Ex Machina
Ex Machina

di Alex Garland (USA, 2015)
con Alicia Vikander, Domhnall Gleeson, Oscar Isaac,
Sonoya Mizuno, Corey Johnson, Claire Selby

Caleb Smith, un programmatore in gamba tra i 20 e i 30 anni, vince un concorso per dipendenti organizzato dall’azienda per cui lavora e come premio viene portato in un luogo deserto tra le montagne a svolgere un compito esclusivo. All’interno di una specie di baita-bunker isolatissimo (equipaggiato con tecnologia avanguardistica) deve valutare se Ava, un sofisticato robot umanoide dalle sembianze di ragazza, è ancora un computer o qualcosa di più. In altre parole deve sottoporre la macchina a quello che si chiama “test di Turing” al fine di decretare se l’umanoide che ha di fronte sia una forma di intelligenza che ha coscienza di sé. Il task è ovviamente estremamente difficile e non solo dal punto di vista prettamente tecnico. Caleb è chiamato ad un immane sforzo anche psichico e sentimentale. Ovviamente tra Ava e Caleb nasce in poco tempo un sentimento, un rapporto speciale che si salda grazie a diversi fattori. 1. nella baita ci sono solo Ava, Caleb e il capo di Caleb (Nathan Bateman) che l’ha inaggiato per il lavoro di testing. Dunque l’isolamento è massimo, non c’è da parlare o interagire con moltra altra gente, per di più la mansione specifica a cui è chiamato Caleb è proprio di trascorrere ore intere a porre domande e dialogare con Ava per individuare con esattezza il livello evolutivo raggiunto da robot. 2. Bateman rende la vita di Caleb estremamente difficile, non è affatto socievole, è iroso, falso, perde facilmente le staffe e costringe il ragazzo a vivere in condizioni molto rigide (camera da letto sorvegliata, senza finestre, buia, ecc). 3. Ava teme che Bateman sia un doppiogiochista maniaco del controllo, un padre-padrone che trama contro di lei. Teme persino di essere disattivata e perciò fa di tutto per convincere Caleb delle sue teorie e di portarlo dalla sua parte.

Il film è fatto molto bene. Si segue con interesse sino alla fine e non è affato banale. [SPOILER] Devo ammettere però che il finale mi ha ricordato troppo “2001: Odissea nello spazio”, “Blade Runner” e “Her”. Insomma anche “Ex Machina” racconta un futuro distopico in cui i robot prenderanno coscienza del proprio essere e si ribelleranno all’uomo, nella ricerca dei propri spazi “vitali” – nonostante la loro non sia una vita nel senso tradizionale del termine, cioè come l’abiamo intesa finora.

Notevole l’idea di mettere la proprietà (e l’idea) del sofisticato robot di ultima generazione nelle mani di un giovane CEO, un tizio ricchissimo e ai limiti della sociopatia, che dirige la più grande azienda di software/harware al mondo, insomma una specie di Zuckerberg all’ennesima potenza, anche se pare che l’azienda che diriga sia forse più simile a Google. Questo ovviamente ha reso la pellicola incredibilmente plausibile e verosimile (o realistica, se volete). Un elemento che ho apprezzato subito, sinceramente.
E poi diciamocelo: Oscar Isaac è davvero bravo. Qui fa un po’ il pazzariello e ci riesce alla grande. Immaginate un genio della robotica che è anche un culturista tozzo, forzuto e barbuto – ma con occhialino intelletualoide. Una personalità doppia e scaltra che sa il fatto suo, insomma.
Non che gli altri due attori non siano capaci. Anzi. Anche Alicia Vikander è favolosa dentro la tutina da cyborg. E qui andrebbero fatti gli ovvi complimenti anche a chi si è occupato del trucco e degli effetti speciali, che sono serviti a far sembrare questa donna un robot dalla testa ai piedi (tranne la faccia, le mani e i piedi). I broncetti da anima in pena che la Vikander fa sono meravigliosi. Peraltro il suo non è un robot disumano. Tutt’altro. Credo le sia stato richiesto di fare esattamente il contrario: mantenersi algida quel tanto che basta a riltare credibile come umanoide, ma allo stesso tempo far affiorare in superficie una buona dose di sentimenti umani.
Domhnall Gleeson l’avevo già visto qualche tempo fa in “Frank” e mi era piaciuto molto. Un bravo anche a lui – anche questa volta – nei panni del geek, un giovanucolo biondo/rossiccio (parecchio slavato) apparentemente pieno di acume, ma facilmente manipolabile. Un fenotipo molto comune ai giorni nostri.

Nota sul regista: “Ex Machina” è il primo film scritto e diretto dello scrittore inglese Alex Garland, già sceneggiatore di Danny Boyle.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.