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6
mag 10

Confessioni di una mente pericolosa

Confessioni di una mente pericolosa
(Confessions of a Dangerous Mind)

di George Clooney

(Usa, 2002)
con Sam Rockwell, George Clooney, Julia Roberts,

Drew Barrymore, Rutger Hauer, Linda Tomassone,
Matt Damon, Brad Pitt, Maggie Gyllenhaal, Fred Savage,

Krista Allen, Michael Cera, Steve Adams, David Julian Hirsh

Seconda visione. Ho visto questo film per la prima volta al cinema nel 2003. .
Comunque è sempre un piacere vedere recitare Sam Rockwell. Qui veste i panni di un trentenne arrivista, un tipo affetto da una specie di disturbo psichico (se così possiamo chiamarlo) in base al quale prova un grosso bisogno di affetto e attenzione. Un po’ come tutti gli esseri umani, d’altronde. Ma forse lui un po’ di più. Chuck Barris è disposto a tutto pur di avere fama, denaro e successo. Il suo campo è la televisione. Sin da giovane la sua passione è inventare giochi e quiz per il piccolo schermo. Frutto del suo estro sono programmi celeberrimi come “Il gioco delle coppie”, “Tra moglie e marito” e “La corrida” (Sì, lo so: la leggenda italiana vuole che sia stato Corrado Mantoni a inventarsi in radio questo spettacolo). Ad ogmi modo, il nostro non si tira indietro di fronte a nulla, nemmeno quando, durante un periodo di crisi finanziaria, creativa e professionale, gli arriva una proposta dalla CIA. Chuck accetta e inzia a fare l’agente segreto, quasi per caso. In un primo momento, trovando delle difficoltà, medita di ritirarsi ma la cosa ben presto inizia a piacergli, soprattutto dopo aver ucciso la prima vittima indicatagli dai servizi. Siamo in periodo di Guerra Fredda e tra i due blocchi, sapete, non si va molto per il sottile. Insomma, lo stress lavorativo, i giochi da inventare e da trasformare in successi televisivi, i viaggi nell’Europa dell’est per compiere degli omicidi, la scoperta di provare godimento nell’uccidere esseri umani, il rischio che un doppiogiochista possa attentare alla propria vita portano il nostro al collasso psichico. L’unica soluzione possibile sarà rinchiudersi in una stanza d’hotel a New York per riflettere e buttare giù il racconto della sua vita, in modo che nessuno da quel punto in avanti potesse compiere gli stessi errori. Ecco il perché “Confessioni di una mente pericolosa” è da considerarsi una biografia non autorizzata della vita di Chuck Barris.
Sam Rockwell è buffo. Buffissimo. Mi sta più che simpatico. Lo adoro. Indescrivibile la sensazione che può dare la sua faccia da schiaffi nelle scene più drammatiche.

George Clooney, oltre a dirigere la pellicola, qui intrerpreta l’agente segreto baffuto e misterioso che recluta Chuck e che gli consegna abitualmente le indicazioni per le missioni da killer. Buffo anche lui.
Strabufissimi anche Matt Damon e Brad Pitt, che fanno uno striminzito cameo nelle vesti di concorrenti al quiz “Il gioco delle coppie”. Sono aggindati come due tamarri di periferia. Memorabili.
Maggie Gyllenhall ha un paio di scene come scipita assistente di studio alla NBC che si fa sedurre dal protagonista.

Julia Roberts è una bella donna. Siamo d’accordo. Ma assegnarle il ruolo della femme fatale mi sembra un tantinello esagerato. Poi, certo, la recitazione non si discute. Però, ecco, la prossima volta pensiamoci meglio. Grazie.

Spiace che Ruther Hauer si sia ridotto a fare queste particine. In questa pellicola, pur non essendo il suo un ruolo centrale, riesce comunque a portare a casa una dignitosissima intepretazione. Attore di mestiere con la A maiuscola.
Drew Barrimore è dolcissima e caruccia. A lei hanno assegnato il ruolo di fidanzatina schietta e briosa ma anche leale e paziente. Le sue caratteristiche mi pare che siano perfetta per quello che questo ruolo richiedeva.
Eccellente la ricostruzione degli studi d’epoca degli anni ’60 e ’70.

Il soggetto è preso dallo stesso libro autobiografico di Barris mentre la sceneggiatura è affidata a quel geniaccio di Charlie Kauffman.

Voto globale al film: 8. Da rivedere ancora.

La scheda di , quella di e quella di .


28
giu 09

Aspettando il sole

.!.

