The Monuments Men

The Monuments Men

di George Clooney (USA, Germania e Gran Bretagna, 2013)
con George Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett,
Bill Murray, Jean Dujardin, John Goodman, Bob Balaban,
Hugh Bonneville, Dimitri Leonidas, Diarmaid Murtagh,
Nick Clooney, Sam Hazeldine, Justus von Dohnànyi,
Michael Dalton, Christian Rodska, James Payton

Premessa 1: questo film non è una commedia.
Premessa 2: si tratta della trasposizione cinematografica del romanzo “The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History” scritto da Robert M. Edsel.
Premessa 3: pare che il tutto sia ispirato ad una storia vera.
Eppure in alcuni frangenti sembra quasi di stare ad assistere ad una versione della saga Ocean in salsa militare. D’altronde se nel cast prendi delle facce iper-simpatiche, che hanno sempre recitato nelle commedie, è difficile aspettarsi qualcosa di diverso. Per una pellicola differente si sarebbe dovuto ingaggiare forse degli uomini differenti. Non che questi non siano validi – tutt’altro – ma insomma, il loro mestiere è essere buffi. Difficile renderli credibili. Se volevi dare al progetto un’allure di serietà, avresti dovuto ingaggiare altri nomi. Ci siamo capiti, insomma.
Tuttavia il problema più grosso qui non sono le facce. The Monuments Men è un film trascurabilissimo. Non c’è alcun elemento nuovo nella classica epica da film di guerra; un pugno di valorosi eroi senza macchia e senza paura va incontro alla morte pur di riuscire nella propria missione. Sono uomini che agiscono per il bene, sentendosi dalla parte “giusta”. Combattono dalla parte giusta e per la causa giusta, non possono dunque fallire. E infatti non fallisono, anche se, come tutte le imprese ardue, incontrano delle difficoltà di percorso. Per rendere il tutto ancora più epico (e dargli una parvenza di verosimiglianza) ad esempio, alcuni membri del team di salva-opere rimangono sul campo.

USA. 1945. Un piccolo manipolo di uomini (alcuni dei quali in età parecchio avanzata per essere sul serio dei militari) viene mandato in Belgio e in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale per recuperare migliaia di opere d’arte trafugate dai Nazisti e per proteggerne altre che stanno per essere deportate in Germania. Pare infatti che Hitler stia per creare un suo museo con queste opere d’arte trafugate, ma il probo Occidente non è affatto d’accordo. Gli Stati Uniti d’America vogliono proteggere l’Arte – patrimonio dell’umanità intera – per cui decidono di mandare in soccorso una squadra speciale composta da esperti sotto la guida di Frank Stokes – lo studioso d’arte che ha portato alla luce il grave rischio che corre l’arte francese. Il loro nome è appunto “Monuments Men”. L’impegnativo compito di questo team sarà fermare lo scempio che l’esercito tedesco sta mettendo in atto. Una missione pressoché impossibile; lo stesso Stokes, che ha avuto l’idea e che ha convinto i vertici militari del Paese, lo sa. Eppure si lancia nell’impresa. A costo di perdere la vita (la sua e/o quella dei suoi commilitoni-compagni di progetto).

Insomma, per farla breve: il film non mi è piaciuto granché, nonostante vantasse grandi nomi e belle facce. Per di più aggiungo che la liaison moraleggiante fra James Granger (il personaggio di Matt Damon) e Claire Simòn (il personaggio di Cate Blanchett) fa quasi pena per quanto appare farlocca.
Voto: 5 e mezzo. L’idea di partenza era originale, ma la realizzazione lo è molto meno.
Dal regista di “Good Night and Good Luck” e “Le Idi di Marzo” ci si aspettava altro. Peccato.
Bel cast, ma purtroppo è da ritenere quasi sprecato. Vedi ad esempio la performance di Bill Murray.
John Goodman resta sempre un gigante. In tutti i sensi.
Matt Damon nel ruolo del timidone inizia a stufare.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.