Posts Tagged: Armando Trovajoli


2
ago 11

Nell’anno del Signore

Nell’anno del Signore

di Luigi Magni (Italia, 1969)
con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi,
Alberto Sordi, Robert Hossein, Renaud Verley, Enrico Maria Salerno,
Britt Ekland, Pippo Franco, Franco Abbina, Pietro Nistri,
Bruno Erba, Maria Cristina Farnese, Stefano Oppedisano

Risorgimento italiano, 1825. Siamo nella Roma governata da papa Leone XII. Due carbonari (il medico romano Leonida Montanari e un giovane venuto dal Gran Ducato di Modena, tale Angelo Targhini) accoltellano un loro consociato che ha tradito la causa rivoluzionaria, spifferando i piani di insurrezione alle forze dell’ordine. La vittima sopravvive all’agguato e incrimina i due attentatori, che vengono catturati dal capitano Nardoni (interpretato da Enrico Maria Salerno). Cornacchia, un calzolaio che si finge analfabeta (Nino Manfredi) e Giuditta, la sua concubina “giudea” (la bellissima Claudia Cardinale), cercano dapprima di coprire la loro fuga e in un secondo momento, a carcerazione avvenuta, di scongiurare la loro morte certa (via pena capitale). A portare avanti le indagini (inesistenti) e presiedere il processo farsa c’è il cardinale Rivarola (magistralmente intepretato da Ugo Tognazzi). I due indiziati senza testimoni e senza difesa vengono condannati al patibolo. Il taglio della testa via ghigliottina sarà eseguito dallo storico boia Mastro Titta.
Ad Alberto Sordi hanno affidato il ruolo di un frate cocciuto che tenta in tutti i modi di far pentire i due condannati a morte prima dell’esecuzione, costringendoli quasi a chiedere perdono al Signore per il proprio crimine.
Pippo Franco ha solo un minuscolo ruolo sul finale nei panni di un babbeo a cui il calzolaio, prima di dichiararsi sconfitto e prendere i voti, vorrebbe lasciare in consegna il ruolo di Pasquino, l’anonimo castigatore dei costumi cittadini.
Questo film è tratto da una storia vera. Anzi dalla Storia con la “S” Maiuscola.
Adoro il Risorgimento e, di conseguenza, anche i film dedicati a questo periodo storico. Massimo rispetto dunque per Luigi Magni e tutta la sua serie di pellicole dedicate ai padri della Patria, ai moti rivoluzionari e agli anni di maggior dignità del popolo italiano, di cui questa pellicola fa ovviamente parte.
Ottima a mio avviso la ricostruzione dei costumi, dei luoghi, dei personaggi e del linguaggio. Fa piacere sapere che, sebbene questa sia una vicenda romanzata, tutto sommato una certa attinenza con quello che davvero accadde in quell’occasione c’è.
Buffa e particolarmente allegra la canzone, composta dal M° Armando Trovajoli, che fa da tema al film in cui il coro (di Alessandro Alessandroni) inneggia “Libertà libertà libertà!”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


18
mag 10

C'eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati

di Ettore Scola (Italia, 1974)
con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli,
Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, (Sora) Lella Fabrizi,

Marcella Michelangeli, Amedeo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Luciano Bonanni,

Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Isa Barzizza, Vittorio De Sica

