United Passions

La grande passione
(United Passions)
di Frédéric Auburtin (Francia e Regno Unito, 2014)
con Gerard Depardieu, Sam Neill, Tim Roth,
Fisher Stevens, Thomas Kretschmann, Jemima West,
Antonio de la Torre, Jason Barry, Anthony Higgins, Martin Jarvis

Più che un film, mi è sembrato un lungo filmato promozionale per la FIFA.
Ho come l’impressione che questa pellicola sia stato un ultimo – disperato – tentativo della federazione di recuperare credibilità presso il pubblico degli affezionati al giuoco del calcio.
Si tenga ben presente che il film è stato voluto e finanziato dalla stessa federazione. Stando a quanto scritto su Wikipedia, la FIFA ha sborsato per 25 milioni di euro per realizzare questo film.
I fatti narrati sono ovviamente romanzati, ma a livelli alquanto esagerati, direi parossistici. Persino chi non sa nulla della storia della FIFA – come il sottoscritto – ha l’impressione che il livello di retorica sia oltre il livello di guardia. Un film sul calcio in cui di calcio se ne vede davvero pochissimo, lasciando ampio spazio alle vicende dell’organizzazione dei tornei, del rapporto con la stampa, della gestione marketing dello sport, dell’alternanza (e della rivalità) dei dirigenti. Davvero assurdo.

Il profilo di Jules Rimet (Gérard Depardieu) è quello di un quasi-santo. Padre buono e fiducioso, tira fuori l’idea di un campionato del mondo e fa di tutto per mettere insieme uomini, denaro e mezzi varii a fine di rendere realtà questo sogno.
Sepp Blatter – il personaggio centrale di tutta la seconda parte del film – è rappresentato come un astuto uomo di marketing, stakanovista e integerrimo, coraggioso e con una grande forza d’animo, che si accolla tutte le difficoltà nel gestire la federazione, facendo persino da parafulmini per la corruzione, che dilagava mentre era vicepresidente. E tutto ciò al fine di coprire i vari associati corrotti, in primis João Havelange, che invece viene rappresentato come un affarista scaricabarile, infido e poco raccomandabile.
Tim Roth è straordinario nel tratteggiare la determinazione di Blatter, il suo piglio deciso, il tatticismo del gregario che sa attendere paziente, l’atteggiamento scaltro da faina che intuisce quando è il momento di azzannare la giugulare. Credo che abbia cercato di intepretarlo al meglio, arrivando persino ad imitarne la postura (la posizione della testa rispetto al corpo sopratutto).
Magnifico anche Sam Neill nell’intepretare un distinto uomo d’affari che sa muovere le pedine giuste sulla scacchiera. Forse il suo savoir-faire è un tantino troppo inglese, per risultare credibile come uomo di sport brasiliano, ma glielo si concede.
Il ruolo assegnato a Fisher Stevens, invece, è quello di Carl Hirschmann: un uomo saggio e riflessivo che sin dai primi momenti della fondazione della federazione sa cosa è giusto fare e quali sono gli ideali che devono essere portati avanti nel gestire il mondo del calcio.

Le brevi scene in cui si vedono dei bambini che giocano a calcio per strata (al giorno d’oggi) è un artificio narrativo che proprio non ho capito. O meglio: mi sembra che il loro significato fosse comunicare a chi guarda la purezza dello sport del calcio, il futuro brillante, radioso e senza macchia, che lo attende, ma sinceramente mi sono sembrate un po’ troppo posticce e comunque fuori luogo nel tirare le fila del racconto su come è nata e come si è sviluppata la FIFA.

Comunque “United Passion” non ha riscosso alcun successo di critica, né di pubblico. Sebbene sia stato prodotto per le sale cinematografiche, in Italia è persino stato mandato direttamente in tv. Per dire.

Gli sceneggiatori della pellicola sono lo stesso Frédéric Auburtin e Jean-Paul Delfino.

Da vedere? No. Sconsigliato, se amate il calcio e non volete farvi “il sangue amaro”.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia e quella di MyMovies.it.