The Breakfast Club

Breakfast Club
(The Breakfast Club)

di John Hughes (USA, 1985)
con Molly Ringwald, Emilio Estevez, Anthony Michael Hall,
Ally Sheedy, Judd Nelson, Paul Gleason, John Kapelos

Quanto poteva essere duro essere un teenager negli USA degli anni ’80? Non lo sappiamo, ma questo film prova a spiegarcelo.
Claire, John, Brian, Andrew ed Allison sono 5 ragazzi (probabilmente sedicenni) costretti a passare un sabato a scuola come punzione per aver fatto qualcosa di alquanto grave. Non sappiamo di preciso cosa abbiano combinato per meritarsi tanto rigore, ma non è poi così importante. Sappiamo che devono trascorrere nove ore (dalle 7 alle 16) chiusi nella biblioteca della scuola a scrivere un tema, un elaborato che risponda alla domanda “Chi sono? Chi voglio essere?”.
Claire è una specie di principessina, carina (non proprio, ma facciamo finta che), dai modi finto-gentili, viene da una famiglia ricca, apparentemente è la meno disagiata. Dovrebbe rapprensentare l’anima “pura” del quintetto ma non è affatto ingenua, come vedremo.
John è il tipico bullo, uno sboccato che veste da teppista, agisce come uno scapestrato, sbeffeggia tutti, attacca tutti, usa un linguaggio scurrile, non riconosce l’autorità, ecc. Una vita già data per persa ancor prima di aver compiuto 20 anni. La sua famiglia d’origine è ancor più disagiata.
Brian è il genietto della situazione, bravo a scuola, ma parecchio nerd: magrolino, indifeso, sfigatello. Un tizio riccetto che appare senza spina dorsale.
Andrew è lo sportivo della situazione – non per niente lo sfottono con il soprannome “sporty”: un giovane atleta che ripone fiducia nelle sue capacità fisiche, ma solo perché suo padre e il suo allenatore gli hanno detto di farlo.
Allison è la più misteriosa: una tizia caruccetta che veste (quasi) dark e che rimane muta per gran parte del tempo. Cosa mai nasconderà? Forse è la più simpatica e la meno stramba del gruppo. Subirà una trasformazione durante il giorno. Ma solo d’immagine, fortunatamente.
Qui trovate un piccolo schema che sintetizza il quadretto.
Nessuno dei ragazzi ha intenzione di passare il tempo con la testa china sul foglio a scrivere, non hanno voglia di farlo, anche perché non sono propriamente degli studenti modello – tranne uno, forse (Brian) che infatti alla fine 4 righe di tema le scrive pure. A fargli da cane da guardia Richard Vernon, un professore cazzone e iracondo che nutre parecchia antipatia per i giovinastri condattati a questa ignobile punizione.
I cinque teenager sono tutti diversi l’uno dall’altro, ma in quella mezza giornata di convivenza coatta cercano di capire chi sono, si annusano, prendono le misure l’uno all’altro, si confrontano, cercano di capire chi hanno di fronte, con chi hanno a che fare, cosa possono trarre da un’esperienza del genere. Intendiamoci: non sono amici, né cercano di diventarlo, si conoscono appena e tanto gli basta. Il momento di vicinanza forzata è comunque catartico, in un certo qual modo, perché permette loro di aprirsi un po’, sentono che qualcosa che li accomuna, avvertono un filo di solidarietà nei confronti degli altri ragazzi costretti a stare nello stesso posto per lo stesso lasso di tempo e per le stesse ragioni e quindi abbasano un po’ le proprie difese, almeno quel tanto che basta per svelarsi e parlare del proprio disagio.

Un film che parla di un’intera generazione? Non saprei. Forse dovrei rivederlo, magari in lingua originale. Non mi è sembrato comunque un capolavoro. So che invece da molti è considerato un cult.

Il regista (nonché sceneggiatore) è lo stesso di tutta una serie di teen comedy degli anni ’80 e ’90 che sicuramente avrete visto, come “Io e zio Buck”, “Un biglietto in due”, “La donna esplosiva”, “Dennis la minaccia”, “Flubber”, “Tutto può accadere”, la saga di “Mamma ho perso l’aereo”, la saga del cane “Beethoven”, ecc.

Note sul doppiaggio: Giuppy Izzo ha dato la voce a Molly Ringwald (Claire) e Tonino Accolla a Judd Nelson (John).

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.