Smetto quando voglio

Smetto quando voglio

di Sydney Sibilia (Italia, 2014)
con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea,
Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi,
Lorenzo Lavia, Neri Marcorè, Pietro Sermonti, Sergio Solli

Mi ha divertito. Il cast e il tipo di comicità ricordano un po’ (ma solo un po’) la serie “Boris”, per cui andate sul sicuro.
La pellicola si inserisce nel filone delle commedie tipo “La banda degli onesti” e “I soliti ignoti”, ossia quei film che raccontano il tentativo di alcuni cialtroni, sostanzialmente onesti, di entrare nel mondo della criminalità – senza riuscirci ovviamente.
Chi è Sydney Sibilia? Non importa. Lo dico con estremo rispetto. Perché bisogna guardare sempre indietro? Cosa ha fatto l’autore in passato? Quale pellicola ha diretto? Non ci interessa. Partiamo da qui. Grado zero dell’analisi.

Roma, 2013. Pietro Zinni è un ricercatore universitario di 37 anni, laureato in neurobiologia e con un paio di master in chimica nel curriculum. Lavora all’università; come tesi di dottorato ha preparato un algoritmo che permette la teorizzazione di alcune molecole. Vive con 500 Euro al mese in un piccolo appartamento con Giulia, la sua compagna (assistente sociale). Perennemente in bolletta, quando viene a sapere che il suo contratto non solo non si trasforma da determinato ad inderminato, ma non può essere in alcun modo rinnovato, entra in crisi. Cerca di recuperare in tutti i modi i crediti che vanta presso gli studenti a cui dà ripetizioni di chimica, ma senza grandi successi. Poi ha l’illuminazione: userà le sue teorie per sintetizzare una nuova droga e mettersi a spacciare. Dalla sua ha un vuoto legislativo: la sua nuova molecola non è ancora stata catalogata dal Ministero della Salute come illegale. Dunque ritiene di rischiare meno – come spacciatore – anche se sa che lo smercio di questa sostanza gli procurerebbe comunque alcuni guai legali con il fisco e con i regolamenti del SSN italiano.
Ma per mettere in piedi l’attività ha bisogno di aiuto. Dunque decide di reclutare Alberto: un suo ex collega corpulento, ma parecchio in gamba, che ormai, per sbarcare il lunario, si è adattato a fare il lavapiatti in uno squallido ristorante cinese. Pietro teorizza, Alberto realizza; per produrre la pasticca numero zero si intrufolano di notte nel dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza.
Della banda entrano a far parte anche altri laureati da 110 e lode. Tutti luminari nel proprio ambito, ma ormai non più giovani, e soprattutto tutti fuori dai giri accademici. Mattia e Giorgio sono latinisti che di notte stanno alle pompe di una stazione di servizio alle dipendenze di un cingalese, Arturo è un archeologo ultra-quarantenne, talmente squattrinato da vivere ancora con i propri genitori, Andrea è un antropologo che cerca di farsi assumere da uno sfasciacarrozze, mentre Bartolomeo è un economista preparato ma cialtrone, col vizio del poker, che scrocca soldi alla sua ragazza rom per poter barare al tavolo da gioco.
Il primo tentativo di spaccio fila liscio, per cui i nostri ci prendono gusto ed iniziano ad espandersi sul territorio della Capitale. Prendono persino un cane ammaestrato per recapitare le bustine trasparenti con le pasticche. Sembrano aver calcolato tutto alla perfezione, ma in realtà hanno dimenticato alcuni dettagli, come i sospetti di Giulia, gli effetti della sostanza sintetizzata, la vita sregolata di chi si arricchisce in fretta, le spese folli che danno nell’occhio e soprattuto la polizia e il Murena (temibile boss dello spaccio locale).

