Posts Tagged: Alan Rickman


2
set 11

Love actually – L’amore davvero

Love actually – L’amore davvero
(Love Actually)

di Richard Curtis (UK, 2003)
con Bill Nighy, Laura Linney, Kiera Knightley,
Colin Firth, Gregor Fisher, Liam Neeson, Hugh Grant,
Emma Thompson, Martine McCutcheon, Rowan Atkinsons, Jo Whiley,
Alan Rickman, Chiwetel Ejiofor, Nina Sosanya, Sienna Guillory,
Dan Fredenburgh, Rodrigo Santoro, Claudia Schiffer, Adam Godley,
Thomas Sangster, January Jones, Elisabeth Margoni, Elisha Cuthbert,
Ivana Milicevic, Billy Bob Thornton, Joanna Page, Martin Freeman,
Shannon Elizabeth, Denise Richards, Lulu Popplewell, Andrew Lincoln

Commedia romantica che non mi ha convinto del tutto. Troppo sdolcinata per il sottoscritto (tenete conto che è anche cronologicamente ambientata nelle 4 settimane che precedono Natale). Tutto va a gonfie vele, ogni linea narrativa giunge ad un happy ending; persino le storie che finiscono male tutto sommato possono essere catalogate tra i “lieto fine”.
Intendiamoci: il film è scritto benissimo: le trame sono perfettamente incastrate le une nelle altre ma è l’approccio ottimistico che stufa. Gli abbandoni, i tradimenti, le solitudini, le cattiverie e le malattie sembrano tutti piccoli indicenti di percorso, cose superabili con un sospirone profondo. Insomma, morale della favola: il tempo aggiusta tutto. La drammaticità degli eventi perde così consistenza e spessore davanti alla cinepresa di Curtis. E questo credo che sia un peccato.
La trama. SPOILER > Il Primo Ministro, appena insediatosi a 10 Downing Street, perde la testa per una delle giovani assistenti del suo staff. Un direttore editoriale di mezza età fa un costoso regalo ad una segretaria compiacente e finisce per perdere tutta la fiducia di sua moglie. Uno scrittore poco più che quarantenne si rifugia nella campagna francese per dimenticare la sua bellissima e giovanissima ragazza, che l’ha tradito con suo fratello minore; qui incontrerà una colf portoghese, altrettanto giovane ma non bellissima, di cui s’innamorerà perdutamente e a cui chiederà la mano. Un padre appena rimasto vedovo cerca di aiutare il figlio di sua moglie (un ragazzino di circa 8 anni) a conquistare una compagna di scuola (la più carina e talentuosa) che sta per trasferirsi negli USA. Una timidissima impiegata, dopo anni di silenzio, trova finalmente il coraggio di dichiarare il suo amore al collega più figo dell’ufficio ma, dovendosi occupare di suo fratello malato, non può permettersi di portare avanti la relazione. Un ragazzo rinuncia a confessare i suoi sentimenti per una ragazza che ha appena sposato il suo migliore amico perché ha a cuore il bene della coppia; e comunque, anche quando troverà il coraggio per farlo, le conseguenze del suo atto saranno del tutto innocue (così come lo erano le sue intenzioni). Un vecchio rocker ultrasessantenne riesce ad arrivare primo in classifica con un orrenda cover in chiave natalizia; a margine di questo exploit si rende conto, dopo tanti anni di frequentazione, che il suo manager è il suo migliore amico. Dopo aver fatto molte volte sesso per finta sul set di un film, in qualità di controfigure, due ragazzi decidono di uscire insieme e provare a frequentarsi nella vita reale.

