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19
nov 11

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

di Salvatore Ficarra e Valentino Picone (Italia, 2011)
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini,
Giovanni Esposito, Diane Fleri, Sascha Zacharias,
Fabrizio Romano, David Furr, Rossella Leone, Maria Di Biase,
Tito Tomassini, Stella Sabbadin, Alessandro Curino, Corrado Nuzzo

Un altro film di Ficarra e Picone. Questa volta i due attori si mettono anche dietro la camera da presa ma sinceramente il risultato non cambia molto. Devo essere sincero: non sono rimasto deluso, ma è anche vero che non è che mi aspettassi granché. Questi due ragazzi un tempo mi stavano abbastanza simpatici ma da tempo non fanno altro che ripetersi. Peccato. Il film sta tutto sulle spalle di Ficarra. I pochi frangenti in cui si ride si devono a lui, al suo modo di parlare, di alludere, al suo piglio da giullare.
“Anche se è amore non si vede” è la solita commedia degli equivoci. Valentino e Gisella sono una coppia storica, stanno insieme da tanti anni, ma lui è troppo appiccicoso, troppo assillante e sdolcinato, la riempie insomma di troppe attenzioni, tanto da costringerla a lasciarlo. La decisione però è difficile, Gisella è sicura di volerlo mollare ma non ha il coraggio di riferire a Valentino le sue intenzioni, per cui decide di rivolgersi a Salvo, il migliore amico del suo ragazzo. Sarà lui a dover comunicare la brutta notizia. Salvo e Valentino, oltre a essere grandi amici, sono anche colleghi: portano in giro i turisti stranieri per le strade di Torino sopra un bus a due piani di cui sono proprietari. In occasione del matrimonio di due amici della loro comitiva (Orazio e Angela) torna in città anche Sonia, una vecchia amica che si è trasferita negli Stati Uniti e che lì ha trovato un compagno, tale Peter. Il legame tra Sonia e Salvo è sempre stato fortissimo. Ora che sono in Italia, le cose tra Sonia e Peter non sembrano andare per il meglio, anche perché Sonia è sempre stata segretamente innamorata di Salvo. Anche lei però non ha il coraggio di comunicare i suoi sentimenti, così decide di affidare il segreto a Valentino. Sarà quindi lui a dover dire a Salvo cosa prova Sonia.
Due parole su Ambra. Non so perché ma non riesco ad essere imparziale nell’esprimermi su di lei. Ho sempre dei pregiudizi nei suoi confronti. Non la trovo una grande attrice – in questo film spesso va sopra le righe – in più mi ispira una certa antipatia. Qui poi le sue braccia da bodybuilder (spesso nude) incutono anche un certo timore.
Diane Fleri l’ho scoperta con il film “Mio fratello è figlio unico” e da allora non ho smesso di provare simpatia per lei; è dolcissima, ha un sorriso particolarmente accattivante e il rotacismo la rende un po’ buffa. Credo che possa recitare ancora per molto tempo, e con successo, la parte della fidanzatina.
Per il ruolo della stangona bionda straniera che fa la guida turistica avrebbero dovuto prendere qualche altra attrice. Secondo me Sascha Zacharias non è stata una buona scelta di cast.
Orazio è interpretato dal simpaticissimo Giovanni Esposito. La scena più divertente del film la interpreta lui a pochi minuti dalla chiusura della pellicola. La barese Rossella Leone interpreta Angela, la sua futura moglie.
Giudizio complessivo sul film: 5 e mezzo. Sì, film buffo, simpatico. Ma fino a un certo punto. Piacerà di certo ai fan di Ficarra & Picone, a quelli che li hanno conosciuti con Striscia la notizia o che amavano le loro performance sul palco di Zelig. Ma anche a quelli che hanno riso guardando le loro precedenti pellicole. Io invece l’ho trovato addirittura fastidioso dal momento in cui ha iniziato a esagerare con le situazioni farsesche come la scazzottata in stile “Bud Spencer & Terence Hill” o la scena dell’autobus bloccato nel traffico.

Il trailer. La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

P.S.: ringrazio pubblicamente Tony per avermi invitato all’anteprima romana di questo film.


17
gen 11

Anteprima: le barrette ai cereali Pan di stelle

Scrivo questo post per ringraziare Mulino Bianco (Barilla) per avermi inviato in anteprima un nuovo prodotto. Si tratta delle nuove barrette ai cereali della linea “Pan di stelle”. Ho ricevuto un piccolo pacco contenente tre barrette un mese prima (circa) dell’arrivo in commercio del prodotto. Dunque grazie.

