Dans la maison

Dans la maison

di François Ozon (Francia, 2012)
con Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Bastien Ughetto,
Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet,
Jean-François Balmer, Yolande Moreau, Catherine Davenier

Dallo stesso regista di “Potiche” un thriller psicologico fresco, originale ed interessante, seppur privo di ammazzamenti.

Francia. Giorni nostri. Il signor Germain Germain è un cinquantenne che insegna francese in un liceo. Un giorno, mentre corregge di mala voglia i compiti assegnati, si accorge di ritrovarsi tra le mani una vera bomba (non in senso letterale). I suoi alunni sono parecchio svogliati e piuttosto incapaci di scrivere un tema decente, ma uno dei più dotati riesce a scrivere qualcosa di molto interessante: un paio di pagine di quello che sembra essere l’incipit di un romanzo realista.
Il ragazzo – tale Claude Garcia – pare infatti che, con la scusa di aiutare un suo compagno di classe (Raphael detto Rapha), si sia intrufolato in casa di una famiglia medio-borghese della zona ed abbia iniziato a descrivere quello che accade tra quelle quattro mura. Non si tratta però di fantasia, il racconto – dai toni alquanto morbosi, va detto – non è cioè frutto dell’immaginazione di Claude, ma i fatti che riporta sono pressoché fedeli alla realtà che vive nella casa in cui trascorre ormai quasi tutti i pomeriggi e le sere.
Per il professore leggere i mini-capitoli di questa opera letteraria – una specie di reportage voyeuristico in divenire – si rivela molto interessante ed invitante: in un certo senso per lui è come sbirciare dal buco dalla serratura. A dire il vero, inizialmente Germain cerca di dissuadere il ragazzo, onde evitare problemi con Rapha (cui finge di essere diventato amico), con la sua famiglia e con la scuola, ma ben presto, ravvisando in Claude un romanziere con un brillante futuro, evita di ostacolarlo, anzi lo aiuta pure, spiegandogli le regole base della letteratura, prestandogli dei romanzi da leggere, e in una occasione commettendo persino un grave illecito scolastico, al fine di permettergli di frequentare ancora a lungo la casa di Rapha.
Quello che il professore non immagina è che questa apparentemente innocua attività di scrittura metterà a repentaglio la vita di diverse persone, compreso la sua.

La bravura di Fabrice Luchini non si discute: il personaggio del professore di mezza età è decisamente nelle sue corde. Notevole il modo in cui lo sceneggiatore fa emergere pian piano la personalità – un po’ frustrata, un po’ speranzosa – di un ex romanziere provetto, che però da tempo ha deciso di abbandonare l’attività artistico/creativa per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento.
Applausoni a Ernst Umhauer, il giovane che interpreta il protagonista. Non sbaglia un’espressione. Mai. Ottima scelta di cast. Il suo personaggio si comporta ovviamente in maniera molto più adulta di quanto invece ci si aspetterebbe da un liceale di quella età. Ruolo non semplice, ma comunque portato a casa dignitosissimamente. Bravò!
Il fascino di Emmanuelle Seigner è quello che serviva per rappresentare Esther, la mamma di Rapha, ossia la donna di cui si invaghisce il giovane Claude.
Kristin Scott Thomas interpreta la moglie del professor Germain: una donna che mentre combatte il rischio di veder cancellata la sua attività di gallerista da un momento all’altro, aiuta suo marito nella lettura del romanzo di Claude, fornendo peraltro preziosi consigli.
A Bastien Ughetto il ruolo del giovane Rapha (un volto che definire da pesce lesso è dir poco).
Il baffo di papà Rapha – interpretato da Denis Ménochet – è davvero molto buffo. Se a questo ci aggiungete anche una discreta panza e un abbigliamento da tamarro di periferia, potete capire quanto risulti delizioso questo personaggio.

Voto alla pellicola: 7. Non me l’aspettavo, invece mi è piaciuto.

Nota personale: io l’ho visto in lingua originale con i sottotitoli in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.