Gli amici del bar Margherita

Gli amici del Bar Margherita

di Pupi Avati (Italia, 2008)
con Pierpaolo Zizzi, Diego Abbatantuono, Fabio De Luigi,
Katia Ricciarelli, Gianni Cavina, Laura Chiatti,
Gianni Ippoliti, Neri Marcorè, Luigi Lo Cascio,
Claudio Botosso, Gisella Marengo, Niki Giustini,
Bob Messini, Maria Pia Timo, Alfiero Toppetti,
Kitty Cepraga, Gianni Fantoni

Non sono un grandissimo fan dei film di Pupi Avati, ma solitamente mi piacciono (vedi “Festa di laurea”, “Regalo di Natale”, “Il cuore altrove”, “La seconda notte di nozze”). Questo no: è stato un po’ una delusione. Mi aspettavo qualcosa di più sapido, qualche trovata in più. Invece sono rimasto deluso.
“Gli amici del Bar Margherita” racconta le vicende di un gruppo di amici che si ritrovavano nell’omonimo bar a Bologna nel 1954. Si tratta di una serie di ritratti incastrati – nemmeno tanto bene – l’uno con l’altro.
La voce narrante è quella di Taddeo, un ventenne che fa la bella vita a spese di sua madre (Katia Ricciarelli); il ragazzo non studia e non lavora, non ha praticamente alcun interesse, ma riesce ad entrare in questo esclusivo(?) giro di amici attraverso uno stratagemma nemmeno così ben congegnato. Si fa affittare un’auto a credito e va a piazzarsi davanti al bar, attendendo la giusta occasione per poter dare un passaggio ad Al, uno degli amici della cricca, che ogni sera va a donne in un night club.
Nel mentre Taddeo racconta diverse storie, come quella di suo nonno Carlo, un uomo brusco e silenzioso, che inizia a ricevere a casa Ninni, una giovane e bella maestra di pianoforte, solo per poterci fare sesso a pagamento; quella di Gian, che vuole fare il cantante, e finisce per cadere vittima di uno scherzone realizzato con una semplice lettera su carta intestata; quella del timido Bep, che non ha mai avuto rapporti con le donne e che rischia di sposarsi con Beatrice – una cicciona manipolatrice – a causa della sua poca esperienza e dell’inesistente personalità; quella di Marcella, che fa perdere la testa a Bep proprio per fargli evitare un matrimonio sbagliato; quella di Manuelo, che è un venditore di auto rubate con la fissa per le donne; quella di Sarti, un venditore truffaldino che rifila impermeabili di bassa qualità a preti e suore e quella di Zanchi, il titolare di un cravattificio, che seduce tutte le sue dipendenti.

Abbatantuono interpreta il gagà della compagnia, forse l’elemanto più rispettato e invidiato della compagnia: è quello che orchestra la liaison tra Bep e Marcella e che si fa scarrozzare al night ogni sera dal giovane Taddeo.
Il brindisino Pierpaolo Zizzi – per la prima volta sullo schermo – ha avuto l’onore di lavorare come protagonista in una rosa di grandi attori. La storia d’amore del suo personaggio con una tipa conosciuta in biblioteca dovrebbe essere abbastanza centrale (nelle idee dello sceneggiatore), ma non lo è affatto. Non sta in piedi, non regge. Il ruolo vero di Taddeo è – più che altro – di fare da osservatore/narratore/connettore tra tutte le vicende raccontate. Il suo innamoramento è un pretesto inutile.
A Laura Chiatti hanno tinto i capelli di un biondo anziano. La sua acconciatura è d’epoca – certo – ma sembra abbastanza fuori luogo per una ragazza della sua età, visto che interpreta una bella e gioviale ballerina del night club, che arrotonda prostituendosi.
Luigi Lo Cascio vuole fare il brillante, ma non gli riesce affatto. La sua risata isterica non l’aiuta. Tentativo completamente fallimentare: il pazzo erotomane non è nelle sue corde.
Il personaggio di Fabio De Luigi è forse il più simpatico di tutti: il cantante provetto senza speranze che s’inventa canzonette per Sanremo è davvero buffo. La sua esibizione davanti ad una tavolo di distratti esaminatori, poi, forse è l’unico frangente del film che strappa una mezza risata.
Il personaggio più riuscito, invece, è quello di Bep: la faccia di Neri Marcorè si adatta perfettamente al timido ragazzone rimasto adolescente. La malinconia che traspare dal suo volto gli fa meritare i pochi applausi che può generare questa pellicola.
Claudio Botosso è stato chiamato ad interpretare il galante titolare della cravatteria.
Il simpaticissimo Gianni Ippoliti, che dà il volto al truffaldino venditore di soprabiti, apre bocca solo in un due o tre scene. Peccato.
Maria Pia Timo è la bionda e mastodontica fidanzata di Gep: una tipa scaltra e decisionista che comanda il suo promesso sposo come uno schiavo.
Il buffo Alfiero Toppetti fa Walter: il titolare del bar, un uomo infantile e ridicolo.
Gianni Fantoni lo si vede pochissimo: interpreta il padre di Gep.
Altro pezzo da 90: Gianni Cavina. La sua interpretazione di nonno Carlo merita una citazione d’onore. Davvero bravo, come sempre.
Niki Giustini – lo ricordate al “TG X” in coppia con Graziano Salvadori? – interpreta un meccanico: il suo è un personaggio secondario, appare in poche scene. Dimenticabile.
Bob Messini – uno che sarà sempre ricordato come quello che al “Drive In” di Beppe Recchi stava nel “Trio Reno” – interpreta un poveraccio che per problemi psicologici caga sempre con la porta del bagno aperta, anche quando si trova al bar.
Katia Ricciarelli è un’altra di quelle che ce la mette tutta per recitare al meglio. E ci riesce, ovviamente. Interpreta la mamma di Taddeo, nonché figlia di Carlo: una specie di donna coraggio che cerca di sopportare tutto finché, esausta, non esplode di rabbia.
Luisa Ranieri è invece la moretta meridionale che finge ingenuità mentre circuisce un vecchio che ha solo bisogno di compagnia (e un po’ di sesso).

Voto: 5 e ½. Ho visto (decisamente) di meglio. Non basta un cast di validi attori e un’atmosfera nostalgica per tirare fuori un bel film.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.