Tutti contro tutti

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Tutti contro tutti

di Rolando Ravello (Italia, 2013)
con Rolando Ravello, Kasia Smutniak, Marco Giallini,
Antonio Gerardi, Stefano Altieri, Lidia Vitale, Hedy Krissane,
Raffaele Iorio, Paolo Sassanelli, Massimiliano Bruno,
Lele Vannoli, Riccardo De Filippis, Giorgio Caputo,
Zahira Berrezouga, Flavio Bonacci, Agnese Ghinassi

Roma. Una domenica il signor Agostino esce di casa con tutta la sua famiglia per recarsi alla prima comunione di suo figlio. Il giorno di grande festa viene però rovinato da una brutta sopresa: al ritorno non si riesce più ad entrare nell’abitazione perché altre due persone nel frattempo l’hanno occupata abusivamente.
Il problema del signor Agostino è che non può chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine, cioè non può ricorrere alla legge perché il suo non è un contratto regolare; in realtà ha sempre pagato l’affitto al titolare del bar del quartiere, un piccolo malavitoso che alcuni anni prima aveva occupato abusivamente tutta la palazzina.
Dopo lo smarrimento iniziale e i primi tentativi di rientrare in possesso dell’appartamento, Agostino e i suoi decidono di trasferirsi temporaneamente da Sergio, il cognato di Agostino, nonché suo collega. A casa di Sergio però non ci restano molto. Dopo solo un paio di giorni Agostino porta tutta il suo nucleo famigliare a vivere sul pianerottolo davanti l’appartamento che occupava e di cui vorrebbe rientrare in possesso. Questa grottesca soluzione, un vero e proprio accampamento arrangiato alla meno peggio, non porta affatto i risultati sperati, anzi va avanti per parecchi giorni e distrugge parecchi equilibri, tanto da portare i membri della famiglia sull’orlo di una grave crisi di nervi. A causa di questa situazione kafkiana, infatti, la moglie di Agostino arriva sul punto di perdere il lavoro e, ormai esasperata, decide separarsi. Comunque anche gli altri familiari, come il nonno Rocco e il piccolo Lorenzo, non se la passano proprio bene. Per di più lo stesso Agostino è costretto a mollare, insieme a suo cognato, un lavoro importante: la ristrutturazione di una grande villa per conto di una ricca signora molto sgarbata.
A questo punto il protagonista decide di agire diversamente e procedere per vie spicce: tenterà di riconquistare abusivamente la casa, con un tranello molto simile a quello usato per portagliela via. I propositi sono buoni: Agostino è deciso a ripendersi quello che gli spetta, usando anche la prepotenza e le maniere forti, chiederà aiuto anche a suo cognato e tutti i membri della famiglia, ma non andrà proprio come ha pianificato.

Cosa non va nel film: non si capisce perché Agostino non voglia andare a vivere fuori Roma in un posto un po’ più lontano, spendendo meno, ma avendo un contratto d’affitto regolare. Perché si incaponisce? Non si capisce perché non agisca sin dal primo momento con coraggio e convizione contro chi si è subdolamente appropriato della casa in cui vive (due misteriosi meridionali molto sgarbati e strafottenti). Non si capisce perché gli sceneggiatori abbiano infilato nella trama anche una storia parallela di razzismo, intolleranza e violenza. Era necessaria allo svolgmento della storia principale? Non si capisce, inoltre, come possa averla vinta un pover’uomo come Agostino contro un piccolo boss della mafia locale – un simil-gangster violento e ignorante – semplicemente facendo leva sul proprio coraggio e forza d’animo. La cosa non è credibile, non sta su.

Cosa va nel film: la leggerezza e l’originalità. La guerra tra poveri, gli sfratti coatti, gli abusivismi, l’esasperazione a cui è arrivato chi a malapena riesce a sbarcare il lunario, sono tutti temi che la commedia italiana non trattava da anni. Ravello li rispolvera e li gestisce bene, senza scadere nella trivialità o nel grottesco. Quasi tutti i personaggi sono dignitosamente ritratti, senza esagerazioni – eccezion fatta forse per il nonno (un po’ troppo gigione e saccente).

Chi sono i vincitori, chi i vinti? Difficile dirlo. Forse questa è una delle poche caratteristiche positive della pellicola. Di certo Agostino non è un eroe. Non vince, o comunque non vince del tutto. Si tratta, più che altro, di un uomo come tanti – una persona semplice e umile, testardo ma non borioso – che cerca di arrabattarsi per dare una vita dignitosa alla sua famiglia. Ecco: Agostino combatte contro una vita che continua a fargli lo sgambetto, nel disperato tentativo di rimanere in piedi, in un modo o nell’altro. In altre parole sullo schermo viene ritatrata un po’ l’italietta del tarallucci e vino e del volemose bene, particolarmente sottolineato in questo caso dal forte spirito di coesione che tiene unita la famiglia e che mai (GUAI!) deve rompersi.

La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso regista e da Massimiliano Bruno; alla stesura del soggetto ha partecipato anche Agostino Cordì.
Voto al film: 6 meno. Non del tutto sufficiente. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più. Forse Ravello dice più come attore, che come regista. O almeno proviamo ad attendere la sua seconda prova dietro la macchina da presa.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

A blogger, a dj

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