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Lo vuoi il pesce di Matt Damon?

Matt Damon nudo

Quanto peserà Matt Damon? 210 libbre? Forse anche più. Vabbé, volendo essere buoni, diciamo che può arrivare a 180 libbre quando recita in un film d’azione, perché magari lo costringono a dimagrire. Come si fa, sennò? Deve stare senza maglietta, a torso nudo, e per una donna non è sexy vedere un ciccio lardoso che salta giù dai dirupi o che si mette a prendere a cazzotti decine di stunt più snelli, dinamici ed attivi di lui.
Tutto il sovrappeso gli deriva dal fatto che è una buona forchetta. Anzi ottima. L’estate scorsa ho avuto una storia di sesso con Martha Sipowitz, una sciampista che ha lavorato sul set del secondo film di Bourne – cos’era? The Bourne Supremacy? – Lei era lì per dare una mano agli hair stylist strapagati che lavorano in quelle mega produzioni. Loro si beccano qualcosa come 5000 Dollari a settimana. Queste ragazzotte, invece, quelle che a mala pena fanno da reggi-phon ai super-parucchieri, beh loro prendono briciole. Magari mangiano lì, risparmiano sui pasti, si fanno dare uno dei fatidici cestini offerti dalla produzione e si accontentano di vedere i loro idoli da vicino, sperando che un giorno saranno loro a rifare il trucco alla star di turno.
Insomma Martha mi ha detto che ha visto più volte Damon dal vero durante la registrazione del film. Lei non aveva accesso proprio al set però ci si è avvicinata una decina di volte e ha visto chiaramente Matt scofanarsi ben 5 cestini del pranzo. 5. Tutti in una volta. Più gli avanzi che è riuscito a raccattare da: regista, aiuto regista, attori comprimari, comparse, ecc. Chissà come faceva poi a riprendere le riprese?! Non gli veniva sonno? Mah!
Fatto sta che a Damon piace mangiare. Mangiare e cucinare. Anche se non credo che sia necessariamente in quest’ordine. Gli piace mangiare e gli piace cucinare. Però l’uno non implica l’altro. Cioè, mi spiego: non è che se sei uno che s’ingozza a quattro mani tu poi debba necessariamente essere un grande cuoco che si sa muovere tra i fornelli con maestria. Eppure lui ci crede. Un tempo sapeva sbollentare a malapena i noodles. E già cacava il cazzo a tutti con questo fatto che, fosse rimasto single a vita, avrebbe saputo di che sostentarsi, dal momento che si sapeva cucinare da solo. Vaglielo a spiegare! Sai accendere a malapena il piano cottura e già ti credi un principe del mestolo?
Adesso è nel suo periodo italiano. Sua moglie è argentina, lo sapevate? Luciana Barroso si chiama. Non male come tipa. E’ argentina – non credo ci sia nulla di male – ma lei non è che lo vada a dire in giro. Lui invece pensa che i piatti argentini siano simili, pressoché identici, a quelli italiani, ragion per cui lui ha deciso di mettersi a cuocere quella roba da mangiaspaghetti, credendo di far piacere a sua moglie. E poi si esalta pure! Non sapete quante volte organizza serate a casa sua con amici. Cene in cui costringe quei poveracci a mangiare i suoi intrugli.
