La Haine

L’odio
(La haine)

di Mathieu Kassovitz (Francia, 1995)
con Vincent Cassel, Hubert Koundé, Saïd Taghmaoui,
François Levantal, Abdel Ahmed Ghili, Edouard Montoute,
Mathieu Kassovitz, Vincent Lindon, Rywka Wajsbrot,
Peter Kassovitz, Solo, Héloïse Rauth, Médard Niang

Una giornata tipo in una tipica banlieu francese. Vincent, Hubert e Saïd sono tre ventenni sbandati dal linguaggio sboccato. Passano le loro giornate nel quartiere a fare niente o a darsi addosso continuamente l’un l’altro, usando un linguaggio scurrile, atto solo a vantarsi e atteggiarsi da duro. La loro unica occupazione è spacciare un po’ di fumo per rimediare qualche franco.
Una notte, durante dei violenti scontri tra giovani rivoltosi del quartiere e poliziotti, Vincent trova la pistola persa da un agente e se ne appropria. Il giorno seguente non farà altro che tirarla fuori dai pantaloni per dimostrare quanto è duro ed incazzato. In un paio di occasioni l’arma sarà gli sarà pure utile, ma sappiamo bene come quanto riescano a trasformarsi in dramma le storie in cui uno borioso si atteggia a ganster navigato stringento in mano un giocattolo pericoloso.

Mathieu Kassovitz – che nel film ha anche un cammeo nei panni di un nazistello con la voglia di menare le mani – dà la sua interpretazione della periferia francese di metà anni ’90 e dell’odio che covavano i ragazzi che la abitavano.

Superfluo dire che il terzetto protagonista è perfetto per il ruolo che è chiamato ad interpretare. La parlantina sciolta* di Cassel, Koundé e Taghmaoui è il perfetto complemento alle loro straordinarie facce da bulletti di periferia. Perfino i loro abiti sono credibilissimi. Le ambientazioni, poi, non fanno altro che confermare il realismo di quanto raccontato. Non credo ci sia stato bisogno di ricreare artificialmente il degrado ambientale dei sobborghi delle metropoli, è bastato girare lì dove storie come quella descritta erano (sono ancora?) all’ordine del giorno.
Anche la colonna sonora mi sento di approvare: si passa dal reggae all’hip-hop, scorrazzando anche attraverso un po’ di funk delle origini. Quello che lo spettatore ascolta in sottofondo è proprio il suono che all’epoca i coetanei dei protagonisti del film ascoltavano nelle loro camerette, nei loro walkman, nelle palestre, nei locali e persino per strada.

Non è che devo dirlo io, ma “La haine” è un film cult degli anni ’90, per francesi e non. Mi spiace solo che io ci abbia messo tutto questo tempo prima di metterci sopra gli occhi. Un pubblico ringraziamento a Dj Baro che qualche settimana fa me ne ha ricordato l’esistenza.

*Io l’ho visto in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.