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6
nov 11

Just doing it

Just doing it
Storia dell’advertising attraverso i suoi protagonisti

di Pia Elliott
2011, Fausto Lupetti Editore
20 Euro – 310 pagg.

Questo saggio racconta gli uomini che hanno fatto la storia della pubblicità mondiale (USA, Regno Unito, Francia e Italia in primis). I più importanti, i più notevoli, i personaggi più influenti di questo mondo. “Justo doing it” non si ferma sulle loro vicende personali, ma tratta dello stile, delle opere, dell’approccio e dei prinicipi che li hanno ispirati. Pia Elliott racconta il percorso virtuale che lega nel corso degli anni – anche a distanza – le menti più fulgide dell’advertising del secolo scorso. Sebbene spesso il tono del racconto delle imprese che queste persone hanno realizzato, dell’efficacia delle loro campagne, della eco che le loro idee/parole hanno suscitato sia eccessivamente celebrativo, il libro si fa leggere senza problemi. Un po’ antipatica e spocchiosetta, invece, risulta la penultima sezione del libro, quella in cui l’autrice fa le pulci ad alcune campagne nostrane degli anni scorsi. Interessante la pagina bibliografica.
Testo consigliato esclusivamente a gente dell’ambiente che voglia farsi una cultura sul passato del mondo in cui bazzica.

La scheda sul sito dell’editore, quella di Bol.it e quella di IBS.it.


7
apr 11

Una vita in più

Una vita in più

di Antonella Boralevi
2010, Rizzoli
18 Euro, 301 pagg.

Ho cercato di leggere questo romanzo senza pregiudizi, cioè senza pensare per tutto il tempo che si trattasse di un libro per “donnette”. Scusate il termine. So che può suonare offensivo – e infatti credo che lo sia – ma d’altronde si tratta di un pregiudizio. Ma lo dico sinceramente: non so se sono riuscito a non farmi condizionare dall’immagine che avevo (che ho) dell’autrice. Non si tratta di odio o disprezzo nei confronti della Boralevi. La conosco anche poco per farmi un’idea precisa su di lei ma, semplicemente, non è tra i miei autori di riferimento. Non mi incuriosisce, non mi stimola. Fatto sta che caparbiamente ho voluto arrivare sino alla fine di questo libro, ho deciso comunque di leggerlo sino in fondo. Lì per lì mi è anche sembrato avvincente. Poi ho cambiato idea.
Roma, anni 2000. Una coppia di omessuali formata da Ernesto Diotallevi (un professore universitario di mezz’età che si occupa di matematica pura) e Michele (un suo ex-studente molto giovane e molto avvenente) decide di avere un figlio attraverso l’inseminazione artificiale. Per affittare di un utero i due si rivolgono a una coppia di origini sudamericane che vive negli Stati Uniti. Ma quando Ernesto si reca a New York per prendere in affidamento il neonato i piani cambiano. Alla vista del bambino, infatti, Ernesto si rende conto improvvisamente di non essere in grado di svolgere il ruolo di padre. La paternità sembra non essere fatta per lui. D’istinto perciò affida il pargolo alla prima persona che gli capita davanti: Lola, un’orfana diciasettenne di origini italiane (probabilmente siciliana) che fa le pulizie nell’ospedale in cui è nato il bambino. Questa giovane molto ingenua e alquanto ignorante sembra essere la balia perfetta per José (questo il nome scelto per il bambino), solo tra le sue braccia, infatti, il piccolo non piange ma riesce a dormire beatamente. Nel giro di un paio di giorni, dunque, Ernesto decide di lasciare José a New York in custodia a Lola, sotto la sorveglianza di un avvocato di fiducia che farà anche da tramite per il versamento dei mezzi economici per il sostentamento del piccolo e di ritornare a casa, a Roma. Le cose comunque a casa non vanno bene. La relazione con Michele è terminata definitivamente (proprio a causa di questa specie di adozione), la felicità dei giorni passati insieme è svanita, lasciando un doloroso vuoto nel cuore del professore. Così, pentito di aver preso una decisione troppo affrettata, Ernesto torna a New York con l’intento di riportare a casa José e la sua balia. Sulla strada non incontra alcun ostacolo ma il ritorno a casa non è come se l’era immaginato. La freddezza nei confronti del piccolo e della ragazzina che ha preso in custodia continua, nonostante ormai vivano tutti sotto lo stesso tetto.
A dirla tutta, ciò che ho trovato poco interessante – e un po’ noioso – è l’eccessivo buonismo che traspare dalla scrittura. In fondo in fondo tutti i personaggi sono persone con qualità positive. Il professore è burbero, distaccato, impulsivo ma anche calmo, impacciato, innamorato e vulnerabile. Michele è uno stronzo insensibile, pieno di sè, ma allo stesso tempo è bello, fascinoso, giovane, pieno di vita, ecc. Lola è ignorante e ingenua ma, allo stesso tempo, anche dolce, materna, generosa, incapace di giudicare il prossimo con cattiveria, ecc. La domestica è anziana, scontrosa e gelosa ma cova anche sentimenti materni nei confronti di Michele. I barboni sono puzzolenti e ma anche gentili e premurosi. I nomadi sono violenti ma mai del tutto pericolosi. Il giovane arabo ruba ma solo per amore e per sopravvivere, seduce una ragazzina ma solo perché è realmente innamorato. Ecco, ripeto: io tutto questo l’ho trovato scontato e anche banale, oltre che buonista.
Voto: 5 e mezzo. Di poco sotto la sufficienza. Alla fine il romanzo si legge, non posso proprio dire che annoi il lettore. Ma forse 300 pagine sono un po’ troppe per questa storiella che si può anche raccontare ai tavolini di “Piazza Italia” in soli 5 minuti.

