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The Artist

The Artist

The Artist

di Michel Hazanavicius (Francia, 2011)
con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman,
James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle,
Malcolm McDowell, Basil Hoffman

Film muto in bianco e nero sul periodo del cinema muto e in bianco e nero.
Storia d’amore tormentata tra il divo di Hollywood George Valentin (Jean Dujardin) e Peppy Miller (Bérénice Bejo), una giovane ragazza astro emergente dello stesso settore. Lui è famosissimo, vanitoso, pieno di sé e probabilmente anche un po’ stronzo. Sta con una biondina incazzosa (interpretata da Penelope Ann Miller – ricordate la Gail di “Carlito’s Way”?). Lei è dolce e forse un po’ ambiziosa. Si conoscono per caso, fuori dall’uscita di un teatro, poi si reincontrano sul set. Si piacciono subito. Lui aiuta lei a far carriera. In poco tempo la piccola Peppy diventa una vera star di prim’ordine nel firmamento del cinema americano.
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George invece, con l’arrivo del cinema sonoro, cade nel dimenticatoio. Si rifiuta di lavorare con la voce, di scendere a compromessi con questa nuova moda perché la ritiene degradante. I produttori nelle pellicole non vogliono più la sua faccia che ormai sa di vecchio. Ferito nell’orgoglio, si isola e si deprime sempre più, riducendosi in uno stato pietoso. Diventa così povero da farsi pignorare l’immenso patrimonio di mobili e opere d’arte accumulati negli anni. In preda alla follia un giorno dà persino fuoco a casa sua, rischiando di morire intossicato e arso vivo. Ma questo non accade perché il suo piccolo buffo cane – il fido compagno di una vita, sia davanti che dietro le quinte – riesce a trarlo in salvo.
Come dice il trailer originale (lo potete vedere qui): una giovane attrice ruba le luci della ribalta e il cuore al più grande attore di Hollywood. Ma non si tratta di cattiveria, di odio o vendetta. Tutt’altro. Dopo l’incidente Peppy si prende cura di George. Anzi, lo faceva già prima, in gran segreto, come quando ha comprato di nascosto tutti i suoi averi e li ha messi da parte per evitare che cadessero nelle mani dei creditori. Dopo incomprensioni e fraintendimenti il loro amore trionferà.
The Artist è un film sull’Sentimento vero. Quello con la lettera maiuscola. Quello dell’abnegazione e delle lunghe attese. Ma è anche un film anche sulla stupidità della vanità, dell’orgoglio e dell’opporsi al nuovo ostinatamente e in maniera ottusa.
Io l’ho trovato molto gradevole, oltre che originale. Buffo in alcuni frangenti ma molto drammatico allo stesso tempo. Un’opera completa e godibilissima. Grandioso che un regista sia riuscito a farsi produrre un film muto nel 2011. Persino in bianco e nero! Roba da non crederci. Grande stima dunque per Hazanavicius.
Lasciatemi spendere due parole anche per John Goodman. Simpaticissimo come al solito. Incredibile come riesca a suscitare ilarità anche solo con le espressioni del visto. Questo è quello che si dice un grande attore. Bravo!
Anche il canuto James Cromwell è incredibilmente adeguato al ruolo del fidato autista. Che recitasse molto bene lo sapevamo già.
Voto alla pellicola: 7+. Da vedere assolutamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Immaturi

Immaturi

di Paolo Genovese (Italia, 2011)
con Barbara Bobulova, Ambra Angiolini, Luca Bizzarri,
Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Raoul Bova, Anita Caprioli,
Luisa Ranieri, Michele La Ginestra, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli,
Giulia Michelini, Alessandro Tiberi, Nadir Caselli, Aurora Giovinazzo

