Altro guest post cinematografico su Smeerch.it. Questa volta do spazio a Edoardo Sorani (mio ex-collega, nonché caro amico) per fargli raccontare la sua visione del film “Willow”.

Willow

Willow
di Ron Howard (Usa, 1988)
soggetto di George Lucas
con Warwick Davis, Val Kilmer, Joanne Whalley, Jean Marsh, Kevin Pollack, Patricia Hayes

Tra un Indiana Jones e l’altro, dopo aver regalato al mondo la prima trilogia di Guerre Stellari, George Lucas offre a Ron Howard, come più volte ha fatto con Spielberg, la possibilità di raccontare sul grande schermo una sua storia. Il prodotto è una fiaba fantasy divertente, dove i ruoli tradizionali di buoni e cattivi vengono resi unici ed autentici come non mai dalle interpretazioni del cast, seguendo un copione semplice ma efficace. Il tutto accompagnato da una colonna sonora degna di Indiana Jones.

LA TRAMA – Willow è una favola, un racconto fantastico ambientato in un luogo lontano nel tempo, popolato da gnomi, fate, streghe, nelwyn (nani) e daikini (uomini). Il film ruota intorno al viaggio che Willow, un contadino e apprendista stregone dei Nelwyn, compie per salvare Elora Danan, neonata Daikini che la corrente del fiume ha spinto sulle rive del suo tranquillo villaggio. Secondo una profezia, la bimba porrà fine al regno di Bavmorda, una strega tirannica che vuole assoggettare il mondo alle forze del male.

IL VERO SAPORE DELLA FAVOLA – Data l’ambientazione Fantasy, Willow scomoda paragoni con film dello stesso genere, primo fra tutti “Il signore degli anelli”, clamoroso successo cinematografico di qualche anno fa che rivive all’interno del nuovo filone “Lo hobbit”, tutt’ora in corso.
Al di là del capolavoro che Tolkien ha reso su carta e nonostante io sia un grande fan del film, devo ammettere che Willow riesce meglio a riprodurre sullo schermo il sapore autentico della favola. Sarà che col passare degli anni i film di questo genere si sono evoluti principalmente sotto l’aspetto degli effetti speciali, e le produzioni si sono concentrate sull’impatto visivo di grandi battaglie, o su ricostruzioni incredibilmente dettagliate di castelli e città fortificate, piuttosto che sulla semplicità dei personaggi, della storia o della narrazione.

I PERSONAGGI – Sebbene lo stesso Willow non sfugga alla regola della spettacolarità (è stato il primo lungometraggio in cui sono stati applicati effetti di morphing digitale, ma la qualità è da rapportare alla tecnologia di fine anni Ottanta), i suoi personaggi sono più semplici, lineari e quindi più idonei ad una favola, rispetto a quelli di altri film.
Non ci sono sguardi basiti a ripetizione, non c’è traccia della tragicità e di quel senso di complessità e pesantezza che di recente accompagna sempre più spesso le scene di questo genere di film. Ci sono allegria, paura, coraggio e leggerezza, che a parer mio rappresenta l’ingrediente vincente di questa fiaba.
Oltre alla straordinaria prova di Warwick Davis nei panni del generoso e timido Willow Ufgood, sono da segnalare l’interpretazione di un esaltante Val Kilmer (Top Gun – Batman Forever – Il Santo) nei panni dell’imbattibile spadaccino Madmartigan e quella della bellissima Joanne Whalley nel ruolo di Sarsha, figlia della regina Bavmorda che però si ribella dopo essersi innamorata di Madmartigan.

CURIOSITÀ – In seguito alle riprese del film, Val Kilmer e Joanne Whalley si sono sposati e hanno avuto due figli: Mercedes e Jack. Il matrimonio da fiaba è durato però solo 8 anni, i due hanno divorziato nel 1996.