Under the skin

Under the skin
di Jonathan Glazer (USA, 2013)
con Scarlett Johansson, Adam Pearson,
Paul Brannigan, Jessica Mance, Joe Szula, Lynsey Taylor Mackay,
Krystof Hádek, Michael Moreland, Jeremy McWilliams

Pellicola tratta dal romanzo omonimo di Michel Faber e diretta da Jonathan Glazer (il regista di meravigliosi videoclip come “Virtual Insanity”, “Karma Police” e “Rabbit in Your Headlights”). Siamo di fronte un’opera oscura (nelle luci, come nel significato) a cavallo fra thriller, horror e fantascienza.

Un cyborg – sotto le sembianze di una ragazza carina ma vestita da borgatara – si aggira per le città della Scozia con un grosso furgone bianco dando la caccia a giovani uomini da rapire e uccidere.
Dopo aver portato la vittima (una per volta) in una casa buia e abbandonata – il più delle volte attraverso un subdolo processo di seduzione – questo flirting-cyborg la affoga in una grossa e buia piscina piena di un liquido simile al mercurio, una specie di pozza a specchio all’interno della quale i corpi degli umani si disidratano e poi implodono in maniera inquietante.
Perché fa tutto ciò? Purtroppo non lo sappiamo. Non è affatto chiaro. Il film non lo spiega, né fornisce dettagli per intuirlo. Sappiamo solo due cose: 1) quest’essere sovrumano ha preso gli abiti – e le sembianze – da una ragazza defunta; 2) ad aiutarla in questa subdola caccia all’uomo probabilmente c’è un una specie di motociclista. Umano? Non sappiamo neanche questo.

Ad un certo punto il cyborg protagonista si tira fuori da questo progetto, sembra quasi che cominci a provare delle sensazioni simili a quelle umane, forse prende anche coscienza di sé. Insomma fugge dalla città e dal furgone. Va verso la campagna e le montagne, dove incontra per caso un uomo che prova tenerezza nei confronti del suo bizarro senso di spaesamento. Il tizio la porta a casa, le dà un tetto e del cibo, si prende cura di lei. Il cyborg non dà grossi segni di umanità, anzi guardandolo si ha la sensazione che sia sempre attonito, altrove con la mente. Eppure ad un certo punto sembra quasi sul punto di innamorarsi, allo spettatore viene mostrato persino un momento di grande tenerezza tra i due. Poi arriva di botto la consapevolezza: il cyborg si accorge improvvisamente che non è un essere umano e non potrà mai esserlo al 100%. Crede di provare dei veri sentimenti – almeno così sembra – ma la conformazione del suo corpo non gli permette di fare sesso. Scosso dalla scoperta, riprende a fuggire senza meta, ancora non si sa da chi o da cosa, forse da se stessa. La corsa si fermerà solo a causa della cattiveria e della violenza dell’essere umano.

Under the skin (piscina)
Un fotogramma del trailer ufficiale.

Le promesse iniziali di “Under the Skin” sono buone ma lo svolgimento e il finale non sono proprio lodevoli. La trama contiene diversi buchi o meglio la pellicola è parecchio lacunosa, lascia spazio cioè a diversi interrogativi irrisolti. Ad esempio: chi sono gli uomini in motocicletta? Quanti sono? Qual è il loro scopo? Perché rapiscono gli uomini e quale tipo di essere umano rapiscono? Il cyborg ha addosso un sistema tipo gps? Si tratta di un pezzo unico o in giro ce ne sono diversi altri della stessa specie? Cosa succede poi agli uomini che vengono risucchiati dalla piscina? A che serve una eliminazione di questo tipo?
Un film misterioso può avere il suo fascino ma qui mi sembra che si sia un po’ esagerato.
E poi siamo sinceri: il tema del cyborg che acquista talmente tanta conoscenza e consapevolezza da voler diventare essere umano non è già stato affrontato mille volte?

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.