Io e Caterina

Io e Caterina
di Alberto Sordi (Italia, Francia, 1980)
con Alberto Sordi, Edwige Fenech, Rossano Brazzi,
Catherine Spaak, Valeria Valeri, Susan Scheerer,
Ugo Bologna, Elisa Mainardi, Victoria Zinny, Andrew I. Miller

Enrico Melotti è un romano di 50 anni circa che lavora come agente di commercio per una grande azienda. Durante un viaggio negli Stati Uniti scopre che un suo collega ha acquistato (con grande soddisfazione) Caterina, un robot cameriera costosissimo, del tutto automatizzato ed indipendente che si occupa di governare la casa.
Quanto torna in Italia si rende conto che il rapporto con sua moglie Marisa e con la sua giovane amante (nonché segretaria personale) Claudia è ormai logoro. Non potendone più di tutte le donne che lo circondano, molla l’amante, caccia via di casa la moglie e la domestica e acquista un’unità di Caterina.
Nei primi tempi Enrico crede di aver trovato la soluzione migliore per tutti i suoi problemi – ha la casa sempre pulita e silenziosa, la cena sempre pronta, nessun fastidio più tra i piedi – ma Caterina, che è un droide capace di apprendere, pian piano si trasforma in una vera donna con tanto di sentimenti e atteggiamenti tipici degli esseri dotati di personalità. Il culmine di questa curva di trasformazione si verificherà la sera in cui Enrico inviterà a casa una ragazza per provarci. Gelosa della presenza di un’altra donna in casa, Caterina mosterà tutta la sua folle rabbia, facendo molto baccano, mettendo a soqquadro la casa e arrivando persino ad accoltellare Enrico.

Questa pellicola appare inizialmente maschilista, poi cerca di fare una deviazione, cioè di mutare tono e intenti, ma non è che ci riesca poi tanto. Anzi, secondo me è proprio questo il sentimento prevalente che emerge tra le maglie del racconto. Ad ogni modo, anche volendo tralasciare questa mia opinione negativa, proprio non riesco a capire quale sia il messaggio che Sordi ha voluto comunicare con questo film. Voleva forse dirci che l’uomo senza donna proprio non può vivere? Che degli automi non ci si può fidare? Che la tecnologia deve far paura? Che gli esseri umani non potranno mai essere soppiantati dai robot? Che le forme di intelligenza artificiale mancheranno sempre di un sentimento assimilabile a quello umano? Io sincermente non sono riuscito ad intelligere una morale.
Anche perché se si esclude un tentativo di moraleggiare, non riesco a trovare un senso a questo film. “Io e Caterina” sembra una storia monca che si arena in un punto di transizione senza arrivare ad una vera conclusione. Si arriva alla sottomissione semi-volonaria dell’uomo alla volontà del robot donna ma è un traguardo scialbo, forse il vero bisogno era chiudere il film quanto prima per mancanza di idee. Il protagonista si arrende senza lottare davvero. Di fronte al fittizio malfuzionamento del robot Enrico prova a restituire la merce e a chiedere un rimborso, ma l’automa è più furbo. Caterina non vuole essere ceduta, Caterina sembra quasi essere innamorata del suo “padrone”, accetta di fargli da schiava, di essere trattata da serva, non pari, eppure non molla la presa. Insomma decide di essere schiava di un padrone che ha però a sua volta reso schiavo della sua volontà.

Il film alterna una comicità eccessivamente bonaria e spuntata a piccoli e mal-riuciti tentativi di racconto fantascientifico. Verso la fine si arriva persino a un ridicolo picco simil-horror.
Voto: negativo.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.