Posts Tagged: Ben Affleck


5
apr 11

Gone Baby Gone

Gone Baby Gone

di Ben Affleck (USA, 2007)
con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman,
Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Titus Welliver,
Mark Margolis, Madeline O’Brien, Slaine, Trudi Goodman,
Matthew Maher, Amy Madigan, Michael Kenneth Williams

A prima vista questo può sembrare il solito film, un copione già visto, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Ma così non è.
La notizia che una bambina di 4 anni – figlia di una tossicomane – sia scomparsa getta nello sconforto un intero quartiere di Boston. Alla ricerca della piccola si lanciano sia la polizia, che un paio di investigatori privati (un lui e una lei legati da una relazione sentimentale) su richiesta dei parenti. Gli uni (i poliziotti) aiutano gli altri (gli investigatori) e viceversa. Le indagini proseguono freneticamente, anche perché si tratta di una corsa contro il tempo, e si arriva alla conclusione del caso – putroppo con la morte della vittima. Ma stranamente le cose giungono a conclusione troppo presto. Nell’analizzare i fatti non si è posta attenzione su determinati particolari. Regista e sceneggiatore (che in questo caso sarebbero la stessa persona: Ben Affleck) fanno un gioco di prestigio, distraggono lo spettatore, facendogli credere di avere la soluzione in mano. Invece così non è. Per ben due volte le credenze dello spettatore vengono ribaltate. Sono due i colpi di scena che traghettano la storia verso la conclusione. Un finale che tra l’altro rimane aperto, almeno dal punto di vista morale: è giusto essere sempre onesti e rispettosi della legge sino in fondo, ad ogni costo, oppure ci sono casi in cui, nella speranza di un bene superiore, è lecito chiudere un occhio e magari trasgredire le regole? Fino a che punto si può mettere a tacere la propria coscienza, dopo aver compiuto qualcosa che si ritiene sbagliato?
Ecco, sono queste le due domande di fronte alle quali ci mette Ben Affleck attraverso “Gone Baby Gone”. La storia del rapimento della bambina è in realtà solo un pretesto, così come, in un certo senso, è anche un pretesto la relazione sentimentale tra due dei protagonisti (Patrick e Angela). Un altro dei temi fondamentali della pellicola è la fiducia, il coraggio di credere nelle persone a cui si vuole bene, senza alcuna remora.
Cast eccellente: ottima recitazione per tutti.
Casey Affleck lo adoro sin dai tempi di Ocean’s Eleven. Secondo me è anche meglio di suo fratello, dal punto di vista recitativo. Anzi, sicuramente meglio. In questi ultimi anni è anche diventato un regista (ricordate “I’m Still Here”, l’assurdo progetto con Joaquin Phoenix?) ma mi sa che continuo a preferirlo davanti alla camera da presa. Ha una faccia da bravo ragazzo. Può fare qualsiasi ruolo. Qui lo vediamo nei panni di un investigatore poco più che trentenne che decide di seguire un caso spinoso – il rapimento di una bambina molto piccola – quasi solo per volere di Angie, sua collega, socia e compagna. Un ragazzo che fatica a farsi accettare come adulto dai poliziotti con cui collabora e che emerge come figura positiva, nonostante il percorso che compie durante il film metta in evidenza il suo background da ragazzaccio di strada, truffantello e spacciatore.
Michelle Monaghan è belluccia, sì. Ma non solo. Non ha la faccia buona solo per le commedie sentimentali. Anzi con questa pellicola, secondo me, ha dimostrato di valere molto anche come attrice drammatica. Brava davvero.
Ruolo atipico per Morgan Freeman. Qui lo vediamo nei panni di Jack Doyle, un capitano di polizia particolarmente coinvolto nei casi di rapimenti di bambine.
Ed Harris è Remy Bressant, il poliziotto dai modi rudi. Una vecchia volpe che sa il fatto suo. Volto più che espressivo, straordinaria interpretazione per questo che si può definire senza dubbio un “attorone”.
John Ashton lo ricordate nella trilogia di “Beverly Hills Cop?” È da allora che lo adoro. Anche in questo caso interpreta un poliziotto. Il suo rimane un volto “pacioso”.
Titus Welliver indossa un paio di grossi baffoni per intepretare l’affettuoso zio della vittima del rapimento.
Amy Ryan e Amy Madigan sono rispettivamente mamma e zia della bambina rapita (Madeline O’Brien).
Voto complessivo per la pellicola 6 e mezzo. Storia originale, nonostante nelle prime battute dia l’impressione di battere temi già trattati in tanti altri film.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
gen 11