Ma come sono? Di che sanno? Oh, io le ho trovate molto buone. Trattasi di barrette scure ricoperte delle classiche stelline bianche di glassa, che contraddistinguono da anni i prodotti del brand “Pan di stelle”. Sono alte un paio di cm e lunghe 12 o 13 cm al massimo. Ingredienti principali: cereali e biscotto. Sono compatte, cioè non si sbriciolano molto, ma allo stesso tempo sono molto friabili e croccanti – qui a Roma direbbero “scrocchiarelle”. Immaginate un aggregato di piccolissime palline di cereali, scurite dal cacao, anzi completamente pervase dal cacao. La cosa squisita, appunto, è che sono a base di cioccolato. Non barrette ricoperte di cioccolato ma a base di cacao. Tra l’altro il cioccolato usato non ha un sapore eccessivamente dolce, per cui questo prodotto potrebbe far breccia anche nei cuori di tutti quegli snob che schifano il cioccolato al latte e che parteggiano per il fondente.
Saltiamo la tabella con l’apporto calorico e le altre indicazioni nutrizionali (non mi sono mai interessante) e andiamo agli ingredienti. Riporto fedelmente.

Barretta con crema e biscotto al cacao.
INGREDIENTI: crema 63% (zucchero, grasso vegetale non idrogenato, latte scremato in polvere, cacao magro 7% pari al 4% sul prodotto finito, cacao 4% pari al 2,5% sul prodotto finito, nocciole 1% pari al 0,6% sul prodotto finito, emulsionante: lecitina di soia, aroma naturale di vaniglia), semola di riso, farina di frumento, biscotto sbriciolato al cacao 5% (zucchero, cacao 28,5% pari al 14% sul prodotto finito, farina di grano tenero, amido di frumento, lattosio e proteine del latte, aromi), stelline 3% (zucchero, olio vegetale, farina di mandorle, proteine del latte, amido di frumento, aroma), cacao magro 2,9%, zucchero, amido di frumento, estratto di malto d’orzo, agente lievitante: carbonato acido di sodio, sale, aroma.

Le comprerei? Non so. Forse no. Solitamente non compro barrette ai cereali. Però le ho apprezzate molto. Magari un paio di volte all’anno mi concedo anche quest’altro sfizio goloso.
Per quanto riguarda il prezzo putroppo non posso esservi d’aiuto. Non mi è stato comunicato. La confezione che è arrivata a casa mia conteneva tre barrette da 22 grammi. Ma non so nemmeno se sarà questo poi il formato scelto per la messa in vendita del prodotto.

Curiosità: come ho fatto a ricevere questa anteprima? Semplice. Sono iscritto alla newsletter Pan di stelle. Quando mi è arrivata l’email che mi invitava a iscrivermi per avere a casa un nuovo prodotto gratis, ho accettato, lasciando il mio indirizzo postale.


22
set 10

Cattivissimo Me

Cattivissimo Me
(Despicable Me)

di Pierre Coffin, Chris Renaud (Usa, 2010)