Guarda il trailer ufficiale

Questa commedia, estremamente leggera, ambisce ad essere un film rappresentativo di una generazione ma non credo proprio che vi riesca. Io l’ho trovato alquanto banalotto, bello pieno di luoghi comuni, alcuni anche abbastanza improbabili.
Prologo: dopo circa 15 anni, un gruppo di amici – ex compagni di scuola di circa 35 anni – viene chiamato dal Ministero della Pubblica Istruzione a rifare l’esame di maturità (classica), dal momento che il primo è stato invalidato a causa di un disguido amministrativo. Questi giovani adulti – ancora abbastanza immaturi, appunto – si trovano ancora una volta tutti insieme a rivivere quei momenti che ormai credevano di aver dimenticato o comunque messo da parte.
Tra le varie figure rappresentate (alcuni abbastanza idealtipiche) troviamo: 1. lo stronzo che tradì il migliore amico da giovane per una ragazza e che è diventato un uomo che tradisce la moglie (Kessisoglu); 2. lo psichiatra infantile che aiuta i bambini per mestiere ma che non riesce a risolvere i propri problemi di responsabilità e maturità di fronte all’arrivo di un figlio del tutto inaspettato (Bova); 3. l’eterno ragazzo che non vuole impegnarsi e che, pur di rimanere fidanzato per sempre con la sua ragazza, arriva a fingere di essere sposato e con prole (Bizzarri); 4. la cuoca ninfomane che segue un corso per guarire dalla suo infinito desiderio per il sesso e finisce per innamorarsi di un uomo dopo una lunga storia di corteggiamento casto e romantico (Angiolini); 5. la divorziata giovane e bella con figlia che esprime una maturità superiore alla madre (Bobulova); 6. il bamboccione impacciato che vive ancora con i suoi e che non esprime alcuna intenzione di andarsene (Memphis).
Con l’intento di studiare per prepararsi a rifare l’esame di maturità, questi ragazzi cresciutelli incontrano vecchi amici (come il tizio mite che si è fatto prete) e riprendono a trascorrere del tempo insieme, rivangando ovviamente le cose belle (e anche qualcuna brutta) vissute fianco a fianco ai tempi del liceo. E qui ci sono valanghe di dialoghi e immagini che vorrebbero evocare nostalgia, senza neanche riuscirci completamente, sì insomma tutta la prosopopea del “come era bello un tempo, quelli sì che erano anni in cui era gradevole essere giovani, mica come adesso”.
A parte tutto il cast mi sembra molto azzeccato. L’intento di mettere insieme facce molto note era di portare quanta più gente nelle sale cinematografiche e mi pare che l’esperimento sia riuscito – tant’è che proprio la scorsa settimana è arrivato nei cinema il seguito di questa pellicola.
Paolo Kessisoglu veste benissimo i panni dell’egoista menefreghista, così come Luca Bizzarri quelli dell’eterno Peter Pan.
La faccia seriosa di Bova va bene per il ruolo di un dottorino un po’ musone, tutto preso dalla difficoltà di accettare le responsabilità della paternità.
Ricky Mempis, che da sempre recita la parte del duro borgataro, qui fa quasi tenerezza come bamboccione impacciato e ultra sensibile.
Barbara Bobulova donna manager in carriera è credibile. Biondina, carina, fa una corte tenerissima al buon Memphis. I due personaggi si amano dai tempi del liceo ma non hanno mai avuto modo di “approfondire”.
La Ginestra prete è perfetto.
Luisa Ranieri è bona come sempre. Qui dà il volto un architetto con la testa sulle spalle, ossia alla fidanzata incinta di Bova che, pur di fronte all’indecisione del suo compagno, non si comporta da isterica, non fugge via offesa ma decide di attendere un suo rinsavimento.
La ragazzina che interpreta sua figlia (Aurora Giovinazzo) è in gamba, anche se la sua recitazione non è delle migliori. Ma potrà migliorare in futuro. Questa potrebbe essere, tra l’altro, la sua prima apparizione sul grande schermo.
Giovanna Ralli è la mamma iperprotettiva di Ricky Memphis, ossia l’essere che l’ha reso “mammone”.
Maurizio Mattioli è invece suo padre. Lasciatemelo dire: il più divertente attore di questa pellicola. Ogni sua scena è incredibilmente spassosa: i suoi interventi con marcato accento romanesco, quei tentativi di mandare via di casa suo figlio, sono straordinari.
Nadir Caselli è una ragazzina molto giovane, una maturanda che scambia decine di SMS con il personaggio di Bizzarri e che poi va a svenire strafatta di alcool e pasticche in discoteca. Leggi: personaggio superstereotipato su attrice molto caruccia.
Anita Caprioli forse è un po’ troppo giovane per recitare nella parte di coetanea di questi altri attori.
L’unica fuori ruolo – ancora una volta – è Ambra. Non me ne voglia ma non riesco a vederla recitare la parte di una stimata cuoca, per di più ninfomane. Mah.
Alessandro Tiberi – lo stagista della serie Boris – è il figlio del titolare del ristorante in cui lavora la cuoca, un giovane molto timido, segretamente innamorato della regina dei fornelli.
Nota localistica: il film sarebbe ambientato a Roma ma di romano, a parte l’accento di Mattioli e Memphis, c’è davvero ben poco.
Voto 5 e mezzo. Meno che sufficiente.
La colonna sonora non è male, forse solo un po’ “paracula”. Dei pezzi salverei comunque poco: giusto una cover di “Last Nigth A Dj Saved My Life” degli Indeep, coverizzata da Loredana Majuri.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

