The Green Hornet

The Green Hornet

di Michel Gondry (USA, 2011)
con Seth Rogen, Jay Chou, Cameron Diaz,
Tom Wilkinson, Christoph Waltz, David Harbour,
Edward James Olmos, Edward Furlong, Jamie Harris

Los Angeles, anni 2000. Britt Reid è un ragazzone (di 30 anni circa) viziato e perdigiorno che di colpo si trova ad ereditare un sacco di denaro e la direzione/proprietà di un quotidiano locale. Non essendo affatto pronto, non sa come gestire la cosa. Prova a mettersi al comando della testata per emulare le gesta di suo padre James, ma con risultati deludenti. Inoltre si annoia, si sente solo (anche più di quando suo padre lo ignorava bellamente per dedicarsi al lavoro) e combina poco o niente. Poi incontra per caso Kato, un ex collaboratore di suo padre che ha appena licenziato: un giovane di origini orientali che, oltre ad essere superbo nelle arti marziali, è anche un genio della tecnologia. A Britt non sembra vero di aver trovato un compagno di giochi, peraltro geniale e davvero in gamba. I due inziano a divertirsi insieme: trascorrono le giornate a spassarsela davvero tanto, finché non salvano per caso un ragazzo da un pestaggio, mettendo in fuga gli aggressori. Decidono così d’istinto di mettersi a fare i supereroi, o qualcosa di simile. Diciamo che più che altro iniziano a fare i “vigilantes”, una specie di coppia di vendicatori urbani contro la criminalità che impera nella Città degli Angeli. Vogliono essere temuti e rispettati, per cui decidono di chiamarsi “Green Hornet (il calabrone verde) e… il suo braccio destro”. Ripeto: il loro intento è buono, ma riescono comunque a spacciarsi per dei cattivoni. Forse sono un po’ confusi ma riescono abbastanza nel loro obiettivo. La loro improvvisa irruzione sulla scena, infatti, non sta bene a molti, in particolar modo a Benjamin Chudnofsky – il principale malavitoso della città – e al procuratore distrettuale Frank Scanlon (che proprio uno stinco di santo pare non sia).

Il protagonista dovrebbe essere il supereroe, Green Hornet appunto (interpretato da Seth Rogen), ma il personaggio più interessante è quello di Kato (Jay Chou), che non per nulla finisce anche per affascinare Lenore Case (Cameron Diaz), la bionda ultra-trentenne che Reid assume al giornale come segretaria iper-specializzata in giornalismo.
Reid senior – ossia il papà di Britt – è intepretato dal (serioso) inglese Tom Wilkinson.
Il ruolo del suo braccio destro alla direzione del quotidiano è stato affidato ad Edward James Olmos.
Il villain Chudnofsky ha il volto mitteleuropeo del simpaticissimo Christoph Waltz.
Il procuratore distrettuale è invece David Harbour.
A James Franco una piccola parte: quella di un piccolo boss locale, tanto elegante, quanto sbruffone, un personaggetto ridicolo che Chudnofsky annienta in pochi minuti.
Di Seth Rogen non posso dire male: mi piacque tantissimo in “Zack and Miri Make a Porno” e abbastanza in “Troppo incinta”, ma qui fa un po’ troppe faccette. Troppo artificioso, un maggiore tasso di spontaneismo non sarebbe guastato, ecco.
A 38 anni suonati (nel 2010), Cameron Diaz riesce a ritagliarsi ancora la parte della biondina caruccetta in queste commedie. Bella lei. Buon per lei.

La mano (lo stile) di Gondry non è particolarmente riconoscibile, se non nella scena pre-finale, quella che funge da spiegone.
Divertenza: 5 e mezzo (su una scala da 1 a 10).

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.