La più bella serata della mia vita

La più bella serata della mia vita

di Ettore Scola (Italia, Francia 1972)
con Alberto Sordi, Janet Agren, Michel Simon,
Pierre Brasseur, Charles Vanel, Claude Dauphin, Giuseppe Maffioli

Film ispirato a “La panne. Una storia ancora possibile” di Friedrich Dürrenmatt.
Alfredo Rossi, un industriale romano di umili origini ma molto ricco, si reca in Svizzera per depositare clandestinamente 100 milioni di Lire in una banca. Grazie ad un sotterfugio riesce a oltrepassare il confine senza portare con sé il contante – che in effetti è già nella città in cui si trova la filiale bancaria – ma non riesce comunque ad effettuare il versamento, poiché arriva in banca oltre l’orario di apertura. Costretto quindi ad attendere il mattino seguente, decide di restare in città. Non sapendo come passare il tempo, inizia a corteggiare una misteriosa motociclista col casco nero la cui moto impediva alla sua Maserati di uscire da un parcheggio. Si lancia così in un folle inseguimento per la città che prosegue poi sulle stradine tortuose della campagna circostante. La ragazza comunque non molla, cioè continua nella sua corsa senza accettare gli inviti di Afredo a fermarsi. Improvvisamente però la fuoriserie si ferma: la motociclista fugge via, mentre il protagonista rimane in panne su di un piccolo ponte. Non sapendo che altro fare, Alfredo a questo punto accetta un passaggio da un misterioso viandante con un carretto, che lo porta in un piccolo castello poco distante. La tenuta è di proprietà del Conte de La Brunetière, un gentilissimo padrone di casa che decide di ospitare Alfredo per una notte e dargli una mano nel rimettere in sesto l’auto, a patto che ceni in compagnia sua e di altri 3 amici – tutti ex magistrati ormai in pensione – e che prenda parte al loro gioco: la messiscena di un processo ai suoi danni.
Alfredo accetta ben volentieri – anche perché ringalluzzito dall’idea di poter sedurre la giovane cameriera – ma non immagina affatto cosa l’attende, né quali possano essere le conseguenze del pernottamento e del gioco a cui prenderà parte.

Sordi interpreta il vile faccendiere che non si vergogna dei propri sopprusi, anzi che in occasioni conviviali se ne fa persino vanto. Rappresenta l’uomo che si è sì fatto da solo, pur avendo modestissime origini, ma con l’inganno e il raggiro. Come contrappasso il destino gli giocherà lo scherzo di finire vittima a sua volta di un raggiro.
Janet Agren è Simonetta, la bellissima – oltre che giovanissima – cameriera che serve la cena ai partecipanti del gioco/processo. In fondo al film si scopre anche che la motociclista misteriosa e la cameriera sono la stessa persona.
Pierre Brasseur ha il ruolo del Conte de La Brunetière, ossia il nobile titolare del castello che finge di dare ospitalità ad Alfredo, mentre in realtà il mattino seguente gli fa presentare il conto per il pernottamento, la cena e la messinscena.
Charles Vanel dà il volto al giudice del processo, Claude Dauphin è il cancelliere Buisson, mentre l’anziano e corpulento Michel Simon veste i panni del pubblico ministero che accusa Alfredo di aver compiuto l’assassinio del suo ex-capo.
Per Giuseppe Maffioli il ruolo di un tuttofare dai modi rozzi che viene spacciato per boia dalla compagnia di magistrati.

Nota: l’adattamento per il cinema di questa che fu anche una commedia teatrale è ad opera di Sergio Amidei, oltre che dello stesso regista.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.