J. Edgar

J. Edgar

J. Edgar
di Clint Eastwood (USA, 2011)
con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts,
Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench,
Geoff Pierson, Josh Hamilton, Ed Westwick, Christopher Shyer,
Gunner Wright, Jack Donner, Jeffrey Donovan, Damon Herriman

Va beh, togliamoci il dente. Lo dico subito: questa pellicola mi ha annoiato. Un bel po’.
Per quanti non lo sapessero si tratta di un biopic, un film biografico sulla vita di J. Edgar Hoover, il primo e più importante dei direttori dell’FBI.
Perché mi ha annoiato? Perché è molto lungo e lento. Sì, lo so: l’aggettivo “lento” non dovrebbe mai essere associato alla parola film ma così è. Scusate. Stavo quasi per addormentarmi durante la visione.
Il problema di questa pellicola – che comunque è girata molto bene e recitata ancora meglio da tutto il cast – è che non intriga, non fa nulla per destare l’interesse dello spettatore. Tutto quello che c’è da sapere viene svelato nei primi 15 minuti del film. Poi non succede più nulla.
Sin dal principio cioè sappiamo che Hoover è un tizio molto abizioso, rigidissimo, estremamente ligio al dovere, fissato con le regole, con la sicurezza della Nazione, il sentimento patriottico, la morigeratezza dei costumi, che è uno che vede minacce dappertutto, un anticomunista per convenienza e e convinzione, un uomo pieno di sé e codardo allo stesso tempo, sospettoso, reazionario fin nel midollo, un essere assetato di potere che sarebbe disposto a far qualsiasi cosa pur di restare nella sua posizione di comando, un tipo che si compiace nel circondarsi di yesmen e che non accetta alcun tipo di critica o dubbio sulle sue teorie, credenze o convizioni.
Ecco qui. Vi ho svelato tutto o quasi. Non c’è molto altro da capire o da vedere.
Lasciatemi aggiungere che anche la relazione omosessuale con il suo braccio destro, Clyde Tolson, è palese sin dai primi sgaurdi tra i due. Che Hoover sia stato un omosessuale represso è lapalissiano. Grande enfasi è stata messa poi sul suo rapporto morboso con l’anziana madre – meravigliosamente interpretata da Judi Dench.
Tra le altre cose la intricatissima struttura narrativa, fatta di continui flashback e flashforward, non aiuta affatto a seguire le vicende del protagonista, a meno che non si abbia un chiaro quadro della recente storia degli Stati Uniti. Non dimenticando, comunque, che l’arco di tempo narrato da questa pellicola è decisamente lungo: dura all’incirca una cinquantina d’anni.
Che dire di Di Caprio? Sa il fatto suo. Ormai è un attore all’apice della sua carriera. Ce l’ha fatta. Il ragazzetto odioso, l’eterno bamboccione, è finalmente diventato uomo, tanto che gli assegnano ruoli importantissimi. Anzi di prim’ordine. D’altronde le major Hollywoodiane non affidano al primo che passa la parte di un uomo che viene considerato, in un certo senso, uno dei più importanti patrioti della Storia Americana. Ormai a Leonardino non gli si può dir nulla. Qualcuno ha avuto da obiettare sulla vocetta da giovinetto che gli hanno affibiato per il doppiaggio italiano. Ma a noi frega poco. Tra l’altro è sempre quella (Francesco Pezzulli) da più di 15 anni.
Armie Hammer è perfetto nella parte del bel ragazzone elegante e dai modi gentili. Fortuna che non abbiano voluto far apparire il suo personaggio effeminato.
Ottima interpretazione anche per Naomi Watts, qui nel ruolo della segretaria personale di Hoover, una donna la cui fedeltà al suo datore di lavoro ha dello straordinario.
In certi casi il trucco (make up) era pessimo. Le rughe di Hoover e di Tolson sembravano finte non solo nei primi piani.
Pensavo che “J. Hover” fosse uno dei film più importanti della stagione. Debbo ricredermi.
Nient’altro da aggiungere.

