I guardiani del destino

I guardiani del destino
(The Adjustment Bureau)

di George Nolfi (USA, 2011)
con Matt Damon, Emily Blunt, Terence Stamp,
Anthony Mackie, Michael Kelly, John Slattery,
Donnie Keshawarz, Jon Stewart, Gregory Lay,
Anthony Ruivivar, Fabrizio Brienza

Attenzione: questo è un film di angeli. Sì, avete letto bene: un film di angeli. Dice: perché hai visto un film di angeli? Boh, io neanche lo sapevo che ci fossero gli angeli. Comunque sia, angeli o meno, rimane una cretinata di film.

Insomma c’è questo giovane deputato (David Norris) che si candida al Senato dello stato di New York e perde le elezioni, perché rimane travolto da uno stupidissimo scandalo che gli fa perdere la fiducia di tanti (bacchettonissimi) elettori. La sera della sconfitta incontra per caso nei bagni di un hotel una donna ragazza molto bella e se ne innamora immediatamente. Scambio di due chiacchiere pseudo-brillanti, bacio fulmineo e scintilla emotiva. Pochi minuti dopo è proprio questa misteriosa ragazza a dargli la forza per fare un discorso epico – una specie di sbrodolata “pane al pane vino al vino” – che magicamente lo fa ritornare nelle grazie dell’elettorato, anche se per il momento inutilmente.
Comunque sia, il nostro giovane uomo di belle speranze, avendo perso il confronto elettorale, lascia la politica e si mette a fare l’avvocato. Qualche mese dopo l’election day, David incontra per caso sull’autobus la stessa ragazza che ha visto la sera delle elezioni. Lei si chiama Elise Sellas e fa la ballerina. I due si piacciono ancora di più, ma ancora una volta si perdono di vista. Perché? Perché sono due cretini. La cosa assurda è che gli angeli – che tutto sorvegliano – non vogliono che i due si incontrino ancora, anzi pare che questi qui non avrebbero dovuto proprio incontrarsi una seconda volta. Dice che c’è un “piano divino” (The God Masterplan) per tenere lontani l’uno dall’altra; lui è un predestinato, uno che può cambiare le sorti di quel “Grande Paese che sono gli Stati Uniti d’America”, lei invece con il suo amore e la sua passione potrebbe distogliere il Messia dalla sua missione. Dunque devono stare lontani – poche chiacchiere. E così è infatti: gli angeli si palesano a David – sono costretti a calare la maschera per mettere una toppa a un casino fatto da un giovane angelo – gli spiegano come stanno le cose e gli chiedono di tenersi lontano dalla ragazza. Passano tre anni ma David non ci sta: è troppo innamorato, pensa sempre a Elise. Dunque lui la cerca, si incontrano ancora, si piacciono, si amano. Nonostante sia passato tanto tempo, si mettono insieme, ma devono lasciarsi presto perché gli angeli proprio non vogliono. A loro non va giù che questo tizio imberbe li abbia presi ancora per il naso. E poi, oh c’è sempre il piano di Dio da rispettare pedissequamente. Questi tizi quasi-ectoplasmatici (ma fortunatamente senz’ali) si mettono di mezzo ancora una volta: David è costretto quindi a lasciare Elise, anzi ad abbandonarla proprio, anche se la ama da morire. Gli angeli infatti minacciano di farle del male, se lui non sparisce dalla circolazione o si azzarda a farsi vivo. Poi ecco il colpo di genio tinto di pietas umana: un angelo (Harry Mitchell, quello che ha fatto il casino iniziale) si pente di tutta la sofferenza che il suo gesto insano ha creato e decide di aiutare David. Gli insegna quindi la tecnica angelica di passare da un luogo a l’altro (anche lontanissimi) attraverso l’uso delle porte in modo che poi possa metterla in pratica per arrivare in tempo al matrimonio di Ellis e bloccare le nozze (lei nel frattempo si è messa con un il suo coreografo e sta per sposarsi). Tutto ‘sto ambaradan ridicolo, quando invece Harry avrebbe potuto semplicemente dire a David l’indirizzo della chiesa e spedirlo sul posto con un taxi.

La parte più interessate del film è ovviamente il prologo; appena entrano in scena gli angeli va tutto in vacca.

Matt Damon è credibile come giovane candidato allo scranno di Governatore.
Emily Blunt la trovo sempre carina, in questo caso anche parecchio simpatica (almeno nella prima parte della pellicola).
Anthony Mackie è il giovane angelo custode (afroamericano) del protagonista, ossia quello che, addormentandosi, provoca un grave cambiamento nei piano del destino.
L’elegantissimo John Slattery – il Roger Sterling della serie “MadMen” – intepreta il suo capo.
Terence Stamp e la sua bizzarra chioma bianca danno corpo invece ad un angelo ancora più alto in grado: un tizio potente e spietato che arriva a minacciare il protagonista, pur di riportare il piano dell’Altissimo sui suoi binari originari.
A Michael Kelly il ruolo del consigliere anziano dello staff del deputato David Norris.
Il famoso anchorman Jon Stewart ha un piccolo cammeo nei panni di se stesso; lo vediamo intervistare il protagonista durante la sua prima campagna per il posto di Governatore.

Pacchianate: in diversi frangenti gli angeli sembrano supereroi (peraltro vestiti da Calvin Klein).

Il messaggio: niente può fermare l’Amore, nemmeno il destino. Anche la più grande (e bella) speranza per il futuro degli USA deve inchinarsi dinnanzi alla potenza di questo sentimento così puro.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.