Come domenica scorsa. Jeff, il mio comagno di bowling, mi ha detto che erano in 15 circa a tavola. Gli ho chiesto se ci fosse anche Ben Affleck, tutto il mondo sa che sono amici da una vita, da quando erano ragazzi. Ma Jeff ha risposto che no. Che secondo lui stanno un po’ ai ferri corti, scazzati insomma, ed è anche logico, visto quello che Matt offre da mangiare ai suoi ospiti! Però tra i commensali ci ha visto un’altra tipa famosa: Mary Elizabeth Winstead, quella che in “Grindhouse – Death Proof” faceva la cheerleader che veniva lasciata in pegno allo zotico quando le altre tipe andavano a provare la macchina da stunt. Jeff mi ha detto anche che è proprio una bella topina. Una che a vederla così ti imbarazzi. Ti ecciti perché è figa, ma allo stesso tempo ti viene quasi da vergognarti perché tutto sembra fuorché maggiorenne. Ma poi lo sarà davvero? Maggiorenne, intendo. Questi del mondo dello spettacolo sono porci. Che, non lo sappiamo!? Magari se la fanno tutti a turno, anche se non c’ha manco 18 anni. Vabbé, comunque Jeff ha adocchiato qualcosa di losco tra i due. Tra la verginella e Matt. Dice che lui la guardava sempre, fisso, di continuo e lei ricambiava. Oh, e la moglie lì accanto! Che porci dimmerda! Magari a lei stava pure bene che i due se la intendessero.
Io poi non gliel’ho voluto dire, perché è sempre un amico e non volevo offenderlo, ma secondo me Jeff c’ha un po’ la fissa di vedere sesso e tresche dapperutto. Lui si eccita facilmente, con pochissimo, basta un polpaccio scoperto. Lui pensa, è convinto davvero, che tutto il mondo stia ingrifato 24 ore al giorno, proprio come lui. L’hanno scorso mi ha chiesto pure di fargli un pompino perché diceva che non scopava da due mesi. Ma dopo che gli ho dato un cazzotto nei coglioni l’ha capita e non me l’ha chiesto più. Mai più! Certe volte sa essere proprio uno stronzo!
Tornando a Matt Damon, Jeff stava a casa sua domenica scorsa perché il divo se la tira con la cucina ma non alza un dito o quasi. Cioè prepara solo ed esclusivamente il suo piatto ma cose come apparecchiare, preparare gli antipasti, i contorni, i vini, ecc… a quello ci pensa il catering. Da un paio di settimane Jeff McDine – 23 anni di padre irlandese – lavora per American Gourmet , il catering delle star che si trova in Montana Ave. Prima lavorava in un sexy shop, sezione homevideo. L’hanno licenziato quando l’hanno beccato a masturbarsi mentre guardava tre DVD (contemporaneamente). Chissà quali poi?! Forse uno di sesso con gli animali. Anzi, di sicuro! Mi dice sempre che gli piacciono quelle cose al limite dell’immaginabile. Serpenti, cani, cavalli, pecore, gatti, asini, lama, galline, ecc. Prima ancora delle pippe al sexy shop accompagnava i vecchi in giro per i parchi. Era giovane, avrà avuto 18 o 19 anni al massimo, ma già era impallinato con il sesso. Anche lì fu licenziato. L’agenzia Carousel Kare lo mandò via a causa di diverse lamentele dei parenti dei vecchi. Una volta ricordo che beccarono Jeff che faceva un cunnilingus a una vecchia novantadueenne che stava proprio sul punto di collassare per infarto. Con me si è più volte giustificato dicendo che era stata la mezza-morta a sedurlo, dopo avergli promesso un regaluccio da 1000 Dollari circa. Ho saputo poi che si trattava di avere in cambio una Playstation 2 tutta modificata, con una decina di giochi annessi. Ma questo lo dice sempre lui. Non ho modo di sapere come andarono davvero le cose.