Disclaimer: questo libro mi è stato inviato da un’amica che mi ha chiesto di recensirlo. Si tratta di una specie di regalo, insomma.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.


25
mar 11

Almanacco Luttazzi della nuova satira italiana 2010

Almanacco Luttazzi della nuova satira italiana 2010
di Daniele Luttazzi
Feltrinelli, 2010 – 18 Euro, 446 Pagine

In questo volume Luttazzi porta su carta le migliori battute inviate al suo sito dai suoi lettori e che sono pubblicate nella sezione “Palestra” tra Maggio 2009 e Luglio 2010. Niente di più e niente di meno. Un semplice, ma ben fatto, lavoro di crowdsourcing. Pillole di satira scritte spontaneamente da alcune centinaia di autori ispirandosi ai fatti di cronaca, politica, attualità, sport, spettacolo, ecc. e soprattuto al modo in cui vegono confezionati dai media sotto forma di news.
Lettura forse un po’ impegnativa (bisogna essere persone alquanto informate e smaliziate) ma molto divertente. Testo non adatto ai bacchettoni o a chi crede che la satira debba porsi dei limiti. Si ride ma si ride amaro.

La scheda di IBS.it.


4
gen 11

Un giorno

Un giorno
di David Nicholls
2010, Neri Pozza. Collana “Bloom”.
pagg. 487 – 18 Euro.
Titolo originale dell’opera: “One Day”.

