Venom

Venom
di Ruben Fleischer (USA, 2018)
con Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed,
Scott Haze, Reid Scott, Woody Harrelson, Jenny Slate, Stan Lee,
Tom Holland, Sailor Larocque, Michelle Lee, Peggy Lu, Melora Walters

Non vedevo un film tratto da un fumetto da parecchissimi anni. Ho visto questo solo perché il trailer m’aveva incuriosito. Come l’ho trovato? Valido ma non eccellente.
Iniziamo col dire che tutto il primo tempo è una enorme premessa; si fa fatica cioè ad entrare nel vivo della storia. Prima che il simbionte entri nel corpo del protagonista passano almeno 45 minuti.
Sinossi in breve: un alieno dalle forme mutanti che sembra un blob – detto simbionte – entra nel corpo di un giornalista investigativo, se ne impossessa, e lo dota di forza e agilità sovrumane. Quando scopre che un altro simbionte malefico e potentissimo vuole tornare sul loro pianeta d’origine a prendere milioni di altri simbionti con lo scopo di conquistare la Terra, cerca di fermarlo.
Perché la potente forma aliena sotto sembianze di gel schifido sceglie proprio questo Eddie Brock? Perché proprio un giornalista sfigato che ha perso lavora e fidanzata di recente? Difficile stabilirlo con certezza. Pare che le due personalità siano affini ma qualche dubbio viene. Si perché, sebbene l’alieno sia una specie di reietto della sua specie, non è proprio un’anima pia, non stiamo parlando di un santo extraterreste, insomma le brutte intenzioni ci sono – almeno inizialmente. L’umano di cui si impossessa invece è un giornalista con la schiena dritta, uno che non si piega di fronte ai ricchi prepotenti. Certo, ha uno scheletro nell’armadio: è entrato nel pc della sua ex per carprire informazioni riguardo la società oggetto della sua inchiesta, eppure rimane un elemento positivo della società. Come si fa a credere fino in fondo che i due si vadano a genio?

Ricordiamo che Venom è (nasce come) uno dei principali antagonisti dell’Uomo Ragno.
Una domanda che mi son posto subito: ma nel fumetto originale de l’Uomo ragno il simbionte era solo uno o ce n’erano diversi? No, perché qui mi pare che se ne contino almeno 4, se non di più. Ho verificato: in effetti i simbionti erano parecchi, in origine, ma pare che gli sceneggiatori di questo film abbiano deciso di raccontare il loro arrivo sulla Terra in modo diverso.
Nota negativa: l’ironia ingiustificata nel finale. Al di là della vaccata del simbionte cattivo che improvvisamente diventa buono – o quantomeno acquista una coscienza critica – e decide di restare sulla Terra per salvarla dalle intenzioni cattivissime di un suo simile, c’è anche da dire che nelle ultime battute della pellicola il protagonista e l’infido parassita che lo abita stabiliscono una relazione da veri amiconi, cooperano, si coalizzano, scherzano, si danno di gomito, fanno battute sagaci, ecc. Ma perché? Non credo fosse un elemento necessario; la storia sarebbe potuta continuare così come era inziata, con la diffidenza e la difficoltà di gestire una sostanziale doppia personalità. Bah.

Passiamo alla recitazione.
Tom Hardy è davvero uno dei più bravi attori in circolazione però, sinceramente, non so se fosse la scelta migliore per questa parte, cioè per impersonare Eddie Brock. Troppo inglese, troppo fisicato, non dà l’impressione di essere un giornalista, né di essere americano (e io il film l’ho visto pure doppiato in italiano). Peraltro la voce italiana m’è sembrata tutt’altro che adeguata. Poi non ho capito perché Hardy si trascini in giro sempre con le gambe ad arco, con difficoltà, come se fosse portatore di una zoppia permanente – anche nelle scene in cui non è tenuto a mostrarsi stanco e debilitato.
Michelle Williams è una bella donna ma qui è conciata maluccio, pettinatura e trucco sbagliatissimi – a mio avviso. Recita bene, come suo solito, ma sebbene sia praticamente co-protagonista (Anne Weying, l’ex fidanzata di Eddie Brock) non è che abbia tutto questo spazio. Il suo personaggio ha un picco di importanza nel momento in cui decide di ritornare a prendere le parti del protagonista – fino a quel momento rinnegato – e fungere da temporaneo veicolo per il simbionte buono (Venom).
Riz Ahmed dà il volto al cattivone della pellicola: Carlton Drake, un giovane riccone pazzo, proprietario della Life Foundation, che cerca di rifondare la specie umana importando dallo spazio i simbionti per farli accoppiare con gli umani. Non recita male ma anche qui, secondo me, c’era bisogno di una faccia diversa, di uno un po’ più anziano. Capisco che siamo nell’era dei miliardari alla Elon Musk, ma si poteva far di meglio. Viene anche il sospetto – lo dico anche se è poco “politically correct” – che Ahmed (di origini pakistane) sia stato scelto solo per colmare la quota “etnica” di attori nella pellicola.
Piccolo cameo – a fini di cliffhanger – per il simpatico Woody Harrelson nei panni di Cletus Kassady, ossia del pazzoide che fungerà da corpo ospite per il simbionte Carnage (protagonista del Venom 2).
Reid Scott è Dan Lewis, il dottore che scopre la presenza di Venom nel corpo di Brock, nonché partner della bella Anne Weying.
A Jenny Slate il ruolo della scienziata che aiuta il miliardario Carlton Drake a fare test sulla fusione uomo/simbionte.
Ancora una volta Stan Lee appare in un film Marvel con un piccolissimo cammeo: dice una sola battuta, una specie di monito/invito di stampo filosofico. Una roba da grande vecchio, insomma.

Nota 1: il regista di questo film è lo stesso che nel 2003 ha diretto “Gangster Squad”.
Nota 2: pare che questo film di Venom non faccia parte del cosiddetto “Marvel Cinematic Universe” ma a me sinceramente non frega nulla.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.