Posts Tagged: Anna Kendrick


25
gen 11

Scott Pilgrim vs. the World

Scott Pilgrim vs. the World

di Edgar Write (Canada, USA, 2010)
con Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead,
Alison Pill, Ellen Wong, Mark Webber, Jason Schwartzman,
Kieran Culkin, Brie Larson, Aubrey Plaza, Anna Kendrick,
Ben Lewis, Ingrid Haas, Kristina Pesic, Kerr Hewitt, Satya Bhabha,
Brandon Routh, Abigail Chu, Mae Whitman, Chris Evans

Questo è decisamente il film più bello dell’anno (scorso). Non vi sta bene “bello”? Allora diciamo il più simpatico. A me è piaciuto un sacco. A dirigerlo c’è quel genialoide di Edgar Wright. Sì, lo stesso che ha si è occupato della regia di “Hot Fuzz” e “Shawn of the Dead” (due produzioni inglesi in cui recitava la coppia Simom Pegg/Nick Frost).
Tratta dalla omonima graphic novel (dal fumetto) di Bryan Lee O’Malley, questa pellicola racconta di Scott Pilgrim – un ragazzetto venticinquenne che suona in una rockband emergente – e della sua travagliata vita sentimentale.
Dopo un anno di tribolazioni, dovute al fatto di essere stato mollato dalla ex storica, Scott decide di mettersi con una diciasettene, una ragazzina del liceo di origini asiatiche, tale Knives Chau. Tutti pensano che sia una scelta sbagliata, un legame improbabile, un ripiego amoroso dovuto alle sofferenze patite. E difatti così è. Non appena s’imbatte in Ramona Flowers, Scott perde letteralmente la testa. Ramona è una tipa estremamente carina e originale, direi quasi bizzarra: va in giro in short, capelli corti e coloratissimi (peraltro con un taglio che sembra essere stato realizzato da un parrucchiere cieco) e un paio di lenti da saldatore sulla testa. Sembra una di quelle eroine dei fumetti steampunk. Ma comunque resta il fatto che è bellissima – c’è da dire che il viso di Mary Elizabeth Winstead è estremamente dolce. Non per niente Scott s’innamora immediatamente, sin da quando la vede in biblioteca per la prima volta. La storia tra i due non ci mette molto a decollare. I due fanno subito amicizia, escono insieme per la prima volta (the essential first date) e iniziano a frequentarsi. La fidanzatina diciassettenne non è un grosso problema: Scott ci mette poco a scaricarla – anche in maniera brutta, a dire il vero. Il problema vero sono gli ex di Ramona. Innanzitutto perché non son pochi (7) e poi perché (non si capisce per quale motivo) Scott è tenuto a batterli. O meglio il nostro eroe dovrà affrontare e sconfiggere – leggi: eliminare fisicamente – tutti i sette precedenti love-interest della sua nuova ragazza. La cosa buffa è che – sebbene metaforicamente questo significhi che Scott debba mostrarsi migliore degli altri ex – in realtà gli scontri con questi avversari avvengono come se si trattasse di un videogame del tipo “picchiaduro”. Avete presente i match di Street Fighter? Beh, qualcosa di molto simile. Uno spasso!
Ma fate attenzione: questo non è l’unico elemento “fumettoso” del film. Spesso alcuni tratti grafici intervengono a sottolineare l’origine “comics” dell’opera. Inoltre il tempo è molto dilatato e ridimensionato allo stesso tempo: chi guarda infatti ha difficoltà a capire se si tratta di giorno o di notte, se sono passati due o tre giorni o se l’azione si svolge sempre nella stessa giornata. Non solo: quando le band suonano sullo schermo appaiono quei segni grafici tipici dei fumetti che servono ad indicare che viene prodotto del rumore. E così via.
