Tutti dentro

Tutti dentro

di Alberto Sordi (Italia, 1984)
con Alberto Sordi, Joe Pesci, Dalila Di Lazzaro,
Tino Bianchi, Armando Francioli, Giorgia Moll,
Franco Scandurra, Giordano Falzoni, Marisa Solinas

Un film che preconizza un fenomeno simile a “Mani pulite” ben 8 anni prima che questo avvenisse nella realtà.
L’integerrimo giudice Annibale Salvemini (Alberto Sordi), che da anni è al lavoro su una riservatissima inchiesta presso il Tribunale di Roma, approfitta dell’amicizia del suo amico faccendiere Ettore Parisi, detto Corrato (Joe Pesci) per indagare da vicino le strategie adottate da alcuni tizi ricchissimi per evadere le tasse.
Il magistrato Salvemini è un uomo tutto d’un pezzo, molto ligio al dovere, un vero servitore della Patria che rifiuta ogni tentativo di corruzione. Il suo unico vizio – se così si può dire – è l’eccessivo zelo. E sarà proprio quello, oltre a qualche leggerezza procedurale, a cacciarlo nei guai.
Quando il suo diretto superiore – un cancelliere molto anziano ma altrettanto cauto e saggio – va in pensione, il giudice Salvemini fa uno scatto di carriera, viene cioè incaricato del ruolo rimasto vacante. Senza perdere un solo istante, decide così di spiccare immediatamente un mandato di cattura per centinaia di persone coinvolte in una indagine su un caso di corruzione internazionale. Senza alcun indugio il simpatico Annibale manda dietro le sbarre decine di notabili tra cui politici, imprenditori, finanzieri, personaggio dello spettacolo, giornalisti e persino religiosi.
Le indagini, dopo anni di immobilità, in poco tempo arrivano a una svolta; tutte le dichiarazioni rilasciate dagli imputati durante gli interrgatori portano a un solo nome: Corrado Parisi.
L’amico del magistrato, che era forse l’unico a non essere ancora agli arresti, sfugge però alla cattura e ripiega all’estero. Nel frattempo Salvemini scarcera la bella Iris Del Monte (Dalila Di Lazzaro) – una cantante/soubrette molto avvenente coinvolta nello scandalo – e si accorge allo stesso tempo di essersi preso una cotta per lei, una simpatia – diciamo così – maturata non solo per il fascino della donna ma anche a causa della vicinanza prolungata dovuta agli serrati interrogatori a cui l’imputata è stata sottoposta.
Sarà questa infatuazione il primo passo falso del giudice.

Sordi è sempre Sordi. Perfetto per il ruolo (che probabilmente gli è stato scritto proprio addosso). Qui per il personaggio del rigidissimo magistrato si acconcia con una buffa capigliatura lunga e riccia. Chissà perché. La cosa più stramba è che questo elemento estetico torna continuamente nella storia come un leit motiv, a sottolineare forse l’originalità del personaggio nel panorama in cui vive.
A Dalila Di Lazzaro è ovviamente affidato il ruolo della bellona, la femme fatale un po’ orgogliosa e un po’ fragile. Si intuisce sin da subito che la ragazza è nel giro dei ricconi esclusivamente per soldi, ma anche per sfondare nel mondo della tv.
Joe Pesci recita – doppiato – per tutto il film in doppiopetto. Elegantissimo e con un sorriso da pubblicità del dentifricio, impersona lo scaltro faccendiere che muove tutte le pedine degli intrighi sui cui indaga il giudice protagonista.
Tino Bianchi è l’anziano consigliere Vanzetti, il capo di Salvemini.
Giorgia Moll ha la parte di Giovanna Salvemini, la moglie del giudice. Nelle prime battute l’avevo confusa quasi per Corinne Clery.
Giordano Falzoni veste il saio del buffo ed omertoso priore di un convento, anch’esso indagato per questioni poco chiare.
Armando Francioli interpreta un mezzobusto televisivo, implicato per sbaglio nelle indagini, mentre Franco Scandurra è il procuratore generale del Palazzo di Giustizia di Roma.

Voto globale per la pellicola: 5 e mezzo. Non è un capolavoro indimenticabile. L’ho vista per semplice curiosità. Mi ha fatto sorridere solo un paio di volte, ma va anche detto che si tratta di una commedia alquanto amara.

La scheda di Wikipedia, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.