Posts Tagged: Antonino Faà di Bruno


3
dic 10

Vogliamo i colonnelli

Vogliamo i colonnelli

di Mario Monicelli (Italia, 1973)
con Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Antonino Faa di Bruno,
Camillo Milli, Carla Tatò, Giuseppe Maffioli, Claude Dauphin,
Lino Puglisi, François Périer, Pino Zac, Tino Bianchi,
Vincenzo Falanga, Giancarlo Fusco, Barbara Herrera,
Renzo Marignano, Salvatore Bilardo, Mauro Misul, Luigi Lenner

Commedia di Mario Monicelli ispirata alla Dittatura dei Colonnelli, avventua in Grecia nel 1967. Sottotitolo del film, infatti, è “Cronaca di un colpo di stato”.
Giuseppe Tritoni, un deputato dell’estrema destra, andando contro il parere del proprio partito, organizza segretamente un golpe, radudando intorno a sè un gruppo scalcagnato di militari d’alto grado estremamente anziani e reazionari (alcuni anche in pensione) con l’obiettivo di instaurare in Italia una dittatura di stampo militare. Il primo episodio eversivo, che darà inizio al clima di tensione all’interno del Paese, sarà un attentato alle guglie del Duomo di Milano.
Il tentativo di rovesciare il potere, però, andrà in fumo a causa della cialtroneria di tutti i componenti della squadra e del malfunzionamento di una vecchia radio ricetrasmittente, residuato della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre i piani di Tritoni andranno all’aria anche grazie all’intervento delle forze dell’ordine, capeggiate direttamente dal ministro dell’Interno. il quale riceve la soffiata da alcuni membri di diversi partiti. La disfatta per i colonnelli inizia proprio quando, per caso, un paparazzo di quart’ordine fotografa una riunione dei militari che preparano il colpo di stato in una villa diroccata sul litorale laziale.
Tognazzi è grande, come sempre, anche in questo ruolo. Divertentissimo vedere tutte le volte che perde la pazienza a causa della pressapochezza degli altri componenti della squadra che prepara il golpe.
Antonino Faa di Bruno – che qui interpreta Vittorio Emanuele Ribaud, ossia un vecchio Tenente Colonnello in pensione – mi sembra sempre buffissimo, così alto, vecchio e goffo, con quell’accento settentrionale e agé.
A Carla Tatò il ruolo della giovane ninfomane che seduce più o meno tutti i golpisti.
Duilio Del Prete interpreta un giovane e affascinante cappellano militare, anch’esso in combutta con i colonnelli reazionari.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
giu 09

La vita agra

La vita agra

La vita agra

di Carlo Lizzani (Italia, 1964)

con Ugo Tognazzi, Giovanna Ralli,
Giampiero Albertini, Rossana Martini,
Nino Krisman, Elio Crovetto, Pippo Starnazza,
Enzo Jannacci, Regina Dinelli, Renato Terra,
Antonino Faà di Bruno, Elsa Asteggiano

Inizio degli anni ’60. Siamo in pieno boom economico. Luciano Bianchi (Ugo Tognazzi), un bibliotecario di idee anarchiche, lascia la provincia lombarda per trasferirsi nella metropoli: la grande Milano. Il suo unico obiettivo è quello di mettere una bomba sotto il Pirellone (il grattacielo che si trova in piazza Duca D’Aosta, nel film definito “torracchione”) per vendicare la morte di 43 minatori suoi concittadini, caduti sul lavoro. Il palazzo ospita la sede principale della CIS, un’azienda chimica titolare anche della miniera in cui è avvenuto il grave incidente e responsabile della stessa disgrazia. In breve tempo però, il protagonista si imborghesirà, integrandosi benissimo nella vita della città – anche se lui stesso la definisce “agra”. Dopo un primo periodo di prova nella stessa CIS, ed un tentativo di diventare traduttore per una grande casa editrice, Luciano diventerà un ottimo pubblicitario, un ‘persuasore occulto’. Finirà cioè per passare dalla parte del ‘padrone’: lavorerà per lui e con lui, rassegnandosi infine alla impossibilità di sovvertire l’ordine delle cose – il cosiddetto ‘sistema’.
Durante il soggiorno milanese, inoltre, Luciano incontrerà Anna (Giovanna Ralli), una giovane donna molto bella, con cui condivide idee e valori. La loro sarà una storia intensa ma burrascosa anche perché Luciano, per andare a vivere a Milano, ‘è stato costretto’ a lasciare sua moglie al paese.
Nonostante Tognazzi reciti brillantemente – come suo solito – “La vita agra” non può essere considerato propriamente una commedia. In diversi frangenti, anzi, il tono è tutt’altro che ironico. Forse l’elemento più valido di questa pellicola sono i dialoghi, dal tono spesso drammatico.
Una nota di merito va a Giovanna Ralli – oltre che per l’ovvia bellezza – anche per l’aver saputo rendere perfettamente l’idea di una giovane donna moderna, emancipata ed al passo coi tempi, anzi avanti coi tempi.
Da apprezzare anche l’idea di inserire Enzo Jannacci come cantastorie. Ogni qual volta i due protagonisti si trovano in un’osteria o in un bar della città, un giovanissimo Jannacci è lì con la sua chitarra a cantare brani della tradizione popolare lombarda.
Questo film, diretto da Carlo Lizzani, è stato tratto dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi.
La sceneggiatura invece è stata curata dallo stesso Lizzani, in collaborazione con Sergio Amidei e Luciano Vincenzoni.
Le musiche, gradevolissime, sono a cura del M° Armando Trovajoli.

Nota: curioso come in diversi film italiani degli anni ’50 e ’60 il grattacielo sia presente come simbolo di modernità. Ne “Il vedovo” di Dino Risi, ad esempio, la Torre Velasca è il palazzo in cui i due protagonisti prendono un appartamento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.