Lungometraggio animato davvero simpatico. Non è un prodotto Disney/Pixar, né DreamWorks. Produce Illumination Entertainment e distribuisce Universal.
[Spoiler]
Un tizio triste, solo e noioso di nome Gru vuole diventare il cattivo più cattivo dell’Universo. Quando scopre che un ragazzetto cretino è riuscito a rubare addirittura la piramide di Giza diventa geloso, per cui decide di organizzare un colpo ancora più arguto e sensazionale, il colpo dei colpi. Si mette in testa, insomma, di rubare la Luna ma, per portare a termine questa operazione malvagia, ha bisogno di un sacco di denaro. Il nostro Gru, però, non è ricchissimo (anche se ha una casa immensa e un milione di piccoli buffi operai gialli a forma di ovetto Kinder che lavorano per lui) perciò si rivolge ad una banca, la Banca del Male – già nota come Lehman Brothers. [Qui in molti hanno riso in sala] Il malefico banchiere di turno gli nega il prestito, adducendo diverse motivazioni capziose, o meglio promette di concederlo ad una condizione: che Gru riesca ad impadronirsi del raggio rimpicciolente. Gru a questoi punto fa di tutto per entrare in possesso di questa potente arma, una pistola in grado di ridurre le dimensioni di qualsiasi oggetto venga colpito dal suo raggio. Il problema serio è che questa arma si trova in mani nemiche: la possiede Vector – lo stesso ragazzetto che ha rubato la piramide. L’arma è nascosta in casa sua. Mentre cerca di entrarne in possesso, Gru si accorge che le uniche persone in grado di entrare nella fortificata villa di Vector sono 3 piccole orfanelle che vendono biscotti casa per casa. Le bimbe appaiono subito ai suoi occhi come un lasciapassare. L’unica soluzione sensata da prendere, quindi, è adottarle. A questo punto accade l’impossibile: da burbero e intrattabile che era, il cattivissimo pian piano si addolcisce; avendo tutto il giorno in giro per casa le tre piccole e affettuose pesti e, passando perciò con loro tantissimo tempo, Gru inizia a svolgere quasi inconsciamente il ruolo di papà e così, giorno dopo giorno, diventa sempre più affettuoso.
Vi ho svelato il 70% del film – forse anche più – per cui non aggiungo altro.
Sappiate che i cosi gialli che aiutano in casa il cattivissimo sono buffissimi. Hanno forme leggermente diverse ma tutti portano gli occhiali (o il monocolo) hanno una vocetta buffa e motlo acuta. Spesso non si capisce cosa dicano ma sono sicurissimo che faranno impazzire tutti i bambini. Inoltre sono un gagdet perfetto. La macchina del market è oliata alla perfezione. Anche il libro dei gattini – che il cattivo papà Gru legge alle bimbe per farle addormentare – mi sembra un’ottima idea da realizzare su carta. Io lo comprerei immediatamente.
Margo, Edith e Agnes, le tre piccole birbe orfane, sono molto simpatiche e dolcissime. Sapranno sciogliere il ghiaccio che avvolge il cuore di Gru. E anche quello degli spettatori (di tutte le età). Anche perché questo è un film per famiglie – ma non solo.
Vector (nickname di Victor) è un supernerd. Uno sfigatone che dovrebbe essere il cattivo antagonista ma è così buffo e cialtrone che fa anche lui simpatia.
Mr. Perkins, il banchiere, dovrebbe essere il personaggio più negativo del film ma – anche lui – con quei capelli ritti in testa è davvero buffo.
Altri personaggi con caratteristiche buffe: la mamma di Gru, una vecchia acida la cui anaffettività ha resto sterile di sentimenti Gru; il Dottor Nefario, il vecchio scienziato che collabora con Gru: la miopia e il doppio mento sono i suoi  tratti salienti; Miss Hattie, la zitellona che gestisce e dirige l’orfanotrofio: una specie di grassa nazista con la gonnellona a quadri e la messinpiega bionda.
Ho visto questa pellicola lunedì sera al cinema Barberini di Roma, in anteprima. In Italiano. Il protagonista è doppiato da Max Giusti. Sinceramente nemmeno mi sono accorto che fosse lui, me l’hanno detto dopo, a proiezione ultimata. Per cui mi chiedo: ma che bisogno c’era?! Non era meglio prendere un doppiatore con la voce da duro, magari bassa e cavernosa, per il ruolo del wanna-be-cattivo? Per la versione americana sono stati ingaggiati personaggi noti come Steve Carrell (Gru), Julie Andrews (Miss Hattie) e Jason Segel (Vector). Lì usano queste facce/voci come leva di marketing, per vendere meglio il film, per avere più rilevanza sui media, per fare più breccia sul pubblico potenziale, per attirare curiosità e interesse. Da noi, sinceramente, non credo che funzioni allo stesso modo. E poi: davvero i genitori porteranno al cinema i loro bimbi perché Max Giusti doppia il protagonista? Mah! E lo dico con il massimo della stima e del rispetto per Max Giusti. Come comico l’ho sempre trovato molto simpatico. Solo che in questo caso non mi sembra esattamente la voce migliore per un personaggio del genere.
Voto complessivo per la pellicola: 7. Da vedere, se siete bambinoni come il sottoscritto.
Ha senso il 3D? A me questa tecnologia non fa impazzire ma direi che, in casi come questo, le tre dimensioni hanno il loro perché.

Negli USA questo film è già uscito l’8 luglio, nei nostri cinema invece arriverà il 15 ottobre.
Grazie a WayToBlue Italia, GGD Roma e Universal Italia per avermi invitato all’anteprima.

Qui il trailer in italiano. Qui quello americano.
Locandina ufficiale americana.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
mar 10

Dragon Trainer

Dragon Trainer
(How to Train Your Dragon)

di Dean DeBlois e Chris Sanders (Usa, 2010)

Film d’animazione caruccio. Il linea con le altre produzioni Dreamworks, dunque niente di eccelso, seppur gradevole. Ci sono i draghi, sì. Ma stiamo calmi.