Ma non divaghiamo. Jeff fa il cameriere per questo servizio catering. Proprio il servizio catering che domenica sera è stato chiamato a casa Damon per la cena con i 15 martiri. Matt aveva deciso di cucinare il pesce. Lui si crede un gourmet, ragion per cui si fa “spedire il prodotto ittico dalla costa est”. Così dice lui. Parole esatte. Non gli basta quello che peschiamo noi, qui, a Los Angeles… No! Lui vuole il meglio. Solo prodotti della costa est. Stavolta si è fatto recapitare 15 sea basses – credo siano spigole – dalla baia vicino Portsmouth, New Hampshire, a nord di Boston. Ma siamo sicuri, dico io? La pescano lì quella roba? Non era meglio del meckerel? Apriva una decina di scatolette e la serata era bella che fatta. Al drugstore sotto casa io ne prendo una lattina per un solo Dollaro e 49. Avrebbe anche risparmiato, il pirlone. 15 Dollari e via!
Invece no. Spigole per tutti! E sapete poi come le ha fatte? Alla puttanesca. Tony Lazio, il mio meccanico, mi ha detto che in Italia sembra quasi un insulto. Ma, scherzi a parte, la “Puttanesca” è un modo di fare la pasta. Non il pesce. Io c’avevo uno zio cuoco per metà italiano. Queste cose dovrei pur saperle. E poi al supermarket sotto casa io l’ho vista la lattina della pasta alla puttanesca. “100 per cent Italian” ci hanno scritto, per cui niente stronzate. Che non lo sai, Matt? Ma ci vai mai tu in un supermarket? Ah, già! No, tu c’hai il catering che ti porta tutto. Mica puoi permetterti di girare con il carrello per gli scaffali di un mall? Cosa direbbero i tuoi fan? Che figura ci faresti? E poi la sai una cosa? Li sugli scaffali quei maledetti spigoli manco ce li troveresti! Ma che roba è quella che non vendono nemmeno nel più fornito dei mall?
Insomma Matt ha cucinato lui. Non ha voluto nessuno in cucina. S’è messo un grembiale variopinto ed un ridicolo cappello da chef. Poi ha cucinato questa puttanesca. Ho letto la ricetta su Internet, mi sono informato. Pare che ci voglia il pomodoro fresco, il prezzemolo (dove lo trovi il prezzemolo a Beverly Hills?) olive e acciughe. Ecco. E tu, testa di rapa, metti come condimento su di un pesce, un altro pesce – per giunta affumicato e salato?
Quali condimenti abbia messo di preciso in questo piatto non si sa. Jeff ha visto nella spazzatura solo alcune lattine di brodo di pesce, zuppa di pomodoro in scatola ed un tubetto di ketchup. Non credo che i commensali abbiano apprezzato il pasto perché in cucina sono rimasti 8 pesci – su 15 acquistati. Jeff se n’è imboscati un paio. Due e mezzo forse tre.
Ieri sera, dopo il bowling siamo andati a casa sua. Mi ha chiesto “Sei raffinato tu? Lo vuoi il pesce di Matt Damon?”. Io pensavo che fosse tornato a parlare di sesso. Stavo per allungargli un altro cartone. Poi ha chiarito. Era il cibo trafugato dalla mega cucina di casa Damon. Lui, Jeff, non lo mangia il pesce solitamente. Al massimo si concede un Fish Taco da Wahoo. Per cui i cosi li ha offerti a me. Ma li ho schifati anche io. Il pesce potrebbe piacermi anche ma proprio non mi fido del tocco culinario di Mr. Chef Bourne. Jeff quindi ha deciso di farne un uso alternativo.
Siamo andati giù per strada, nel retro. Ha messo i pesci davanti all’ingresso del retrobottega di un pub. Ci siamo nascosti. Dopo 5 minuti sono arrivati dei gatti randagi. Jeff s’è messo ad accarezzarli. Credevo di vedere finalmente un briciolo di umanità in quel ragazzo depravato. Invece no. Ho dovuto subiro ricredermi. Ha estratto una vecchia penna biro dalla tasca dei suoi jeans e, dopo aver ottenuto un po’ di fiducia da una grossa gatta grigia, gliel’ha infilata nel culo. La gatta è volata via come un razzo, lanciando un miagolio acuto di dolore. Jeff ha urlato anche “Come here my pussycaaaaat!”… ma onestamente mi è sembrato più il rantolo di un vecchio che s’è dimenticato cosa si prova ad avere un orgasmo.

