Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot
di Gabriele Mainetti (Italia, 2016)
con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli,
Stefano Ambrogi, Daniele Trombetti, Antonia Truppo,
Gianluca Di Gennaro, Salvatore Esposito, Francesco Formichetti

Finalmente un film parecchio godibile su di un supereroe italiano, anzi romano per la precisione. Non che sia il primo, ovviamente, ma questo mi sembra che sia stato realizzato decisamente bene.
Enzo Ceccotti è un ragazzo fra i 30 e i 40 anni (young adult, dovremmo dire) che vive a Tor Bella Monaca (periferia sud est di Roma) e si arrabatta facendo piccoli furti. Un giorno, dopo aver rubato un orologio, si dà alla fuga e, per sfuggire ai poliziotti che lo inseguono fin sulla banchina del Tevere, si getta in acqua. Qui per caso viene a contatto con delle sostanze radioattive, nascoste in dei bidoni sotto il pelo dell’acqua, che gli conferiscono dei superpoteri. Insomma il nostro diventa un supereroe per caso – un po’ come tutti i supereroi – e anche controvoglia. Lì per li non si accorge della cosa, ma poi mangia la foglia. Accade quando accompagna Stefano – una specie di malavitoso di bassa lega – in una missione di recupero ovuli di cocaina. Le cose non vanno come dovrebbero, anzi molto male, rischia persino di lasciarci le penne. Viene colpito infatti da una pallottola e cade nel vuoto da un palazzo in costruzione ma non muore. Questo gli apre gli occhi sul suo nuovo status. Il suo compare invece rimane stecchito con tre colpi di pistola nell’addome.
Le nuove forze che si trova in corpo lo portano a fare subito un colpo: di notte si reca presso un ATM e sdradica via il blocco che eroga banconote. Il suo stato finanziario muta improvvisamente, ma questa improvvisa ricchezza non gli dà alla testa, continua infatti a mangiare una specie di Danette Danone alla vaniglia e a vivere in un minuscolo appartamente più che lurido. Nel frattempo si trova invischiato in una storiaccia: la banda di cui faceva parte Stefano si mette alla ricerca della cocaina che non è stata recuperata e arriva a chiedere informazioni alla figlia di Stefano. Il nostro novello supereroe interviene per salvare la ragazza e ci riesce ma poi finisce per trovarsela tra i piedi. La figlia di Stefano (per cui nutre una specie di proto-simpatia o comunque un embrionale senso di protezione) è una ragazza sulla ventina, bruttarella ma per certi versi sexy, e soprattutto picchiatella. Si chiama Alessia, va sempre in giro con un lettore portatile di DVD e vive in un mondo tutto suo, in cui si aggirano i personaggi della serie di cartoni “Jeeg Robot”. Alessia si affeziona immediatamente al suo salvatore e finisce per non staccarsi più da lui. Inizia a chiamarlo Hiroshi Shiba (come il protagonista del cartoon) e gli chiede di riportarla da suo padre che non sa essere morto.
Enzo, essendo un solitario cronico con gravi problemi nel relazionarsi alle altre persone, è inzialmente infastidito da questa nuova presenza nella sua vita ma, vista l’orribile situazione in cui si trova la ragazza, non può far altro che prenderla sotto la sua ala protettiva. Il problema vero – oltre alla minaccia rappresentata dalla gang in cerca di cocaina e nuovo denaro – è che si sente strano, poiché non sa ancora come gestire questa cosa dei super poteri. Inizialmente ritiene che sia corretto sfruttarli per arricchirsi o comunque approfittarne, ma la vicinanza con Alessia pian piano gli farà provare sentimenti nuovi e lo porterà a capire che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, dunque che è il caso di mettersi a fare del bene.
Ho già spoilerato abbastanza, dunque non vado oltre con il racconto di quel che accade.