Dragon Trainer racconta di Hiccup, un giovane vichingo che abita in una specie di villaggio costantemente minacciato dagli attacchi di draghi di vario tipo. Sembra quasi che la ragion d’essere di questo posto sia difendersi dai malefici esseri che sputano fuoco dalla bocca e distruggono tutto quello che gli capita a tiro.
Il ragazzetto è maldestro, mingherlino, buffo. Nel paesello tutti lo prendono in giro perché non è ancora in grado di affrontare i draghi da vero vichingo. Anzi, sono tutti convinti che non sarà mai pronto per fare il guerriero. La sua vocazione, comunque, è quella di diventare proprio un grande cacciatore di draghi; per il momento, però si limita a dare una mano al fabbro/maniscalco per la fabbricazione di armi. Un giorno, sfruttando la confusione dovuta alla concitazione dello scontro, Hiccup s’intrufola nella battaglia dei grandi e riesce a colpire un temibilissimo esemplare di drago. Ma quando sta per infliggergli il colpo mortale si rende conto di non esserne in grado, di non essere un violento. Quasi per caso, dunque, Hiccup scopre la sua vera natura; si avvicina al drago (apparentemente ferocissimo), inizia a comunicare con lui, a prendersene cura, lo cavalca, gli dà istruzioni per il volo, gli costruisce una protesi per una parte della coda alata che è andara persa in battaglia, ecc. Insomma, per farla breve, il ragazzo diventa amico della bestia temibile e in un secondo momento, per affinità, di tutti i suoi simili. Sarà proprio questo rapporto speciale a far diventare Hiccup il beniamino della sua gente. Il giovane allenatore di draghi, infatti, sarà di fondamentale importanza nella battaglia in cui i mostri alati, ormai alleati – aiuteranno i vichinghi a sconfiggere il grande nemico (un drago gigante che sottomette gli altri draghi).
Qual è la morale? La morale è sempre quella (come diceva un vecchio adagio pubblicitario). Sempre la stessa. Film di formazione. Il protagonista è un incompreso, un piccolo anatroccolo che diventa cigno, un esserino che ha problemi di comunicazione col genitore ma che con la sola forza di volonta diventa adirittura l’orgoglio di tutta la sua gente. E riesce anche a conquistare il cuore della giovane e bella guerriera. Uno sfigato che dapprima subisce continui atti di bullismo e che poi, invece, riesce ad avere la sua rivalsa sociale. Quanti ne abbiamo visti di film/cartoni così? Al momento mi vengono in mente solo , “Z la formica”, ma credo che ce ne siano anche molti altri. Direi che è il momento di inventarsi qualcosa di nuovo. Sbaglio? Mi sento sempre rispondere: “Ma dai, è un film per bambini!”. E allora? Che forse i bambini non s’annoiano o s’annoiano meno? Si può anche cambiare storia ogni tanto.
Parliamo dunque del 3D. Ne vogliamo parlare? Io sono uno di quei vecchi noiosoni che ancora fanno distinzione tra il contenuto e il contenitore, tra forma e sostanza. Che ci volete fare? Abbiate pazienza.
Questo film l’ho visto in 3D presso la sala privata della Universal a Roma. Si potrebbe anche parlare di “anteprima”, se non fosse che il film è uscito durante il weekend mentre a noi è stato mostrato il lunedì successivo. Ma questo non è importante. Sono stato invitato ad una specie di proiezione blogger. Anzi, ne approfitto per ringraziare le che mi hanno invitato e che organizzato la proiezione. Dunque dicevamo il 3D. Beh è spettacolare. Cos’altro aggiungere? Fa la sua porca figura. Ha raggiunto la sua piena maturità e i tecnici Dreamworks ormai sanno come usarlo al suo meglio. Piace, affascina: è proprio un bel vedere. Anzi, vi dirò di più. Partecipando a questa proiezione ho scoperto un sacco di cose che non sapevo su questa tecnologia. Mi sono un po’ acculturato, se così si può dire. Dunque grazie anche a e alla sua sulle tecniche di ripresa e di proiezione in tre dimensioni.

Mi spiace per la Universal (che distribuisce): come titolo “Dragon Trainer” è certamente meglio di “How to Train Your Dragon” ma ancora non mi convince. Forse questa volta avrebbero fatto meglio ad usare delle parole italiane.

La scheda di , quella di e quella di .