Ora il brutto è che invece io sono qui a chiedermi se non sia il caso di continuare a frequentare Jeff. Non vorrei trovarmi una notte stuprato e semi incosciente riversato su di una sozza pista da bowling.

Quando ho rigato la Regata di Tom Hanks

Fiat Regata

Ieri sono stato da Tony, il mio meccanico. Sento un rumorino quando premo il pedale del freno a corsa intera. Questa storia va avanti da 6 mesi circa. Mi sono un po’o rotto le scatole. Non mi va di rimanere a piedi di punto in bianco o di finire schiantato contro un muro. Così ho portato la mia vecchia quattroruote da Tony Lazio.

Tony è un ragazzone alto più quasi sei piedi o forse più. Suo nonno era italiano. Sua nonna no. Suo padre vendeva impianti super8 negli anni ’70 a Sacramento. Lui ha voluto seguire una strada diversa. E’ venuto qui nella città degli angeli per inseguire il suo sogno. Ha questo garage in cui tenta di riparare auto. Nel tempo libero vende erba ai ragazzini di Burbank.
Ogni volta che vado nella sua officina lo vedo occupato. Ha sempre uno straccio lercio in mano. Veste una tuta su cui non smette di strofinarsi le mani sporche di grasso. Ma le mani non sono l’unica cosa che ha occupata. Anche la bocca non si ferma mai. Parla e straparla di tutti. Soprattutto dei suoi clienti. I più strani di tutta l’area nord di Hollywood – e oltre. Lui chiacchiera e gli altri lo ascoltano. O meglio devono starlo a sentire. Pauley, il suo giovane aiuto gay, finge spesso di starlo a sentire: annuisce, sorride e dice sempre “Sì, sì Tony, è normale!” Stessa cosa fanno quei due vecchiacci di Craig e Thomas che ovviamente, non avendo un cazzo da fare tutto il giorno, preferiscono sorbirsi le storie di Tony, piuttosto che annoiarsi standosene seduti sugli scalini di qualche palazzo lì nel circondario.
Ora io entro da Tony tutto di fretta e lui attacca con la sua ultima storia. Pare la racconti da circa un mese. Saranno 20 o 30 giorni che non dice altro. “Hanks! Tom Hanks è venuto da me! Capite? Quello del cinema. Tommy! E’ un amico. Cazzo però, che amico! La prima volta che mi si presenta mi porta un bel regalino! E che regalino! Un regalino di ‘sta ceppa! Un’auto italiana, vecchia come il buco del culo di mio nonno e per giunta arrugginita!” Ecco. Parola più, parola meno, è questo che mi sono sentito dire. Ci sono voluti circa 40 minuti per convincerlo a ridurre il flusso di parolacce che gli usciva di bocca e a concentrarsi un po’ sul mio problema: il rumorino del freno.
Mi ha detto che Tom Hanks è andato da lui con questa macchina e gli ha chiesto di rimetterla in sesto. Tirarla a lucido. Pare che si sia messo in testa di mettersi nuovamente a guidare. Lui da sempre va in giro con l’autista. Non tocca voltante da anni eppure adesso gli ha preso quest’idea della macchina italiana. Lì, negli ambienti bene, pare faccia figo. Però lui non ne sa nulla di auto. Tanto meno di auto d’epoca. Non distingue un Maggiolino tedesco da una Rolls inglese. Quello che sa è che aveva una macchina. L’aveva abbondanata in un garage e adesso se ne ricorda. La vuole usare in prima persona, vuole mettersi al volante e guidare. “Essere indipendente sotto il profilo della mobilità cittadina” – così dice quello lì. Pensa te!