Qui trovate il trailer originale (in inglese). Qui quello in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Piedipiatti

Piedipiatti

di Carlo Vanzina (Italia, 1991)
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto,
Ennio Antonelli, Tony Sperandeo, Antonio Ballerio,
Pino Ammendola, Mirella Falco, Roberto Della Casa,
Angelo Bernabucci, Victor Cavallo, Luigi Petrucci,
Anna Benny, Giorgio Trestini, Norman Sanny

È sempre un piacere rivedere questa commedia con Montesano e Pozzetto nei panni di due poliziotti che si trovano quasi per caso a condurre insieme un caso di traffico internazionale di droga. L’uno romano, simpaticone, dai modi poco ortodossi, l’altro milanese, preciso, ligio al dovere, esageratamente rigido in tutto. Un duo di cialtroni che, grazie alla caparbia dei giusti e la fortuna degli ingenui, riesce a incastrare il cattivone di turno, in questo caso rappresentato da un notabile della buona borghesia milanese: un commendatore stimatissimo che usa come facciata una missione umanitaria (buonismo caritatevole) per nascondere l’importazone di crack dalla Colombia.
Uso questo post per dissociarmi da quanti ritengono che i fratelli Vanzina non abbiamo mai scritto – né diretto – una buona commedia. La sceneggiatura, peraltro, è di Piero De Bernardi e Leo Benvenuti su soggetto di Enrico Montesano e degli stessi Vanzina.
Da segnalare anche una gradevole colonna sonora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Notorius

Notorius

Notorius – L’amante perduta
(Notorius)

di Alfred Hitchcock (USA, 1946)
con Ingrid Bergman, Cary Grant,
Claude Rains, Leopoldine Konstantin, Louis Calhern,
Reinhold Schünzel, Alex Minotis

Tormentata storia d’amore ad alto rischio tra un agente dello spionaggio USA e la figlia americana di una spia tedesca. Dopo l’incriminazione di suo padre, la giovane Alicia Huberman – una trentenne ubriacona, viveur e molto dissoluta – decide di partire per un viaggio a Panama con uno dei suoi amanti, un riccone molto più anziano di lei. Il suo desiderio è di andare lontano e provare a dimenticare la brutta storia che l’ha toccata da vicino e in cui ha rischiato di essere coinvolta. La notte prima della partenza, però, un bel poliziotto la avvicina, chiedendole di andare con lui in Brasile.
L’agente Devlin vuole ingaggiarla come collaboratore dell’intelligence USA e farla infiltrare nell’ambiente di alcune spie tedesche di stanza a Rio. Alicia, non avendo grosse prospettive davanti a sé, già annoiata per il futuro viaggio con l’anziano amante e invaghita dell’elegante sbirro dai modi gentili, decide di accettare la missione.
Una volta arrivati in Brasile, tra i due scatta la passione ma ben presto la missione si fa ardua. Ad Alicia viene chiesto di sedurre Alexander Sebastian, il capo dell’organizzazione spionistica tedesca locale, per poter così facilmente frequentare casa sua. I due amanti sono inizialmente molto combatutti e riluttanti, chiedono l’un l’altra una prova d’amore che però non arriva. Sono infatti troppo orgogliosi per dichiararsi l’amore che provano; alla fine dunque lasciano che la loro relazione finisca, sebbene continuino a lavorare fianco a fianco nella missione, ligi nel loro dovere di agenti segreti americani. I loro sentimenti trionferanno, comunque, cioè i due torneranno a essere sinceri reciprocamente solo quando Alicia, avvelenata da Sebastian – ormai suo marito, si troverà a rischiare la vita.
Che Ingrid Bergman e Cary Grant fossero belli lo sappiamo. Che sono stati due grandi attori, anche. Dunque cosa aggiungere? Diciamo allora che la direzione di Hitchcock rende il tutto ancora più gradevole.
Gran bel film. Per appasionati di pellicole dell’epoca d’oro di Hollywood ma non solo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