The Town

The Town

di Ben Affleck, (USA, 2010)
con Ben Affleck, Rebecca Hall, Jon Hamm,
Jeremy Renner, Blake Lively, Pete Postlethwaite, Slaine,
Owen Burke, Chris Cooper, Corena Chase, Dennis McLaughlin,
Brian Scannell, Tony V., Kerri Dunbar, Brian Scannell

Cos’è “The Town”? Come definirlo? Un thriller. No, non credo. Non mi pare. Diciamo che si tratta di un film di furti e violenza. Di vite metropolitane sbandate.
Quattro ragazzacci di Charleston (un sobborgo di Boston) vivono di rapine: banche, camion blindati portavalori e qualsiasi altro luogo che contenga molta moneta “liquida”.
La prima rapina, la più importante per la storia, avviene tutta in pochi minuti, in testa al film, ancor prima che il regista ci abbia mostrato lo stesso titolo del film. Durante questo colpo la direttrice della filiale viene un bel po’ brutalizzata: prima la costringono ad aprire la cassaforte a tempo poi la prendono in ostaggio e infine la mollano bendata su di una spiaggia. Si dà il caso che la tizia in questione non è una tardona di brutto aspetto. Tutt’altro. Trattasi di Claire Keesey, una trentenne mora, decisamente caruccia, un tipetto interessante che viene da fuori città, una specie di “gattamorta” dotata di un visino che fa perdere la testa proprio ad uno dei 4 rapinatori. Guarda tu un po’ il caso.
Infatti la rapina va a buon fine, però, temendo che l’ostaggio abbia dato all’FBI dettagli sufficienti a metterli nei guai, i 4 rapinatori decidono di seguirla da vicino, da molto vicino. Del pedinamento se ne occupa il belloccio Doug “Dougy” McRay (Ben Affleck). L’idea comunque non è delle migliori perché tra i due nasce subito della simpatia e del tenero. Insomma finiscono insieme ma la storia ovviamente non può funzionare perché le rapine devono continuare e fraternizzare con il pericolo N. 1 non è la strategia migliore. La polizia peraltro, non aiuta perché ci mette davvero pochissimo a mangiare la foglia – come si dice in gergo.
Di film su rapine e rapinatori ne abbiamo visti, anche di casi in cui la vittima finisce per perdere la testa per il proprio aguzzino ma, ad essere sinceri, va detto che in questo caso Affleck ha mescolato bene le carte. Affleck ha scritto, sceneggiato e diretto la pellicola – oltre che ad avervi recitato. Proprio dal punto di vista della recitazione mi preme far presente che il ragazzotto è cresciuto, e molto. Adesso va preso sul serio, ma forse ero io a non dargli la giusta importanza, finora.
Il film non è banale ma si fa guardare volentieri. Chi guarda non indovina subito come vanno a finire le cose e per una volta la polizia non è piena di gente imbecille ed incapace. Si può dire insomma che si tratta di una partita abbastanza equilibrata tra buoni e cattivi, anche se tra questi ultimi c’è il protagonista che non è una figura totalmente negativa, anzi lo spettatore ci mette proprio poco a parteggiare per lui. Altri due elementi già visti e sentiti che vengono aggiunti alla trama sono: una madre scomparsa, un rapporto disastrosto tra il padre e il suo protagonista, l’amicizia fraterna tra i due membri principali della banda, un certo senso etico che spinge il protagonista a rapinare le banche a picchiare la gente ma a non usare le armi da fuoco a meno che non costretto. Bah! Ma anche questi fattori, tutto sommato, contribuiscono a rendere la minestra più sapida.
Forse l’ho già detto, non vorrei ripetermi, ma Affleck è stato bravo a costruirsi un bel personaggio. Interessante, problematico e proprio per questo affascinante. Tra le altre cose, anche fisicamente si è messo su bene. Asciuttissimo, molto dimagrito, si è fatto riempire il corpo di tatuaggi (Finti? Quanti?) Il suo è un personaggio che di certo ha trovato apprezzamento presso ampie fette di pubblico femminile.
Quello che recita meglio, comunque, secondo me è Jeremy Rener, il componente più sbandato della banda di rapinatori. Il quasi-fratello di Dougy, quello che non vede l’ora di pestare la gente, di menare le mani. Il violento, la testa calda, l’unico che ha davvero poco da perdere.
Non male anche Blake Lively nei panni della ragazza madre sbandata, spacciatrice e innamorata del protagonista. Credo che questo sia un personaggio nelle sue corde (Nota: non ho mai visto una sola puntata della serie “Gossip Girl”).
Pete Postlethwaite, come al solito, fa la sua porca figura. Sempre più magro e sfigurato, interpreta una figura secondaria e defilata – ma solo fino a un certo punto: il fioraio basista. È morto di recente. Un po’ mi spiace. Sarà stato questo il suo ultimo personaggio sul grande schermo?
Di Rebecca Hall ho già detto. Il gattamortismo è la posa che le riesce meglio. Caruccia ma non bellona. Dentatura importante, fronte alta, ma si fa apprezzare. Donna idealtipica per romanticoni sognatori. Interpretazione fuori discussione. Il suo è un ruolo azzeccato. Insomma è una tipa per cui si può perdere la testa. Anche se una domanda me la pongo: ma negli USA è normale che una ragazza poco più che trentenne diriga una filiale di banca a Boston?
Jon Hamm è il Don Draper di “Mad Men”. L’avete riconosciuto? Ne sono sicuro. Comunque è più forte di me: nel ruolo del perspicace agente dell’FBI non so proprio vedermelo. Troppo giovane e belloccio per fare il federale rognoso, il cagnaccio segugio a cui non la si fa.
Tutto sommato il film è gradevole. Ci sono anche scene d’azione (inseguimenti, sparatorie, scazzottate, ecc.), cioè tanto materiale buono per chi se ne impippa di tutto il resto. Voto più che sufficiente: 6 e mezzo.