Ma c’è un però. Il problemino – mica tanto piccolo – è che lui questa auto l’ha comprata nel 1984. Più di 23 anni fa. Credo si chiami Fiat Regata. Una specie di berlina grigio topo. Mille e otto di cilindrata. L’ha presa dall’Italia. Dio solo sa perché. Lì, in Europa guidano senza il cambio automatico. Come fanno non si sa… ma lui la voleva. Non aveva mica tutti questi soldi – non era ancora una star di Hollywood – ma la voleva. Se l’è fatta spedire. Dall’Italia proprio. Avrà speso tutto quello che aveva. S’era anche convinto che le auto europee sono fatte meglio, che sono indistruttibili, che sono ‘very classy’. Che le Ford invece sono guidate solo da tamarri provinciali. “Le auto americane… tzè! Buone solo per gente che mangia solo hamburger da mattina a sera!” Diceva lui. Manco avesse comprato una Ferrari, poi!
Per cui si prende questa Regata e inizia a metterci mano. L’ha guidata per una quindicina di giorni circa. L’avrà pure imballata un paio di volte. Poi boom! Diventa famoso. Quelli del cinema si accorgono che aveva fatto una discreta serie tv. Lo chiamano, gli fanno contratti milionari, se lo vendono a peso d’oro. Il che significa soldi, autista e addio auto italiana. L’ha parcheggiata in una specie di garage/deposito in Osborne Street, lì su, vicino al Lago Hansen. E sapete che significa? Un’auto parcheggiata per più di 20 anni in un stanza, chiusa, ferma, a meno di mezzo miglio da un lago? Significa ruggine! Ecco che significa!
E allora lui, adesso, Mr. Hanks, s’è ricordato di avere una macchina, l’ha tirata fuori da quel maledetto garage con una gru, l’ha messa su di un camion e l’ha portata qui, nella mia officina. E il mio meccanico, il mio Tony (mio perché lavora per me, non perché sono frocio), adesso è andato fuori di melone. Non pensa ad altro se non a quella stramaledetta auto. Come si dice? E’ fuori di senno. Mentre gettava distrattamente gli occhi nel cofano della mia auto pensava alla Regata di Tom, il suo amico Tom… e la macchina di Tom va riparata, sapete? Nonostante sia un unico pezzo di ruggine che brulica di batteri desiderosi solo di veicolare tetano. Lui deve riparla. Necessariamente. Sennò che figura ci farebbe con la sua nuova ragazza, quella messicana alta quanto una pompa di benzina che se ne va in giro sulla Corvette decappotabile di Tony (rossa, del 1958) con gli stivali porpora-fluo a mezzo polpaccio fuori dal finestrino. Il contabbandiere che vende sigarette sotto casa mia, all’angolo, mi ha detto che loro la chiamano Wichita, la mamita nana. Ma come!? Una star del calibro di Tom Hanks chiede a lui – proprio a lui – di riparargli l’auto d’epoca e Tony risponde di no? Che non si può fare? E’ fuori discussione! Va rimessa a nuovo e subito!
Beh, basta! Sapete che ho fatto? Quando le mie orecchie hanno sentito ripetere il nome “Tom Hanks” per 1200 volte in meno di 60 minuti non ci ho visto più. Ho urlato “Fanculo tomeeeeeeencs!” e sono corso via dal garage, tenendo stretta in mano la chiave della porta di casa mia – una bella blindata da 130 libbre. Bilancio della giornata: uno sportello segato in due per la Regata del signor Hanks e la ricerca di un nuovo meccanico di fiducia per il sottoscritto.

