Sesso e potere

Sesso e potere
(Wag the Dog)

di Barry Levinson (USA, 1997)
con Robert De Niro, Dustin Hoffman, Anne Heche, Craig T. Nelson,
Woody Harrelson, Kirsten Dunst, Willie Nelson, William H. Macy,
Denis Leary, Andrea Martin, John Michael Higgins, Suzie Plakson, Suzanne Cryer

Nello Studio ovale il Presidente degli Stati Uniti in carica seduce una ragazza giovanissima mentre è in visita alla Casa Bianca. Che fare? Come riuscire a distrarre l’attenzione pubblica da questo scandalo sessuale 11 giorni prima delle elezioni presidenziali e scongiurare quindi il pericolo di una mancata rielezione? Facile! Basta chiamare Stanley Motss, l’esperto spin doctor che metterà in piedi una finta guerra con l’Albania, con l’aiuto della bionda addetta stampa Winifred Ames e del navigato produttore hollywoodiano Conrad Brean, che a sua volta farà affidamento sulle skill di un ricco staff di professionisti dell’intrattenimento (autori, cantanti, registi, fotografi, addetti agli effetti speciali, ecc.)
Il vero problema è che alla fine di questa straordinaria esperienza nessuno potrà raccontare l’impresa. Ma a Brean la cosa pare non andare molto giù.

Levinson racconta uno scenario al limite dell’impossibile, ma nemmeno tanto, visto quello che accadde alcuni giorni dopo l’uscita del film tra Bill Clinton e Monica Lewinsky. La pellicola dunque ha qualcosa di profetico, ma più che altro è apprezzabile per il modo in cui sbeffeggia sia il dorato mondo dei produttori di materiale di intrattenimento, che quello degli staff elettorali che si occupano “massaggiare il messaggio” per conto dei candidati presidenziali.

De Niro (Stanley Motss) con la barba grigia folta e un cappello da pescatore affronta il suo ruolo forse più riflessivo e meno gigione.
Dustin Hoffman mette in scena una fantastica collezione di tic e manie tipiche dei tycoon di Holywood. 10 e lode.
Il ruolo di Winifred Ames (ricoperto da Anne Heche) è del tutto inutile, invece, o meglio nient’affatto funzionale alla trama; questo personaggio, dopo aver ingaggiato Motss per occuparsi della gestione dello scandalo sessuale, non fa altro che seguire come un fedele cagnolino la coppia dei due protagonisti.
Mi stupisce che Willie Nelson si sia prestato ad interpretare il ruolo del vecchio cantante country che scrive patriottiche canzoni su richiesta, un operazio della musica al soldo di una macchina da guerra finalizzata a creare “armi di distrazione di massa”.

Da vedere, se vi occupate di comunicazione politica o di comunicazione in generale.
Voto: 7 e mezzo.

La scheda di IMDb.com, quella di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.