P.S.: la locandina americana è molto più bella.

Qui potete vedere il trailer italiano. Qui quello americano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


24
apr 09

State of Play

State of Play

State of Play

di Kevin McDonald (Usa, 2009)
con Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren,
Rachel McAdams, Jeff Daniels, Robin Wright Penn,
Jason Bateman, Katy Mixon, Maria Thayer, David Harbour, Rob Benedict,
Josh Mostel, Harry J. Lennix, Michael Weston, Viola Davis

Thriller diretto dal valido regista di “L’ultimo re di Scozia” e ambientato tra le scrivanie di una redazione giornalistica – il fittizio Washington Globe.
Mentre indaga su di un banale omicidio, Cal McAffrey, un burbero giornalista della vecchia scuola s’imbatte in una storiaccia ad alto rischio, che vede coinvolti una super agenzia di sicurezza privata con funzioni paramilitari e un deputato del Congresso, finito sotto i riflettori per una liaison con la propria assistente (morta suicida in metropolitana). La combattiva direttrice del giornale, pur scettica, si convince a seguire il torbido caso e a mettere al fianco del navigato giornalista una giovane blogger che solitamente si occupa di frivolezze. I segugi del Globe si mettono presto sulla pista giusta ma arrivano anche a rischiare la propria vita. A complicare le cose ci si mettono anche i rapporti d’amicizia tra il protagonista e il deputato e una storia di sesso tra lo stesso giornalista e la moglie del deputato.
Sullo sfondo c’è l’eterno dilemma tra diritto di cronaca e dovere di giustizia. Fino a che punto un giornalista è garantito nel tenere coperte le proprie fonti e fino a che punto a condividere il materiale reperito con le forze dell’ordine che indagano parallelamante sulla vicenda?
Giudizio complessivo sulla pellicola: non male. La storia è avvincente e sorprende nel finale. Nonostante si possano riscontrare diversi topos già visti e rivisti nello sviluppo della narrazione di pellicole del genere – vedi ad esempio le schermaglie tra i due protagonisti nelle prime battute del film che finiscono per trasformarsi in un rapporto di grande stima e amicizia.
The Rebound video