Hugh Grant interpreta un giovane Primo Ministro inglese che prova ad essere irreprensibile ma non riesce a resistere al fascino di una borgatara dai dolci lineamenti (Martine McCutcheon). Questa volta Grant appare meno legnoso del solito. Quasi simpatico (a tratti). In una scena lo vediamo persino cantare e arrossire per l’imbarazzo.
Kiera Knightley è un po’ la fidanzatina d’Inghilterra. Qui interpreta Juliet, la biondina che tutti vorrebbero sposare, ossia la moglie di Peter (Chiwetel Ejiofor), nonché l’amore segreto di Mark (Andrew Lincoln).
Laura Linney è perfetta per vestire i panni dell’impiegatuccia timidissima; mi ha fatto tanta tenerezza.
Alan Rickman interpreta il suo capo. Avete presente il Professor Severus Snape di Harry Potter? È lui! Strano che qui appaia effemminatissimo (anche se il personaggio poi passa per un uomo di mezza età del tutto etero con tentazioni fedifraghe).
A Bill Nighy hanno assegnato il ruolo del vecchio rocker sboccato e cinico. Se lo si fissa con attenzione, sembra um mix mal riuscuto tra Mick Jagger e Keith Richards; quest’attore ha troppo “la faccia da buono” per un ruolo del genere e poi lo fanno sorridere spesso, gli manca proprio il ghigno beffardo e sardonico.
Liam Neeson interpreta il papà vedovo. Anche lui è molto sciolto. Lo vediamo sorridere spesso, si è calato benissimo nei panni del padre moderno e premuroso. Suo figlio lo interpreta il bravo Thomas Sangster.
Billy Bob Thornton impersona un Presidente degli Stati Uniti sulla cinquantina, molto magro e stronzo, oltre che erotomane.
Non ho mai nutrito grandi simpatie per Emma Thompson ma devo ammettere che qui mi ha stupito. Il ruolo della moglie tradita che con grande orgoglio soffre in silenzio, senza fare scene madri o piazzate, per il bene della famiglia tutta, le si adatta perfettamente.
Sienna Guillory fa la ex fidanzata di Colin Firth, che qui intepreta appunto l’autore tradito (perfettamente in parte quando si tratta di indossare maglioni di lana a maglia grossa e fare espressioni profondamente riflessive).
Joanna Page e Martin Freeman sono i due stunt porno.
Rowan Atkinsons ha solo un paio di scene-cammeo in cui fa il solito tizio goffo e molto buffo.
Piccoli cammeo anche per January Jones, Elisha Cuthbert, Shannon Elizabeth e Denise Richards (interpretano delle ragazze americane molto sexy e disinibite) e per Claudia Schiffer (nei panni della bionda mamma di un ragazzino che partecipa alla recita di Natale).

La colonna sonora è un misto di pop-rock molto ruffiano, perfetto per questo genere di pellicole mielose che puntano a un pubblico giovane ed eterogeneo in cerca di storie d’amore e buoni sentimenti. Al sottoscritto non è risultato gradito, ovviamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
mar 10

Alice in Wonderland

Alice in Wonderland

(Alice in Wonderland)

di Tim Burton (USA, 2010)
con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Mia Wasikowska
Anne Hathaway, Crispin Glover, Stephen Fry,
Michael Sheen, Matt Lucas, Paul Whitehouse, Tim Pigott-Smith,
Timothy Spall, Barbara Windsor, Alan Rickman

Non ho ancora un’opinione chiara su questa pellicola. L’ho vista domenica scorsa, al cinema Metropolitan (in lingua originale, sottotitolato in italiano), in compagnia di alcuni amici. Potrei sbilanciarmi e dire semplicemente che si tratta di una bella fiaba. Ma so che in parte mentirei. Non perché sia un brutto film ma perché ci sarebbero da aggiungere diverse altre cose, che al momento non riesco ad esprimere con le parole adeguate.
Vediamo di andare al punto.

Premessa 1. Del film mi sono perso gli ultimi 10 minuti circa. Mi sono addormentato. Non perché fosse uno spettacolo noioso ma perché ero stanco morto.

