Generale


31
gen 12

ACAB – All Cops Are Bastards

ACAB - All Cops Are Bastards

ACAB – All Cops Are Bastards

di Stefano Sollima (Italia, Francia, 2012)
con Pierfrancesco Favino, Marco Giallini,
Filippo Nigro, Domenico Diele, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo

Qui il trailer

Ok. Andiamo per ordine. Concetti semplici. Mi è piaciuto? No. Perché? L’ho trovato fascistoide e senza una storia forte. Mi verrebbe quasi da dire che la trama non c’è, per quanto è deboluccia e prevedibile.
Il film è stilisticamente valido? Sì. Ha ritmo, certo (anche se nella prima metà non succede quasi nulla) ma non basta. Sollima è bravo e fuori discussione. Peraltro, dirigendo la serie tv “Romanzo Criminale”, l’ha già ampiamente dimostrato e qui non fa altro che confermarlo. Dal punto di vista tecnico e narrativo le cose funzionano. Il problema è che c’è poco da raccontare. Che le forze dell’ordine siano inclini al cameratismo, al nonnismo, al razzismo, all’ideologia reazionaria – persino alla violenza – è cosa nota. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Certo il cinema e la tv italiana non la raccontano così spesso questa realtà, per cui va dato atto a questa produzione di aver toccato un tema importante e difficile da trattare, cioè di averci provato. Ma della riuscita dell’operazione, ecco, non sarei così entusiasta.
Un amico che ha visto con me il film ha giustamente fatto notare come questo possa essere quasi considerato un documentario più che altro. Sollima cioè si limita fotografare una situazione, delinea delle figure ma non le fa evolvere, non sviluppa un racconto su queste vite. I profili di questi poliziotti della sezione celere di Roma sono solo accennati ma non approfonditi. Cinque storie iniziano a correre parallele ma si arrestano subito e in maniera strana, si incrociano poco, non raccontano un percorso, non analizzano nulla.
Ma torniamo all’approccio fascistoide. Io non credo che chi racconti debba necessariamente sposare quello l’idea o l’ideologia che racconta. Anzi, sarebbe gravissimo se così fosse. Però ho notato un certo compiacimento nel tracciare questi profili di uomini violenti, nel constatare come siano quasi vittime del sistema, costretti a usare violenza perché stretti tra due fuochi: la violenza di strada e degli ultras, da una parte, e lo stato assente e colpevolmente incapace di dare risposte, dall’altra.
Oggi ho letto un dibattito in rete a proposito di questo film e mi sono trovato d’accordo con chi ci intravede un “cinema fascista italiano di qualità”.
Non credo invece che la pellicola sia equilibrata, non credo che contenga allo stesso tempo batteri e anticorpi dell’ideologia destrorsa. Anzi. Mi appare completamente sbilanciato dalla parte della violenza necessaria, dell’approccio reazionario come sola via. In questo concerto l’unica nota stonata – se così possiamo chiamarla – l’unica voce contraria è quella dell’ultimo arrivato del gruppo, del giovane Adriano Costantini (bene interpretato da Domenico Diele), il cui ravvedimento – peraltro tardivo – rappresenta il seme della sanità, la speranza delle nuove generazioni; insomma è un po’ come se chi racconta volesse dirci che non tutto è perduto, che il corpo della Polizia (e le forze dell’ordine più in generale) non è completamente marcio, che ancora qualcosa di buono da salvare ci sia e su questo qualcosa vada risposta fiducia. Mah. Permettetemi di essere scettico. A me questa soluzione pare una specie di contentino, una piccola e semplice (semplicistica) soluzione, messa lì per far sì che le inevitabili polemiche sulla pellicola si riducano almeno un po’.