25
mar 10

Un (finto) trailer cinematografico per un gelato

Questa volta l’Algida (la Unilever) ha fatto le cose in grande. Ha ingaggiato Bryan Singer come regista (quello de “I Soliti Sospetti” e “X-Men”) e addirittura Benicio del Toro per girare lo spot per il lancio di un nuovo gelato per la linea Magnum. Stiamo parlando del “Magnum Gold”. Sono sicuro che nelle prossime settimane ne sentiremo parlare molto – se non altro perché saremo bombardati da una grossa campagna promozionale. C’è da scommetterci.
Mi dicono che si tratta di un’anteprima mondiale. http://5x5m.com/lp/10199/il_nuovo.html“>Lo spot è sostanzialmente un trailer sullo stile di quelli che si girano per le pellicole in uscita. La protagonista femminile è Caroline De Souza Correa (forse l’avete già vista in “Fast and Furious”). Il film sembra una specie di spy-movie, quasi un mash-up tra “Mission impossible”, “Il sarto di panama”, “Mr. & Mrs Smith” e cose simili. Dura 2 minuti e 42 secondi. Lo vedete embeddato qui sopra. Ne ha parlato anche Perez Hilton.
Ora mi chiedo: questo spot lo trasmetteranno anche in televisione? Ma soprattutto: questa campagna sarà identica anche sul territorio americano, dove invece Benicio Del Toro ha una sua rispettabilita? Perché sappiamo benissimo che le grandi star di Hollywood non girano pubbliclità sul territorio USA, non si “svendono” ai brand – diciamo così – ma per far cassa (grande cassa) vanno all’estero. Soprattutto in Europa e in Giappone. Ricordate il film “Lost in traslation” e la pubblicità del whiskey girata da Bill Murray?

Disclaimer: la segnalazione e la richiesta di pubblicazione di questo video mi è arrivata da Digital PR Roma, tramite Vincenzo Cosenza. Spero che adesso arrivi qualche steccogelato a babbo morto. :D


12
ott 09

Parnassus – L'uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

(The Imaginarium of Doctor Parnassus)

di Terry Gilliam (USA, 2009)
con Heath Ledger, Christopher Plummer, Tom Waits,
Lily Cole, Verne Troyer, Andrew Garfield,
Jude Law, Colin Farrell, Johnny Depp,
Paloma Faith, Michael Eklund, Peter Stormare

Magnifico film. Un fantasy come se ne vedono pochi in giro – e ve lo dice uno che non adora i film fantasy. Dunque il mio apprezzamento dovrebbe valere doppio. (guarda qui il trailer ufficiale italiano in HD)
Ecco: immaginate di mixare due film come “Il tagliaerbe” e “Essere John Malkovich” e lasciare che sia Tim Burton a dirigere tutto quanto. Forse questo esempio ancora non rende bene l’idea, poiché “Parnassus” non ha tinte così fosche come le pellicole di Burton, ma ci si avvicina molto.
Le motivazioni principali per cui suggerirei a tutti di guardare questo film sono sostanzialmente tre: l’originalità della storia, la bravura del regista nel dirigere la narrazione, il fascino degli effetti speciali e la bravura degli attori. Provate a leggere il cast e ditemi se non siamo di fronte ad un parterre di prim’ordine. In fin dei conti tutti parleranno (legittimamente) della bravura del defunto Ledger – a cui la pellicola è dedicata. Questo è stato l’ultimo film in cui ha recitato e bla bla bla… ma fidatevi se vi dico che anche gli altri attori non sfigurano affatto. Per dire: Johnny Depp sta sulla scena meno di 10 minuti ma gli bastano due o tre sguardi in direzione di uno specchio per farti alzare in piedi a battere le mani entusiasta.
Colin Farrell è più misurato del solito. Non stra-recita, sta al posto suo. Non gigioneggia. A questo punto bisogna apprezzarlo per il solo fatto di essere riuscito, in questo caso, a irrigimentarsi. Bravo.
Jude Law torna nei panni del belloccio che piace alle donne, anche a quelle anzianotte. Un ruolo che ha già interpretato in “Alfie” e in “A.I. – Intelligenza artificiale” Ormai è una garanzia.
Christopher Plummer è un attore più che navigato. Monumento al cinema moderno. Qui lo vediamo nei panni di un santone che, sebbene appaia saggio, riesce anche ad essere irrascibile, avventato e smanioso di scommettere con la sorte.
Tom Waits è pressoché perfetto per la parte del diavolo. Non potevano scegliere di meglio. Un satanasso beffardo, molto pieno di sè, fighetto e un po’ gagà. Se ne va in giro con una mise da elegantone, fumando una sigaretta con il bocchino. I suoi baffetti, disegnati col carbone sul labbro superiore, sono buffissimi.

