Posts Tagged: amicizia


18
mag 10

C'eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati

di Ettore Scola (Italia, 1974)
con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli,
Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, (Sora) Lella Fabrizi,

Marcella Michelangeli, Amedeo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Luciano Bonanni,

Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Isa Barzizza, Vittorio De Sica

Film a metà strada tra il dramma e la commedia, pietra miliare della cinematografia italiana. Uno dei capolavori di Ettore Scola che qui, oltre che la regia, firma anche la sceneggiatura con Age e Scarpelli.
La storia è quella di tre ragazzi poco più che ventenni – Antonio, Gianni e Nicola – che si conoscono durante gli anni della resistenza, mentre fanno i partigiani in montagna, e finiscono per diventare amici per la pelle a causa della condivisione di esperienze drammatiche. A guerra finita ognuno torna alle sue attività: Antonio a Roma a svolgere il servizio di paramedico all’Ospedale San Camillo, Gianni a Pavia a completare gli studi di Giurisprudenza e Nicola a Nocera Inferiore (Campania). Questi ragazzi/uomini sono ferventi sostenitori del PCI (Partito Comunista Italiano) ma, tutto sommato, non trovano grosse difficoltà ad ambientarsi negli anni in cui si costituisce la Repubblica Italiana e la Democrazia Cristiana prende in mano le redini del potere.
Qualche anno dopo i tre amici dopo si ritrovano a Roma. Gianni è tornato nella capitale per fare attività di praticantato in uno studio legale, mentre Nicola fugge dal suo paese, lasciando moglie e figlio, a causa di alcuni dissidi ideologici con il preside e con altri professori della scuola in cui insegna. Nel frattempo Antonio conosce una ragazza bellissima di nome Luciana e se ne innamora. La storia sembra funzionare ma questa, alla sola vista di Gianni, perde la testa e inizia una relazione anche con lui. La situazione si chiarisce molto presto ma Antonio ovviamente ne soffre molto. L’amicizia con Gianni sembra definitivamente compromessa.
Quando quest’ultimo, però, inizia a lavorare per Romolo Catenacci, un vecchio imprenditore edile corrotto e affarista, e a frequentare sua figlia – tale Elide, la sua relazione con Luciana va in malora. I due infatti si lasciano in malo modo. Luciana tenta allora di ristabilire i rapporti con Antonio ma quando si vede rifiutata finisce prima per rifugiarsi tra le braccia di Nicola e poi per tentare il suicidio. Non appena rimessasi in piedi, l’unica soluzione per lei sarà allontanarsi da Roma.
Ma la storia non finisce qui perché la pellicola continua a raccontare le vicende dei tre amici che si incrociano ancora diverse volte negli anni a seguire. Lo spettatore segue le vite di Antonio, Gianni, Nicola e Luciana ancora per molto tempo – per più di un decennio. Sebbene questo film abbia più di 30 anni e sia stato visto da milioni di italiani, mi sembra corretto non svelare completamente la trama. Soprattutto il finale.
Cosa dire degli attori, se non che sono eccelsi? Danno il meglio, sia nelle scene comiche, che in quelle drammatiche.

Manfredi ancora una volta tira fuori la sua cultura di romano d.o.c., di popolano, di uomo della strada, di cittadino de Roma (sebbene fosse di origini ciociare) – e non solo per l’accento del suo personaggio. Il suo portantino è un pover’uomo come tanti che ancora crede in alcuni valori, nel rispetto della donna e nell’ideologia di un mondo ingiusto, duro, spietato con i più deboli ma in cui ancora vale la pena arrabattarsi per non perdere la diginità, con la speranza di avere domani un briciolo di felicità in più.
Gassman è eccelso nella parte del giovane idealista che pian piano perde per strada tutti i valori, vendendosi al dio del denaro e del potere. Il suo personaggio subisce il fascino del suocero, un uomo non solo ricco ma anche avido e soprattutto ignorante, che però, tutto sommato, sa riconoscere in lui la personalità del vincente. Incredibile come questo attore riesca ad esprimere così tanto fascino; forse gli veniva davvero naturale, forse doveva fingere pochissimo.