Sia come sia, agli attori va riconosciuta comunque grande professionalità.
In particolare a Marco Giallini (che io stimo da anni) che qui troviamo nel ruolo del poliziotto più anziano, quello severo ma un filo più riflessivo – soprattuto a seguito del suo accoltellamento. La sua è una faccia che dice molto: sa assumere un’espressione severa e riflessiva. In una parola: intenso.
Eccezionale performance anche per Favino che intepreta il celerino estremamente violento e iperfascista, che si trova sotto inchiesta per diversi casi in cui si è lasciato prendere la mano durante il servizio d’ordine allo stadio.
Andrea Sartoretti è straordinario. Lo ricordate come “Bufalo” nella serie “Romanzo Criminale”? Per interpretare Carletto (un ex poliziotto cacciato dal corpo a causa di insubordinazione) è dimagrito molto e ha tagliato i capelli, per cui inizialmente è quasi irriconoscibile, ma la sua cifra stilistica è ormai nota. Recita sapientemente, il suo è un personaggio difficilissimo: una scheggia impazzita ai limiti dell’anarchia selvaggia, un violento disilluso dai principi di ordine e autorità. Bravissimo.
Filippo Nigro non mi è mai piaciuto. Ma qui – va detto – se la cava abbastanza bene. Interessante la scena in cui va a protestare in solitaria davanti all’ingresso del Parlamento perché un giudice gli impedisce di trascorrere del tempo con sua figlia.
Tornando sul messaggio veicolato dal film, vorrei anche segnalare che tutti gli stranieri presenti sono portatori di valori non propriamente positivi: ci sono degli slavi che minacciano la gente pur di ottenere l’elemosina, un’istruttrice di danza ex prostituta, ecc. I politici invece sono rappresentati solo come opportunisti. Lo Stato è assente e vigliacco. Di contro gli uomini che scendono in strada a mantenere l’ordine costituito sono fratelli – si supportano a vicenda, soffrono tanto ma resistono perché sono forti. La loro forza scaturisce dalla coesione. Ditemi voi adesso se non è epica fascista questa. Li vediamo approfittarsi della loro posizione, della divisa, del distintivo, ma il ritratto che si fa di loro è quello di vittime costrette a comportarsi in quel modo, di uomini probi che, pur se abbandonati dalle istituzioni, sopportano con coraggio e abnegazione le ingiustizie del mondo che li circonda.
Altra riflessione: i ragazzini che vedranno il film si identificheranno con i celerini vendicativi e violenti? Certo. Io ci scommetterei. D’altronde la chiave è già tutta nel titolo: ACAB, l’acronimo inglese per “All Cops Are Bastards”, ossia “tutti i poliziotti sono bastardi”. Un gioco infido tutto basato sulla doppia valenza dell’aggettivo. In Italiano con “bastardo” ormai si indica qualcuno che ha fatto qualcosa di male, una persona malvagia, cattiva, feroce. Il significato di “mancanza di genitori” è ormai quasi scomparso del tutto. Ma attenzione: la parola ha anche una certa connotazione pseudo-positiva quando indica ammirazione più o meno latente nei confronti di un essere spietato ma vincente. Non dimentichiamolo.
Un personaggio secondario, anzi una comparsa che interpreta un ragazzo di strada ha tatutato quest’acronimo sul collo. Per dire.

