Posts Tagged: 2004


2
feb 11

Confidenze troppo intime

Confidenze troppo intime
(Confidences Trop Intimes)

di Patrice Leconte (Francia, 2004)
con Sandrine Bonnaire, Fabrice Luchini,
Michel Duchaussoy, Anne Brochet, Gilbert Melki, Hélène Surgère,
Laurent Gamelon, Isabelle Petit-Jacques, Benoît Pétré

Anna, una donna di età indefinita tra i 35 e i 45 anni con problemi di coppia, si rivolge ad uno psichiatra. O almeno crede. Infatti è così distratta da sbagliare appartamento e finire dentro lo studio del dott. Faber, un consulente fiscale. Non accorgendosi dell’errore, Anna si confida ugualmente con l’uomo – il quale peraltro non ha modo, né il coraggio, di avvisarla del fraintendimento. La stessa cosa accade anche una seconda volta. William, il dott. Faber, è troppo incuriosito – e attratto dai segreti della donna – per porre termine ad un gioco così misterioso ed affascinante. C’è anche un terzo appuntamento, un quarto, un quinto e così via. Ma dopo le pirme due sedute Anna, che si è finalmente accorta della strana situazione creatasi, decide di chiarisi con William e – nonostante tutto – continuare questa anomala forma di terapia, anche sapendo cioè che il dott. Faber non è uno psichiatra. Insomma passano i giorni, le settimane e i mesi. I due prendono a frequentarsi regolarmente, ma una sola volta a settimana e sempre nello studio di lui – tra l’altro sotto gli occhi curiosi e sbigottiti dell’anziana segretaria di lui, tale Sig.Ra Mulon. Più passa il tempo, più William s’innamora della sua confidente. I segreti più inconfessabili, infatti, non transitano in una sola direzione, ossia non è solo Anna a confidarsi con William ma anche viceversa. Il dott. Faber trova in lei qualcuno a cui raccontare il suo passato e il suo presente. A guardar bene, con lo scorrere della pelllicola, ci si accorge che forse è più William ad aver bisogno di Anna, che non viceversa. Le intime confidenze gli servono soprattutto per uscire dalla vita grigia, triste e solitaria che conduce e dall’ufficio-casa, che per tutta la vita lo ha protetto come un guscio di tartaruga.
A rendere più entusiasmante la storia ad un certo punto interviene direttamente anche Mark – il marito di Anne – che, se da una parte vuole che sua moglie si trovi un amante che la soddisfi sessualmente, dall’altro è gelosissimo all’idea che il dott. Faber l’abbia posseduta a sua insaputa nell’ufficio.
Ho trovato molto buffa e divertente la scena in cui Fabrice Luchini balla scatenato sulle note di “In the Midnight Hour” di Wilson Pickett. Quest’attore ha l’aspetto decisamente convicente di un quadratissimo commercialista. Le espressioni stralunate che assume durante tutto il film me l’hanno reso estremamente simpatico.
Sandrine Bonnaire non è bellissima ma affascina. O meglio: è credibile che riesca ad affascinare un uomo. Bravissima nel ruolo della donna con la testa perennemente tra le nuvole, della fumatrice compulsiva e della chiacchierona irrefrenabile. Ottimo duetto il loro.
Anche Hélène Surgère è decisamente buffa. Suo il ruolo della segretaria del dott. Faber, un’anziana donna molto precisa e ligia al dovere, che però si stufa nello svolgere il ruolo di cameriera durante gli incontri tra Anne e William.
Anne Brochet interpreta la parte di Jeanne, la ex fidanzata del dott. Faber: una trentenne alquanto ipocrita che continua a sfruttare il suo vecchio moroso come un giocattolo sessuale.
A Laurent Gamelon hanno affidato il ruolo del nuovo ragazzo di Jeanne, uno sbruffone, bolso e invadente titolare di palestra.
Gilbert Melki veste i panni del marito di Anne.
Voto globale alla pellicola: 6 e mezzo. Intrattiene riuscendo a mantenere viva l’attenzione dello spettatore sino alla fine.

Non so perché ma continuo a trovare le locandine americane sempre più belle di quelle nostrane. Sarà solo esterofilia?

