I ragazzi del massacro

I ragazzi del massacro

di Giorgio Scerbanenco
1999, Garzanti – Collana Elefanti
Pagine 238 – Euro 9,50

Milano, anni ’60. Undici giovani frequentatori di scuola serale seviziano e uccidono brutalmente la loro irreprensibile maestrina (la signoria Matilde Crescenzaghi fu Michele e Ada Pirelli). Si tratta di giovane feccia: tutti elementi parecchio giovani, ma già con diversi precedenti penali, anni di rifomatorio, deviazioni di ogni tipo e famiglie di origine in vari modi disagiate.
A indagare sul truculento fattaccio c’è il commissario Duca Lamberti, mente fine abbinata a personalità tenace: un animo buono, ma tormentato, che come unico obiettivo nella vita sembra avere la ricerca della Verità. Con lui l’enigmatica Livia Ussaro – compagna silenziosa dal fascino misterioso, che crede cecamente nella buona fede e nelle capacità dell’uomo a cui sta vicino – il capo severo ma bonario Càrrua e il fido agente Mascaranti: un uomo forte e semplice, dai modi spicci, che risponde sempre e comunque agli ordini che gli impartisce il suo capo.
Oltre a quel grande personaggio secondario che è la nebbia meneghina, si affaccia sulla scena come comprimario anche Lorenza, la sorella del protagonista: una giovane donna fragile e molto sfortunata, ma piena di diginità, capace di sopportare uno dei più tremendi dolori della vita, senza scadere in vergognose scenate drammatiche.

Pubblicato per la prima volta nel 1968, questo è il terzo romanzo di Scerbanenco del ciclo in cui è protagonista Duca Lamberti. Un libro di una rara bellezza sobria, a tratti spigoloso ma incredibilmente affascinante, Si legge con grande facilità. La storia è parecchio avvincente, incuriosisce: semplice, pulita e lineare, non ci sono flashback o flash forward – a Scerbanenco sembrano non servire. L’autore spiega l’omicidio facendo ripercorrere al protagonista il luogo del delitto, ci mostra per sommi capi l’interrogatorio dei sospettati (che sono praticamente colpevoli già conclamanti) e va dritto al punto. Deliziosa la storia parallela: l’ho trovata di un realismo brutale, ma efficacissima. Contribuisce a sottolineare i punti deboli del protagonista, a far restare l’eroe con i piedi per terra, a mostrare al lettore l’incredibile umanità del soggetto a cui è demandato lo sbrogliamento della matassa.

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