Nota: questo film è basato sull’omonimo romanzo di Carlo Bonini.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


24
gen 12

Ci può essere fuoco senza fiamma?

L’espressione “fare fuoco e fiamme” è semanticamente errata. Il secondo elemento è parte fondamentale del primo. Anzi, ontologicamente il primo non può esistere senza il secondo. Insomma è un po’ come dire “affogare nell’acqua e nell’idrogeno”. Quantomeno ridondante.


15
giu 11

Uno strano scherzo del destino

Uno strano scherzo del destino
(A Simple Twist of Fate)

di Gillies MacKinnon (USA, 1994)
con Steve Martin, Gabriel Byrne, Alana Austin,
Stephen Baldwin, Laura Linney, Catherine O’Hara,
Amelia Campbell, Alyssa Austin, Alaina Mobley

Lo dico candidamente: io questo film proprio non l’ho capito. Ci sono due padri che si contendono l’affidamento di Mathilda, una ragazzina di 10 anni circa. Il primo (Michael McCann/Steve Martin) è un umile falegname, un bravo padre, pieno di affetto, il tale che si è occupato della ragazzina sin da quando questa è entrata nella sua vita, all’improvviso, a seguito della morte di sua madre. L’altro (John Newland/Gabriel Byrne) è il padre naturale: un riccastro molto ambizioso, una specie di sindaco della cittadina che in principio ha rinnegato la madre di sua figlia (una tossicodipendente) e la bambina stessa in modo da inseguire senza intoppi la carriera politica ma che poi, a fronte di un momento di rimorso, tenta la strada della redenzione.
Di mezzo ci sono anche: un incidente stradale con morto, un fratello sballato e un furto di monete d’oro dalla casa del papà buono e affettuoso (che però inizialmente era anche molto avaro, attaccato al denaro e incazzato per il fatto di essere stato tradito da sua moglie).
Lo ripeto. Sono sincero, non ho capito il finale di questa pellicola. Ancora mi chiedo il perché il processo sia andato all’aria o, meglio, perché si sia risolto indipendentemente dalle qualità dei due padri (affettive ed economiche) e dal volere della ragazzina. Boh.
Steve Martin è il gigione di sempre. Lo adoro dai tempi di “Roxanne”, “Due figli di”, ecc. Non delude mai. Specialmente in questo caso, dove si è cucito addosso la parte di un padre incredibilmente affettuoso, simpatico e un po’ pasticcione.
Ottima la scelta di Gabriel Byrne per il ruolo del ricco politico stronzo, un po’ snob ma dal lignaggio importante.
Stephen Baldwin interpreta suo fratello Tanny Newland, il giovane sfaticato e spendaccione, amante dei soldi, delle droghe, delle macchine costose, delle donne e della bella vita in generale.
Ad Alana Austin hanno affidato il ruolo di Mathilda all’età di 10 anni (circa).
Laura Linney veste i panni della moglie del politico.
Catherine O’Hara invece è April Simon, la buffa e pasticciona amica di Michael McCann.
Amelia Campbell è la mamma tossicodipendente di Mathilda.
Nota: la sceneggiatura è dello stesso Steve Martin e si basa sul romanzo “Silas Marner” di George Eliot.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


4
giu 11

Ladro lui, ladra lei

Ladro lui, ladra lei

di Luigi Zampa (Italia, 1958)
con Alberto Sordi, Sylva Koscina, Mario Riva, Ettore Manni,
Mario Carotenuto, Alberto Bonucci, Anita Durante,
Mino Doro, Vinicio Sofia, Carlo Delle Piane, Marisa Merlini