Il montaggio è molto rapido, non c’è da annoiarsi. Anche se l’elemento più interessante – a mio avviso. rimangono i dialoghi. “Scott Pilgrim vs. the World”. Fidatevi. Ma non mi è piaciuto solo per questo. Va apprezzato perché racconta con una grossa dose di ironia un po’ quello che accade in tutti i gruppi di ragazzi, in tutte le comitive, in tutte le città, in tutte le band emergenti. Lo fa senza retorica, senza melodrammi, senza essere melenso. Racconta, diverte, stupisce e basta. Pensato per un pubblico tra i 15 e i 35 anni (al massimo), andrebbe visto per ritrovare un po’ di se stessi, per identificarsi e riderne su.
I film in cui recita Michael Cera iniziano a piacermi tutti. Non so perché. Sarà perché è buffo, imbranato, fuori dall’ordinario. Ha una faccia da schiaffi che ispira troppa simpatia. Quell’aria stralunata dello sfigatello che non sarebbe in grado di far male ad una mosca è un marchio di fabbrica che funziona.
Di Mary Elizabeth Winstead ho già detto ma permettemi di aggiungere che, pur essendo molto giovane, recita già benissimo. Per tutto il film tiene un’espressione favolosa, a metà strada tra lo schifato e lo strafottente, tra il menefreghismo e l’insolenza. Davvero spettacolare.
Anna Kendrick è caruccia. La ricordate nel film “Up in the air”? Lì faceva la giovane manager rampante, qui invece le hanno dato la parte della cinica sorella di Scott. Cinica e babbea – a dire il vero – tanto svampita da non accorgersi che il suo ragazzo è omosessuale.
Ellen Wong non ha 17 anni (ne ha 25) ma nei panni della liceale stupidotta, che affronta ogni novità con eccessivo entusiasmo, ci sa stare benissimo.
Alison Pill è buffissima, sia per le espressioni che fa, che per come l’hanno acconciata: il taglio di capelli e la forma squadrata del viso la fanno sembrare davvero un personaggio da cartoon. In questo film interpreta la batterista della band di Scott, nonché sua ex fiamma dei tempi del liceo.
Kieran Culkin è identico a suo fratello Macaulay. Incredile quanto si somiglino. Per tutta la durata del film mi sono chiesto: “Ma dove l’avrò già visto questo”? Qui interpreta il coinquilino del protagonista: un gay insolente che condivide il letto con Scott e con decine di ragazzi che si porta a casa ogni sera (a volte più di uno per volta).
Mark Webber bravino ma non è dei migliori in questo caso. Suo il ruolo del chitarrista della band di Scott.
La bellissima Kristina Pesic interpreta l’ex storica di Scott. Una bionda molto affascinante e piena di grinta che fa da leader ad una rockband di grande successo tra i giovani.
Jason Schwartzman ha soli 30 anni ed è forse il più vecchio della pellicola. Anzi, sicuramente lo è. Interpreta Gideon Graves, uno degli ex ragazzi di Ramona, noto produttore discografico di indie band. Uno sbruffone che si diverte ad irridere e a coprire di sarcasmo il protagonista, nonostante gli abbia portato via la ragazza. Molto godibile. A forza di guardare puntate di “Bored to Death” mi sa che ho iniziato ad adorare questo attore.
Aubrey Plaza l’ho confusa con la Winstead. Pensavo che quest’ultima avesse due ruoli diversi. Vai a capire perché mi sembravano la stessa persona.
Johnny Simmons è tenerissimo: recita il ruolo del più giovane componente della band di Scott. Non si capisce che ruolo abbia nel gruppo, sinché lo stesso Scott non è costretto ad abbandonare la formazione.
Chris Evans si è aggiudicato (giustamente) la parte dell’attore di film d’azione (ex-skateboarder) tutto muscoli e niente cervello. Uno dei 7 ex di ramona, quello che bazzica nel mondo del cinema.
Un ultima cosa. Lasciatemi dire che secondo me tutti (gli attori, il regista, i tecnici) si sono divertiti un casino a girare questo film. Si vede lontano un miglio.
Voto globale: 9. Spero sinceramente che si producano molti più film come questo, che si osi maggiormente, che si sperimenti senza remore come in questo caso.