Smetto quando voglio - Il cast

Edoardo Leo (da non confondere con Eldo Leo) è perfetto per questo ruolo. Credibilissimo: ce l’ha la faccia da ultra-trentenne precario. Bravo davvero. Mi ha sorpreso, non ce lo facevo (come si dice da queste parti).
Valeria Solarino questa volta fa la ragazza con la testa sulle spalle e i piedi ben piantati per terra. Personaggio un po’ scassacazzi – potrebbero dire alcuni – ma ci è piaciuta. Affascinante, come sempre, ha la sua forza in quell’irrestistibile broncetto sexy.
Libero De Rienzo torna in un ruolo comico e fa bene. Anche questa volta il suo personaggio si chiama Bartolomeo – in “Santa Maradona” si chiamava Bart. Strappa sorrisi in tutte le scene in cui fa il figo cialtrone con la sigaretta pendula sulle labbra. Gli hanno messo in bocca le battute giuste, per cui funziona.
Ma la vera grande rivelazione è stata Stefano Fresi. Non so dove l’ho già visto – o forse sì: in “Viva l’Italia” interpretava un giovane medico costretto ad andare negli USA pur di avere un lavoro e far carriera. Qui più o meno torna a fare la stessa parte, comunque mi ha convinto del tutto. Simpaticissimo: fa il chimico precisetti che perde il controllo della propria vita non appena si trova un po’ di soldi in tasca e una sexy ragazza (dell’est europeo) accanto.
Paolo Calabresi – il celebre Biascica di Boris – dà corpo e linguaggio all’archerologo che mette a disposizione della banda il furgone della sovrintendenza dei beni culturali.
Il bravissimo Valerio Aprea mostra tutta la sua vis comica nei duetti in latino con l’altro latinista, impersonato dal barbuto Lorenzo Lavia (sì, è il figlio del più noto Lavia).
E di Pietro Sermonti che dire? Più recita in commedie, più mi sta simpatico. Quanti anni saranno passati dalla serie “Il medico in famiglia”? Dimentichiamo. Non rivanghiamo.
Neri Marcorè non è forse il volto giusto per un boss della mala. Troppe volte visto nei panni del bonaccione o del tontolone. Una cicatrice sull’occhio destro non credo che basti a renderlo un duro. Anche il suo romanesco non è proprio perfetto. Però nell’economia del film funziona. Non lasciatemi svelare troppo.
Grandissima interpretazione anche per Sergio Solli, l’attore napoletano che tanto ho apprezzato al fianco di De Crescenzo, qui dà il meglio di sé nell’interpretazione di un professore maleducato, trafficone e sbruffone, che finge di voler aiutare il protagonista a fare carriera universitaria, ma che in realtà pensa solo al proprio tornaconto.

Questo è ciò che ci piace della commedia italiana: trama originale, struttura semplice, intenzioni sincere, assenza di presunzione, buona scrittura, ottime interprezioni. Nulla più. Credete sia chiedere troppo?

Il soggetto è dello stesso Sibilia, scritto a quattro mani con Valerio Attanasio. Alla sceneggiatura ha partecipato anche Andrea Garello.

La fotografia è forse l’unico elemento discutibile: i colori sono – a mio avviso – un po’ troppo caricati, quasi fluo in taluni casi. Che si sia voluto fare un omaggio alle scelte dei direttori della fotografia di CSI Miami?

Nota: spiace un po’ che il trailer racconti un po’ tutto, quasi l’80% del film. Però sappiamo che solitamente gli autori (regista in primis) non hanno grandi colpe in tutto ciò; ormai queste mini-anteprime promozionali vengono montate in questo modo, cioè sono parecchio esplicative, perché chi deve “vendere” la pellicola ha il timore di non essere altrimenti chiaro, di non riuscire cioè ad invogliare sufficientemente lo spettatore, ad incuriosirlo tanto da portarlo nel cinema.

Il sito ufficiale del film (distribuito da 01 Distribution).
La produzione è di Fandango, Rai Cinema e AscentFilm.
La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.