Premessa 2. Di “Alice nel paese delle meraviglie” ho un ricordo vago – di reminiscenze disneyane  più che altro – ma non ho mai letto il libro, per cui non so bene se quest’adattamento per il grande schemo sia più o meno fedele al racconto originale.
Premessa 3. Non sono un fan sfegatato di Tim Burton. Anzi odio gli ultrà. Ho apprezzato alcune sue opere come il meraviglioso “Batman” (primo episodio), la leggerezza de “La sposa cadavere”, l’ironia di “Mars Attacks” e “Beetlejuice” o l’originalità di “The Nightmare Before Christmas”. Però cose come “Big Fish”, ad esempio non l’ho mica capite granché – sebbene non fossero da buttare via. “Edward mani di forbice”? Mah, chissà, non so. Comunque non ricordo.
Punto 4. Questa pellicola dovrebbe riassumere sia “Alice nel paese delle meraviglie” che il suo seguito “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, scritto sempre da Lewis Carroll. Dico “dovrebbe” poiché ne so davvero poco (vedi punto 1).
Punto 5. Perché Tim Burton trasforma qualsiasi cosa gli passa per le mani in un’opera dark? D’accordo, è la sua cifra stilistica. Ma a 52 anni suonati non mi pare sia ancora il caso di fare il new-romantic d’oltremanica. No? Prendete per esempio Anne Hathaway nei panni de la principessa bianca. Dovrebbe essere un po’ il personaggio che incarna il bene invece è la più oscura di tutti, “oscura” proprio nel senso di darkettona. Tralasciamo per un attimo il tratto che la rende un personaggio buffissimo (una svampita che gira con le mani sospese a mezz’aria per tutto il tempo): perché pur vestendo di bianco ed avendo i capelli bianchi ha l’aspetto più cupo di tutti?

Punto 6. Questo film è una produzione Disney. Ne siamo sicuri? Li credevo più bacchettoni. Il cognato farfallone/fedifrago, la sposa che molla l’altare, il sovvertimento delle regole imposte. Ripeto: siamo proprio sicuri che la Disney abbia avallato il progetto? E quando l’hanno fatto dormivano? Buon per noi spettatori, comunque.

Punto 7. Johnny Depp non si discute. Da anni e anni non fa che gigioneggiare davanti alla cinepresa ma, d’altronde, lo chiamano proprio per quello. C’è gente che ancora va al cinema solo per vedere lui. Giuro. Soprattutto ragazze e giovani donne. Poi però si lamentano perché “Depp non fa Depp”. Ma che diavolo significa? Qui c’ha pure gli occhioni verdi fuori dalle orbite. A momenti non sembra lui. Le carampane avrebbero fatto meglio a restare a casa e a guardarsi in DVD per la milionesima volta il tagliaerbe dallo sguardo triste.
Punto 8. La signora Burton è perfetta per il ruolo della Regina Rossa (sarebbe la Regina di Cuori). Non tanto per la cattiveria, quanto perché è davvero capocciona e racchia già di suo. A lei il posto non poteva toglierlo nessuno. E poi è di famiglia. C’è poco da dire. Ingaggi Burton e ingoi il rospo Bonham Carter.
Punto 9. La voce di Stephen Fry è molto suadente. Non ce lo facevo, così ciccio.

Punto 10. Mia Wasikowska, la poco più che ventenne attrice protagonista, se la cava dignitosamente. Non l’avevo mai vista prima. Faccia giusta su personaggio giusto. Dimostra di saper essere all’occorenza timida o risoluta, fragile o forte, titubante o decisa. Performance più che convincente. Voto: 7 e mezzo!
Punto 11. I personaggi più simpatici – a mio avviso – sono il Ghignagatto (furbo, maliardo, sfuggente) e la lepre marzolina o Leprotto Marzolino (uno sciroccato completo che ride continuamente mentre beve il tè).
Ci sarebbero almeno altri due o tre punti ma credo che questo post sia già decisamente lungo, per cui è meglio smetterla qui.
Giudizio complessivo. Chi ne sa più di me mi ha fatto notare che la trama potrebbe essere stata stravolta notevolmente. Ad esempio che c’azzecca l’uccisione del drago? Voi vi ricordate di un drago nella fiaba di Alice? E poi basta con questi draghi al cinema! Hanno rotto le scatole. Potremmo gentilmente fare un passo avanti rispetto al poema epico cavalleresco? Saranno passati anche 500 anni. Inziamo ad usare topos differenti, personaggi originali e strutture narrative più evolute. Grazie.