Guarda il trailer.
Nota: anche la locandina americana è molto carina.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


30
gen 10

Tra le nuvole

Tra le nuvole

di Jason Reitman

(Usa, 2009)
con George Clooney, Vera Farmiga,
Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride,
Melanie Lynskey, Amy Morton, Sam Elliott, J. K. Simmons,
Zach Galifianakis, Chris Lowell, Adam Rose, James Anthony,
Dave Engfer, Steve Eastin, Marvin Young, Lucas MacFadden

Una pellicola a metà strada tra il genere drammatico e alcune brillanti trovate da commedia. Di fondo c’è un dramma ma in alcuni frangenti si sorride abbondantemente.
Voto complessivo: 7 e mezzo.
Una garanzia: il regista è lo stesso di altri 2 film che mi sono molto piaciuti: “Juno” e “Thank You For Smoking”.
“Tra le nuvole” racconta di Ryan Bingham, un tagliatore di teste tra i 40 e 50 anni, un uomo di bell’aspetto, un manager che si direbbe di successo, uno che per mestiere licenzia il personale di grandi società. Avete capito bene: licenziamenti in outsourcing. Non è un’invenzione del film, ne esistono davvero. Il dramma di Ryan è che non ha una vita. O meglio la sua vita è viaggiare. Passata gran parte del suo tempo su voli interstatali. Gira in lungo e in largo il territorio degli Stati Uniti per lavoro. A casa ci sta pochissimi giorni e, ovviamente, non ha alcun legame sentimentale. Poi un giorno, per caso, nella hall di un albergo incontra Alex, una bella donna che ha il suo identico tenore di vita. Immediatamente scatta il colpo di fulmine. I due prima si raccontano con divertito cinismo le idiosincrasie delle loro originali vite e subito dopo vanno dritti al sodo: fanno sesso. Un sesso sano, schietto e fine a se stesso, privo di alcun legame sentimentale. Almeno questo è quello che sembra in un primo momento.
Durante gli stessi giorni Ryan deve anche affrontare un problema professionale: la sua azienda ha intenzione di richiamare tutti gli agenti sparsi in giro per il territorio e farli lavorare dalla sede principale attraverso un software di videoconfereza 1-to-1. L’ideatrice del progetto è Natalie Keener, una giovane laureata da pochissimo, molto ambiziosa e antipatica, una ragazzina alquanto presuntuosa che, però, viene sgamata ben presto da Ryan. La novellina non ha mai licenziato nessuno, né ha la pellaccia dura abbastanza per farlo sul serio, di persona, face-to-face. Il risultato di questo exploit è che il grande capo decide di mandare in giro anche lei tagliare teste, affiancandole l’esperto Ryan come guida/istruttore.
Il problema di Ryan a questo punto, consiste non tanto (e non solo) nel doversi scarrozzarsi in giro la “signorina so tutto io”, quanto piuttosto nel dover rinunciare a quella vita solitaria da girovago senza casa, senza meta e senza metà. Uno stile di vita che, comunque, ormai a lui piace. Ma piace sul serio. Non potrebbe viverne senza. Questa è proprio la sua filosofia di vita, qualcosa che ha abbracciato a tal punto da arrivare ad insegnarlo nelle conferenze motivazionali che tiene – facendo buffamente uso di uno zainetto come simulacro per le metafore esplicative. Tornare a casa, a Omaha nel triste Nebraska, per Ryan sarebbe quindi un duro colpo da mandare giù, poiché lo costringerebbe a ripensare a tutta la sua vita, a tutte le sue teorie.
La recitazione di George Clooney è fuori da qualsiasi discussione. L’attore ha la faccia e l’età giusta per il ruolo – una volta si sarebbe detto il “phisique du role”. Siamo in presenza di un aplomb perfetto per interpretare un uomo rassegnato a vivere da nomade, passando da aeroporto ad aeroporto senza colpo ferire, uno che ha scavallato la condizione svantaggiosa della irrecuperabile solitudine, finendo per adagiarsi dentro di essa e farla diventare addirittura un plus, uno status che finge di condividere, di avallare e  di aver adottato come stile di vita con cognizione di causa. Credo che, in fondo, il senso del film sia tutto qui.
Vera Farmiga è una donna piena di classe. Certo, qui il trucco, l’acconciatura e gli abiti la aiutano molto, ma diciamo che sotto c’era già una bella donna. Una che non mi farebbe perdere la testa ma – devo ammettere – decisamente fascinosa. Nei panni della donna in carriera si trova perfettamente a suo agio. Vi invito a notare il modo in cui lancia delle occhiate silenziose, in cui muove le mani o in cui cammina. Dettagli studiatissimi che appaiono estremamente naturali e, perciò, riuscitissimi. D’ora in poi, vedrete, ad Hollywood la chiameranno per qualsiasi grande produzione che preveda il ruolo di una signora di classe. Bravissima.
Anna Kendrik fa la gnappetta rampante, Natalie, la giovane neolaureata che non vede l’ora di divorare il mondo con la propria supponenza. Una che crede di aver capito tutto degli affari e della vita, che è seduta tranquilla nelle proprie convinzioni borghesi da “American Dream” ma che cade come un castello di carta al primo importante sgambetto. Fare la piagnona è nelle sue corde ma bisogna dire che recita decisamente bene anche in tutte le altre situazioni della pellicola- Peccato per quelle odiose sopracciglia, troncate sull’arco dell’orbita oculare. Trucco e parrucco: da rivedere.
Jason Bateman è il simpaticone di sempre, anche se il suo non è un ruolo propriamente leggero. Gli abiti del supermanager gli scendono benissimo. Ormai può recitare un ampia gamma di ruoli: buon per lui, di certo in futuro il lavoro non gli mancherà.
Una citazione di merito anche per J. K. Simmons che intrepreta uno dei poveracci (di mezza età) che viene licenziato dai tagliatori di teste. Lo ricordate nella saga di film di Spiderman? Lì interpretava il buffo e scorbutico direttore del giornale per cui lavora Peter Parker (Daily Bugle), qui invece tiene benissimo un primo piano alquanto drammatico, successivo alla notizia del licenziamento. Bravo mestierante.

Sam Elliott è sempre più buffo con qui baffoni. Ricordate l’uomo seduto al bar nelle prime scene de “Il grande Lebowski”? Beh, qui interpreta un bonario pilota di jet e riesce a strappare alcuni sorrisi sornioni.

Nota musicale: durante una festa aziendale a cui partecipano di straforo i protagonisti si può ascoltare il pezzo “O. P. P.” dei Naughty by Nature e “Bust A Move”, interpretata dal vivo, sul palco, da Young Mc in persona.

Ah, il sottotitolo “La storia di un uomo pronto a prendere il volo” lo trovo decisamente fuorviante.
La locandina, senza quell’enorme cartello nero, sarebbe potuta essere carina.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.