Film a metà strada tra il dramma e la commedia, pietra miliare della cinematografia italiana. Uno dei capolavori di Ettore Scola che qui, oltre che la regia, firma anche la sceneggiatura con Age e Scarpelli.
La storia è quella di tre ragazzi poco più che ventenni – Antonio, Gianni e Nicola – che si conoscono durante gli anni della resistenza, mentre fanno i partigiani in montagna, e finiscono per diventare amici per la pelle a causa della condivisione di esperienze drammatiche. A guerra finita ognuno torna alle sue attività: Antonio a Roma a svolgere il servizio di paramedico all’Ospedale San Camillo, Gianni a Pavia a completare gli studi di Giurisprudenza e Nicola a Nocera Inferiore (Campania). Questi ragazzi/uomini sono ferventi sostenitori del PCI (Partito Comunista Italiano) ma, tutto sommato, non trovano grosse difficoltà ad ambientarsi negli anni in cui si costituisce la Repubblica Italiana e la Democrazia Cristiana prende in mano le redini del potere.
Qualche anno dopo i tre amici dopo si ritrovano a Roma. Gianni è tornato nella capitale per fare attività di praticantato in uno studio legale, mentre Nicola fugge dal suo paese, lasciando moglie e figlio, a causa di alcuni dissidi ideologici con il preside e con altri professori della scuola in cui insegna. Nel frattempo Antonio conosce una ragazza bellissima di nome Luciana e se ne innamora. La storia sembra funzionare ma questa, alla sola vista di Gianni, perde la testa e inizia una relazione anche con lui. La situazione si chiarisce molto presto ma Antonio ovviamente ne soffre molto. L’amicizia con Gianni sembra definitivamente compromessa.
Quando quest’ultimo, però, inizia a lavorare per Romolo Catenacci, un vecchio imprenditore edile corrotto e affarista, e a frequentare sua figlia – tale Elide, la sua relazione con Luciana va in malora. I due infatti si lasciano in malo modo. Luciana tenta allora di ristabilire i rapporti con Antonio ma quando si vede rifiutata finisce prima per rifugiarsi tra le braccia di Nicola e poi per tentare il suicidio. Non appena rimessasi in piedi, l’unica soluzione per lei sarà allontanarsi da Roma.
Ma la storia non finisce qui perché la pellicola continua a raccontare le vicende dei tre amici che si incrociano ancora diverse volte negli anni a seguire. Lo spettatore segue le vite di Antonio, Gianni, Nicola e Luciana ancora per molto tempo – per più di un decennio. Sebbene questo film abbia più di 30 anni e sia stato visto da milioni di italiani, mi sembra corretto non svelare completamente la trama. Soprattutto il finale.
Cosa dire degli attori, se non che sono eccelsi? Danno il meglio, sia nelle scene comiche, che in quelle drammatiche.

Manfredi ancora una volta tira fuori la sua cultura di romano d.o.c., di popolano, di uomo della strada, di cittadino de Roma (sebbene fosse di origini ciociare) – e non solo per l’accento del suo personaggio. Il suo portantino è un pover’uomo come tanti che ancora crede in alcuni valori, nel rispetto della donna e nell’ideologia di un mondo ingiusto, duro, spietato con i più deboli ma in cui ancora vale la pena arrabattarsi per non perdere la diginità, con la speranza di avere domani un briciolo di felicità in più.
Gassman è eccelso nella parte del giovane idealista che pian piano perde per strada tutti i valori, vendendosi al dio del denaro e del potere. Il suo personaggio subisce il fascino del suocero, un uomo non solo ricco ma anche avido e soprattutto ignorante, che però, tutto sommato, sa riconoscere in lui la personalità del vincente. Incredibile come questo attore riesca ad esprimere così tanto fascino; forse gli veniva davvero naturale, forse doveva fingere pochissimo.

Stefano Satta Flores interpreta un po’ il “paglietta meridionale”, l’intellettuale cinefilo idealista. Il suo Nicola ha un tale pallino per il cinema che arriva ad anteporre i sogni alla famiglia. Lascia infatti la provincia campana per la grande capitale ma probabilmente è quello che meno riuscirà a realizzarsi nella vita.
Stefani Sandrelli fa la ragazza giovane, dolce, bella e frivola. Un tipino (inizialmente) privo di personalità che vive con la testa sulle nuvole quasi come immaginando di essere in un fotoromanzo. Questo suo particolare temperamento la porterà a cadere tra le braccia dei tre protagonisti, e quindi ad essere motivo di discordia tra loro. Notevole la sua evoluzione: da donnino fragile e piagnucoloso a donna coraggiosa e combattiva.
Altro grande exploit è quello del personaggio di Giovanna Ralli. La sua Elida appare inizialmente come giovane figlia viziata, ignorante e grassottella dell’imprenditore edile romano (un magistrale Aldo Fabrizi). Col tempo, anche grazie ai consigli, ai suggerimenti e agli insegnamenti di Gianni, diventerà una donna emancipata e colta. Putroppo, una lunga storia d’amore non corrisposto, la porterà a sacrificare la propria vita.