Lily Cole interpreta il perno del racconto. Brava ad recitare la parte di “bambolina-peperina”. Dà un tocco di fascino giovane, fresco ma anche d’antan. Bella di una bellezza enigmatica. Qualcuno di voi la ricorderà senz’altro per aver recitato anni fa in uno scandaloso spot della Playstation Sony in cui appariva come una specie di aliena dalla testa molto larga e dagli occhi estremamente distanti (l’uno dall’altro). Attenzione a fare sogni impuri su di lei: nella vita reale è maggiorenne. Nel film non lo è.
A Verne Troyer hanno riservato la vena buffa del film. Si diverte a scherzare con la sua condizione di nano da circo. Il suo ruolo è un po’ quello di fare da coscienza al santone.
Andrew Garfield è giovane ma promette bene. Il suo ruolo è quello dell’attore girovago, segretamente innamorato della giovane figlia del santone (ma neanche tanto segretamente). Dov’è che l’ho già visto? Ah, sì: in “Leoni per agnelli”.
Peter Stormare appare per pochi attimi come Presidente dell’Universo: un burocrate paraplegico tutt’altro che funzionale alla storia. Irrilevante.
Non voglio svelarvi molto poiché la storia è tutta da scoprire. Il piacere di questo film sta, appunto, nel lasciarsi sorprendere dall’evoluzione del racconto. Vi riporto perciò solo i primi 2 minuti del film.
Una piccola compagnia di attori squattrinati gira l’Inghilterra con un piccolo caravan/teatro, mettendo in scena uno spettacolino simil-circense in cui una specie di giovane Mercurio introduce una ninfetta ballerina, un nano e un santone orientale in grado di leggere nel pensiero. Siamo a Londra. Quando il maestro di cerimonie invita una persona dello sparuto pubblico a salire sul palco, per prendere parte allo spettacolo e farsi leggere nella mente, qualcosa inizia ad andare storto.
Per una volta ascoltatemi: andate al cinema e lasciatevi trasportare dalla magia di questa fiaba. Dopo mi ringrazierete.
Il film arriverà nelle sale italiane il 23 ottbre 2009. Distribuisce MovieMax.

Nota: Heath Ledger è morto nel gennaio 2008, durante la lavorazione di questo film. Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell, ossia i tre attori che sono stati chiamati a completare le riprese hanno devoluto i loro compensi a Matilda, la figlia di Ledger.

Nota personale: ho visto questo film in anteprima alla Casa del Cinema di Roma lo scorso giovedì (8 ottobre). A questa proiezione organizzata da Ford Italia sono stato invitato dai ragazzi di Digital P.R. Roma, i quali comunque non mi hanno chiesto di scrivere questa recensione.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


24
apr 09

State of Play

State of Play

State of Play

di Kevin McDonald (Usa, 2009)
con Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren,
Rachel McAdams, Jeff Daniels, Robin Wright Penn,
Jason Bateman, Katy Mixon, Maria Thayer, David Harbour, Rob Benedict,
Josh Mostel, Harry J. Lennix, Michael Weston, Viola Davis

Thriller diretto dal valido regista di “L’ultimo re di Scozia” e ambientato tra le scrivanie di una redazione giornalistica – il fittizio Washington Globe.
Mentre indaga su di un banale omicidio, Cal McAffrey, un burbero giornalista della vecchia scuola s’imbatte in una storiaccia ad alto rischio, che vede coinvolti una super agenzia di sicurezza privata con funzioni paramilitari e un deputato del Congresso, finito sotto i riflettori per una liaison con la propria assistente (morta suicida in metropolitana). La combattiva direttrice del giornale, pur scettica, si convince a seguire il torbido caso e a mettere al fianco del navigato giornalista una giovane blogger che solitamente si occupa di frivolezze. I segugi del Globe si mettono presto sulla pista giusta ma arrivano anche a rischiare la propria vita. A complicare le cose ci si mettono anche i rapporti d’amicizia tra il protagonista e il deputato e una storia di sesso tra lo stesso giornalista e la moglie del deputato.
Sullo sfondo c’è l’eterno dilemma tra diritto di cronaca e dovere di giustizia. Fino a che punto un giornalista è garantito nel tenere coperte le proprie fonti e fino a che punto a condividere il materiale reperito con le forze dell’ordine che indagano parallelamante sulla vicenda?
Giudizio complessivo sulla pellicola: non male. La storia è avvincente e sorprende nel finale. Nonostante si possano riscontrare diversi topos già visti e rivisti nello sviluppo della narrazione di pellicole del genere – vedi ad esempio le schermaglie tra i due protagonisti nelle prime battute del film che finiscono per trasformarsi in un rapporto di grande stima e amicizia.
The Rebound video