Non dimenticate le olive per George

Cocktail con oliva

(Questo sarebbe un fuori quota, un undicesimo racconto, una specie di appendice a quello pubblicato ieri, ma non potevo esimermi dal farvelo leggere. Scritto di getto, in un pomeriggio noioso…)

Sino a due/tre anni fa George aveva sempre bevuto il Negroni: 1/3 di bitter, 1/3 di dry gin, 1/3 di vermouth rosso, una fetta di arancia e un cubetto di ghiaccio. Nothing more. Ai party, alle festicciuole pubbliche e private, alle cene di gala, agli aperitivi formali ee informali: sempre Negroni. Per ‘sto vezzo qua, negli ambienti più chic s’era pure beccato l’etichetta scomoda dell’alcolizzato conformista. Aveva fatto spallucce. Lui se ne fregava. Sapeva di reggere gli alcolici. In particolar modo il ‘suo’ Negroni.
Negroni, sempre Negroni… tranne una rara eccezione, quando venne in Italia. Fu qualche anno fa: doveva promozionare la serie E.R., no? Quella che l’ha lanciato, in cui faceva il dottorino piacione. Stette una mezza giornata a Milano. Fece un giro per le tv, registrò delle interviste, ecc. Tutto da copione, com’è uso farsi quando si deve far conoscere in giro un programma, spingere una trasmissione, ecc.
Poi lo portarono su a Fontanafredda, in provincia di Pordenone. Che è in Friuli, non in Piemonte. Non è lì che fanno quel buon spumante. Non confondetevi con Asti. Ma comunque anche a Fontanafredda del Friuli l’alcool non manca. A George lo portarono in trionfo. Lo accolse il sindaco in persona con la fascia tricolore d’ordinanza, l’assessore al turismo con un mazzo di fiori freschi (delle frocissime rose rosa – completamente fuori luogo). Bagno di folla, passeggiata per il viale con la gente che urlava, applausi a profusione… e tutto il resto. La cerimonia tuttavia si concluse nel giro di 40 minuti scarsi. S’erano fatte le otto e mezza di sera e da quelle parti già dopo le cinque del pomeriggio è impossibile passeggiare per strada. Fa un freddo cane che se non ti battono i denti è solo perché sei già in coma da ipotermia.
George s’inventò una scusa, disse che si sentiva poco bene. Si fece scappare una scureggia puzzolentissima, accusò un mal di pancia fasullo. Accennò ad un fantomatico malditesta… cose così, da divetto capriccioso. S’era semplicemente rotto li cojoni. Poi si fece portare in una tavernetta. Una specie di pub ma italianissimo. Infatti invece della birra gli portanoro due o tre litrate di vin brulè. Lui, stizzito, le rifiutò. Erano cose per vecchi malati, disse. “Ma che caldo e caldo?! A Hollywood il vino lo beviamo solo ghiacchiatissimo. Da noi tutto l’alcool è solo on the rocks!!!”. Al che al Giovannino Schimpfzern venne in mente di fare lo scherzo del bicchiere mezzo pieno di vino e imbottito di neve fresca. Quel tipico cocktail che tu lo bevi per fare lo sborone davanti agli amici, in modo da non passare per il pirla boccalone che casca a tutti gli scherzi, solo che poi, dopo mezz’ora che l’hai ingurgitato, ti viene la cacarella e rimani due notti attaccato al cesso con la diarrea a fontana.
Fortuna volle che il vicesindaco riuscì a leggere negli occhi di Giovannino quella malvagia idea e riuscì a fermarlo per tempo. “Dai, sù… che quest’è l’attore famoso. Vuoi che tutta l’america unita ci prenda per il culo? Che dicano che stiamo stati noi a far ammalare questo qui? Se lo dice in giro addio turismo! Già gli americani d’estate vanno tutti giù in Romagna a prendere i bagni. Se si sa anche questa cosa del cagotto in giro non vengono più in Triveneto, manco per metterci una base militare! ‘Orco boia!”
Dunque sconsolato, Giovannino desistette però il sor Clooney si fece portare 14 Spritz. Non l’aveva mai assaggiato ‘sto cocktail. Ma gli piacque subito. Uno via l’altro. Record stagionale. Si sparò 14 bicchieri di fila, di quelli grossi, della nonna, in vetro infrangibile Duralex. In meno di un’ora e mezza. Ci volle più tempo per ordinare e portagli davanti la caraffa con il cocktail, che per ingollare tutto il liquido ivi contenuto. Ma alcool chiama sonno, è fatto risaputo. Perciò al tredicesimo bicchiere vacillò e cadde dalla sedia. Lo aiutarono a rialzarsi. Al quattordicesimo andò giù lungo. Steso. Irrecuperabile. Al limite del coma etilico. Due assistenti e l’oste lo portarono su, a spalla, maledicendo lil peso forma che un ragazzone americano deve avere per poter recitare in una medical drama series. Ancora vestito di tutto punto, con l’abito buono, lo schiaffarono nel letto di una specie di stanza singola, al secondo piano dell’hotel-baita sotto al quale si trovava il bar in cui era collassato il dottorino. Clooney dormì per tre giorni di fila. Si svegliò solo la domenica, verso le 12.30, quando la moglie dell’oste, donna Esther, portò in tavola la polenta con il capriolo – che sarebbe anche una usanza piemontese ma si sa che a Fontanafredda, per un motivo o per l’altro, hanno piacere a sentirsi affini alle tradizioni sabaude.
A parte il tradimento con lo Spritz, che durò giusto il tempo di una breve vacanza d’affari in Italy, l’amore per il Negroni è durato un’eternità. Almeno sino a quando, qualche anno fa, è diventato testimonial della Martini. Lui il vermouth non l’aveva mai asssaggiato. O meglio, non sapeva che anche il Negroni ne contiene una parte. Pure il personaggio di James Bond gli era sempre stato sulle scatole. In privato. In pubblico, invece, non l’ha mai ammesso. Solo da bambino aveva sentito che le sue vecchie zie dell’Illinois mettevano quel liquore giallo pallido nelle torte delle feste di compleanno per ammorbidire il pan di spagna. Ma figurarsi! A lui non piaceva e neanche voleva mettersene una goccia sulla lingua a mo’ di test.