Piccolo cammeo per Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica – ognuno nella parte di se stesso. Il loro ruolo è quello di dare un quadro storico di riferimento alle vicende. Il periodo in cui si muovono i personaggi di questa pellicola, infatti, è l’Italia della Dolce vita e, allo stesso tempo, quella che si ferma il giovedì sera per guardare in tv “Lascia o raddoppia”.

Nota 1: le musiche sono del M° Armando Trovajoli.
Nota 2: questa pellicola è stata dedicata a Vittorio De Sica.

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La scheda di e quella di .


4
mag 10

La terrazza

La terrazza

di Ettore Scola (Italia, Francia, 1980)
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman,
Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni,
Stefano Satta Flores, Serge Reggiani, Stefania Sandrelli,
Ombretta Colli, Carla Gravina, Milena Vukotic, Galeazzo Benti,
Remo Remotti, Ugo Gregoretti, Age, Leo Benvenuti, Lucio Villari,
Francesco Maselli, Venantino Venantini, Ghigo Alberani,
Marie Trintignant, Maurizio Micheli, Lucio Lombardo Radice,
Hélène Ronée, Ritza Brown, Olimpia Carlisi

Mea culpa. Non conoscevo questo meraviglioso film. Poi l’altro giorno, per caso ho letto il thread di un’utente su FriendFeed che lo citava – mostrandone anche una clip presente su YouTube – e mi si è aperto un mondo. Dunque ho deciso immediatamente di vederlo. E sapete cosa vi dico? Dovrebbero vederlo tutti. O almeno tutti quelli che risiedono a Roma, per capire meglio qual è il mondo che li circonda.
“La terrazza” racconta di un gruppo d’amici che da oltre 20 anni si ritrova su una terrazza (appunto) a dire sempre le stesse cose, ad affrontare sempre gli stessi discorsi, usando addirittura le medesime espressioni. Un gruppo d’amici che oggi definiremmo “radical chic” – borghesi, si diceva una volta. Gente noiosa, stufa della propria condizione, perennemente in conflitto con il proprio io, che non riesce ad accettarsi per quello che è. Tra questi ci sono diversi idealtipi di personaggi: c’è il giornalista abbandonato dalla moglie femminista, anch’essa giornalista (rampante), lo sceneggiatore in crisi creativa, sulla strada della pazzia, che vorrebbe esprimere il suo pensiero ma viene costretto da un produttore avido ed ignorante a scrivere solo testi per film che “facciano ridere”, il funzionario Rai magro e depresso, ossessionato dal proprio peso, il vecchio senatore comunista che, sentendosi estromesso dal proprio partito, si rifugia tra le braccia di una giovane e avvenente donna.

Questa pellicola, insomma, traccia un bel quadretto schietto, cinico e soprattutto autoironico, delle figure che è possibile trovare nei salotti buoni romani, quel ceto benestante e multiforme, sempre uguale a se stesso, che si propone di fare la rivoluzione e di cambiare il mondo – ma solo a parole – schiacchiato com’è nell’ipocrisia di vivere una condizione agiata e di sentire allo stesso tempo il dovere morale di cambiare le cose, di essere privilegiato e incapace di agire, pur avvertendo il bisogno, l’esigenza, di mostrare la retta via alla società, fornendo magari anche un esempio.
Mastroianni intrepreta un giornalista disincantato e disilluso, ormai quasi rassegnato ad aver perso per sempre la donna che ama (sua moglie), la quale, invece, una volta liberatasi del giogo di suo marito (un mix tra un pigmalione/mentore/precettore), ha intrapreso una brillante carriera come giornalista televisiva dal taglio femminista. Questa donna finalmente “liberata”, fiera della propria emancipazione, è sapientemente incarnata dalla fascinosa Carla Gravina, che qui sfoggia un caparbio taglio di capelli corto e riccio.