Commediuccia leggera cucita addosso a Sordi, tutta costruita intorno alla sua capacità di interpretare straordinariamente il lessico e la mimica del borgataro romano.
Cencio (Sordi), un simpatico galeotto che entra ed esce continuamente dal carcere di Regina Coeli, torna finalmente a casa, dopo l’ennesimo indulto. Nella sua borgata troverà la gente che conosce da una vita, sua madre che lo attende paziente a casa e Cesira (Sylva Koscina), la vicina giovane e bella – diciamo pure bona – ormai cresciuta e in età da marito. L’amicizia che lega i due ragazzi da una vita, ma soprattutto la voglia di fidanzarsi con Cesira, porterà Cencio ad aiutarla a trovare riscatto da una serie di torti subiti.
Durante la sua permanenza nel penitenziario, infatti, Cesira ha iniziato a lavorare in alcuni negozi di tessuti come commessa ma è stata costretta cambiare diversi datori di lavoro in quanto tutti hanno tentato di molestarla. Ebbene sì: molestie sessuali – anche se il film, essendo appunto una commedia, ci scherza molto su, arrivando spesso ai limiti di un umorismo triviale da osteria attraverso l’uso spropositato di doppi sensi.
Insomma, appena viene a conoscenza di questi ingiusti e fastidiosi episodi occorsi alla sua amica, Cencio decide di farsi vendetta da solo o, meglio, di approfittare della situazione per ricattare i bottegai, di estorcere loro denaro – per essere precisi – magari minacciando di raccontare tutto alle rispettive signore (ovviamente all’oscuro di tutto). Grazie alla sua esperienza, Cencio riuscirà dunque a recuperare un po’ di denaro per Cesira, che finalmente potrà iniziare a riscattarsi dal suo stato di povertà, ma purtroppo i soldi finiranno in fretta.
Quando un giorno Cesira decide di portare al banco dei pegni un orologio che Cencio ha rubato per lei le cose inizieranno a volgere per il verso sbagliato. Il conseguente tentativo di recupero dell’oggetto, infatti, scaturità in una curiosa rapina ai danni di un gioielliere-ricettatore in cui la stessa Cesira rischierà di rimanere invischiata.
Parallelamente alle truffe di Cencio vedremo anche svilupparsi una storia d’amore tra Cesira e il suo ultimo datore di lavoro, un uomo buono e comprensivo che, pur sapendo delle umili origini della ragazza e del suo coinvolgimento in affari poco chiari, le chiederà comunque di sposarlo.
Di Sordi per lo più abbiamo detto.
Sylva Koscina è sepre stata splendida. Bellissima. Lo è anche in questo caso, ovviamente. Qui poi è anche molto molto giovane. All’epoca in cui fu girato questo film aveva appena circa 24 anni.
Mario Riva interpreta due o tre scene nei panni di un bottegaio maschilista e scurrile.
Stessa cosa dicasi per Mario Carotenuto. Magnifico nella scena del banchetto per il suo anniversario di nozze in cui cerca di tenere nascosto alla moglie il tentativo di molestie all’ex giovane commessa mentre Cencio approfitta proprio di quella circostanza per ricattarlo.
Il terzo dei quattro venditori di stoffe è il simpatico Alberto Bonucci.
Il quarto, invece, quello più giovane e con le intenzioni serie, è interpretato da Ettore Manni.
Carlo Delle Piane – anch’egli giovanissimo – ha un piccolo ruolo come carcerato chiacchierone che non riesce a tenere la bocca chiusa.
Marisa Merlini veste i panni di una giovane titolare di boutique che si atteggia da gran signora, cercando di dissimulare il proprio passato da borgatara.
Voto: 5 e mezzo. Poco meno della sufficienza. Albertone è sempre molto divertente ma senza di lui il film non starebbe in piedi. Sembra quasi che la trama sia un pretesto per permettergli di esibirsi nel ruolo da simpatico truffatore da quattro soldi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


7
feb 10

Gli amici che cercano di venderti qualcosa

A proposito di blog, web 2.0 e socialcosi mi sento di condividere e ri-pubblicare quello che Gaspar Torriero ha scritto in questo post: «È bene ripetere ogni tanto che noi, che non abbiamo niente da vendere, non siamo qui per influenzare ma per esprimerci e per avere relazioni tra amici; e gli amici che cercano di venderti qualcosa sono quelli che perdi senza rimpianti».


25
dic 09

Manifesti sentimentali

«non scegliere un amore per fretta,
non farlo nemmeno perche’ ne senti l’esigenza,
l’amore se arriva non si presenta,
l’amore spara dritto alla testa»

Ghemon
dal brano “Ancora” contenuto nell’album “E poi all’improvviso impazzire”, 2007.

«questo è un tempo in cui si va subito a letto
e poi magari nasce qualche sentimento
in sto tempo in cui un fidanzamento

è solo un allenamento per scopare meglio
io ti cercherò»

Kiave
dal brano “Io ti cercherò” contenuto nell’album “7 respiri”, 2007.