Poi pecunia non olet. Ha dovuto. Ha preso i soldi e ha dovuto fare lo spot. Avete presente il clip dove la gnocca vestita da torera stacca con un colpo secco di spada le palle del toro scopito nel ghiaccio? Beh, l’anno girata 9 volte! 9 ciak. L’attrice, quella modella tanto caruccia, poveretta, era bravina. Non ha sbagliato granché. Lei! Ma lui era palesemente sbronzo. Col Vermouth ci ha preso gusto. Prima un bicchiere, poi l’altro. Non finiva più. Ha iniziato a far finta di sbagliare. Uno sbaglio: e beveva. Un altro sbaglio: e beveva di nuovo. Uno via l’altro! Sotto coi bicchieri a forma di “Y”! Il regista gli urlava pure con il megafono “Mr. Clooney don’t drink please. It’s only acting! Let’s substitute Martini with water!” Ma lui non ha voluto sentir ragione. No. Ha tirato fuori quelle menate del metodo Stanislao Stanchistlai… Quando mai si assaggia sul serio il prodotto in un spot tv? Ma lui no! Beveva davvero… e si vedeva pure gli piaceva un sacco. Falsone! Chissà cosa gli girava storto quel giorno per la testa. Magari era preoccupato che quella zoccola di Georgina gli metteva le corna (vedi questo post). Chissà! Lui beveva e non smetteva. Alla fine la pubblicità si è girata. Tutti sono stati contenti. Grande successo. Apprezzamento del pubblico e della critica. Lui ne è uscito un po’ brillo. Ma una ciucchetta da niente, che gli è passata nel giro di una giornata. Però sta di fatto che con la modella non ci ha nemmeno provato e – peggio ancora – gli è venuta ‘sta mania delle olivette. Verdi da cocktail. Ma non solo. Le vuole dappertutto. ne consuma un paio di chili al giorno. Grosse, piccole, Sant’Agostino. Greche e spagnole – anche. Ma soprattutto Italiane. Se ne fa spedire un carico da 10 chili ogni dieci giorni circa, direttamente da Vibo Valentia. Quando soggiorna a Laglio, nella villa che affaccia sul Lago di Como ne arriva a mangiare anche tre chili e mezzo.
Questa cosa delle olive per Clooney ha anche messo un po’ il subbuglio il mercato ortofrutticolo della zona. Carl, il mio fruttarolo, mi ha detto proprio stamattina che, da quando George in persona va a comprare le olive, i prezzi al dettaglio – in media – saranno aumentati del 50% da E Botanicals, su North Western Avenue. Roba che adesso le banane nane è costretto a comprarle a 12 dollari, anziché a 8, e a rivenderle a 15. Lo dico sempre io: questi divi del cinema hanno rotto il cazzo. Se sono stati la fortuna di Hollywood negli anni ’30, finiranno per spopolarla e distruggerla in questi primi anni del XXI secolo!
Dunque quelle sferucce verdi, che di esotico alla mia bocca hanno poco o niente, sono diventate la nuova moda qui giù. Prima le trovavi solo nei cocktails delle lounge room più esclusive. Adesso a momenti te le sbattono anche in un rognoso whiskey da 2 Dollari, servito nel più lercio dei bar per scapoli.
George e le sue maledette olive. Il suo cruccio e la sua delizia. L’ultimo capriccio di un divo viziato. E non ne può fare letteralmente a meno! Altrimenti va fuori di testa. Difatti 20 giorni fa sua Zia, quella grassona di Ann Louise Clooney, ha preparato un rinfresco per il barmitzva dei suoi due nipotini gemelli, Jakob e Moses. Ha fatto pizzette, stuzzichini, tartine, canapè, torte e tortine, dolci e salate. Un sacco di ben di dio ma s’è dimenticata di mettere a tavola delle ciotoline con le olive trapuntate di stuzzicadenti. E George è andato su tutte le furie. D’istinto ha rovesciato mezzo tavolo del buffet con un colpo di mano e ha urlato! “Ma cazzo! Quando voglio io una cosa, una cosina picocla nessuno che mi dà un minimo d’ascolto! Che ci voleva a mettere due cazzo di olive su questo tavolo! Ma che c’è?! Siete per caso sotto il controllo della commissione di controllo dell’import/export dei prodotti agroalimentari italiani? Due – semplici – olive… quanto vi costano? Eccheccazzo! Ma non dico molto: anche solo un paio nere, dolci, dentro questo stucchevole Alexander, che è così dolce da farti venire un diabete fulminante!” Poi ha preso e se n’è andato a passeggiare da solo, sul bordo del marciapiede di fronte la casa dove si teneva il rinfresco. Era al settimo Martini appena. Prima s’era bevuto solo 5 Spritz e l’immancabile Negroni. Agrodolce, lungo, rilassante. Proprio come piaceva a lui. Ma senza olive.