Stefano Satta Flores interpreta un po’ il “paglietta meridionale”, l’intellettuale cinefilo idealista. Il suo Nicola ha un tale pallino per il cinema che arriva ad anteporre i sogni alla famiglia. Lascia infatti la provincia campana per la grande capitale ma probabilmente è quello che meno riuscirà a realizzarsi nella vita.
Stefani Sandrelli fa la ragazza giovane, dolce, bella e frivola. Un tipino (inizialmente) privo di personalità che vive con la testa sulle nuvole quasi come immaginando di essere in un fotoromanzo. Questo suo particolare temperamento la porterà a cadere tra le braccia dei tre protagonisti, e quindi ad essere motivo di discordia tra loro. Notevole la sua evoluzione: da donnino fragile e piagnucoloso a donna coraggiosa e combattiva.
Altro grande exploit è quello del personaggio di Giovanna Ralli. La sua Elida appare inizialmente come giovane figlia viziata, ignorante e grassottella dell’imprenditore edile romano (un magistrale Aldo Fabrizi). Col tempo, anche grazie ai consigli, ai suggerimenti e agli insegnamenti di Gianni, diventerà una donna emancipata e colta. Putroppo, una lunga storia d’amore non corrisposto, la porterà a sacrificare la propria vita.

Piccolo cammeo per Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica – ognuno nella parte di se stesso. Il loro ruolo è quello di dare un quadro storico di riferimento alle vicende. Il periodo in cui si muovono i personaggi di questa pellicola, infatti, è l’Italia della Dolce vita e, allo stesso tempo, quella che si ferma il giovedì sera per guardare in tv “Lascia o raddoppia”.

Nota 1: le musiche sono del M° Armando Trovajoli.
Nota 2: questa pellicola è stata dedicata a Vittorio De Sica.

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La scheda di e quella di .


7
feb 10

Gli amici che cercano di venderti qualcosa

A proposito di blog, web 2.0 e socialcosi mi sento di condividere e ri-pubblicare quello che Gaspar Torriero ha scritto in questo post: «È bene ripetere ogni tanto che noi, che non abbiamo niente da vendere, non siamo qui per influenzare ma per esprimerci e per avere relazioni tra amici; e gli amici che cercano di venderti qualcosa sono quelli che perdi senza rimpianti».


13
nov 08

Il passato è una terra straniera

Il passato è una terra straniera

di Daniele Vicari (Italia, 2008)
con Elio Germano, Michele Riondino,
Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi,
Marco Baliani, Antonio Gerardi, Federico Pacifici,
Maria de la Salud Jurado, Romina Jr. Carrisi,
Dante Marmone, Mino Barbarese

