Il venditore di medicine

Il venditore di medicine

di Antonio Morabito (Italia, 2013)
con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari,
Marco Travaglio, Roberto De Francesco, Evita Ciri, Ignazio Oliva,
Giorgio Gobbi, Alessia Barela, Paolo De Vita, Vincenzo Tanassi,
Ippolito Chiarello, Beniamino Marcone, Mauro Pulpito

Puglia, 2013. Bruno Donati è un’uomo di 40 anni circa che lavora come informatore del farmaco per una grossa società farmaceutica; nel suo campo è uno dei migliori: riesce a corrompere in maniera più o meno sfacciata tutti i medici e i farmacisti con cui ha a che fare. Rampante, deciso e sicuro di sé, non sembra affatto impensierito dalla drammatica ondata di licenziamenti che ha investito la sua azienda (la Zafer).
I suoi problemi inizieranno quando il suo giro d’affari prenderà a ridursi di volume e consistenza, mentre a casa sua moglie smetterà di prendere anticoncezionali, decisa ad avere un figlio prima che sia troppo tardi,
A quel punto Bruno – che di avere un figlio proprio non vuole saperne – si opporrà in maniera meschina ai vari tentativi di concepimento, grazie all’aiuto di un medico compiacente, e deciderà di concentrarsi ancor di più sul lavoro; pur essendo in difficoltà con il suo capo-area, si metterà in testa di giocare al rilancio e chiederà alla Zafer di affidargli un cliente più importante, quello che in gergo viene chiamato “Squalo”. La sua azienda risponderà sì positivamente alla richiesta, ma gli pianterà allo stesso tempo una grana, ossia accetterà la sua proposta ma gli appiopperà un vero osso duro: il Prof. Malinverni, un primario di oncologia che, pur non essendo uno stinco di santo, non ha alcuna intenzione di farsi corrompere.
Come se non bastasse, durante una visita ad uno dei medici del suo giro, Marco viene a sapere che un suo vecchio amico, dopo aver fatto da cavia per un farmaco, versa in gravi condizioni di salute. L’unica cosa che può salvarlo da morte certa è un medicinale raro in vendita solo in Giappone.

Quale il messaggio de “Il venditore di medicine”? Semplice: Big Pharma è il male assoluto. Aziende di questo tipo pensano solo al profitto e per raggiungere il loro supremo/unico obiettivo sono disposti a qualsiasi cosa: dalla corruzione all’induzione al suicidio, passando anche per il furto e l’avvelenamento. Il protagonista, che pure non è un santo, trova una certa giustificazione del suo comportamento nelle spinte all’iper-produttività e alla massima resa che riceve dalla sua azienda. Il mostro-Marco è dunque un prodotto della Zafer, un veleno alla stregua degli stessi farmaci che l’azienda produce.

Santamaria come informatore del farmaco non sfigura; il corruttore seriale e senza scrupoli lo interpreta con nonchalance, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Bravo anche nel cambiare rotta a metà strada, durante il percorso narrativo, facendo emergere anche un lato meno ipocrita e più umano del suo personaggio – che comunque rimane una merda (Diciamolo!)
Marco Travaglio è perfetto nelle vesti del medico/professorone stronzo ed inflessibile.
Buona prova anche per Evita Ciri nei panni della moglie del protagonista.
Isabella Ferrari è la cinica e spietata capo-area che sovrintende al lavoro del protagonista: l’aspetto da manager in carriera ce l’ha pure, ma ai miei occhi non è risultata poi così credibile. Notevole il passaggio in cui viene trattata dai vertici della sua azienda nello stesso squallido modo in cui lei tratta i suoi sottoposti.
Paolo De Vita ha solo poche battute, ma a me piace sempre molto; qui interpreta un altro “venditore di medicine” della Zafer, un collega del protagonista ma decisamente più anziano, ossia un’altra vittima dell’infausto piano di licenziamenti dell’azienda.
Mauro Pulpito ha solo una piccolissima scena seduto a tavola con il protagonista nei panni di un farmacista corrotto.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.