Il film – dicevo – è fatto bene, godibile, intrattiene, si fa guardare insomma. Anche se forse non è proprio originale al 100%. Intendo: qui siamo di fronte alla storia di un burbero immaturo che si addolcisce e diventa uomo (adulto) stando a contatto con un’anima bella, una giovine pulzella ingenua e dal cuore grande. Vediamo il giovine uomo che si trasformando trovando sul suo percorso l’anima gemella. Per di più la storia di un supereroe che, dopo una prima sbandata in favore del lato oscuro della forza, passa dalla parte della giustizia l’abbiamo già vista più volte (vedi Spiderman o Batman o l’Uomo Tigre).
Comunque sia, secondo me Guaglianone (cha ha scritto soggetto e sceneggiatura), il fumettista Menotti (altro sceneggiatore) e Mainetti (il regista) hanno fatto davvero un bel lavoro, valido. Guardando “Lo chiamavano Jeeg Robot” insomma ci si diverte. E questo non è poco. Nel racconto, che può benissimo essere catalogato come un dramma a tinte fosche, ci sono anche un bel po’ di situazioni buffe, quell’ironia strisciante che non guasta mai. Ed io sono sembre ben disposto di fronte a storie in cui i protagonisti non si prendono troppo sul serio. Ben fatto.

Claudio Santamaria si trova davvero bene nei panni del disagiato: un ragazzo buio, schivo, perennemente infastidito, sociopatico, che se ne va sempre in giro in felpa e jeans. Non eccede nella recitazione, il che è un bene. Questo essere misurato nell’interpretazione si addice benissimo al personaggio di un supereroe atipico (un antieroe, più che altro) che non proviene da un ambiente borghese – anzi è palesemente un borgataro poco di buono – e che pure quando ha i poteri mostra parecchi limiti, sia dal punto di vista della moralità, che da quelli della scaltrezza. Per di più la forza che acquisisce grazie alla radioattività non è spopositata, non è cioè paragonabile a quella di un Superman. Enzo Ceccotti, pure quando agisce da Hiroshi, è sempre un uomo, non un semidio, fa infatti molta fatica nel piegare un calorifero o nel sollevare un tram in accelerazione.
Straordinario Luca Marinelli. Lo ricordate come protagonista del film di Virzì “Tutti i santi giorni”? Qui è totalmente diverso. L’ho trovato fenomenale nei panni de Lo Zingaro: un folle malavitoso di bassa lega – una specie di artistoide con ambizioni di fama e successo – che cerca di diventare ricco, famoso e di mettersi allo stesso tempo a capo della sua banda. Il suo passo falso sarà prendere accordi con la malavita campana per smerciare un grosso lotto di cocaina, senza rendersi conto del rischio che va ad affrontare, e allo stesso tempo non riuscire a trovare l’appoggio completo dei membri della sua gang. Probabilmente il momento più divertente (e weird) è quello in cui lo Zingaro si esibisce in un club interpretando il brano “Un’emozione da poco” di Anna Oxa. Lo potete vedere qui.
Straordinaria anche Ilenia Pastorelli alla sua prima prova sul grande schermo. La giovane spaurita e picchiatella – vittima di ripetute violenze domestiche – le calza a pennello. L’aspetto sgarrupato ma con un retrogusto di sensualità affiorante è perfetto per il ruolo che è stata chiamata ad interpretare. La fantasia e l’ingenuità saranno i due elementi chiave che faranno cadere innamorato l’eroe forzuto e musone.
Grandi plausi anche per Stefano Ambrogi. M’è sempre piaciuto come attore. Qui interpreta il padre di Alessia, un truce e panzuto malavitoso che, oltre ad essere scorbutico e violento sul “lavoro”, non è uno stinco di santo nemmeno nella vita privata.
Antonia Truppo – già vista in “La doppia ora” e “La kryptonite nella borsa” – interpreta lo spietato e taciturno capo banda dei camorristi.
Salvatore Esposito, il Genny Savastano della serie Gomorra, ha un paio di pose nei panni di uno scagnozzo affiliato alla gang camorrista.

Su Jeeg Robot una cosa va detta. Questo cartone è stato certamente scelto per questioni di affetto. Quelli che oggi hanno più di 35 anni – diciamo 40 – sono rimasti molto affezionati a questa serie tv giapponese (che andava in onda sulla tv italiana circa 30 anni fa). Molti la adorano. Dunque si tratta di un bell’omaggio nei confronti della potenziale pletora di spettatori. Se volessimo essere cattivi, potremmo dire che si tratta di una specie di ruffianata. Ma non è proprio così, per cui non lo diciamo. Diciamo invece che, pur se il cartone di riferimento (e il supereroe di riferimento) fosse stato diverso, probabilmente non sarebbe cambiata una virgola alla trama e alla buona riuscita della pellicola.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.