Senza nessuna pietà

Senza nessuna pietà
di Michele Alhaique (Italia, 2014)
con Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Adriano Giannini,
Claudio Gioè, Francesco Petrazzi, Ninetto Davoli,
Renato Marchetti, Edoardo Sala, Samantha Fantauzzi, Iris Peynado

Roma. Ambienti malavitosi. Un tizio fra i 30 e 40 anni di nome Mimmo fa il tirapiedi per suo zio – detto Santili – uno spietato gang della mala locale. Come copertura lavora su i cantieri in qualità di operaio edile, ma la sua vera occupazione è svolgere mansioni poco simpatiche per conto di suo zio, come ad esempio stritolare le dita di un tizio a cui il boss ha prestato soldi a strozzo e che è in ritardo con i pagamenti.
Mimmo è un tipo tranquillo, taciturno e solitario, un po’ burbero semmai, ma lavoratore: fa sempre ciò che gli viene detto, senza fare domande. Vive solo in un piccolo e triste appartamento, lavora sodo e sembra non piacergli molto la bella vita. Suo cugino Manuel – il figlio del boss – si comporta invece esattamente al contrario: è impulsivo, dà ordini a destra e a manca, fa il gagà, lo smargiasso. Appare un pallone gonfiato che si gode solo i soldi e il potere che gli deriva da suo padre.
Un giorno a Mimmo viene chiesto di andare a prendere Tania – una giovane ragazza che frequenta feste della Roma bene e si prostituisce per tirare su qualche soldo – e di portarla da Manuel, che ha solo intenzione di spassarsela abusando della ragazza. Solo che qui il nostro combina un casino. Innamorato perso della bella ragazza e avendo intuito il suo destino, decide di intervenire. Ferma lo stupro, sottrae la ragazza dalle grinfie ingrifate di suo cugino e in preda al raptus lo ammazza. Il suo gesto ovviamente suscita un putiferio. Questo inatteso assassinio trasforma immediatamente Tania e Mimmo in due fuggitivi, due prede braccate da un branco di iene affamate. Le uniche persone che cercheranno in qualche modo di dare una mano ai giovani piccioncini in fuga saranno un amico di Mimmo detto Il Rosio (che fa sempre parte della famiglia di Zio) e Pilar, la sua colf sudamericana, che vive in una modestissima casa di periferia.

Favino è perfetto nel ruolo del burbero taciturno, meno in quello del folle omicida. Forse non ha la faccia abbastanza cattiva per un ruolo da tirapiedi però funziona abbastanza.
Greta Scarano viene qui chiamata al ruolo della giovane dal fascino irresistibile, nonostante (o forse proprio perché) sia acconciata come una trucida. Buona performance per lei. Se si esclude il film “Qualche nuvola” del 2011, questa è la sua prima prova in un’importante pellicola.
Claudio Gioè sempre impeccabile; qui interpreta il chiassoso amico di Mimmo: un malavitoso sborone e scavezzacollo che però dimostra di avere il senso del pericolo quando la situazione si fa complessa.
Anche Adriano Giannini sembra essere al meglio della forma. Non lo ritenevo così bravo, invece pare che queste parti da laido gli riescano particolarmente bene.
A Iris Peynado il ruolo della colf bonaria e protettiva che si affeziona al suo datore di lavoro, a punto da fornirgli un rifugio sicuro nel momento del bisogno.
Ninetto Davoli interpreta lo zio, ossia il capo-clan: un tizio anziano, un po’ spietato un po’ bonario, che cerca di passare per importante uomo d’affari, ma che non riesce proprio a nascondere l’aria da tamarro ripulito.

Nota citazionista sul film. Nel finale io ci ho visto due omaggi: uno a “Carlito’s Way” e un’altro a “Pulp Fiction”. Vorrei tanto sbagliarmi.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.