I Griffin presentano Blue Harvest

I Griffin presentano Blue Harvest
(Family Guy – Blue Harvest)

di Dominic Polcino (USA, 2007)

Parodia della saga di Star Wars (dell’episodio IV, per la precisione) realizzata con i personaggi principali del cartoon di Seth MacFarlane “I Griffin (Family Guy)”.
Il protagonista è un Luke Skywalker adolescente, interpretato dal solito timido/impacciato/imbambolato Chris (il figlio maggiore, quello con la zazzera bionda e l’orecchino). Peter invece veste i panni di Han Solo. A Lois il compito di impersonare la Principessa Leila (un po’ sperduta – a dire il vero). Stewie, come spesso accade, è il personaggio più simpatico, qui infatti recita una versione bassa e capocciona de “La morte nera”, ossia Dart Fener o Darth Vader, che dir si voglia.
Il cane Brian prova a recitare come Chewbacca ma non ci riesce, nonostante ce la metta tutta. Il senso è che per lui, fare la parte di un essere che comunica con i versi, anziché con la parola, è un vero disonore.
Quagmire è C-3PO (il robot dorato) in versione allupata, mentre Cleveland interpreta un R2-D2 (C1-P8) in versione “black ghetto”.
Meg appare solo per pochi istanti nei panni di uno strambo e muto serpentone verde.
Sarò estremamente sincero: questa parodia – ovviamente – si apprezza di più, se si è visto il primo episodio di Star Wars (cosa che io non ho fatto). Peraltro durante la visione di questo cartone mi sono anche un po’ addormentato, dunque chiedo venia per eventuali imprecisioni.
Domanda fondamentale: si ride? Boh, non credo, non mi sembra. Diverte? Forse, un po’. Comunque è da guardare.
Nota: Blue Harvest è il nome in codice usato durante la lavorazione del film “Star Wars”.

Qui potete vedere la locandina ufficiale americana, al solito decisamente meglio di quella italiana.

La scheda di MyMovies.it.

Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)

di Guy Ritchie (USA, 2011)
con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace,
Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Geraldine James,
Eddie Marsan, Kelly Reilly, Paul Anderson, William Houston

Fiaba fracassona per grandi e piccini. Se vi è piaciuto il precedente episodio, apprezzerete anche questo.
Il perfido professor Moriarty (Jared Harris) ha comprato un’industria bellica e ha intenzione di scatenare una guerra mondiale, mettendo contro Francia e Germania, al solo scopo di costingere gli Stati a rivolgersi a lui per l’acquisto dell’arsenale bellico. Per realizzare il suo piano si avvale dell’aiuto di alcuni anarchici che in quegli anni tentano di creare il panico, organizzando diversi attentati dinamitardi. Il Dr. Watson, novello sposo, abbandona la luna di miele per seguire Sherlock in giro per l’Europa nella folle impresa di sventare il progetto malvagio di Mortiarty.
Non ho letto i romanzi di Doyle per cui non so quanto questa pellicola sia attinente all’opera originale ma credo che ormai questa valutazione non sia più importante. Ritchie ha preso solo spunto dal personaggio del celebre investigatore per creare un divertente action movie molto avventuroso ambientato nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Downey e Law se la cavano ottimamente, come al solito. Il loro è un umorismo leggero, senza vere e proprie battute comiche. Diciamo che ci mettono le espressioni buffe. Più che altro il grande lavoro è stato fatto in fase di scrittura per far rivivere sulle labbra dei due protagonisti quello humor inglese sagace che si avvale spesso di contorte perifrasi per esprimere un giudizio.
Non vorrei parlare di maschilismo ma mi stupisce un po’ che il film sia imperniato quasi esclusivamente su Holmes e Watson e che non ci sia alcuna figura femminile importante al loro fianco. Certo, c’è Noomi Rapace nel ruolo della zingara che accompagna i due protagonisti nell’ultima fase dell’avventura, c’è la bella Rachel McAdams nei panni della truffaldina Irene Adler e Kelly Reilly ad intepretare la neo-sposa di Watson, ma mi sembrano tutti ruoli davvero molto marginali. Il che suona strano.
Una citazione speciale va fatta per il ruolo del fratello di Holmes, tale Mycroft: un buffissimo diplomatico inglese corpulento e dai modi compassati, interpretato dal grandioso Stephen Fry.
Voto complessivo: 6. Un buon prodotto di intrattenimento. Forse meno interessante del primo episodio ma ancora abbastanza valido.