Due parole sugli attori.
Russell Crowe ne esce a testa alta. Questi ruoli da ‘eroe imperfetto’ gli riescono molto bene. Lo vediamo grasso, trasandato, pasticcione, ma molto professionale: un giornalista da strada che si aggira nei meandri della città alla ricerca di storie, di fonti, di informazioni utili al proprio mestiere. Moralmente non proprio impeccabile, essendo sempre combattuto tra i suoi valori e il desiderio di arrivare prima sulla notizia, ma rispettabile. Voto: 8
Rachel McAdams nei panni della giovane blogger Della Frye è davvero caruccia. Magari sarà il trucco, non so. Comunque (mi) piace. La ricordavate voi in “My Name is Tanino”? Io no. Comunque sia è molto credibile nella parte della giornalista d’inchiesta alle prime armi, della ragazza che ha voglia di emergere, di fare un buon lavoro, ma che mostra tutta l’insicurezza di chi non ha alle spalle una certa esperienza ‘con il taccuino in mano’. In questo senso, la critica ai blogger, attraverso la sua figura, poteva essere molto più inclemente, invece fortunatamente si è limitata ad un leggero sbeffeggiamento nelle prime battute, per poi scomparire, lasciando il posto all’impegno del personaggio di Della. Voto: 8.
Helen Mirren fa la tosta. Una direttrice di esperienza e combattiva. Una che riesce a non farsi mettere i piedi in testa (completamente) dalla nuova proprietà editoriale e che, allo stesso tempo, è in grado di dare fiducia ai suoi redattori, ricavandone un grande rispetto. Voto: 7.
Ben Affleck interpreta il giovane deputato Stephen Collins. Una persona ambiziosa che vuole far carriera nel mondo della politica, che vuole mettere alle strette i reponsabili di una cattiva gestione della cosa pubblica, ma che, a causa della propria fragilità e di una vita privata un po’ allegra, finisce per trovarsi dalla parte del torto. Quando la relazione clandestina con la sua assistente viene alla luce, la stampa ne approfitta per metterlo sotto torchio, cavalcando un onda schifosamente moralistica. Voto: 8.
Robin Wright Penn non l’ho mai sopportata. Chissà perché?! Qui però bisogna ammettere che riesce a dare benissimo il senso di una donna tradita che, per il bene della carriera di suo marito, accetta la pubblica gogna e si schiera al suo fianco. Insomma un po’ quello che fece Hillary Rodham Clinton quando suo maritò dovette ammettere la storia di sesso con Monica Lewinsky. In alcuni spettatori il suo personaggio suscita sentimenti di solidarietà ma, a pensarci bene, ti verrebbe da chiederle: “Ma perché? Chi te lo ha fatto fare?” La ragion di Stato viene prima dei sentimenti, prima del rispetto, prima della dignità personale? Sono fortemente dubbioso a riguardo. Voto all’attrice: 8
Jeff Daniels ha poche scene. Non più di due o tre. Lo vediamo grasso come non mai. Altissimo, possente e pallido. Rappresenta un importante capogruppo del Congresso, la figura che trama alle spalle del deputato Stephen Collins. Voto: 7.
Jason Bateman lo abbiamo visto in abiti surreali nella serie tv “Ti presento i miei… (Arrested Development)”. Qui torna prestando la sua faccia ad un laido e corrotto responsabile PR. Voto: 8.
Colonna sonora: non pervenuta. Ossia non ci ho fatto caso più di tanto.
Alcuni blogger che erano con me in sala mi hanno fatto notare una caratteristica tecnica per fini osservatori: le camere usate per la ripresa erano due differenti. Una digitale per le riprese del dibattimento nell’aula del Congresso, l’altra analogica per riprendere tutto il resto.
Questo film arriverà nelle sale cinematografiche italiane venerdì prossimo, 30 Aprile.

Un grazie particolare ai ragazzi di Digital PR Roma (Vincos e Donato “Markingegno”) per avermi invitato a questa anteprima per i blogger. Una proiezione in lingua originale sottotitolata in italiano.

