Index Zero

Index Zero

di Lorenzo Sportiello (Italia, 2014)
con Ana Ularu, Simon Merrells, Bashar Rahal,
Antonia Liskova, Velislav Pavlov, Hristo Mitzkov,
Meto Jovanovski, Martin Georgiev Tzolov, Alexandra Lopez

Eccellente opera prima per Lorenzo Sportiello. Il regista 37enne ha scritto, diretto e prodotto questo lungometraggio fantascientifico (purtroppo ancora in cerca di una distribuzione nelle sale).

Futuro distopico. Deserto. Due giovani sui 30 anni vagano sporchi, stanchi, assetati, affamati e disperati. L’uno fa affidamento sull’altro, si capisce che c’è un legame, che si vogliono bene. Lei aspetta anche un figlio. La loro meta è il confine degli Stati Uniti d’Europa: sono profughi che cercano di entrare nella “terra promessa”. Il loro è un vero e proprio viaggio della speranza ai limiti della sopportazione. La destinazione alla fine viene raggiunta – seppur in modo letteralmente disumano – ma le loro aspettative vengono del tutto disattese. Il mondo ricco non li vuole. Dei due (anzi tre) solo l’uomo può essere accettato e integrato nella società, ma a delle precise condizioni.

“Index Zero” è un film di genere, almeno sulla carta. Appartiene al filone sci-fi, certo, però è anche un fantascientifico sui generis. Racconta un futuro orrido – che fa paura, disumanizzato, digitalizzato, non-inclusivo, respingente, anti-solidale, iper-controllante – ma ingloba anche elementi di puro realismo.
Tre i temi che Sportiello e i suoi co-sceneggiatori (Claudio Corbucci e Francesco Cioce) sono riusciti ad intrecciare sapientemente: la frontiera, il controllo delle vite umane per via elettronica/digitale e la sostenibilità della vita umana sulla Terra.
Le location mi hanno lasciato il più delle volte a bocca aperta. Dunque applausoni allo sceneggiatore (Fabrizio D’Arpino) e al direttore della Fotografia (Ferran Peredes Rubio). Stessa cosa dicasi anche per la lunga scena in cui i due protagonisti cercano di superare il confine infilandosi in un minuscolo tunnel iper-claustrofobico. Quasi disturbante, di sicuro effetto. In questo caso il merito è stato anche del montatore (Giuseppe Trepiccione).

Nota: il film è stato girato in Romania e recitato in inglese. Io l’ho visto ieri sera in lingua originale – ma sottotitolato in italiano – presso il Monk Club di Roma. Ringrazio pubblicamente il Kino per aver organizzato questa proiezione estiva sotto le stelle, sinora infatti ero risucito a bucare tutte le altre proiezioni della pellicola che si erano tenute qui nella Capitale.

La presentazione ufficiale del film è avvenuta durante l’edizione 2014 del Festival del Cinema di Roma.

Disclaimer: non sono stato pagato per scrivere questa simil-recensione entusiastica. Devo comunque informarvi che Lorenzo Sportiello è un mio amico di vecchia data, nonché collega di università.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.