature, lughe pause, primi piani, sapiente costruzione graduale dello stato di tensione emotiva nello spettore. Siami ai limiti del capolavoro. Eccelsi anche gli attori Christoph Waltz e Denis Menochet a mettere in piedi una scena da antologia. Il fare compiaciuto e subdolo del Colonnello Landa fa da perfetto contraltare alla sforzo psichico e alla paura fisica del signor LaPaditte.
7. Brad Pitt come attore è ormai fuori discussione – da tempo – eppure qui gigiona un po’ troppo. Ok, non è tenuto necessariamente a interpretare un ruolo del tutto drammatico ma un po’ di serietà ogni tanto non guasta. È proprio un cazzone – nel senso più adorabile del termine.
8. In molti andranno a vedere questo film perché ci recita Brad Pitt ma fidatevi se vi dico che qui il numero 1 in quanto a recitazione è Christoph Waltz.
9. Diane Kruger non è solo brava ma anche bella. Agghindata con abiti anni ’30 riesce ad esprimere tutto il suo potenziale fascino. Perfetta per il ruolo della diva del cinema tedesco. Una delle spie più sexy del cinema degli ultimi anni. Femme fatale.
10. I duetti tra Mélanie Laurent (nei panni della giovane ebrea titolare di un cinema) e Daniel Brühl (nei panni del giovane eroe di guerra tedesco) sono un altro elemento riuscitissimo del film. Lei apparentemente fragile ma molto vendicativa, una francesina finto-innocua; lui un giovane in divisa, con un futuro radioso davanti, che perde la testa e che si mostra persino pentito dell’impresa sanguinaria di cui si era macchiato al fronte.
11. Eli Roth ha una faccia da schiaffi assurda. Nelle prime scene è poco credibile nei panni del sanguinario “Orso ebreo”, anche se con la mazza da baseball in mano riesce a interpretare perfettamente lo studentone americano scervellato. Ancora non riesco a spiegarmi come abbia fatto un produttore ad affidargli la regia dei due episodi di Hostel. Mah! Magari come regista è bravo, che ne so.
12. La coppia Hitler/Goebbels a volte è ai limiti della macchietta ma Sylvester Groth in diversi frangenti credo che riesca a rendere benissimo la spietatezza del Ministro per la propaganda del Terzo Reich.
13. Come Hitler avrei preferito anche questa volta (come in “La caduta”) Bruno Ganz. Ma non si può avere tutto. Ad ogni modo Martin Wuttke se la cava abbastanza bene in questo difficile ruolo – vedi la gestualità nei momenti di rabbia.
14. Til Schweiger recita benissimo il ruolo del nazista convertito: una vera scheggia impazzita, succube della propria voglia di violenza. Un omone forte che non riesce a mettere a freno la propria irruenza. Particolarmente divertente il suo ruolo nella scena dell’incontro con la spia tedesca nella taverna.
15. Dal punto di vista narrativo questa pellicola non ha nulla da invidiare alle precedenti opere di Tarantino. Lo spettatore scopre un po’ per volta la trama che s’intreccia perfettamente, senza far perdere le fila e senza annoiare.
16. Attenzione alle scene cruente: c’è molto sangue in giro. Ci sono scalpi effettuati su soldati morti, scene di violenza alquanto lunghe e dettagliate, alcuni momenti di alta tensione psicologica, ecc. Non siamo nemmeno ai livelli del pulp, siamo oltre: allo splatter quasi. In alcune occasioni sono stato lì per voltare la testa e distogliere lo sguardo dal grande schermo ma la curiosità ha sempre avuto la meglio. Bisogna comunque avere uno stomaco alquanto forte per resistere e godersi lo spettacolo al 100%.

Breve sinossi. Seconda guerra mondiale. Un gruppo di 8 militari americani, presi da reparti speciali e capitanati dal Tenente Aldo Raine, viene paracadutato nella Francia invasa dai tedeschi con lo scopo di liberare la nazione. Il loro compito è quello di uccidere tutti i nazisti che trovano sulla strada. Sul campo sono noti appunto come gli “Inglorious bastards” – da cui il titolo del film. La missione più importante che dovrano portare a termine consiste nel far saltare in aria un cinema in cui Hitler assisterà alla prima di un film.

Pellicola consigliatissima. Un must. Uno dei film da vedere assolutamente in questa stagione cinematografica.

Il trailer italiano

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


1
feb 09

Mr. & Mrs. Smith

Mr. & Mrs. Smith

Mr. & Mrs. Smith

di Doug Liman

Pokémon Ranger and the Temple of the Sea video

(USA, 2005)
con Brad Pitt, Angelina Jolie,
Kerry Washington, Vince Vaughn, Adam Brody,
Jennifer Morrison, Michelle Monaghan, Greg Ellis,
Amy Hathaway, Rachel Huntley, Patricka Darbo,
Ron Bottitta, Jordan Osher, Theresa Barrera, Joe Davis

Film d’azione con un pizzico di commedia o, se volete, commedia con una massiccia dose d’azione. Non credo che cambi molto invertendo l’ordine. La ricetta è semplice: tanti cazzotti, tanto bum bum bum di mitragliatrici ed esplosivi, tante battutine costruite ad arte.

Prendi due belloni e mettili a fare marito e moglie. Lui è una spia, lei pure. O meglio: entrambi fanno i killer a pagamento per due agenzie supersegrete. Si incontrano per caso a Bogotà e si piacciono subito. Si sposano. Dopo sei anni di matrimonio vanno dal consulente matrimoniale, perché hanno grossi problemi di coppia: non comunicano, non fanno sesso, non si sopportano. Alla base di tutto ciò, c’è un grosso problema di fiducia: l’uno non conosce la vera vita dell’altro. Quando scopriranno le loro vere identità avranno il compito di elinarsi reciprocamente. Ma sarà dura perché scopriranno di amarsi sul serio.
Alcune scene delle schermaglie in casa tra le due spie mi hanno ricordato il film “La guerra dei Roses”.
Questo è il tipo di film per cui Brad Pitt è tagliato. Sembrano cuciti addosso a lui. Ma d’altronde: quale film non gli si addiceva?
Angelina Jolie è brava. Ormai non c’è bisogno di dirlo. In particolar modo qui si trova a suo agio, soprattuto nelle scene in cui deve tirar fuori il suo lato da dura (vedi gli sguardi obliqui o i sorrisi furbetti).
Vince Vaughn ancora una volta fa la parte del tonto. In questo caso è una spia brontolona e logorroica che a trent’anni vive ancora in casa con sua madre.
Kerry Washington è bella come sempre. Qui fa anche la dura: una spia amica e consigliera della singora Smith.
Adam Brody invece fa il cretinetti: un giovane agente che si fa rapire e tenere in custodia al solo fine di fare da esca ai due super-agenti.
Il regista, Doug Liman, è lo stesso di “Jumper” e del primo film sull’agente Bourne (“The Bourne Identity”).
Giudizio complessivo: 6. Una visione distensiva: puro disimpegno.
A questo indirizzo trovate una ricca photogallery di fotogrammi tratti dalla pellicola.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.