Posts Tagged: 1991


15
nov 09

Come iniziò la mia passione per la dance music

Felix - Don't You Want Me (Deconstruction)House Party vol. I

Come iniziò la mia passione per la musica house (o dance, più in generale)? Magari non fregherà a nessuno, ma io lo dico ugualmente.
Iniziò tutto con un pezzo di Felix: “Don’t You Want Me”, per la precisione. Tra i produttori c’era il dj inglese Rollo – lo stesso che poi fonderà il progetto Faithless con Maxi Jazz e Sister Bliss. Era il 1992, io avevo poco meno di 14 anni. Lo sentì per caso. Non ricordo ormai nemmeno dove. Dì lì a poco comprai anche una musicassetta: “House Party (volume 1)”. Usavo già un Walkmen Sony dal 1998: ho sempre preferito le musicassette ai vinili. Questa compilation conteneva pezzi per lo più techno, niente che sia rimasto negli annali, però tra i produttori di quesi pezzi c’erano già personaggi notevoli del calibro di Todd Terry, Clivillés & Cole (C + C Music Factory), The Prodigy, Westbam, 2 Unlimited, Double You, Jestofunk, Jam & Spoon, Speedy J., SL2, ecc.
Qualche tempo dopo acquistai anche un’altra compilation, di cui adesso mi sfugge il nome, ma che ricordo conteneva la versione dance del brano che faceva da colonna sonora alla serie tv di Pinocchio, prodotta dal progetto quasi omonimo Pin-Occhio (ossia Nicola Savino e Marco Biondi), e “Yerba del Diablo” dei Datura.

Qualche mese prima, nell’estate del 1991, il morbo della musica dance aveva già iniziato ad attecchire nella mia mente attraverso l’ascolto di una cassettina originale (non tarocca) – il mio primo acquisto musicale in assoluto: la compilation “Festivalbar ’91 International” che conteneva “Gyspy Woman (She’s Homeless)” di Crystal Waters.
Il momento in cui ho capito che la musica dance sarebbe stato il genere musicale che mi avrebbe accompagnato per sempre, di lì in avanti, è stato l’autunno del 1993 quando presi ad ascoltare con una certa regolarità trasmissioni radiofoniche come la DiscoMania Mix di Stefano Secchi (ogni venerdì pomeriggio su Radio 105), il Deejay Time (dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 16) e la Deejay Parade di Albertino (ogni sabato dalle 14 alle 15) e l’Original MegaMix di Fargetta e Molella (ogni sabato notte dalle 22 su Radio Deejay).
Ancora oggi, ogni qual volta ascolto “Plastic Dreams” di Jaydee o “Show Me Love” di Robin S. ho letteralmente i brividi.

Nel 1992 ho anche ascoltato per la prima volta un vero brano hip-hop. Si trattò dell’esecuzione dal vivo di “Fight Da Faida” di Frankie Hi NRG Mc, durante una puntata della trasmissione Avanzi, su RaiTre. Ma questa è un’altra storia.


25
mag 09

The Manchurian Candidate

.!.

Interstate 60 the movie themanchuriancandidate

Regarding Henry buy

The Manchurian Candidate

Silk divx di Jonathan Demme (USA, 2004)
con Denzel Washington, Maryl Streep,
Liev Schreiber, Kimberly Elise, Vera Farmiga

Questo è un film un po’ fantascientifico – ma neanche tanto. Ci sono dei militari americani a cui viene fatto il lavaggio del cervello. Uomini programmati per agire in conto terzi ed arrivare persino ad uccidere, comandati a distanza da uno strano congegno elettronico (un chip?) inserito sotto pelle.
Uno di questi militari è un giovane onorevole  – figlio di senatore – candidato alla vicepresidenza degli USA, un ex eroe di guerra, interpretato da Liev Schreiber. L’altro è un maggiore – interpretato da Denzel Washington – un ufficiale non più in servizio e con gravi problemi psichici che va in giro per scuole a raccontare di una missione eroica che è capitata al suo battaglione in guerra.

Entrambi i protagonisti sono reduci della Guerra del golfo – la prima, quella del 1991 – ed entrambi hanno strani incubi, durante i quali rivono il momento dell’exploit eroico e della precedente imboscata.
Il “Manchurian” del titolo si riferisce a “Manchurian Global”, ossia il nome della società che ha progettato e sviluppato la tecnologia per il controllo delle menti umane e che ha intenzione di far insediare alla Casa Bianca un Presidente sul cui cervello ha il pieno controllo.
Jonathan Demme, come regista se la cava. Non sono il solo a pensarlo. Molto originali alcune inquadrature (vedi quella del candidato vicepresidente nella cabina elettorale). Sue le regie anche di grandi film come “Philadelphia” e “Il silenzio degli innocenti”.
Comunque sia, questi thriller americani inziano un po’ a stufarmi. Sono un po’ tutti uguali. Inizi a guardarli e dopo 30 secondi puoi scommetterci che siano stati tratti da un romanzo-mattone alla John Grisham.
Nota: questo film è tratto dal romanzo omonimo di Richard Condon. Può anche essere considerato un remake dell’omonimo film del 1962 diretto da John Frankenheimer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.