15
nov 09

Come iniziò la mia passione per la dance music

Felix - Don't You Want Me (Deconstruction)House Party vol. I

Come iniziò la mia passione per la musica house (o dance, più in generale)? Magari non fregherà a nessuno, ma io lo dico ugualmente.
Iniziò tutto con un pezzo di Felix: “Don’t You Want Me”, per la precisione. Tra i produttori c’era il dj inglese Rollo – lo stesso che poi fonderà il progetto Faithless con Maxi Jazz e Sister Bliss. Era il 1992, io avevo poco meno di 14 anni. Lo sentì per caso. Non ricordo ormai nemmeno dove. Dì lì a poco comprai anche una musicassetta: “House Party (volume 1)”. Usavo già un Walkmen Sony dal 1998: ho sempre preferito le musicassette ai vinili. Questa compilation conteneva pezzi per lo più techno, niente che sia rimasto negli annali, però tra i produttori di quesi pezzi c’erano già personaggi notevoli del calibro di Todd Terry, Clivillés & Cole (C + C Music Factory), The Prodigy, Westbam, 2 Unlimited, Double You, Jestofunk, Jam & Spoon, Speedy J., SL2, ecc.
Qualche tempo dopo acquistai anche un’altra compilation, di cui adesso mi sfugge il nome, ma che ricordo conteneva la versione dance del brano che faceva da colonna sonora alla serie tv di Pinocchio, prodotta dal progetto quasi omonimo Pin-Occhio (ossia Nicola Savino e Marco Biondi), e “Yerba del Diablo” dei Datura.

Qualche mese prima, nell’estate del 1991, il morbo della musica dance aveva già iniziato ad attecchire nella mia mente attraverso l’ascolto di una cassettina originale (non tarocca) – il mio primo acquisto musicale in assoluto: la compilation “Festivalbar ’91 International” che conteneva “Gyspy Woman (She’s Homeless)” di Crystal Waters.
Il momento in cui ho capito che la musica dance sarebbe stato il genere musicale che mi avrebbe accompagnato per sempre, di lì in avanti, è stato l’autunno del 1993 quando presi ad ascoltare con una certa regolarità trasmissioni radiofoniche come la DiscoMania Mix di Stefano Secchi (ogni venerdì pomeriggio su Radio 105), il Deejay Time (dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 16) e la Deejay Parade di Albertino (ogni sabato dalle 14 alle 15) e l’Original MegaMix di Fargetta e Molella (ogni sabato notte dalle 22 su Radio Deejay).
Ancora oggi, ogni qual volta ascolto “Plastic Dreams” di Jaydee o “Show Me Love” di Robin S. ho letteralmente i brividi.

Nel 1992 ho anche ascoltato per la prima volta un vero brano hip-hop. Si trattò dell’esecuzione dal vivo di “Fight Da Faida” di Frankie Hi NRG Mc, durante una puntata della trasmissione Avanzi, su RaiTre. Ma questa è un’altra storia.


13
nov 09

Canzoni d'amore nell'anno di grazia 2006

“Ti muovi nella mia vita”
Ghemon,
dall’E.P. “Ufficio immaginazione” (Soulville, 2006) scarica da qui

Sei tu,
cono di luce che si staglia
nell’ombra della vita mia
e bruci nel mio petto come paglia,
poesia, sei il cotone di una felpa sulla faccia
Noi, siamo formiche in questo campo di grano (al sole)
siamo le ortiche del tuo prato sterminato (e il cuore)
ci batte forte come pelle di un tamburo che trema e ci muove,
Un brivido sulla mia schiena corre, poi frena,
e un flash vivido lo segue a catena
e mentre scrivo è più pesante il respiro
e mentre lo descrivo
lo so che sei con me perché la mano mi trema
tu sei il colore, sei la tempera
il bianco del latte che m’ha cresciuto come quello di una puerpera
quando vado alla deriva (ci sei)
quando non ho più un’alternativa (no)

quando la mia barca è a troppo mare dalla riva
quando un pomeriggio in ginocchio nella mia stanza perché il ciclo non le arriva
quando questi esami mi fanno esanime,
lo so, ti muovi nella mia vita.

