Mississippi Burning

Mississippi Burning – Le radici dell’odio
(Mississippi Burning)

di Alan Parker (USA, 1988)
con Gene Hackman, Willem Dafoe, Frances McDormand,
Brad Dourif, R. Lee Ermey, Gailard Sartain, Kevin Dunn,
Stephen Tobolowsky, Pruitt Taylor Vince, Badja Djola, Frankie Faison

Nel 1964 il Mississippi bruciava ancora di razzismo.
L’FBI manda in un paesino del sud due agenti per indagare sulla misteriosa scomparsa di tre ragazzi che si occupano di diritti civili (due ebrei e uno di colore).
Le cose però sono molto meno semplici di quanto possa sembrare. Gli agenti Rupert Anderson (Hackman) e Alan Ward (Dafoe) non vanno molto d’accordo: hanno intenzione di condurre il caso con modi e metodi abbastanza diversi.
L’uno e più anziano, ha più esperienza ed ha già fatto lo sceriffo in passato, proprio in Mississippi, per cui conosce molto bene la gretta mentalità dei cittadini del Sud degli Stati Uniti.
L’altro è parecchio più giovane; entrato da soli 3 anni nell’FBI, ha una formazione diversa, ha studiato, proviene una buona università, ha lavorato poco sul campo, crede molto nella battaglia per i diritti civili e e soprattutto non ha idea di cosa significhi vivere in Mississippi.
La ricerca dei corpi dei ragazzi – ovviamente dati per morti – prosegue per parecchi giorni senza grandi successi; ai due agenti vengono perciò affiancati centinaia di altri poliziotti federali e di giovani cadetti della Marina militare.
Il paesino inizia così a sentirsi sotto pressione, nell’occhio del ciclone, anche in seguito all’arrivo in città di tantissimi giornalisti e troupe televisive interessati al caso. Gli abitanti del posto, inoltre, non collaborano affatto, anzi fanno resistenza, dimostrandosi molto chiusi, diffidenti, gretti e retrogradi, oltre che razzisti e perciò del tutto intolleranti nei confronti della comunità afroamericana locale. La battaglia per i diritti civili, insomma, viene vissuta come una cosa lontana, appannaggio esclusivo della costa est, di Washington e dei fighetti yankee.
La situazione inizia a cambiare solo quando i due titolari dell’indagine si scontrano finalmente a muso duro, hanno modo di chiarirsi e decidono di comune accordo di seguire le maniere spicce, risolute (e violente) dell’agente Anderson, di procedere cioè per vie meno ortodosse nel tentativo di incastrare i responsabili del delitto – ormai individuati da tempo.

Straordinaria storia, sapientemente portata sul grande schermo da Alan Parker. L’apporto di Hackman e Dafoe è fondamentale. L’attrito tra i vecchio poliziotto e il giovane agente desideroso di giustizia sociale è un elemento funzionale ma molto interessante, che si palesa parallelamente alla vicenda delittuosa, che è il fulcro della storia. Il racconto delle loro diversità va cioè di pari passo con la delineazione della difficilissima questione razziale in cui ancora si trovava il sud degli Stati Uniti negli anni ’60. Alla berlina, ovviamente, la furia razzista e vigliacca del Ku Klux Klan.
Molto brava Frances McDormand nei panni della moglie di uno dei principali responsabili del triplice omicidio: il vice sceriffo (che ha la faccia da scemo di Brad Dourif).

Pietra miliare del cinema americano sui diritti civili. Da vedere assolutamente.

Nota: nel 1989 Gene Hackman vinse a Berlino l’Orso d’oro per la migliore interpretazione da protagonista. Meritatissimo.
Il film lo stesso anno vinse anche un Oscar per la migliore fotografia.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.