Uno dei più bei romanzi che abbia mai letto. Davvero. Una storia d’amore semplice, normale, come tante altre, ma magistralmente raccontata.
1988. Due ragazzi inglesi: un lui e una lei. Emma Morley e Dexter Meyhew. S’incontrano a Edinburgo il giorno in cui lei si laurea e trascorrono la classica “one night stand”. Lei è una secchiona, intelligentissima, carina, colta, preparata e schiava del sarcasmo (stile Daria di Mtv); ha origini abbastanza umili, ama il teatro e nella vita vorrebbe scrivere, insomma fare la scrittrice di mestiere o giù di lì. Lui è un belloccio pieno di sé, ha qualche anno più di lei e coltiva un’acerba passione per la fotografia, ricco, brillante ma sciupafemmine, gentile e affascinante ma frivolo. Vive un po’ con la testa tra le nuvole. Piace e si piace: ogni donna che intercetta deve essere sua.
Em & Dex (adorano chiamarsi in questo modo) trascorrono la notte insieme. Iniziano ad amarsi. Forse non fanno nemmeno sesso ma perdono la testa l’uno per l’altra. Si studiano, si guardano, si coccolano, giocano, scherzano, si punzecchiano, sognano ad occhi aperti. Dopo un solo anno li troviamo già molto distanti: lei è a Londra a lavorare come capo-cameriera in uno squallido fast-food che serve piatti latino-americani, mentre lui è inviaggio, in giro per il mondo a concedersi una specie di lungo anno sabbatico prima di decidere cosa fare davvero della propria vita.
L’originalità del testo si deve in gran parte all’artificio retorico che l’autore usa per raccontare la storia di questo amore. Ogni capitolo narra quello che accade il 15 Luglio di ogni anno. Si parte il 15 Luglio del 1988 e si arriva ai giorni nostri, agli anni duemila. Sempre il 15 Luglio, un solo capitolo, un solo giorno per ogni anno. La prima volta che il lettore incontra i protagonisti questi sono giovanissimi, poco più che ventenni, hanno appena terminato gli studi e hanno addosso la voglia di divorare letteralmente il Mondo. Al momento del commiato li si ritrova adulti e molto più maturi, decisamente segnati dalle esperienze che hanno vissuto durante un periodo di tempo lungo quasi 20 anni.
Altro elemento che mi ha reso molto gradevole la lettura di questo libro è l’ampia gamma di sentimenti che l’autore riesce a farti provare. La loquela di Emma è molto divertente, il comportamento di Dexter a tratti è buffo, le loro vicende sono simpaticissime. Ma “Un giorno” tocca anche profondamente le corde del cuore: emoziona, in alcuni punti commuove senza essere mielosamente retorico, riesce persino ad essere molto triste.
Chi legge si appassiona alle vicendere dei personaggi, li sente vivi, reali e molto vicini. Un fattore che contribuisce molto al senso di vicinanza è l’età dei protagonisti e gli scenari in cui essi si muovono. Sullo sfondo di “Un giorno”c’è la Londra godereccia degli anni ’90, gli usi e i costumi dei giovani hip che affollavano il centro e le periferie più cool della capitale britannica. Ma non solo. Emma e Dexter sono solo due ragazzi. Due come noi. Due giovani laureati che cercano un posto nel mondo, che cercano un partner, qualcuno a cui voler bene e a cui affezionarsi, un amico-per-la-vita, due persone molto semplici che affrontano i tipici problemi di quella categoria anagrafica ormai definita come “giovani adulti”, come la ricerca di un alloggio, il lavoro definitivo da fare fino alla vecchiaia, l’età (e la persona) giusta con cui mettere al mondo un erede, ecc.
Libro più che consigliato a tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno amato davvero.

La scheda di Bol.it e quella di Ibs.it.
Qui il sito ufficiale di David Nicholls.


1
lug 10

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)
di Gianluca Neri

2010, BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) – Collana 24/7

pagg. 291 – Euro 9.50

Romanzo di fantascienza molto buffo e divertente; l’ironia no-sense che lo contraddistingue è palesemente – e dichiaratamente – ispirata alla serie di romanzi di Douglas Adams, capeggiata da , di cui l’autore è grande fan.

2054. Un alieno arriva sulla Terra accompagnato da tutta la popolazione del suo pianeta d’origine. Sebbene il nostro mondo sia stato venduto a loro, qui ad attendere i nuovi padroni, pare non sia rimasto nessuno. L’unica cosa che i nuovi titolari alieni possono fare è telefonare al numero che hanno trovato su di un cartello gigante. Dunque, sperando di trovare un responsabile dell’agenzia immobiliare che ha venduto la Terra, uno di loro, una specie di alieno prescelto che parla la nostra lingua, telefona ma dall’altra parte della cornetta trova a risponderegli un incredulo ragazzo inglese del 2010. In altre parole l’alieno ha usato una cabina per fare una telefonata nel passato, una cosiddetta “Time Call”.
La storia inizia così e si dipana in maniera alquanto lineare, seppure ci siano dei salti temporali, mettendo in risalto tutte le contraddizioni del presente del ragazzo terrestre con lo strambo futuro vissuto, e soprattutto raccontato, brillantemente dall’alieno che ha effettuato la chiamata.
La cosa buffa è che leggendo il testo, e conoscendo l’autore di persona, è impossibile non identificarlo con il protagonista. Certo Gianluca Neri non è inglese ma, ad esempio, è un grande fan di Jessica Alba, esattamente come il tizio inglese che, quando alza la cornetta, si trova a conversare un alieno che chiama dal futuro.

