Dom Hemingway

Dom Hemingway

di Richard Shepard (Gran Bretagna, 2013)
con Jude Law, Richard E. Grant, Demián Bichir, Madalina Ghenea,
Emilia Clarke, Nathan Stewart-Jarrett, Jordan A. Nash, Kerry Condon

Commedia pulp con risvolti buonisti.
Domingo Hemingway – noto ai più come Dom – è un criminale inglese borioso e pieno di sé, dalla parlantina fluente e volgarissima (un “fuckin’ fuck” ogni tre parole). Ha qualche anno in più di 40, da 12 è in prigione per aver compiuto chissà quale misfatto. Di lui sappiamo che non fa altro che vantarsi e minacciare chiunque gli capiti a tiro e che è bravissimo nello scassinare casseforti. Un ladro abile ma poco elegante, diciamo, che è stato zitto per tutta la durata della condanna, senza fiatare, senza fare i nomi dei complici, e che anche per questo si è costruito una certa fama in carcere. Mentre Dom trascorreva tutto quel tempo in prigione sua moglie l’ha mollato, s’è messa con un altro, s’è presa il cancro ed è morta. La loro unica figlia – Eveline – non avendo mai potuto avere accanto un padre e avendo visto la madre morire da sola, ce l’ha a morte con Dom.
Quando i tempi della custodia scadono, il protagonista esce di prigione e cerca subito di recuperare il tempo perduto; dopo aver gonfiato di botte un tale che aveva approfittato della sua assenza per mettersi con sua moglie, raggiunge il suo amico fraterno Dickie, si imbottisce di birra e trascorre tre giorni e tre notti a fare sesso e a sniffare cocaina con delle prostitute che gli sono state offerte da Mr. Fontaine. Quest’ultimo è il boss di Dom, di nome fa Ivan: un mafiosone russo, finto-elegante e finto-rispettabile, che ormai vive da nababbo in una villa nel sud della Francia con tutti i soldi che ha messo da parte illegalmente; inoltre è il tizio che sostanzialmente ha evitato la galera certa proprio grazie al silenzio mantenuto dal nostro.
Dom e Dickie lo raggiungono nella sua magione da multimilionario per recuperare la loro ricompensa: il denaro guadagnato con l’ultimo colpo e di cui non hanno mai potuto godere a causa della carcerazione di Dom.
Il pazzoide ancora una volta non riesce a tenere la lingua a freno: dapprima si invaghisce di Paolina – la ragazza di Mr. Fontaine – poi si ubriaca vergognosamente, insulta il suo capo, lo minaccia e finisce per mettere a rischio il recupero della sua parte del bottino. Poi le cose sembrano mettersi per il meglio: Dom viene finalmente pagato, il disaccordo tra i soci in malaffare svanisce e tutti si mettono a far festa, una di quelle feste in cui succede di tutto. E non svelo altro.
Eccessi a parte, il vero obiettivo della nuova vita di Dom sarà guadagnarsi l’affetto di sua figlia Eve e della famiglia che lei nel frattempo si è costruita (un compagno di origini africane e un dolcissimo bambino di un paio di anni).

Jude Law eccellente. Al massimo della forma nei panni del galeotto scapestrato, sboccato e iracondo. Lo sbandato ubriaco gli riesce molto molto bene, bene almeno quanto il ragazzo a modo, il truffatore o il fighetto. Attore di prima categoria.
Richard Grant validissima spalla; interpreta l’amico fraterno del protagonista: un criminale con i piedi per terra che svolge il compito di arginare l’estro prorompente del suo compare.
Demián Bichir è l’uomo ricco e pericoloso venuto dall’europa dell’est a far fortuna nel Regno Unito. Il viscido che, trasferitosi in Francia con tutto il denaro rubato negli anni, ha persino deciso di adottare un cognome “de plume” francofono.
Davanti al fascino ferino di Madalina Ghenea si rimane a bocca aperta: è stata scelta per il ruolo della donna maliarda e super-affascinante, l’ho trovata perfetta nei panni della dea della bellezza opportunista il cui unico scopo nella vita è mettere le mani su quanto più denaro possibile. Non ha molte battute, ma funziona benissimo: (maschilisticamente parlando) sono il suo corpo e il suo sguardo a dover parlare. E potete crederci: si esprimono eccellentemente.
A Emilia Clarke il ruolo della figlia giovane ma con la testa sulle spalle: una ventenne (peraltro già madre) che appare decisamente più matura del suo vecchio sbalestrato.

Pellicola parecchio divertente. La prima parte è scritta, recitata, girata e montata in modo straordinario. La seconda si siede un bel po’. Unico neo: il finale. Voto: 7 meno.
Il regista è lo stesso del simpatico “The Matador”.

Nota personale: io l’ho visto in lingua originale, sottotitolato in lingua originale, mentre masticavo dei gustosi “popcorn”.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.