Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent

di Jalil Lespert (Francia, 2014)
con Pierre Niney, Guillaume Gallienne,
Charlotte Le Bon, Astrid Whettnall, Laura Smet, Michèle Garcia,
Marianne Basler, Nikolai Kinski, Xavier Lafitte, Marie de Villepin,
Adeline D’Hermy, Ruben Alves, Anne Alvaro, Alexandre Steiger

Pellicola molto valida dal punto di vista tecnico/espressivo. Sul contenuto non saprei davvero esprimermi, in quanto non conosco la vita del noto stilista franco-algerino. Non saprei dire, insomma, quanto il biopic sia attinente alle vicende realmente accadute al protagonista. Tuttavia va detto che, secondo alcuni (critici), questo elemento non è da ritenersi particolarmente importante nella valutazione di un film biografico. Mah.
Ad ogni modo, mi ha stupito che il racconto di Jalil Lespert inizi quando il protagonista ha già più di vent’anni ed è già in Francia al lavorare per la prestigiosa maison di Christian Dior. Non sappiamo come l’amore per il disegno sia nato nel piccolo Yves, né come questi abbia scoperto il talento nell’ideare abiti. Lo vediamo già adulto – sebbene inesperto di come giri il mondo – e dedito al lavoro. Un giovane le cui soluzioni stilistiche sono a tal punto apprezzate dall’azienda in cui è impiegato da essere promosso a capo della stessa, dopo la morte del patron. Le prime vere difficoltà che il ragazzo incontra sono con la chiamata alle armi del suo paese natio (l’Algeria) al momento in guerra con la Madrepatria e con la conseguente scoperta di una specie di sindrome maniacale di tipo depressivo. Elemento che non si capisce sino a che punto sia vero, in quanto l’esercito algerino potrebbe averlo riformato solo perché omosessuale e quindi ritenuto non idoneo alle armi.

Il focus del racconto è più sulla vita privata dello stilista, che sulla pubblica. Dopo l’incontro con Pierre Bergé, tutto il mondo di Yves risulterà stravolto: a partire dalla fondazione dell’azienda che porta il suo nome, sino agli affetti più intimi. Saint Laurent e Bergé faranno coppia fissa, infatti, sia nella vita privata che negli affari. Il giovane designer, grazie anche e soprattutto agli stimoli forniti dal suo amante/compagno/pigmalione, muterà totalmente il suo modo di vivere, passando dall’essere considerato quasi un “seminarista”, esclusivamente concentrato sul proprio lavoro di disegnatore d’abiti, ad un approccio al mondo definibile ultra-vitale e sregolato. Si trasformerà in poche parole in un viveur in piena regola, mai sazio di sesso, droghe alcool e bella vita. L’unico contraltare a questo tourbillon di eccessi sarà la dedizione per il suo lavoro, che continuerà indefessa sino agli ultimi giorni di vita.

Pierre Niney e Guillaume Gallienne sono stati per me due gradite sorprese. Non mi aspettavo una performance del genere. Li ho trovati davvero superlativi.
Non conoscevo Gallienne, se non per il trailer del film “Tutto sua madre”, visto al cinema e trovato eccessivamente macchiettistico. Invece ho dovuto ricredermi: questo attore è riuscito a dare al personaggio di Pierre Bergé uno spessore davvero notevole, riuscendo a rendere in modo incredibile un’ampia gamma di sentimenti: dall’amore sincero, alla sopportazione, passando per passione, fascinazione, stima, gelosia, rancore e sofferenze varie.
Anche Niney non l’avevo mai visto recitare prima, ma devo dire che mi ha lasciato a bocca aperta. Un giovane che farà tantissima strada. E non credo solo in patria (Francia). Non ho avuto modo di apprezzare solo il tuo talento nel recitare, ma anche l’incredibile sogmiglianza con il personaggio che interpretava – ovviamente grazie al talento dei make-up artist che l’hanno truccato.
Rimarchevole anche il dolce sex appeal di Charlotte Le Bon, qui nei panni della modella Victoire Doutreleau, amica del cuole di Sain Laurent, nonché prima /musa ispiratrice dell’Artista.
Alquanto buffo il personaggio di Karl Lagerfeld, interpretato da Nikolai Kinski. Chissà se vedendosi ritratto così al cinema l’austero Karl se la sia presa.

Voto alla pellicola: 6. Sufficiente. L’opera filmica fa il suo mestiere con dignità. Senza strafare e senza grosse pecche. Almeno credo. Si tratta pur sempre di una celebrazione, non è dunque il caso di chiedere basso profilo o spirito critico nei confronti dell’oggetto raccontato.
Comunque sia, alla fashion blogger che era con me è piaciuto.

La locandina per il mercato americano è di gran lunga più bella di quella usata per l’Italia.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.