Nota: a differenza del capitolo precedente, questo film è stato prodotto negli Stati Uniti, anziché nel Regno Unito.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

di George Clooney (USA, 2011)
con Ryan Gosling, George Clooney, Paul Giamatti,
Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei,
Jeffrey Wright, Max Minghella, Talia Akiva, Jennifer Ehle,
Gregory Itzin, Michael Mantell

Senza alcun ombra di dubbio questo è uno dei migliori film dell’anno. Sia per la storia – liberamente tratta dalla pièce teatrale “Farragut North” di Beau Willimon – che per la recitazione.
Clooney ha deciso di raccontare le difficili scelte che la vita ci costringe a fare attraverso la messa in scena del teatro della politica americana contemporanea.
In un’unica opera filmica troviamo mescolati con sapienza diversi ingredienti: ambizione, ipocrisia, vanità, egoismo, presunzione, cinismo, disprezzo, talento, lealtà, tradimento, vendetta, idealismo, insensibilità e molto altro ancora.
Stephen Meyers è uno spin doctor, un giovane e rampante responsabile del comitato elettorale del governatore Mike Morris, uno dei due candidati Democratici alla Casa Bianca. Siamo in Ohio, piena campagna elettorale. La sfida tra i due pretendenti sta arrivando al termine, la tensione è alta. Stephen è bravo e lo sa. Persino gli avversari lo sanno, tanto che gli offrono di passare dall’altra parte della barricata a lavorare per il senatore Pullman. Il ragazzo è tanto pieno di sè da essere sul punto di accettare ma crede a tal punto nella missione di Morris, nella sua buona fede da rinunciarci. Ci ripensa, insomma, preso com’è dal progetto, dalle parole piene di giustizia e speranza del governatore, nonostante sia egli stesso a “massaggiare il messaggio”. Crede fortemente nell’uomo per cui lavora e nelle idee che lui stesso prepara e organizza per essere veicolate attraverso la bocca del candiato. Di Morris si reputa quasi amico, non solo dipendente.
Sebbene non cambia casacca, Stephen si trova comunque in difficoltà; questo primo contatto con gli avversari, questo incontro segreto che non brilla certamente per correttezza deontologica gli fa ballare la sedia sotto il sedere in quanto una nota giornalista viene a conoscenza del fattaccio e minaccia di rivelarlo dalle colonne del giornale per cui scrive. Come se non bastasse, Paul, il capo del comitato elettorale di Morris, cerca un accordo con il senatore Thompson al fine di ottenere il suo pubblico appoggio e spostare, di conseguenza, i voti di centinaia di delegati dalla loro parte, ma non ci riesce. Il politico è furbo perciò traccheggia e mercanteggia. Per essere eletto candidato ufficiale dei Democratici alla poltrona della Presindenza a Morris mancano solo i voti dei delegati che pendono dalle labbra di Thompson. Pur essendo in leggero vantaggio, Morris ha bisogno di quei voti, lo sa bene ma oppone resistenza. Non vuole trattare, non vuole sporcarsi le mani scendendo a patti con un politico affarista e opportunista della vecchia guardia.
