Amici di letto

Amici di letto
(Friends with Benefits)

di Will Gluck (USA, 2011)
con Justin Timberlake, Mila Kunis,
Woody Harrelson, Patricia Clarkson, Jenna Elfman,
Richard Jenkins, Bryan Greenberg, Shaun White

Niente di nuovo sotto il sole – purtroppo. Commedietta dei buoni sentimenti con tradizionale happy ending.
Lui è un giovane mago del web, ha circa trent’anni ma è già un senior editor di un super sito con alle spalle una discreta carriera di successi da milioni di visite. Lei è una cercatrice di teste, una headhunter. Lui vive a Los Angeles, lei a New York. Lei convince lui a fare un colloquio nella Grande Mela per GQ USA (mica cotiche). Lui si fa convincere: va a New York, fai il colloquio, accetta l’incarico (direttore editoriale) e rimane in città.
I due si piacciono subito. Lei è appena uscita da una storia con uno stronzo. Lui pure, con una stronza. Si piacciono molto e diventano amici. L’amicizia ben presto sfocia in sesso sfrenato. Nessuno dei due ha intenzione di mettere in piedi una relazione sentimentale, per cui la lussuria, che ha il lasciapassare da entrambe le parti in causa, diventa il fulcro del loro rapporto – anche perché la relazione lavorativa si è formalmente chiusa con l’accettazione della posizione.
Insomma: due (falsi)cinici mettono da parte l’amore e si godono la compagnia sotto le lenzuola e fuori. Ad entrambi sta bene essere solo amici “con benefici” (concedetemi questa traduzione letterale, anche perché fa rima e suona bene). Ma indovinate come va a finire? Bravi! I due si innamorano sul serio l’uno dell’altra. Anche se provano a frequentare altre persone, anche se dopo il momento rivelazione litigano e si allontanano. L’amore alla fine vince su tutto, come al solito. E anche il botteghino vince: il film, costato 35 milioni di Dollari, ne ha guadagnati circa 150 nei cinema di tutto il Mondo.

A me Justin Timberlake sta un sacco simpatico. E anche la Kunis. Ma questo non basta. Il film è estremamente prevedibile. Due belle (e giovani) facce non bastano per rendere interessante una pellicola. Ci vuole altro, a mio modo di vedere.
La parte di Patricia Clarkson (madre dalle sottane allegre) è forse la più originale.
Alcuni troveranno persino commovente il papà bonario – ma con Alzheimer – interpretato da Richard Jenkins.
Probabilmente Woody Harrelson rende di più in originale; doppiato in italiano non risulta affatto buffo, anzi il suo personaggio del direttore creativo omosessuale mi è apparso parecchio macchiettistico.
Da segnalare anche la ruffianata di inserire nel film un paio di canzoni (“Closing Time” dei Semisonic o “Jump” dei Kriss Kross) che, essendo state delle hit negli anni ’90, suoneranno extra-note al target prediletto della pellicola: quelli che erano adolescenti in quel decennio e che ora vanno in coppia al cinema a vedere queste melensaggini.
Nota antipatica: le canzoncine cantate (o meglio “lip-syncate”) da Timberlake in due o tre occasioni.
Traccia musicale gradevole presente nell’O.S.T.: “Tightrope” di Janelle Monàe.

Voto: 5 e mezzo. Niente di rilevante.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.