Ti muovi nella mia vita.
Lo so, lo so
Ti muovi nella mia vita
Lo so, lo so, lo so…

Sei tu,
il rosso delle scocche di un bambino
il fresco dell’altra faccia del cuscino
(sei) il vento d’estate,
(sei) il mosto del vino
le carezze di mia madre,
l’odore del ragù a primo mattino,
pioggia che cade a grappoli

e s’aggrappa sopra al mondo in cui vivo
il letto su cui cado stanco e piango
fino a quando mi manca il respiro.
sarò oggettivo
il mio obiettivo non è dare la prova che sei realmente esistito
perché il concetto è puramente intuitivo
e troppa gente confonde crede che Dio sia il destino.

Terrò le mani giunte

nella speranza che mi mostri la strada a cui solo non posso giungere
E m’accompagni fino a quando è finita.
Lo so, ti muovi nella mia vita
Lo so, ti muovi nella mia vita
Lo so, ti muovi nella mia vita

And yo’ doughnuts, take me to the bridge.

Ascolta il brano su YouTube.


29
ott 09

L'alone viola dell'AIDS

Ricordate il famoso spot dell’AIDS che andava in onda negli anni ’80? 1989, per la precisione. Sì, dai. Quello che aveva come colonna sonora il brano “O Superman” di Laurie Anderson e i cui protagonisti infetti si distinguevano per essere contornati da un alone viola?
Beh, credo che per quel particolare effetto grafico si siano “ispirati” al video tamarro e volgarotto che vedete qui sopra: “Pop That Pussy” dei 2 Live Crew.

Update: mi sbagliavo. Il brano dei 2 Live Crew è postumo, essendo stato pubblicato nel 1991.


25
ott 09

SmeercHouse 24 Ottobre 2009

Puntata N. 28 della sesta stagione. Iniziata con circa 15 minuti di ritardo (a causa della negligenza del dj/autore, che si riduce sempre all’ultimo momento per stilare la scaletta), la trasmissione è filata via liscia con pochi ma buoni ascoltatori, per altro anche molto attivi, visti i commenti sul thread specifico in FriendFeed.
In onore della festa di venerdì notte, inoltre, la tracklist è stata ‘impreziosita’ da alcune tracce pubblicate nei due decenni ’70s e ’80s.

Potete ascoltare il podcast – della durata di 128 minuti circa – premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 36,5 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2009)
2. Eydie Gormé – Ci riprova la bossa nova
3. Melissa Laveaux feat. Mocky – Crazy In Love
4. Royksopp – Tricky Tricky (Stunned Still Double Down Remix)

5. Wax Tailor – Positively Inclined
6. Matias Aguayo – Rollerskate (Radio Edit)
7. Florence and The Machine – You’ve Got the Love (The xx Remix)
8. Quantic & Nickodemus – Mi Swing Es Tropical
9. Uptown Funk Empire feat. Noel Mc Koy – Nothing’s Gonna Stop Us Now
10. Nu Shooz – I Can’t Wait
11. Band Of Jocks – Let’s All Dance
12. Cameo – Word Up
13. Van McCoy & The Soul City Symphony – The Hustle

14. The Jacksons – Shake Your Body (Down To The Ground)
15. Jimmy Ross – First True Love Affair
16. The Salsoul Orchestra – 212 North 12th
17. Radiance feat. Andrea Stone – You’re My Number 1
18. Rhythm Heritage – Three Days Of The Condor
19. Mission Impossible (RadioNation promo)
20. Ghemon feat. Dj Tsura – Fantasmi (produxione by Zonta)
21. Notorious BIG – Party and Bullshit (In the USA Remix)
22. Jungle Brothers – Freakin’ You (Buffalo Bunch Remix)
23. Miamik – Insatiable (Original Studio Mix)
24. Dj Delicious & Till West – NYPD (Original Mix)
25. Harry Choo Choo Romero – Cumbia (Copyright Edit)
26. Friendly Fires feat. Au Revoir Simone – Paris (Aeroplane Remix)