Nel frattempo una ragazza molto carina che lavora al comitato come stagista seduce Stephen con dolcezza e determinazione. Non voglio svelare altro ma sappiate che a questo punto l’intreccio dei fatti si fa molto avvincente.
Quando la situazione precipita definitivamente al protagonista non resta che scegliere: uscire di scena con la coda tra le gambe, ossia abbandonare il gioco dei duri e degli adulti con il pelo sullo stomaco, ammettendo di aver perso, oppure rilanciare. La scelta per Stephen sarà difficile, ma neanche tanto quando si accorgerà di aver vissuto in una grande illusione che egli stesso ha contribuito a costruire.
Il cast è davvero straordinario. Clonney ha voluto intorno a sé solo attori di prima classe. Si è riservato il ruolo di Morris, il candidato bonario e liberale che riesce anche ad essere idealista e para-socialista allo stesso tempo. L’Obama della situazione praticamente.
Ryan Goslin è al cenro della scena. Protagonista assoluto. Ormai non sbaglia più un film. Il 2011 è l’anno suo. Il giovane rampante e di belle speranze l’aveva già interpretato (e alla grande) nel film “Il caso Thomas Crawford”. Probabilmente è stato scelto anche per questo. Dire che è bravo è dir poco. Applausoni per lui.
Hoffman grandioso, come al solito. Sua la parte di Paul, il saggio responsabile dell’ufficio stampa di Morris, un uomo che per decenni è si è fatto le ossa dentro un comitato elettorale.
Paul Giamatti è il capo ufficio stampa del senatore Pullman, il contraltare di Paul insomma: un uomo cinico all’ennesima potenza. Il tale che cerca attraverso svariate lusinghe di convincere Stephen ad andare a lavorare per il comitato elettorale dell’altro candidato dei Democratici.
La bellissima Evan Rachel Wood interpreta la giovane stagista. La sua acconciatura mi ha un po’ lasciato perplesso. Una bionda platinatissima con pettinatura in stile diva del cinema americano anni ’50 è credibile come bassa manovalanza per la campagna delle primarie democratiche? Sono dubbioso, non saprei. Ad ogni modo non importa che capelli le abbiano fatto perché lei è eccezionale. Recita da attrice navigata, nonostante abbia solo 24 anni. Apprezzabilissima nella parte della ragazza molto giovane ma già conscia del proprio sex appeal, della bella bambolina che gioca a fare l’adulta, ma che crolla come un castello di carte di fronte alle grandi scelte e alle disgrazie che la vita le para davanti.
La simpatica Marisa Tomei incarna la giornalista tosta e senza scrupoli, sempre a caccia della notizia bomba.
A Jeffrey Wright l’infausto ruolo del senatore opportunista, del politico arrivista. Davvero molto strano, scelta di cast inconsueta: per quanto mi ricordi, questo attore ha recitato il più delle volte in ruoli alquanto positivi.
Voto finale: 9. Pellicola eccelsa. A parte la storia molto originale e la recitazione di tutto il cast, ho apprezzato molto anche la fotografia, che in più di occasione mi ha ricordato quella di “Good Night and Good Luck”. Si confrontino ad esempio i controluce delle scene iniziali dei due film.
Se siete fan della serie “The West Wing” molto probabilmente adorerete anche questa pellicola.