Aspettando il Sole

Aspettando il sole

di Ago Panini (Italia, 2007)
con Claudia Gerini, Giuseppe Cederna, Raoul Bova,
Claudio Santamaria, Vanessa Incontrada, Corrado Fortuna,
Bebo Storti, Gabriel Garko, Raiz, Thomas Trabacchi,
Michele Venitucci, Rolando Ravello, Alessandro Tiberi,
Massimo De Lorenzo, Sergio Albelli, Guido Morozzi

Questa pellicola è l’interessante opera prima di Ago Panini, un brillante quarantenne da tenere d’occhio. Difficile definire “Aspettando il sole”: non è di certo un film drammatico, né una commedia a tutti gli effetti, seppur abbastanza divertente in diversi frangenti. Diciamo un noir moderno con un bel tocco d’ironia. A me è piaciuto molto, comunque: ha ricordato pellicole di culto come “Dal tramonto all’alba” e “Magnolia”. Inoltre sono sicuro di non sbagliare se dico che questo film ha un retrogusto di “pulp”. Credo che il regista si sia volutamente ispirato alla filmografia Tarantiniana.
La storia si svolge tutta in una notte. Una notte qualsiasi del 1982. Quindici vite si intrecciano all’interno di un motel, l’Hotel Bellevue. La città non è importante – la voce fuori campo non lo dice – potrebbe essere ovunque, in una qualsiasi provincia italiana; l’albergo è quasi sospeso in mezzo al nulla, fermo ai bordi di una strada (statale, autostrada, ecc.)
Tre ragazzi annoiati si fermano nel motel in cerca di compagnia femminile (il termine che usano è “coperta”): uno rimane in macchina e si addormenta mentre gli altri due decidono di fermarsi nella hall dell’albergo ad importunare il portiere, una coppia di giovani sposi si ferma nel motel per concedersi un momento di sesso selvaggio, uno strano individuo pelato ascolta audiolezioni di tedesco in cassetta mentre nasconde il suo cane di piccola taglia in camera, un solitario uomo sulla quarantina è rintanato in stanza a telefonare disperato a tutte le sue donne (moglie, amanti più o meno giovani, ecc.), due rapinatori aspettano un complice mentre guardano la tv impazienti, un regista e il suo assistente girano un film porno con due giovani attori.
La notte sembra lunga ed infinita, anche se il tempo scorre comunque alquanto velocemente. Intendo dire che il film è tutt’altro che lento o noioso. Sembra quasi che ogni personaggio aspetti solo che arrivi il giorno – da cui il titolo della pellicola. O almeno la luce, come una forma di redenzione dalla paura, dai vizi, dalla solitudine, dalle manie, dal pericolo, dalla perversione, dalla noia, dai drammi della notte. E la luce arriverà, anche se non sarà quella del Sole.
Passiamo agli attori. Lo dico senza timore di essere smentito: qui siamo di fronte ad un super cast!
Con questa pellicola Claudia Gerini si conferma sex symbol assoluto del cinema italiano dei nostri giorni (qualora ancora ce ne fosse il bisogno). Il suo personaggio, Giulia, per gran parte del tempo se ne sta mezza nuda – in reggiseno e mutandine – ad amoreggiare su di un letto con suo marito. Sexy è una parola che non basta per descrivere la sua suadente sensualità. Recitazione ineccepibile. Buone anche le scene drammatiche e quelle di follia apparente. Eccellente!
La parte dello smilzo marito di cotanta femminilità è stata assegnata al simpatico Thomas Trabacchi che se la cava davvero dignitosamente.
Rolando Ravello fa ancora una volta il ruolo del sociopatico. Lo ricordate in “Almost Blue”? Lì era un serial killer. Qui potrebbe esserlo – o lo è almeno in potenza. Solitario, silenzioso, guardingo, vestito con abiti fuori moda, ha un amore viscerale per il suo cagnolino, una specie di piccolo volpino dal pelo rosso, che tiene nascosto in camera e cui dedica milioni di attenzioni. La sua passione è ascoltare audiocassette contententi lezioni di tedesco.
Michele Venitucci (lo sposo del film “L’anima gemella”) e Claudio Santamaria sono i due balordi in chiodo di pelle che si fermano nella hall del motel per tutta la notte a dare fastidio al portiere – sapientemente interpretato da Giuseppe Cederna con un accento del Triveneto.

Alessandro Tiberi (lo stagista della serie tv “Boris”) invece fa la parte del terzo amico della compagnia che rimane in macchina e vi si addormenta.
Vanessa Incontrada è molto bella e dolce. Fa la parte della giovane attrice porno. Più che ispirare sensualità e trasgressione, finisce piuttosto per trasmettere tenerezza, vuoi per la goffa parrucca porpora che indossa, vuoi per le belle frasi che rivolge al suo compagno di set.
Corrado Fortuna è appunto l’altro attore del film porno che si sta registrando di nascosto in una stanza dell’Hotel Bellevue. Ancora una volta a lui hanno rifilato il ruolo di un ragazzo molto semplice, quasi un tonto. Di certo non appare come un navigato professionista dei set a luci rosse. Finirà per innamorarsi della sua bella collega.
Bebo Storti è perfetto nel ruolo del regista di film porno. Un uomo dal lungo curriculum professionale, molto acculturato e dal cuore grande. Per lui girare film a luci rosse ha perso qualsiasi attrattiva sessuale. Durante tutta la lavorazione del film si annoia, legge il giornale e dà ordini svogliatamente al suo assistente (un simpatico Sergio Albelli) che invece è l’unico si sbatte sul serio per portare a casa la pellicola.
Raoul Bova recita benissimo. Non l’avrei mai pensato. Non credevo che un giorno sarei arrivato a dire queste parole. Il suo personaggio è un tizio che parla con l’accento ciociaro, un uomo distrutto che passa tutto il tempo chiuso in stanza a disperarsi al telefono. Si sente solo, vuole che una delle sue donne lo raggiunga per passare una notte d’amore. Ma tutte rifiutano. Tra queste anche una giovanissima amante (credo quindicenne) che ha sedotto in passato e sua moglie, che gli confessa di aver deciso di abortire da sola, senza nemmeno chiedergli un parere, né fargli sapere che era incinta.
Gabriel Garko fa la parte di Samuel, il rapinatore tanto bello (belloccio) quanto tonto. E’ chiuso in camera con il suo compare interpretato da Raiz (ve lo ricordate l’incomprensibile cantante campano degli Almamegretta?) ad aspettare impazientemente che arrivi un terzo complice.
Il televenditore di gioielli che appare in tutte i televisori dell’albergo e che conversa al telefono con Samuel è Massimo De Lorenzo, attore già visto in alcuni spot Dreher e Better.
Molto bello il lettering e la grafica in generale della locandina e dei titoli di testa.
Da non sottovalutare la colonna sonora che contiene musiche di Nicola Tescari.
Voto complessivo al film: 8. Da vedere se siete curiosi di conoscere le buone cose che il nuovo cinema italiano è in grado di portare sullo schermo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Exit Speed psp


