Indovina chi viene a Natale

Indovina chi viene a Natale?

di Fausto Brizzi (Italia, 2013)
con Diego Abbatantuono, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso,
Claudio Bisio, Cristiana Capotondi, Raoul Bova, Rosalia Porcaro,
Claudia Gerini, Isa Barzizza, Gigi Proietti, Massimo Ghini, Claudia Zanella

Avete presente la saga di commedie con protagonisti Ben Stiller e Robert De Niro, ossia “Meet the Parents”, “Meet the Fockers” e “Little Fockers”? Bene, da un po’ di anni a questa parte in Italia si produce un film con una struttura simile. Uno ogni anno, uno in sala ogni Natale. L’anno scorso c’era “Il peggior Natale della mia vita”, anticipato due anni fa da “La peggior settimana della mia vita”. Quest’anno c’è stato “Indovina chi viene a Natale?”. Semplice, no? Lì dove era c’era Fabio De Luigi (protagonista) ad intepretare il ruolo del genero imbranato ma buono e innocente, quest’anno hanno preferito usare Claudio Bisio. Ma il risultano non cambia di molto, anzi non cambia affatto. Pensate che per il ruolo del suocero burbero, ma in fondo buono come un pezzo di pane, è rimasto persino lo stesso attore: Diego Abbatantuono*.
Bene, ora provate a fare un minuscolo sforzo di immaginazione ibridando questo genere di film con la storica pellicola “Indovina chi viene a cena”. Ok. Il più è fatto. Avete ottenuto come risultato il film “Indovina chi viene a Natale?”. Solo che, anziché trattare dei problemi che poteva avere un afroamericano ad integrarsi (come genero) in una famiglia wasp negli USA degli anni ’60, questa pellicola tratta dell’integrazione di un uomo senza braccia, dunque un disabile, in una famiglia settentrionale (più che) benestante nell’Italia del 2013. Una famiglia allargata che per Natale si ritrova, come da tradizione, sotto lo stesso tetto.
Se volessi, potrei definire questo una nuova forma di cinepanettone. Ma non voglio. Non lo faccio. Non sarò così cattivo. E poi diciamo la verità: questo termine ha un po’ stufato. Non è che, se una commedia con un ricco cast di attori brillanti arriva nei cinema sotto Natale, questo la trasforma necessariamente in un cinepanettone. Per un cinenepanettone ci vorrebbero anche altri ingredienti tipici, come un pizzico di volgarità, tanto umorismo becero, alcune situazioni grottesche a sfondo sessuale, ecc. E tutto questo nel film che stiamo analizzando (fortunatamente) viene a mancare.

Dunque la pellicola è divertente? Non proprio: non si ride a crepapelle e la maggior parte delle scene sono “telefonatissime”, come si dice nel gergo delle telecronache calcistiche. Il personaggio più buffo è quello di Antonio, il fratello acquisito, interpretato da Carlo Buccirosso. Ma più che meriti di scrittura, credo che qui si tratti dell’innata bravura dell’attore nel suscitare ilarità – dovuta a vari fattori, come la polimorfia delle sue espressioni facciali e il marcato accento napoletano.

Personaggi e attori.
Di Abbatantuono e Buccirosso abbiamo detto abbastanza.
Angela Finocchiaro purtroppo non emerge tra gli altri; il suo è un ruolo senza infamia e senza lode. Intepreta la moglie del capofamiglia, ossia la padrona della maxivilla di montagna in cui alloggiano per Natale tutti i protagonisti. Non si tratta di una parte comica, né particolarmente seriosa: la sua Marina non ha pressoché difetti (a parte qualche rumoroso risveglio post-incubo) su cui sghignazzare.
Per una volta Cristiana Capotondi non fa la giovane isterica: il suo è un personaggio parecchio accomodante, tranquillo, quasi maturo. Riassumendo: la fidanzatina dolce e premurosa.
Anche Francesco (Raoul Bova), il suo fidanzato senza braccia, è un tipo abbastanza “regolare”, se si esclude la grave menomazione: non è aggressivo, non è goffo, non porta rancore, non è depresso, non è maldestro, non crea problemi, non si turba per le mille (prevedibilissime) gaffe in cui si imbatte, non è strano. Risulta funzionale solo a sottolineare l’ipocrisia di una certa borghesia, che pubblicamente appare tanto benevola nei confronti di categorie disagiate, come i disabili, ma che in realtà in privato non vorrebbe mai avere in famiglia un elemento “fuori dal normale” (sia detto con estremo rispetto).
A Claudia Gerini hanno chiesto di fare una scena di spogliarello. Ancora. Ma perché? Va bene, è decisamente carina, ha un corpo invidiabile per una quarantenne, ma fatela recitare! Lo capite che è bravissima? Ha grandi doti da grande attrice comica – e forse non solo comica – non la si può quindi chiamare solo a fare la panterona che perde la testa per i mascalzoni, su.
Claudio Bisio interpreta un maestro elementare: il fidanzato della panterona di cui sopra, che viene tediato dai pesanti scherzi dei due figli di lei. Nel film si scherza molto sul suo aspetto fisico. Mah. Certo, si scherza, è un modo per far apparire il suo personaggio ancora più vittima, ma a me Bisio è sempre sembrato un bell’uomo. Dunque, non essendoci un vero fraintendimento, non capisco da cosa possa scaturire l’ironia.
Rosalia Porcaro ha pochissime scene. Non recita (parla) quasi per niente. Peccato. Oltre che essere una parecchio affascinate è particolarmente valida come attrice comica, dunque avrebbe potuto dare un notevole contributo alla riuscita brillante del film.
Nonna Emma, ossia la mamma del suocero Abbatantuono, è Isa Barzizza: un’anziana signora molto distinta, ma inconsolabile, affranta ormai da mesi per la perdita di suo marito, il capofamiglia, l’uomo che ogni anno riuniva per Natale, intorno a sé, tutta la famiglia.
Ecco: il re della canzonetta Leonardo Sereni, ossia il patriarca (redivivo), è interpretato da Gigi Proietti. La sua gag finale, l’apparizione del morto su un maxi schermo, davanti la tavola imbandinta, che interagisce chissà come con i commensali, era evitabilissima. Melensa e fuori tono con il resto della pellicola. Se proprio un lieto fine ci doveva essere (e non può essere altrimenti per questo tipo di film) si sarebbe potuto scegliere senza dubbio qualche altra situazione meno “WTF”.
Piccolo cammeo per Massimo Ghini: ha il ruolo di un agente della polizia stradale che ferma l’auto in cui viaggiano Giulio e Francesco.
Altro cammeo: Claudia Zanella – volto scoperto nel cortometraggio “Rossocarnoso” di Lorenzo Sportiello, nonché (scopro) donna del regista – interpreta la Madonna nel presepe vivente a cui prende parte l’iperattivo Antonio.

Altri dettagli e note a margine.
*Abbatantuono ebbe un ruolo da suocero burbero anche in “Happy Family” (2010) di Gabriele Salvatores. Sembra quasi che ormai gli affidino solo ruoli di questo tipo.
Molto triste la scena dello scherzo telefonico in cui Abbatantuono è praticamente costretto a rispolverare per l’ennesima volta la parlantina da Terrungiello.

Il film l’ho visto qualche giorno fa (gratis, al cinema), dunque parecchio lontano da Natale, ma questo non ha inficiato in alcun modo le sensazioni provate durante la visione.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.