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
nov 09

Portland Souvenir

Portland Souvenir

Portland Souvenir
Gente, luoghi e stranezze del Pacific Northwest

di Chuck Palahniuk

Piccola Biblioteca Oscar – Mondadori, 2004
8,50 Euro, 180 pagg.

Questa è una guida di Portland. Nulla più e nulla meno. Una specie di specchietto per le allodole, dove per “allodole” è da intendersi i fan dei romanzi di Chuck Palahiunk.
Lo spottone nel sottotesto sarebbe qualcosa del tipo: “Avete letto tutte le opere del vostro autore preferito? Leggetevi anche questo volume!” Ma anche no.
Avrei dovuto ascoltare i consigli di Emmebi: diceva che questo testo è inutile e noioso. Aveva pienamente ragione.
Come tutte le guide, anche “Portland Souvenir” è molto descrittivo. Palahniuk rende al meglio quando inventa; deve inventare, non solo descrivere.

Questa è una guida in tutto per tutto, solo che a compilarla è stato uno dei più illustri cittadini di Portland. Tutto qui. Di cose “alla Palahinuk” ce ne sono giusto un paio ma, davvero, non valgono la lettura. Che poi Chuck Palahiunk a Portland c’è andato ad abitare da giovane, dopo il liceo, mica ci è nato. Lui è di Pasco, Washington.
Se proprio siete fan sfegatati dell’autore potrete al massimo gustarvi qualche aneddoto personale sulla sua vita, raccontato nella serie di pagine intitolato “Una cartolina dal 19xx”. Ma nessuno vi assicura che non si sia inventato tutto.

Dunque ‘sto libro non ve lo consiglio: leggetevi i romanzi che è meglio.
Qui potete vedere la copertina originale del libro “Fugitives and Refugees: A Walk in Portland, Oregon”.

La scheda di Ibs.it e quella di Bol.it.


25
mag 09

The Manchurian Candidate

.!.

Interstate 60 the movie themanchuriancandidate

Regarding Henry buy

The Manchurian Candidate

Silk divx di Jonathan Demme (USA, 2004)
con Denzel Washington, Maryl Streep,
Liev Schreiber, Kimberly Elise, Vera Farmiga

Questo è un film un po’ fantascientifico – ma neanche tanto. Ci sono dei militari americani a cui viene fatto il lavaggio del cervello. Uomini programmati per agire in conto terzi ed arrivare persino ad uccidere, comandati a distanza da uno strano congegno elettronico (un chip?) inserito sotto pelle.
Uno di questi militari è un giovane onorevole  – figlio di senatore – candidato alla vicepresidenza degli USA, un ex eroe di guerra, interpretato da Liev Schreiber. L’altro è un maggiore – interpretato da Denzel Washington – un ufficiale non più in servizio e con gravi problemi psichici che va in giro per scuole a raccontare di una missione eroica che è capitata al suo battaglione in guerra.

Entrambi i protagonisti sono reduci della Guerra del golfo – la prima, quella del 1991 – ed entrambi hanno strani incubi, durante i quali rivono il momento dell’exploit eroico e della precedente imboscata.
Il “Manchurian” del titolo si riferisce a “Manchurian Global”, ossia il nome della società che ha progettato e sviluppato la tecnologia per il controllo delle menti umane e che ha intenzione di far insediare alla Casa Bianca un Presidente sul cui cervello ha il pieno controllo.
Jonathan Demme, come regista se la cava. Non sono il solo a pensarlo. Molto originali alcune inquadrature (vedi quella del candidato vicepresidente nella cabina elettorale). Sue le regie anche di grandi film come “Philadelphia” e “Il silenzio degli innocenti”.
Comunque sia, questi thriller americani inziano un po’ a stufarmi. Sono un po’ tutti uguali. Inizi a guardarli e dopo 30 secondi puoi scommetterci che siano stati tratti da un romanzo-mattone alla John Grisham.
Nota: questo film è tratto dal romanzo omonimo di Richard Condon. Può anche essere considerato un remake dell’omonimo film del 1962 diretto da John Frankenheimer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.