Vittorio Gassman recita la parte della vecchia gloria, dell’insicuro, dell’uomo che invecchia male, del politico che sente di aver perso il brio, la verve, la voglia di combattere di una volta. Andrà a rifugiarsi tra le braccia della giovane e bella Giovanna (Stefania Sandrelli) quasi esclusivamente per evasione – nonostante poi finisca per innamorarsi sul serio.
Jean-Louis Trintignant mi ha stupito, sinceramente. Il suo ruolo – lo sceneggiatore Enrico – è tra i più intensi di questa pellicola. Lo vediamo impazzire pian piano, preso dai suoi ragionamenti sulla differenza tra satira ed ironia, sulla condizione coatta che si trova a vivere: quella di dover scrivere sceneggiature comiche, nonostante senta il bisogno di approfondire questioni più serie e importanti. Al suo fianco, come comprimaria, recita una lodevole Milena Vukotic; quello che le hanno riservato qui è il ruolo della moglie dalla pazienza biblica, una donna di grande forza d’animo in grado di affrontare con tranquillità e abnegazione la lenta ed inesorabile fine psichica del proprio compagno.
Ugo Tognazzi è il produttore ignorante che vuole produrre solo film divertenti e che quindi manda in crisi il suo storico sceneggiatore. Il suo dramma personale è dovuto alla progressiva riduzione d’interesse nei confronti della propria professione e nell’amara constatazione di aver perso ormai per sempre l’amore della giovane (ed arrogante) moglie – interpretata benissimo da Ombretta Colli – la quale, invece, ormai dedica tutto il proprio tempo al lavoro di ufficio stampa per produzioni cinematografiche indipendenti.
Quello di Serge Reggiani è un personaggio mite, triste, pacato, solitario, ostinatamente serio. Il suo Sergio lavora alla Rai ma è decisamente annoiato, ossessionato dal peso e dal cibo (nel senso che ormai non mangia quasi più), trascorre le sue giornate a pesarsi e a dare udienza a degli sceneggiatori indipendenti da strapazzo che vorrebbero farsi produrre una serie dalla tv di stato. Sul lavoro i capi non ascoltano i suoi pareri, seppur precisi, oculati e altamente professionali, sulla terrazza, invece, quando si trova tra gli amici preferisce starsene in disparte, da solo, a mangiucchiare della verdura e ad osservare gli atteggiamenti altrui.
Galeazzo Benti interpreta quasi se stesso, ossia il ruolo di un vecchio attore di avanspettacolo ormai decaduto che si diletta a far divertire gli invitati con barzellette, storielle, gag e boutade degne del peggiore teatro di rivista.
Un giovanissimo Maurizio Micheli dà il volto al marito di Giovanna: un pubblicitario troppo preso dal proprio lavoro, dagli sponsor e dagli slogan per prendersi cura della propria moglie.
Stefano Satta Flores veste invece i panni del rissoso intellettualoide di origini campane, una specie di giornalista rivoluzionario che si stampa da solo in casa un giornalino rivoluzionario e che alle feste finisce sempre – ma proprio sempre – per azzuffarsi con lo sceneggiatore Enrico.
Quelle di Remo Remotti, Leo Benvenuti, Lucio Villari, Venantino Venantini e Ugo Gregoretti sono solo appariziony, piccole comparsate, ma i loro personaggi riescono comunque a dare molto colore alla fauna che popola la terrazza da cui il film prende il titolo.
Il soggetto è dello stesso regista (Ettore Scola), di Age e di Scarpelli. Le musiche sono composte dal grande M° Armando Trovajoli.
Voto globale: 9.

Nota: la locandina che vedete in testa a questo post è quella francese; l’italiana, che è decisamente meno bella la trovate invece qui.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
giu 09

La vita agra

La vita agra

La vita agra

di Carlo Lizzani (Italia, 1964)

con Ugo Tognazzi, Giovanna Ralli,
Giampiero Albertini, Rossana Martini,
Nino Krisman, Elio Crovetto, Pippo Starnazza,
Enzo Jannacci, Regina Dinelli, Renato Terra,
Antonino Faà di Bruno, Elsa Asteggiano