Due parole sugli attori.
Russell Crowe ne esce a testa alta. Questi ruoli da ‘eroe imperfetto’ gli riescono molto bene. Lo vediamo grasso, trasandato, pasticcione, ma molto professionale: un giornalista da strada che si aggira nei meandri della città alla ricerca di storie, di fonti, di informazioni utili al proprio mestiere. Moralmente non proprio impeccabile, essendo sempre combattuto tra i suoi valori e il desiderio di arrivare prima sulla notizia, ma rispettabile. Voto: 8
Rachel McAdams nei panni della giovane blogger Della Frye è davvero caruccia. Magari sarà il trucco, non so. Comunque (mi) piace. La ricordavate voi in “My Name is Tanino”? Io no. Comunque sia è molto credibile nella parte della giornalista d’inchiesta alle prime armi, della ragazza che ha voglia di emergere, di fare un buon lavoro, ma che mostra tutta l’insicurezza di chi non ha alle spalle una certa esperienza ‘con il taccuino in mano’. In questo senso, la critica ai blogger, attraverso la sua figura, poteva essere molto più inclemente, invece fortunatamente si è limitata ad un leggero sbeffeggiamento nelle prime battute, per poi scomparire, lasciando il posto all’impegno del personaggio di Della. Voto: 8.
Helen Mirren fa la tosta. Una direttrice di esperienza e combattiva. Una che riesce a non farsi mettere i piedi in testa (completamente) dalla nuova proprietà editoriale e che, allo stesso tempo, è in grado di dare fiducia ai suoi redattori, ricavandone un grande rispetto. Voto: 7.
Ben Affleck interpreta il giovane deputato Stephen Collins. Una persona ambiziosa che vuole far carriera nel mondo della politica, che vuole mettere alle strette i reponsabili di una cattiva gestione della cosa pubblica, ma che, a causa della propria fragilità e di una vita privata un po’ allegra, finisce per trovarsi dalla parte del torto. Quando la relazione clandestina con la sua assistente viene alla luce, la stampa ne approfitta per metterlo sotto torchio, cavalcando un onda schifosamente moralistica. Voto: 8.
Robin Wright Penn non l’ho mai sopportata. Chissà perché?! Qui però bisogna ammettere che riesce a dare benissimo il senso di una donna tradita che, per il bene della carriera di suo marito, accetta la pubblica gogna e si schiera al suo fianco. Insomma un po’ quello che fece Hillary Rodham Clinton quando suo maritò dovette ammettere la storia di sesso con Monica Lewinsky. In alcuni spettatori il suo personaggio suscita sentimenti di solidarietà ma, a pensarci bene, ti verrebbe da chiederle: “Ma perché? Chi te lo ha fatto fare?” La ragion di Stato viene prima dei sentimenti, prima del rispetto, prima della dignità personale? Sono fortemente dubbioso a riguardo. Voto all’attrice: 8
Jeff Daniels ha poche scene. Non più di due o tre. Lo vediamo grasso come non mai. Altissimo, possente e pallido. Rappresenta un importante capogruppo del Congresso, la figura che trama alle spalle del deputato Stephen Collins. Voto: 7.
Jason Bateman lo abbiamo visto in abiti surreali nella serie tv “Ti presento i miei… (Arrested Development)”. Qui torna prestando la sua faccia ad un laido e corrotto responsabile PR. Voto: 8.
Colonna sonora: non pervenuta. Ossia non ci ho fatto caso più di tanto.
Alcuni blogger che erano con me in sala mi hanno fatto notare una caratteristica tecnica per fini osservatori: le camere usate per la ripresa erano due differenti. Una digitale per le riprese del dibattimento nell’aula del Congresso, l’altra analogica per riprendere tutto il resto.
Questo film arriverà nelle sale cinematografiche italiane venerdì prossimo, 30 Aprile.

Un grazie particolare ai ragazzi di Digital PR Roma (Vincos e Donato “Markingegno”) per avermi invitato a questa anteprima per i blogger. Una proiezione in lingua originale sottotitolata in italiano.

Il sito ufficiale (in inglese). Qui il trailer.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.