Nota personale: questo film l’ho visto in lingua originale presso il Cinema Fiamma di Roma. Lo ammetto: non mi aspettavo che Gosling avesse una voce così. Nei film italiani fino ad ora era sempre stato doppiato da voci più mature.
Qui trovate il trailer ufficiale (in inglese).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Due cuori e una provetta

Due cuori e una provetta
(The Switch)

di Josh Gordon, Will Speck (Usa, 2010)
con Jennifer Aniston, Jason Bateman, Thomas Robinson,
Jeff Goldblum, Juliette Lewis, Victor Pagan, Bryce Robinson,
Patrick Wilson, Todd Louiso, Scott Elrod, Kelli Barrett

Commedia romantica americana ultraclassica con finale in cui si riaggiusta tutto.
New York. 2010. Un lui, una lei. Wally e Kassie. Entrambi hanno intorno ai 40 anni. Middle class. Lei è un’affermata giornalista televisiva, lui è un broker. Sono amicissimi. Migliori amici l’uno dell’altra. Lei sente il classico desiderio di maternità. Ma è single, per cui decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Lui non è d’accordo. Si capisce immediatamente che è innamoratissimo di lei – ma lei non gliel’ha mai data. Inoltre adesso vuole un figlio – a tutti i costi – ma non da lui.
Insomma un po’ bisticciano. Poi lei finalmente decide, trova il donatore – tale Roland – e dà un party, a cui invita anche lui. Sì, un party. Avete capito bene: una festa con tanto di cotillons per celebrare il giorno in cui del seme maschile viene inserito artificialmente in un organo riproduttivo femminile. Non che io sia bacchettone ma fa letteralmente schifo, diciamolo. Non l’inseminazione, il party. Solo in una sceneggiatura americana si può leggere una scena così.
Va beh, insomma, la sera della festa all’eventone c’è sia il prescelto, il bellimusto scelto da Kassie per fare il padre del su bambino, che Wally. Quest’ultimo alza il braccio e combina un casino (una cosa per cui bisogna sospendere l’incredulità necessariamente, senza pensarci due volte). Per sbaglio (?) Wally fa prima cadere il seme di Ronald nel lavandino e poi decide di inserirci il suo nella provetta vuota. Non per niente il titolo originale del film è “The Switch”, ossia “lo scambio”. Il mattino dopo però del fattaccio non ricorda nulla. La sbronza l’ha portato nottetempo a casa del suo amico e qui ha farfugliato qualcosa ma niente di comprensibile.
Passano nove mesi e il bimbo nasce. Kassie decide di chiamarlo Sebastian. Nessuno dei due genitori sospetta che sia avvenuto il tragicomico scambio. Anzi, si separano. Lei decide di spostarsi: prende suo figlio e va via. Lascia la Grande Mela per seguire la carriera. Wally prova a farsi una vita ma non ci riesce. Si vede benissimo che soffre e che le manca Kassie.
Dopo 8 anni e lei torna in città. I due amici di sempre e ritornano a frequentarsi. Tra Wally e il bambino si stabilisce subito un rapporto speciale, quasi magico. I due sembrano fatti l’uno per l’altro. Anche se non sanno di essere padre e figlio. Wally comunque ci mette poco a ricodare quello che è successo la notte del party e ad accorgersi di quanto il piccolo Sebastian gli assomigli. Ma sarà il caso di parlare? Di rivelare tutta la storia a Kassie ora che lei è tornata e che le cose sembrano andare per il meglio? Per di più tra i due amici di sempre sta quasi per sbocciare l’amore ma a complicare le cose ci si mette Roland, ormai separatosi da sua moglie, che ci mette poco a far affezionare Kassie.
A me Jason Bateman sta simpatico. Trovo che sia anche bravo a recitare e perfetto per questi ruoli in cui ci vuole un uomo abbastanza giovane ma senza aspetto da macho.
Jennifer Aniston mi pare ancora la fidanzatina d’America a 42 anni suonati (40 ai tempi in cui ha girato la pellicola). Ma in questo caso va bene. La parte richiedeva una bella faccia e un’aspetto non aggressivo. Nonostante il suo personaggio sia a tutti gli effetti quello di una donna in carriera, chi ha scritto non ha voluto far emergere in questo caso il rampantismo della quarantenne americana che lavora nello showbiz. La Aniston qui è una mamma bellissima e dolcissima, oltre che un’amica leale e sincera (anche se un po’ egoista quando si tratta di procreare un piccolo della sua specie).
Ma l’attore più bravo della pellicola è il piccolo Thomas Robinson, cioè colui che interpreta Sebastian. Fa tenerezza. Ha tutta una serie di faccette che variano dal “contrito” allo “sbigottito” passando per lo “stufo”, il “dispiaciuto”, il “contrariato” e tante altre ancora. Davvero uno spasso.
Jeff Goldblum interpreta Leonard, il migliore amico di Wally: uno scapolone cinquantenne molto disilluso e ottimista, che spesso durante i suoi rendez vous amorosi viene interrotto per accorrere in soccorso del suo amico.
Juliette Lewis è Debbie, l’amica del cuore di Kassie: una mezza matta che ha sempre voglia di festeggiare e che odia a morte Wally per il suo essere pessimista e disfattista.
Voto alla pellicola 6. Gradevole ma scontato. Inizi a vederlo e sai già come va a finire. Peccato. Di commedia c’ha poco o nulla. Io cioè non ho riso affatto. Forse m’è scappato qualche sorriso di fronte alle espressioni stralunate del piccolo Sebastian. In alcuni frangenti la situazione raccontata è abbastanza triste da farvi piangere (se è questo che state cercando).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Fantozzi

Fantozzi

di Luciano Salce (Italia, 1974)
con Paolo Villaggio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Umberto D’Orsi,
Liù Bosisio, Giuseppe Anatrelli, Plinio Fernando, Paolo Paoloni

Un grande classico della commedia italiana che non mi stancherei mai di guardare e riguardare.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.