Qui trovate alcune immagini originali del film realizzate dall’illustratore Michael Kutsche.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
gen 10

Guida galattica per autostoppisti (film)

Guida galattica per autostoppisti

Guida galattica per autostoppisti
(The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy)

di Garth Jennings

(Usa, 2005)
con Mos Def, Martin Freeman,
Sam Rockwell, Zooey Deschanel, Bill Nighy,
John Malkovich, Mak Wilson, Steve Pemberton,
Stephen Fry, Thomas Lennon, Helen Mirren, Alan Rickman,
Anna Chancellor, Dominique Jackson, Kelly Macdonald

Avendo letto qualche mese fa il romanzo omonimo di Douglas Adams, da cui è stato tratto – ed avendolo trovato divertente – non potevo certo esimermi dalla visione di questa pellicola. E sapete cosa vi dico? Che mi aspettavo di peggio, di molto peggio. Invece l’ho trovata abbastanza attinente al romanzo, almeno per quello che ricordo, che piaccia, o meno, non è stato comunque stravolto.
Il no-sense ideato e narrato da Adams è meno pregnante sullo schermo ma comunque e fortunatamente non si perde del tutto.
Sulla trama e sul contenuto non mi soffermerò, dunque, perché già ne ho scritto. Lasciatemi dire, invece, che ho trovato molto valida la scelta di affidare a Martin Freeman (uno che mai avevo visto prima) la parte di uno dei due protagonisti (Arthur Dent). Insomma la faccia del pavido ce l’ha tutta. Ho trovato delizioso il suo andarsene in giro per le galassie in vestaglia e asciugamano con la faccia di uno che non ha capito (quasi) nulla di quello che gli sta succedendo intorno.
Anche Mos Def è stato per me una grandissima sorpresa. Ma perché non gli affidano altri ruoli? In queste commedie recita benissimo. Mi aveva già fatto una buona impressione anche in “Be Kind Rewind” ma qui credo che, non so, forse si è superato nella parte di Ford Prefect.
Zooey Deschanel è piccola, dolce e carina. Roba da perderci la testa, quasi. Forse troppo giovane per il ruolo di Trillian ma non è importante perché recita benissimo. Non gigioneggia più di tanto, sa tenere la parte della ragazza con la testa sulle spalle (in alcune scene), pur essendo molto, molto, molto carina. Scusate la ripetizione. Vi ho già detto che in alcune espressioni mi ricorda molto la cantante Katy Perry?
Comunque per me il vero ganzo, il mattatore di questa pellicola è il magnifico Sam Rockwell – qui nei panni dello sciamannato Presidente Zaphod Beeblebrox. Ma ditemi voi: uno con l’espressione così sfrontata dove lo trovate? Basta guardarlo per trovarlo immediatamente simpatico. Ma come si fa? Nonostante qui il suo ruolo sia quello del pazzoide egoista, vanesio e pieno di sé, non si riesce a trovarlo odioso, anziché adorabile.

Adoro quando John Malkovich interpreta ruoli comici. Qui lo troviamo nei panni di una specie di santone, un papa acerrimo rivale di Zaphod Beeblebrox durante le elezioni presidenziali.
Bill Nighy fa la parte del vecchietto bonario Slartibartfast, una specie di Cicerone che accompagna Arthur alla scoperta della riproduzione del Pianeta Terra in scala 1:1.
Ad Helen Mirren è stato affidato il compito di dare la voce al supercomputer Deep Thought (Pensiero Profondo) ma la cosa, ovviamente è andata perduta nell’edizione italiana, a causa del doppiaggio.
Stessa cosa dicasi per Stephen Fry che nell’edizione originale raccontava le vicende in qualità di voce narrante.
Nota: il pupazzone bianco latte (lucido) aveva forse un aspetto troppo buffo e “pacione” per rappresentare Marvin, il robot perennemente depresso, sarcastico e col senso dello humor nero.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.