Il caso Venere privata

Il caso “Venere privata”

di Yves Boisset (Francia, Italia 1969)
con Bruno Cremer, Marianne Comtell, Renaud Verley,
Mario Adorf, Raffaella Carrà, Marina Berti, Claudio Gora,
Jean Martin, Rufus, Vanna Brosio, Agostina Belli

Inutile dire che questo film non regge affatto il confronto con il quasi-omonimo romanzo di Scerbanenco da cui è tratto. Non tanto per la trama, che comunque è stata pesantemente semplificata (nessun riferimento alla tratta delle donne, lieve accenno al passato da cui emerge Lamberti, figura increbibilmente ridimensionata di Càrrua, assenza di Mascaranti, della sorella di Lamberti e del papà di Livia, ecc.) quanto per l’interpretazione.
Duca Lamberti e Davide Auseri sono due personaggi incredibilmente cupi, psicologicamente complessi, combattuti, divorati dalla paura e dal senso di rimorso, col morale a terra, ma qui invece sembrano non mostrare alcun dramma interiore o almeno non appaiono sufficientemente angosciati. In talune occasioni, anzi, il ragazzo alcolizzato – che dovrebbe essere affranto dal pensiero di aver spinto al suicidio la donna che ama – apppare un superficialone di dimensioni epiche, un dandy appassionato di corse in auto, che in due o tre scene si vede persino sorridere. Bah.
Stesso discorso per la figura di Livia Ussaro: dovrebbe essere una donna bellissima ma austera, dalla forte personalità, tutta d’un pezzo, fermamente convinta delle sue idee, ma nel film appare come una non più giovanissima ragazza della buona borghesia milanese, che trascorre le sue giornate in compagnia di suoi simili scansafatiche, quasi annoiata. Arriva persino ad ubriacarsi insieme a Davide. Alla Livia del romanzo non sarebbe mai passato per la testa di comportarsi così. Non ci siamo proprio.

La trama scorre troppo velocemente. Non c’è alcuna parentesi sugli anni trascorsi in carcere, sul difficile passato, né sull’incerto futuro di Lamberti. Non si avverte il senso del profondo legame tra il protagonista e Carrùa, un personaggio che invece dovrebbe quasi fungere da figura paterna.
Il caso si risolve con un incidente mortale ai danni del cattivone, dopo un semi-rocambolesco inseguimento in auto. Nell’ultima scena Livia, Duca e Davide salgono su di macchina decappottabile e vanno via verso l’orizzonte, sorridenti, come se nulla di grave fosse accaduto, pronti ad affrontare insieme una nuova avventura da giovani scapestrati.
Livia non appare minimamente scossa (né porta addosso i segni della violenza che dovrebbe aver subìto), Lamberti quasi sembra fregarsene, di Davide non sappiamo se ha superato il trauma della morte di Alberta, né se ha smesso definitivamente di bere. Tutto molto pasticciato, tutto molto approssimativo.
Milano dovrebbe essere la coprotagonista sullo sfondo, ma non si fa mai alcun riferimento alla città in cui la vicenda avviene. Si parla di un lago, di una villa in campagna, in un solo caso viene citata una via, ma niente di più.
Un vero peccato adattare per il cinema così malamente un romanzo che può essere considerato uno dei migliori esempi del noir italiano.

Bruno Cremer (l’omone che interpreta il protagonista della serie tv “Il commissario Maigret”) qui veste i panni dell’ex-medico Duca Lamberti.
Renaud Verley è Davide Auseri. Scelta di cast a mio avviso completamente sbagliata. Anziché prendere un giovane, alto, robusto e serioso, hanno presso un ragazzetto molto hippie, mingherlino e dall’espressione parecchio fastidiosa. Un tipino alla moda, che se na va in giro in spider vestito come Lucio Battisti, non credo fosse l’idea che Scebanenco voleva trasmettere di questo personaggio.
La fascinosa Marianne Comtell ha il ruolo di Livia Ussaro; di questo personaggio abbiamo già detto abbastanza. Aggiungiamo solo la spiccata signorilità che questo volto apporta.
Raffaella Carrà interpreta la vittima, Alberta Radelli, ma appare solo per qualche minuto in testa al film. Una prova di recitazione non molto intensa – va detto – ma bisogna riconoscerle il coraggio di aver girato una scena di (quasi) nudo in cui il suo personaggio viene malamente seviziato da uno squallido aguzzino (interpretato da Mario Adorf).
Il grande Claudio Gora dà il volto a Càrrua.

Voto alla pellicola: 5. Occasione mancata. Spero che un giorno un altro regista possa dare migliore rappresentazione sul grande schermo a “Venere Privata”.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.