Una curiosità: il romanzo è stato pubblicato su Facebook man mano che veniva scritto. O meglio: non tutti i capitoli sono disponibili online ma i primi sono stati pubblicati proprio dall’autore in corso d’opera, un po’ per sperimentare questa specie di pubblicazione, un po’ per puro spirito di condivisione, un po’ per ricevere feedback diretti ed immediati, un po’ per stimolare la curiosità dei suoi contatti – che poi, in effetti come nel mio caso, sono diventati lettori. È stato proprio così, infatti, che mi sono appassionato a questa storia. Diciamola tutta: forse il romanzo l’avrei acquistato ugualmente, perché Gianluca scrive cose interessanti, con i testi ci sa fare e poi ormai lo considero un amico ma, dopo aver iniziato a leggere, questo aspetto personale è passato decisamente in secondo piano. Non per nulla, appena completata la lettura, mi sono precipitato in libreria ad acquistare una seconda copia di questo romanzo che poi regalerò a mio nipote quindicenne. A proposito: questa è un’ottima lettura anche per ragazzi. Sono sicuro che anche chi ha meno di 20 anni ci mette pochissimo, due o tre pagine al massimo, ad appassionarsi ai due protagonisti di questa incredibile storia.
Consigliatissimo a tutti. Un must per quelli che .

La scheda di e di .


2
gen 10

La guerra civile fredda

La guerra civile fredda

La guerra civile fredda
Daniele Luttazzi
Collana Canguri – Feltrinelli, 2009
238 pagg. – 15 Euro

Libro terminato di leggere il 31 dicembre, in treno, durante un viaggio di ritorno a Roma.
“La guerra civile fredda” è il classico libro di Luttazzi, nel senso migliore del termine. Con ciò intendo dire che al suo interno trovate tutta la tipica sagacia che quest’uomo mette nei suoi testi. Di particolare, forse, c’è solo “Cow crucis”, la serie di tavole disegnate da Massimo Giacon che fa da appenice al libro e che rappresenta una bizzarra Via Crucis in cui ad ogni stazione al posto di Gesù Cristo troviamo una mucca.

Altro elemento nuovo, rispetto ai classici libri di Luttazzi, è un racconto ambientato nel futuro, a metà strada tra il noir e il sovrannaturale, intitolato “Zombies a Montecitorio” in cui il protagonista è un tale che di nome fa Filippo Berlusconi.

Nel primo lunghissimo capitolo Luttazzi fa il punto della situazione e spiega il perché del titolo, racconta cioè l’Italia di questi ultimi anni, scagliando la sua ferocia satirica sia contro la politica, che contro la società più in generale. In questo monologo – la trascrizione dello spettacolo che porta in giro per teatri – alterna sapientemente uno scrupoloso fact-checking, intenzionato a smentire le bugie che i potenti di turno fanno circolare, a battute di spirito dal brillante acume. Personalmente ho apprezzato molto la spiegazione di come le religioni moderne – e il cristianesimo in particolare – abbiano mutuato le loro festività da quelle pagane.
Molto spassoso anche “Ultim’ora”, ossia l’ultimo capitolo in cui ogni battuta è associata, e preceduta, dal lancio di una notizia.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.


8
apr 09

Vauro. La destra la sinistra la chiesa

.!.

Immagine di VAURO

Hijack move

Vauro. La destra la sinistra la chiesa.
di Vauro Senesi
Il manifesto – manifestolibri

128 pagg. – 7 Euro.

Questo libro è una raccolta di vignette che Vauro ha realizzato per “Il Manifesto tra il 2000 e il 2008. L’ho preso dall’edicola venerdì scorso – 5 Aprile – per soli 7 Euro. Credo fosse in allegato con il quotidiano ma l’edicolante me l’ha venduto ‘stand-alone’, senza battere ciglio.
L’ho letto tutto d’un fiato domenica notte mentre ero a letto. Mi ci sono voluti meno di 30 minuti.
Inutile che vi dica quanto siano pungenti, sagaci e divertenti le vignette di Vauro. Forse direi poco. I dardi della sua satira sono anche molto di più di tutto questo.

All the King’s Men

Seven Years in Tibet on dvd
Nessun tabù, nessun pelo sulla lingua. Il vignettista/giornalista senese dice quello che deve dire, senza remore. Più volte l’ho sentito dichiarare che la satira è quella che non conosce padroni, che non si autocensura in nessun caso, che non fa sconti. E mi pare che difatti non si sia mai contraddetto durante la sua lunga carriera. Nella stessa prefazione del libro, scritta da Loris Campetti, si fa notare come più volte ci siano state divergenze all’interno della redazione del giornale sull’opportunità o meno di pubblicare una determinata vignetta di Vauro. Ma per fortuna – nostra – pare che una vera e propria censura non sia mai accaduta.
Volume molto consigliato per gli amanti della satira.