Inizio degli anni ’60. Siamo in pieno boom economico. Luciano Bianchi (Ugo Tognazzi), un bibliotecario di idee anarchiche, lascia la provincia lombarda per trasferirsi nella metropoli: la grande Milano. Il suo unico obiettivo è quello di mettere una bomba sotto il Pirellone (il grattacielo che si trova in piazza Duca D’Aosta, nel film definito “torracchione”) per vendicare la morte di 43 minatori suoi concittadini, caduti sul lavoro. Il palazzo ospita la sede principale della CIS, un’azienda chimica titolare anche della miniera in cui è avvenuto il grave incidente e responsabile della stessa disgrazia. In breve tempo però, il protagonista si imborghesirà, integrandosi benissimo nella vita della città – anche se lui stesso la definisce “agra”. Dopo un primo periodo di prova nella stessa CIS, ed un tentativo di diventare traduttore per una grande casa editrice, Luciano diventerà un ottimo pubblicitario, un ‘persuasore occulto’. Finirà cioè per passare dalla parte del ‘padrone’: lavorerà per lui e con lui, rassegnandosi infine alla impossibilità di sovvertire l’ordine delle cose – il cosiddetto ‘sistema’.
Durante il soggiorno milanese, inoltre, Luciano incontrerà Anna (Giovanna Ralli), una giovane donna molto bella, con cui condivide idee e valori. La loro sarà una storia intensa ma burrascosa anche perché Luciano, per andare a vivere a Milano, ‘è stato costretto’ a lasciare sua moglie al paese.
Nonostante Tognazzi reciti brillantemente – come suo solito – “La vita agra” non può essere considerato propriamente una commedia. In diversi frangenti, anzi, il tono è tutt’altro che ironico. Forse l’elemento più valido di questa pellicola sono i dialoghi, dal tono spesso drammatico.
Una nota di merito va a Giovanna Ralli – oltre che per l’ovvia bellezza – anche per l’aver saputo rendere perfettamente l’idea di una giovane donna moderna, emancipata ed al passo coi tempi, anzi avanti coi tempi.
Da apprezzare anche l’idea di inserire Enzo Jannacci come cantastorie. Ogni qual volta i due protagonisti si trovano in un’osteria o in un bar della città, un giovanissimo Jannacci è lì con la sua chitarra a cantare brani della tradizione popolare lombarda.
Questo film, diretto da Carlo Lizzani, è stato tratto dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi.
La sceneggiatura invece è stata curata dallo stesso Lizzani, in collaborazione con Sergio Amidei e Luciano Vincenzoni.
Le musiche, gradevolissime, sono a cura del M° Armando Trovajoli.

Nota: curioso come in diversi film italiani degli anni ’50 e ’60 il grattacielo sia presente come simbolo di modernità. Ne “Il vedovo” di Dino Risi, ad esempio, la Torre Velasca è il palazzo in cui i due protagonisti prendono un appartamento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


5
mag 09

Casanova '70

Casanova '70

Casanova ’70

di Mario Monicelli

Hooligans release

(Italia, 1965)
con Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno,

The Weather Man hd

Virna Lisi, Moira Orfei, Beba Loncar, Michéle Mercier,
Marisa Mell, Guido Alberti, Bernard Blier, Augusta Ceccotti,
Marco Ferreri, Seyna Seyn, Liana Orfei, Margaret Lee, Jolanda Modio

Un maggiore della Nato, tale Andrea Rossi Colombetti, ha dei problemi nei rapporti con le donne: è un uomo molto affascinante, ama le donne più di ogni altra cosa, un vero e proprio casanova che però  non riesce ad eccitarsi, a meno ché di trovarsi in situazione di grave pericolo. Temendo di essere impotente si fa anche vedere da uno psicanalista (E. M. Salerno), il quale gli consiglia di cercare di tenere sotto controllo la sua libido.  Ma di fronte al suo appetito sessuale pare che non ci sia nulla che tenga, né un voto di castità congiunto (con la sua promessa sposa – una giovanissima Virna Lisi) né la superstizione. Spesso il protagonista, pur di far sua una donna, arriva a sfidare anche la morte. La sua esuberanza sessuale comunque lo porterà anche in tribunale, di fronte ad un giudice, accusato di omicidio passionale.
Nonostante si parli di sesso in maniera più o meno grottesca, questa pellicola si avvicina più a gioiellini come “Divorzio all’italiana”, che ad una qualsiasi delle commedie con Lando Buzzanca.
Di certo questo non è uno dei film meglio riusciti di Mario Monicelli ma io l’ho trovato discretamente divertente.
Alla sceneggiatura, oltre allo stesso Monicelli, troviamo Age e Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico su soggetto di Tonino Guerra e Giorgio Salvioni.
Carina anche la colonna sonora, scritta da Armando Trovajoli e Franco Bassi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.