Il viaggio verso noi stessi. Tracks, di John Curran

TracksIl deserto non è per tutti. Un viaggio nel deserto è un viaggio interiore, un viaggio verso noi stessi. Verso la parte più sconosciuta di noi ma che sappiamo di avere. Verso la parte più inquieta della nostra personalità. È un viaggio dell’anima.
Il deserto è ricco. Il deserto è un luogo ricchissimo. A chi sa ascoltare. A chi sa guardare dentro; e a chi sa guardare oltre. Il deserto ti sconvolge i sensi, te li prende con forza e te li lancia addosso come dei sassi. È un amplificatore dei sensi, ti crea un buco e te lo riempie allo stesso tempo.

Quando si intraprende un viaggio nel deserto, abbiamo già deciso di esplorare una parte di noi che abbiamo sempre sentito ma che non abbiamo mai ascoltato; ma che è arrivato il momento di farci i conti. Fare i conti con se stessi. Con la propria inquietudine, con il proprio disordine interiore, con i propri demoni. E’ un passo ulteriore verso la maturità.

È tutto questo che si assapora in Tracks, “Un viaggio nel deserto”, di John Curran, film che narra l’avventura in solitario di Robin Davidson, donna coraggiosa che nel 1977 attraverso il deserto dell’Australia dell’Ovest a piedi da Alice Springs fino all’Oceano Indiano (2700km e nove mesi di cammino) con la sola compagnia di 4 simpatici cammelli e del suo fedele cane.
Il film è stato presentato in concorso lo scorso anno alla 70° edizione del Festival di Venezia.

Buona la prova dell’australiana Mia Wasikowska (L’amore che resta di Gus Van Sant, e ora in Solo gli amanti sopravvivono dell’ottimo Jim Jarmush) che interpreta la Davidson nel suo viaggio all’interno della sua personalità a tratti ombrosa ma pienissima di punti di luce a un occhio più attento alle sfaccettature dell’anima.
La prova degli altri attori è discreta ma minore, Adam Driver (J. Edgar, A proposito di Davis) che interpreta il fotografo Rick Smolan incaricato dalla National Geographic di narrare attraverso le immagini il suo viaggio attraverso un rapporto non lineare con la protagonista.
La fotografia è buona, ma i paesaggi la impongono gioco forza. L’attore principale di questi film è sempre la natura nella sua totale spettacolarità scenica.

Un viaggio che scava nel passato, come lo intende il film e l’autrice, anche se non sappiamo le reali ragioni che spingono ognuno di noi in un viaggio nel deserto. C’è solo la volontà. Una volontà di affrontare gli spazi più nascosti in un percorso psicologico del proprio essere. Come abbiamo già visto in “Into the wild”, trattato con un’altra sofisticazione intellettuale sia da Alexander Supertramp che da Sean Penn.

Franco Lucchetti