Il sito ufficiale (in inglese). Qui il trailer.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
apr 09

Mostri contro Alieni

Mostri contro Alieni

Mostri contro Alieni
(Monsters vs. Aliens)

Death Proof (from Grindhouse) release

di Rob Letterman e Conrad Vernon (Usa, 2009)

Ieri sera ho avuto la fortuna di poter vedere questo film in anteprima presso la saletta privata della Universal, qui a Roma, e devo dire che sinceramente ne è valsa la pena. Ma tanto.
Innanzitutto per una scoperta stravolgente: il cinema in 3D funziona davvero. La sensazione che gli oggetti emergano dallo schermo è realistica. Anzi quasi iper-realistica. Non ci avevo mai creduto. Per 30 lunghi anni. In passato ho anche indossato un paio di volte quei buffi occhialini con le lenti fatte di pellicole verdi e rosse ma non ci avevo mai visto nulla di diverso attraverso. Stasera no. Stasera è stato diverso. I rigidi occhiali di plastica nera che ci hanno fatto indossare erano davvero magici – o quasi. Insomma attraverso di essi ci vedevi le cose animarsi e arrivare ad un palmo dal tuo naso. Sensazione originale, strana, emozionante, buffa, a tratti gioiosa.
Altro merito di “Mostri contro Alieni” è quello di avere una grafica che ormai non ha più nulla da invidiare agli storici competitor della Pixar. La DreamWorks può finalmente scrollarsi di dosso ogni residuo di complesso d’inferiorità – se mai ne abbia avuto uno e procedere fiera per il suo cammino nel mondo dell’animazione. Il punto di pareggio è stato finalmente raggiunto. E questo ve lo dice uno che stravede per la Pixar.
Terzo elemento positivo per questa pellicola è la componente ironia. “Mostri contro Alieni” fa sorridere in diverse occasioni. In sala ho sentito un sacco di spettatori ridere di gusto anche per cose molto semplici. E mi ha fatto piacere. I personaggi sono stati caratterizzati benissimo. A partire da B.O.B, il buffo mostro monocolo fatto di gelatina blu. E’ così stralunato e buffo che dopo un paio di scene ti ha già conquistato. Tutto il cast comunque piacerà a grandi e piccini. Anche la protagonista, Susan: una ragazza all’incirca ventenne, carina, solare, brillante e molto decisa. Tutto il contrario del suo fidanzato: un lettore di notizie sul meteo vanesio e conformista, tutto concentrato sulla propria carriera televisiva.
Buffi anche i quattro compagni di viaggio di Susan. Oltre a B.O.B. ci sono anche: Dottor Professor Scarafaggio, una specie di cimice che svolge il ruolo dello scienziato pazzo, Anello Mancante, un essere anfibio che si comporta da vitellone (forzuto e seduttore) e Insectosaurus, un baco da seta mastodontico.
Il generale Monger, colui il quale coordina le operazioni di guerra, viene rappresentato come un duro, anziano, rigido, ligio al dovere, un po’ ottuso ma non è lui il cattivone della situazione.
Il ruolo dell’antagonista è stato riservato all’alieno: Galaxhar. Una specie di polpo viola dai 4 occhi. Piccolo e maligno, dotato di alcuni agili tentacoli, si sposta nell’astronave grazie ad uno scooter.

Discorso a parte va fatto per il Presidente degli Stati Uniti: si tratta praticamente di un co-protagonista. Non è affatto un ruolo secondario. A lui sono dedicate diverse scene in cui lo vediamo molto naive, intraprendente, ma anche maldestro, sbadato, quasi idiota e pieno di sé. Anch’egli buffissimo.
Da apprezzare anche le diverse citazioni da film di culto come “La mosca”, “Beverly Hills Cop”, “Great Balls of Fire” (si veda anche l’accounciatura del Presidente, la montatura dei suoi occhiali e la performance alla tastiera davanti all’astronave aliena).
Dulcis in fundo: la colonna sonora, composta da alcuni pezzi molto carini tra cui “Axel Foley Theme” e un brano molto simile e “Peter Gunn’s Theme” – suonato durante i titoli di coda.
Della trama non vi dico nulla. Non la svelo perché – giuro – sarà un vero piacere scoprirla pian piano. Non è qualcosa di originalissimo ma funziona molto bene. I bimbi sorridono e gli adulti non si annoiano. Anche perché questa pellicola, in diversi frangenti, presenta delle chiavi di lettura tutt’altro che per giovani.
Nota 1. Questo post valga come ringraziamento pubblico per chi mi ha permesso di accedere all’esclusiva anteprima 3D.
Nota 2. Altre impressioni – le prime – su questa pellicole le trovate scritte in questo post.

La scheda di IMDb.com, di Cinematografo.it e di MyMovies.it.