Youth - La giovinezza

Youth – La giovinezza
di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Svizzera, 2015)
con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz,
Paul Dano, Madalina Ghenea, Jane Fonda, Mark Kozelek, Paloma Faith
Gabriela Belisario, Alex MacQueen, Tom Lipinski, Loredana Cannata,
Ed Stoppard, Paloma Faith, Roly Serrano, Sonia Gessner, Aldo Ralli

Pensieri sparsi in libertà.
Un film sui vecchi che si chiama “Gioventù” o meglio “Giovinezza”.
Anziani ricchissimi in villeggiatura extra-lusso che non fanno altro che parlare di prostata. Non hanno l’impellenza di lavorare (almeno uno dei due protagonisti) eppure non si godono i giorni che restano loro da vivere, anche perché – diciamolo – il mondo fuori dal resort vorrebbe richiamarli al lavoro e alla vita mondana.
In questo villaggio elvetico d’alta quota, chicchissimo, non soggiornano comunque solo anziani; a fare compagnia ad uno dei protagonisti c’è ad esempio sua figlia (che peraltro funge da sua collaboratrice/publisher), mentre a fare compagnia all’altro – un vecchio regista/sceneggiatore – c’è un team di giovani sceneggiatori che ha difficoltà a scrivere la scena finale di un nuovo film su cui sta lavorando. Poi ci sono anche attori in cerca di relax ed ispirazione, supermodelle, vecchie glorie del calcio, ecc.

Non era semplice dirigere un altro film, dopo l’Oscar per “La grande bellezza”, eppure Sorrentino – a quanto pare – ce l’ha fatta. I suoi punti di forza, come al solito, sono le luci (cioè la Fotografia di Luca Bigazzi), i movimenti di macchina, le location e la costruzione delle identità dei personaggi. Le incertezze, invece, restano i dialoghi: sempre troppo filosofeggianti, pretenziosi, autoindulgenti, alla ricerca della frase che possa diventare un aforisma da ricordare.
Dunque Sorrentino manierista di se stesso? Così scrivono alcuni critici ma non mi sembra un grave problema. Nei suoi film qualcosa di buono c’è sempre, qualcosa degno di almeno una visione.

Notevole comunque il dialogo finale tra il regista d’esperienza (Keitel) e la severa diva senza tempo (Fonda).
Michael Caine sempre impeccabile: spassoso nei frangenti frivoli e profondo in quelli drammatici.
Rachel Weisz fa la nervosetta, dunque buona scelta di casting.
Paul Dano è sempre una (piacevole) sorpresa; qui interpreta un giovane attore americano che si rilassa e si prepara ad interpretare il protagonista del suo prossimo film. Sua è la scena più divertente di tutta la pellicola: quella in cui, vestito da Hitler, fa colazione nel ristorante dell’hotel.
Madalina Ghenea presta il corpo per il personaggio della bonona ma ha poche scene; verrà certamente ricordata la scena in cui entra nudissima in piscina, a piccoli passi, un gradino alla volta, mentre i due attempati protagonisti rimangono attoniti da tanta perfezione estetico-anatomica (vedi locanadina).
Roly Serrano è in buona sostanza un sosia di Maradona che interpreta Maradona (anch’egli in villeggiatura nell’esclusivo resort); lo vediamo fare dei numeri con il pallone. Che si tratti di un film di Sorrentino lo si intuisce anche da questi giganteschi “WTF”.

La scheda di IMDb.com quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.