La scheda su Anobii.com. Boogeymen: The Killer Compilation download


5
nov 08

78.08

“78.08″
di Tommaso Labranca
Excelsior 1881
278 pagine – 16,50 Euro

Premessa: chi mi conosce sa quanto io sia cinico e quanto apprezzi il cinismo.  Bene, perché questo è un tomo cinico per cinici.
Lo dico nel senso positivo. Labranca tira fuori tutta l’acredine per i tempi che viviamo (l’Italia del 2008, specie quella delle simil-metropoli Milano e Roma), raccontando una frazione della vita di Antonio Maniero – quasi omonimo del protagonista del film “La febbre del sabato sera (Saturday Night Fever)”. Il parallelismo, infatti, tra i due periodi storici (1978-2008) e i due contesti geografico/culturali (Milano/New York) sono molto ricorrenti nel testo.
Antonio, il protagonista, è un ultra-quarantenne che è stato abbandonato da sua moglie dopo pochi anni di matrimonio, la quale è fuggita via con un emulo di Leonardo di Caprio. Vive in un appartamento della periferia milanese con sua figlia, Laurapalmer (tutto attaccato), una teenager grassa che veste seguendo i dettami della cultura ‘emo’ e che per suo padre è ‘il panda’. Antonio lavora part-time in un dipartimento dell’università e dà lezioni private in una scuola simil-Cepu. Intorno a lui gravita tutto un mondo lucidamente descritto dalle parole dell’autore, attraverso un pungente ‘stream of consciousness’, una narrazione in prima persona del protagonista. In questo mondo ci sono, tra glialtri: sua madre, una signora anziana di origini venete che il protagonista chiama per cognome (la Vianello), Vitty, il giovane amico gay di sua figlia, un ragazzo di origini asiatiche che ha la testa piena di illusioni e che vuole andare a Londra per fare l’artista/stilista. Poi ci sono anche due donne che gli fanno in un modo o nell’altro la corte (donna uno e la donna due – entrambe riportate senza la dignità di un nome e cognome) e un giovane pugliese molto scroccone che vive da alcuni anni in città con il sogno di diventare il Piersilvio Berlusconi del futuro.

Ciò che maggiormente si apprezza del testo è l’analisi di alcuni fenomeni che definire solo attuali sarebbe commettere un torto. Si tratta più che altro di realtà molto fastidiose che abbiamo tutti i giorni (e per tutto il giorno) sotto il naso ma che Labranca traccia senza clemenza nella loro irritante banalita/ottusità: mi riferisco alla tropicalizzazione e alla desertificazione, due fenomeni che colpiscono rispettivamente la donna uno e la donna due e che si riferiscono: il primo, al fatto di farsi prendere dalle mode sudamericane senza conoscere affatto la cultura tropicale e, il secondo, ad abbracciare uno stile di vita finto-poverista, al sentirsi politicamente impegnati, pur essendo super-snob per il solo fatto di informarsi attraverso la cosidetta contro-cultura, andare in bici con l’adesivo ‘no-oil’ sul paraurti, vestire di stracci e senza loghi, organizzare feste etno, partecipare a sit-in pro-cause perse, ecc. L’analisi si ‘abbatte’ anche sull’apparizione dei trolley nelle grandi città il venerdì pomeriggio, sulla fauna che vive negli istituti para-scolastici come il Cepu, sulla mancanza di cultura delle nuove generazioni, e su tanto altro ancora.
Nota: ogni capitolo è intitolato con il nome di un brano disco-funky degli anni ’70 (o al massimo dei primi anni ’80).
Nel fare paragoni tra i due periodi l’autore usa anche un neologismo di suo conio: kinema. Il termine si riferisce ad una scena in particolare, o a un gesto, una frase, uno stilema di un film che, spesso privato del proprio contesto, della propria idea originale e delle motivazioni di fondo, sopravvive al film stesso che l’ha mostrato per primo, riproponendosi nella cultura odierna nelle forme più estemporanee.
Attenzione: la lettura di questo romanzo comporta un forte rischio di identificazione, anzi fortissimo. O almeno così è stato per me.
Lettura consigliata a tutti quelli che apprezzano Tommaso Labranca, o meglio: che convidono il suo pensiero e adorano i suoi scritti.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.