Premessa: non ho letto il romanzo omonimo di Gianrico Carofiglio da cui questo film è stato tratto, per cui non aspettatevi paragoni con la pellicola.
Volendo riassumere un’unica opinione sull’intero film potrei dire che si tratta di un’occasione mancata. Per tre quarti la storia è avvincente, raccontata bene, riesce a suscitare vivo interesse nello spettatore ma poi sul finale tutto si sgonfia, perde ritmo, diventa ingiustificato. Peraltro l’uso di un flashback totale come artificio narrativo risulta un po’ abusato e nemmeno funziona alla perfezione, dal momento che non è perfettamente circolare. Ossia: se non ci fosse stato il codino di chiusura extra-flashback, sarebbe stato meglio.
Grazie ad una grande abilità nel barare, due ventenni baresi riescono a guadagnare un sacco di soldi, entrando nel giro dei tavoli di poker clandestino della città. Il primo, Giorgio, è un giovane di estrazione medio-borghese, studia giurisprudenza all’università, ha una ragazza e frequenta un giro di feste della Bari bene. L’altro, Francesco, è un tipetto molto particolare: anche se di estrazione popolare è ben inserito nello stesso giro di feste che frequenta Giorgio. Grazie al suo fascino riesce ad avere molto successo con le donne, inoltre è abilissimo nel maneggiare le carte.
I due si conoscono per caso, ad una festa. L’amicizia sboccia molto facilmente quando Giorgio scatena una rissa e prende le difese di Francesco, al fine di toglierlo da una brutta situazione. Pian piano i due inizieranno a frequentarsi molto assiduamente, Francesco inserirà Giorgio nei bassifondi della città, in un giro di poker clandestino, insegnandoli tutti i trucci del baro. La brillante coppia in pochi mesi riuscirà a spillare decine di migliaia di Euro a decine di ‘polli’ baresi della più varia estrazione sociale. Parteciperanno anche ad un torneo strutturato (del tipo di quelli che si vedono in tv) anche se completamente illegale. Qui Giorgio vincerà in finale contro Maria, un’affascinante donna sposata molto ricca e annoiata. Tra i due nascerà una grande passione – anch’essa clandestina – che si consumerà nella villa di lei con assidua frequenza.
Ed è a questo punto che il film, che sembrava avviato verso uno splendido climax, prende invece la china e si perde in una serie di passaggi insensati, non spiegati, raffazzonati, buttati lì solo per arrivare a mettere sullo schermo il cartello “Fine”.
I due amici partono per Barcellona, compiono cioè un lungo viaggio in auto per andare a comprare un panetto di 2 chili di cocaina da rivendere poi in città. E’ il loro sogno nel cassetto, il modo per svoltare, un modo apparentemente semplice per raggranellare un sacco di grana in poco tempo. Francesco pare deciso, Giorgio meno. Ma ormai l’influsso negativo del primo ha il sopravvento sulle ultime remore del secondo. Ormai Giorgio ha tirato fuori tutta la sua violenza repressa. Il momento più alto lo si è già visto qualche minuto prima quando Giorgio ha picchiato con foga animalesca un creditore, un misero avvocato di mezza età che aveva perso 3500 Euro al tavolo da gioco.
Durante il soggiorno a Barcellona conoscono Angelica, una barista molto carina, che li porta a fare un giro nella città spagnola del divertimento per antonomasia. Il mix di alcool, droghe e senso del potere è così forte ed improvviso che lo sballo dei due ragazzi ha una funesta conseguenza: in un raptus di eccitamento, infatti, arrivano a compiere violenza sulla ragazza.
A questo punto si scopre che Franscesco è un uomo con disturbi della sessualità e un violento, nonostante nel film nessun segnale avrebbe potuto farlo sospettare. Lo spettatore si trova di fronte a qualcosa di completamente inaspettato e del tutto privo di senso. Viene anche il sospetto che si voglia mettere in relazione l’appartenenza all’ambiente malavitoso con una certa tendenza alla violenza.
I due attori protagonisti recitano abbastanza bene anche se, tra i due, io ho preferito Michele Riondino, la sua è una faccia molto indicata per il ruolo che ha interpretato. Un volto furbetto, non bello ma piacente, che sprizza arguzia e paraculaggine – eccezion fatta per le ultime battute della pellicola dove viene invece truccato come un cadavere. Altra nota dolente: perché il personaggio violento viene sempre rappresentato come un pazzo, uno sconvolto, uno che ha perso l’anima, che è fuori di sè? Perché il violentatore, invece, non appare mai sullo schermo come un uomo che esercita un tipo di violenza lucida e consapevole?
Unico neo per Germano: perché non ha cercato di recitare in barese? A Bari tutti hanno l’accento della città, non importa se appartengono al più infimo dei bassifondi o se siano la crema della società cittadina. Con quell’italiano ‘plain’, senza quasi alcuna inflessione ha rischiato di apparire un po’ fasullo, o meglio irreale.
Chiara Caselli non piace. Sarà anche una brava attrice ma in questo caso, secondo me, si rivela una scelta sbagliata. Dovrebbe rappresentare una femme fatale, una superdonna matura ed allo stesso tempo estremamente affascinante. Non ci siamo. Secondo me non ci riesce. Comunque tanto di cappello a lei e a Germano per la lunga e concitata scena di sesso sul pavimento.
Bellina Maria de la Salud Jurado. Non una dea ma apprezzabile. Speriamo di vederla presto in altre pellicole.
Risate a scena aperta per le facce di Dante Marmone e di Mino Barbarese. In particolare per il ciuffo rockabilly del primo e per la frase con cui il secondo esce di scena “Ma vett a ffè vdaij da nu prevt spigghiàt!!! (Vai a farti vedere da un prete che ha abbandonato il sacerdozio, perché sei così fortunato che forse ti hanno fatto una fattura benevola)
Buona prova di recitazione anche per Valentina Lodovini, nei panni della giovane barista che per un pelo rischia di subire una violenza sessuale nelle buie viuzze baresi.
Mi ha fatto molto piacere vedere sul grande schermo Antonio Girardi, uno speaker radiofonico di Radio Kiss Kiss che nei primi anni ’90 ho avuto modo di apprezzare sulle frequenze di RadioNorba.
Romina Jr. Carrisi (la figlia di Al Bano) ha un ruolo piccolo ed incosistente ma non se la cava poi così male. La vediamo nei panni della ragazza di Giorgio, una tipetta insulsa e cicciottella tutta presa dai suoi amici della Bari bene e dai regali.
Un plauso a chi ha scelto le location. Praticamente perfette. Che l’azione fosse ambientata a Bari (o comunque nel barese) era chiaro. Chi in quei posti ci vive, guardando il film non ha alcuna sensazione di straniamento o irrealtà. Bravi davvero!
Nota: Daniele Vicari è il regista di “Velocità massima”, un film con protagonista Valerio Mastandrea di cui ho sentito parlare molto bene ma che non ho ancora avuto occasione di vedere.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.