La donna che visse due volteVertigo

La donna che visse due volte
(Vertigo)

di Alfred Hitchcock (Usa, 1958)
con James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes,
Tom Helmore, Henry Jones, Ellen Corby, Raymond Bailey

Durante un inseguimento sui tetti di San Francisco, il poliziotto John Ferguson (James Stewart) – detto Scottie – perde l’equilibrio e rimane appeso ad una grondaia per un bel po’ di tempo. In questa condizione di pericolo si accorge improvvisamente di soffrire di vertigini ma non precipita. Fortunatamente sopravvive. Un suo collega però cade e si sfracella al suolo proprio nel tentativo di salvargli la vita.
A causa dell’incidente, dei sensi di colpa e della scoperta di soffrire di Acrofobia, Scottie decide di lasciare la Polizia – peraltro è costretto a rimanere a riposo per molto tempo.
Appena si riprende, va a trovare Gavin Elster (Tom Helmore), un vecchio collega universitario, il quale gli chiede un favore: pedinare sua moglie. Il ricco Elster – che ha preso in gestione i cantieri navali di proprietà della famiglia di sua moglie – non è geloso, non crede che la sua Madeleine (Kim Novak) lo tradisca, ma teme che stia impazzendo e possa farsi del male da sola. La signora Elster infatti sembra avere delle crisi in cui perde coscienza, pur rimanendo sveglia. Anche se un po’ scettico, Scottie accetta il caso e inizia subito a seguire furtivamente Madeleine. Scopre così che la giovane ha effettivamente i sintomi descritti dal marito: sente di essere la reincarnazione della sua bisnonna – tale Carlotta Valdes – una donna di origini latino americane molto sfortunata, che diversi anni prima mori suicida.
Quando Madeleine – in pieno stato di trance – cerca di imitare il gesto del suo avo, gettandosi nella baia, Scottie interviene: si tuffa immediatamente nelle gelide acque dell’Oceano Pacifico e la porta in salvo. Questo gesto sarà galeotto: il salvataggio, che in un primo momento sembra mettere in grave imbarazzo la ragazza, finisce in realtà per avvicinare i due protagonisti. Scottie e Madeleine iniziano a frequentarsi e dopo pochi giorni si dichiarano il loro amore. Finché in una vecchia chiesa in stile messicano – a 100 miglia a sud della città – non accade una tragedia.

Senza alcun dubbio questo può essere considerato uno dei migliori film di Hitchcock. Un thriller intenso e originale che è in grado di tenere lo spettatore con il fiato sospeso per due ore buone.
Stewart e la Novak per di più sono in stato di grazia. Recitano alla perfezione il ruolo che è stato loro affidato.
Lui solitario, silenzioso, compassato, nostalgico ed enigmatico, eppure allo stesso tempo affranto e vulnerabilissimo, a causa sia delle vertigini, che della grandiosa bellezza della sua comprimaria.
Lei appare invece come una bambola bionda, impaurita, delicata ma pericolosa. Un viso di porcellana che nasconde un mistero, una bomba stretta in un tailleur e pronta ad esplodere da un momento all’altro.
A parte la scelta delle validissime location (vedi l’antica chiesa messicana, il campanile, il ristorante con le pareti tappezzate di rosso, il palazzo dove vivono gli Elster, l’hotel dove alloggia Judy) a Hitchcock si deve anche il merito di aver saputo creare scene in grado di far vivere allo spettatore un senso di vertigine simile a quello che prova il protagonista. Ad aiutarlo c’è anche la colonna sonora, molto efficace perché montata ad hoc.
La grafica della sigla di testa – così come la locadina originale che vi si ispira – sono del grande Saul Bass.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.