In barba a George Clooney

George Clooney

Voi, uno come George Clooney lo vedete sempre bello e splendente. Sempre perfetto e curato. Vero? Io invece so di una sua sciatteria, una roba che si fa persino fatica a credere. Non ha nemmeno senso, cioè! Vi è capitato, a volte, di vederlo in tv o sui giornali con la barba lunga? Certo! E’ normale. Lui la barba non la fa il mattino. Lui la mattina preferisce dormire quei 5/10 minuti in più, piuttosto che starsene mezzo addormentato davanti allo specchio con un rasoio elettrico trilama rotante in mano. E sapete perché? Lui ha tutta una sua teoria… lui fa la barba la sera, prima di andare a letto. Dice che s’è organizzato così e si trova benissimo. Io lo so perché circa 4 anni fa bazzicava dalle mie parti. Ho un bilocale ammobiliato a Hollywood, beh… non proprio Hollywood, un po’ fuori. A Verdugo Road – South Glendale. Però le star di qui ci passano, eccome! Dicevo, tempo fa George veniva quattro o cinque sere a settimana a parcheggiare sotto casa mia. Nella stessa strada dove abito io risiede una tale Georgina, signorina sui 24 anni originaria del Tagikistan. Una Kim Kardashian più alta e con meno tette, ma molto simile alla figlia dell’avvocato che fece assolvere O.J Simpson sia nell’aspetto che nelle abitudini sessuali. I due si frequentavano… diciamo così. Lui era pazzo di quella che qui nel quartiere chiamamo la ‘Halle Berry della tangenziale’. La relazione era segretissima, nessun giornale ne ha parlato. Clooney era bravissimo a sgattaiolare qui il pomeriggio presto, quando molti paparazzi fanno altro, tipo sono ancora a gozzovigliare in un fast food o si appisolano per il troppo caldo. Ecco, lui veniva qui, saliva su da Gina e ci restava sino alle 6 del mattino successivo. E io lo vedevo benissimo che c’aveva già la barba. Non lunghissima, s’intende. Ma già quell’ombra scura si vedeva. Una cosa che per un divo del cinema è più che esecrabile. Se glielo chiedi lui ti dice: “Io la barba la fo’ di sera. La notte, prima di mettermi a letto taglio, zac! E la mattina sono lindo come un fiore”. Sì, come no! … come la carta vetrata del 15! Non è mica vero niente. Lui la barba la fa prima di andare a letto, solo che non si corica alle 2 del mattino o a mezzanotte. Lui va a letto molto prima. Come si dice? Con le galline! Vuoi perché lui prese questa abitudine da ragazzo, quando suo padre prese un ovile di 7 ettari a Colby, in Kansas, vuoi perché si addormenta presto davanti alla tv subito dopo il tg della sera – che lui segue con una certa costanza. Se non è in giro per promuovere film, il programma di routine alle 19.50 è il solito: tazzone di latte tiepido totalmente scremato, bustone di nachos Old El Paso, burro di arachidi, coperta in pile e sgabello per poggiare i piedi. Si mette su i pantaloni del pigiama e si fionda sul divano. Ma io come lo so? Beh la Gina non chiude mai le persiane di casa sua e il caso vuole che il suo appartamento si trovi proprio di fronte al mio – in linea d’aria. Ora, il fatto è che se George si addormisce alle 20.30 circa davanti alla tv, vuol dire che si rade ancora prima. Ma a che ora? Prima di prepararsi il tazzone di latte? Diciamo alle 19.30 circa, và! Ma allora dalle 19.30 alle 6 del mattino passano più di 10 ore. Quasi metà giornata. Ti credo che la barba ricresca! George, fratello caro, raditi più spesso. Lo so: alle donne piaci anche con quest’aspetto, ma noi uomini, a vederti così trasandato ti si può scambiare per un Jason Statham qualunque.

Un bilocale a Hollywood

Bilocale

Oggi inizio a pubblicare una serie di 10 racconti. Una raccolta di dichiarazioni e/o pensieri di un fantomatico tizio, una specie di zotico pettegolo che vive a Los Angeles e che, più o meno casualmente, ha a che fare con i divi del cinema americano.
E’ un esperimento. Un tentativo di scrivere due righe che tendano a quella comicità surreale, ai limiti dell’assurdo, tipica di Gene Gnocchi, Gaia Giordani e di quel genio di Maurizio Milani.
10 pezzi 10 che trovate raccolti nella categoria “Un bilocale a Hollywood”.