11
mag 09

Florida [Studio]

Detto in parole povere: Lorenzo Giordano (regista), Marco Bonini (montatore) e Vito D’Onghia (volto) hanno tirato fuori un cortometraggio da un vecchio post/racconto

Thelma & Louise move

di Simone C. Tolomelli, a.k.a. Sasaki Fujika. Produzione a costo zero. Titolo: Florida [Studio]

. Qui sopra potete vederne il trailer.
Uomo contro l’uomo. La condizione umana che divide e unisce allo stesso tempo. Prigioniero e carceriere come due facce della stessa medaglia. Miseria e schiavitù dell’essere umano nel ruolo che gli viene riservato.
Cliccando qui invece potete vedere il corto interamente. Durata: 10 minuti circa.
A me non è dispiaciuto. Ne ho parlato anche sul blog di TheBlogTv.it.


25
feb 09

Febbre a 90°

Febbre a 90°

Febbre a 90°
(Fever Pitch)

di David Evans (Gran Bretagna, 1997)
con Colin Firth, Ruth Gemmel, Holly Aird,
Stephen Rea, Charles Cork, Peter Quince,
Lorraine Ashburn, Richard Claxton, Bea Guard,
Ken Stott, Neil Pearson, Mark Strong, Bob Curtiss

Diverntente commedia sentimentale inglese a sfondo calcistico, basata sul romanzo omonimo di Nick Hornby.
Premessa: io non ho letto suddetto romanzo per cui non mi azzardo nemmeno a farne un paragone con la pellicola.
Ad ogni modo, come dicevo sopra, si tratta di una commedia molto carina, che ho apprezzato – a parte per l’originalità del soggetto – soprattuto per la recitazione del protagonista (Colin Firth), per la sua faccia da schiaffi e per la cialtroneria del personaggio narrato. Ancor prima che assumesse quell’atteggiamento da zitellone stazzonato e inamidato in film come “Il diario di Bridget Jones”, Firth ha evidentemente dimostrato di essere in grado di recitare altro, di non prendersi sul serio, di saper fare il cazzone sullo schermo. Ha saputo tratteggiare l’inglese medio dei sobborghi metropolitani e bisogna dargliene atto.
Siamo nel 1989. La storia è quella di Paul Ashworth, un professore di educazione fisica trentenne che insegna in una scuola media di Londra, e della sua strampalata relazione con un’altra insegnante (Sarah). La sfegatata passione che lui ha per il calcio – e in particolar modo per l’Arsenal – sarà motivo di grandissimi problemi per i due.
Interessante il tipo di narrazione: frantumata da diversi flashback, riesce comunque ad essere molto chiara e lineare, grazie anche alla scelta originale di sottolineare i momenti più importanti della storia abbinandoli ad una particolare ricorrenza calcistica. Ogni evento difatti reca in sovraimpressione la data e il nome del match giocato dall’Arsenal in quel determinato giorno.
Il fatto che ci sia un lieto fine non è motivo comunque di eccessiva sdolcinatezza. Anzi. Sebbene le cose si mettano a posto, quel certo alone di indeterminatezza rende il tutto dignitosamente reale.
Per un’opinione riassuntiva prendo in prestito la chiusa della recensione del Morandini: «Più che sul calcio, è un film sulla passione, sull’ossessione per il calcio: pungente, divertente e tenero».
Disclaimer: non sono affatto un tifoso di calcio. Non lo sono mai stato. Forse non lo sarò mai. Sono entrato in uno stadio solo una volta in vita mia: si trattava di un match tra ex-cantanti pop sfigati e vigili urbani in un campo di una squadra di C2. Mi ci ha portato la scuola, ai tempi del liceo, altrimenti credo che non l’avrei mai fatto ‘mia sponte’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Fever Pitch su En.Wikipedia.Org.