Cesvi mi ha chiesto di scrivere per la Campagna #LiberiTutti. Lo faccio volentieri.
Quando ero un bimbo (credo tra gli 8 e i 10 anni) giocavo spesso solo a casa. Avevo molti amici a scuola e nei dintorni di casa di mia nonna, a casa però giocavo per i fatti miei. Certo, a volte chiedevo a mia sorella o a mia zia di aiutarmi in alcune attività ludiche – come ad esempio partecipare a delle sessioni di giochi da tavola – ma per lo più me ne stavo per i fatti miei quando si trattava di giocare. Tutto ciò però non era per me un cruccio, né motivo di tristezza. La cosa non mi dispiaceva affatto, anzi!
I miei giochi preferiti di allora credo fossero sostanzialmente due: un fustino pieno di mattoncini di plastica dura simil-Lego – a marchio Plastic City – e una quindicina di macchinine di varie taglie, modelli e brand. C’era però una cosa che mi divertiva tantissimo, un gioco che mi emozionava perché mi faceva volare con la fantasia: la raccolta delle figurine dei calciatori italiani. Non intendo la semplice attività di comprare bustine Panini in edicola e attaccare i piccoli stickers sul relativo album; questo ovviamente succedeva, da ottobre a maggio, più o meno. Ma la cosa pià bella avveniva d’estate, a campionato finito e a collezione conclusa. Con le scuole chiuse, quando ormai era impossibile completare un album (io non ne ho mai completato uno nemmeno per sbaglio) prendevo i grossi mazzi di figurine, ossia delle pile di piccoli sticker tenuti insieme con degli elastici gialli e verdi, e mi industriavo in un altro bellissimo gioco: il fanta-calcio-mercato. In pratica ritagliavo le maglie dei calciatori da alcune figurine e le incollavo su altre maglie. L’operazione era molto semplice, ma mi divertiva per due ragioni: 1) vedere come si trovavano quelle facce sopra altri colori sociali e – viceversa – verificare come stavano quelle maglie sotto altre facce; 2) fantasticare su trasferimenti milionari, rose piene di campioni, match agonisticamente accesi, stagioni piene di gol, campionati estremamente spettacolari, squadre trionfanti, ecc.
Questo gioco, lo ripeto, mi divertiva parecchio, forse perché mi dava tanta libertà di pensiero. Sono sicuro che quel materiale non è disperso; da qualche parte a casa della mia famiglia d’origine c’è una vecchia scatola di scarpe in cui sono ancora conservate decine e decine di figurine che rappresentano calciatori che vestono maglie di squadre in cui mai hanno militato. Il ricordo di questa cosa ancora mi fa simpatia, oggi come allora.

Ciò detto, mi rendo conto che sono stato molto fortunato nella mia vita ma non tutti hanno avuto le mie stesse opportunità o goduto delle stesse condizioni. I servizi sociali dei Comuni italiani seguono ogni anno quasi 100.000 bambini maltrattati e l’OMS stima che per ogni caso conosciuto ce ne siano almeno 9 sommersi.
Cesvi ha lanciato la campagna #Liberitutti per accendere i riflettori sul fenomeno del maltrattamento e della trascuratezza dei più piccoli. Dall’8 al 21 aprile tutti possono contribuire con un SMS solidale o una chiamata da rete fissa al numero 45535. I fondi raccolti saranno utilizzati per realizzare spazi d’ascolto per bambini e ragazzi, interventi specialistici per la cura del trauma, supporto ai genitori in condizioni di vulnerabilità, rafforzamento del ruolo della comunità e formazione di operatori specializzati. Io ho partecipato, sia inviando l’SMS, che scrivendo queste righe molto intime, al fine di dare visibilità all’iniziativa.

Disclaimer: qualche giorno fa sono stato contattato via email da un’agenzia di comunicazione che lavora per Cesvi, la quale mi ha chiesto di scrivere un post di questo tipo ma non ho ricevuto denaro o altro in cambio.